lunedì 7 gennaio 2013

Cinque anni ed un giorno in più...


Sono quelle promesse che ci si fa quando si è amici da poco, e soprattutto si è ragazzi spensierati. Quella di restare sempre uniti di fronte a qualsiasi avversità, a qualsiasi problema, a qualsivoglia imprevisto che il futuro poi ti mette avanti. Perchè se ti senti forte in certi momenti sai che il merito è sempre dei tuoi amici, che se ne hai un paio giusti, un paio sicuri, sai sempre dove andare a sbattere la testa quando hai bisogno di loro. E stai sicuro, che se ti vogliono veramente bene, non te lo diranno mai e ti aiuteranno a colpire il muro con efficacia, per poi darti il loro sostegno tra battute e risate.
Cinque anni fa stavamo vivendo l'era paninara, io Michele e Vincenzo. L'era in cui se si usciva si andava solo a prendere un panino al volo e poi si perdeva tempo, si chiacchierava, per ore sdraiati in modi che nessuno potrebbe concepire su una sedia di plastica, sotto ad un'insegna dove troneggia un povero maiale non effettivamente felice di essere parte di quel logo. E lì si parlava dei vari argomenti che un trio di ragazzi potrebbe avere: le ragazze, il calcio, gli sfizi. E il cibo ovviamente.
E passare ore a contemplare questo o quel particolare poi del paesaggio dinanzi. Che poi' è una città. Non di quelle che si vedono nei film piena di palazzoni e grattacieli, ma è pur sempre un luogo d'aggregazione delle tue parti. Che le città le hai viste, tipo Napoli, e ti domandi poi quando dormono quelle città, e quando puoi passare una serata a navigarle con i tuoi amici parlando di qualsiasi cosa mentre tutto dorme. E la risposta sai benissimo che è "mai".

In cinque anni poi può cambiare tutto, possono succedere cose che ti allontanano da loro o cose che ti avvicinano sempre più. E cambiano poi i governi, i confini geografici, i Presidenti e i calciatori. Tutto muta, tutto va' in sostituzione di altro. E quasi come se fosse stata una scommessa, una prova di forza. Da un lato tre amici, dall'altro il tempo. E forse abbiamo vinto noi.

Cinque anni fa, come sto ripetendo più volte, abbiamo deciso che ci saremmo rivisti di nuovo, il 5 Gennaio, allo stesso paninaro, noi tre, anche se il tempo ci avesse poi diviso e anche se qualsiasi cosa ci fosse successa ci saremmo stati. Ed il 5 Gennaio di quest'anno non ci siamo rivisti, per impegni vari.
Abbiamo recuperato il giorno dopo però, perchè una promessa è una promessa e dopo cinque anni, credo, siamo riandati tutti a quel paninaro che avevamo abbandonato e che un po' si è allargato rimanendo quasi come ce lo ricordavamo tempo fa.
Insieme a noi tre c'era Carmen, la mia amata, e Giovanni, che non era a quel tempo nel gruppo dei tre pur giocando con noi settimanalmente a calcetto.
E cosa abbiamo constatato? Che i prezzi sono aumentati, che il kebab è cosa normale oggi in ogni panineria, che la Peroni da 66 cl in queste circostanze sembra ancora più buona, che tirare le cartacce in un grande secchio è sinonimo di basket da strada, che puoi stare giù quando vuoi ma quando ti vengono su delle idee divertenti tutti ridono e si sentono bene.
Insomma siamo ancora amici in tutto ciò? Vorrei dire sì, e lo dico ma con qualche riserva.

Per mia colpa ci siamo abbandonati un po'. Lavoro, amore, e tanti altri motivi mi hanno allontanato da loro. Il calcetto e le serate giochi l'hanno rinsaldato quel rapporto. Con Vincenzo sembra ogni volta che ci siamo lasciati cinque minuti prima, e si ride sempre. Con Michele invece è molto più difficile. Il rapporto era nato burrascoso ma quella parte è stata superata. Ora ci si incontra ogni mese se tutto va bene, ma sempre in comitiva. Mi mancano le serate a due, mi mancano pure i litigi per divergenze d'opinione. E come ai vecchi tempi capisco sempre quando vorrebbe essere da tutt'altra parte, ma c'è perchè ci deve essere. Per poi rimanere contento di essere rimasto.
E quindi la serata è passata lieve e veloce. Non abbiamo parlato di cosa è cambiato in cinque anni, e nemmeno di noi stessi. Abbiamo parlato della nostra attualità, di ipotesi remote, di calcetto, di fantacalcio, di donne, di topi, di qualsiasi cosa possa farci ridere. Ed è stato bellissimo.

La differenza sostanziale dal 5 Gennaio 2008 ad oggi è che ho una splendida ragazza che mi ama, ho/ho avuto un bellissimo lavoro, ho incrementato ancora di più la mia passione, ed ho scoperto tanti giochi da tavolo di cui non conoscevo l'esistenza. Le parti brutte non le voglio ricordare.

La cosa che non è alla fin fine mutata da quel giorno è che, pur tra tante difficoltà, noi tre ci siamo sempre, insieme. E speriamo di esserci ancora nel 2018. Cinque Gennaio. Solito posto. Se esisterà ancora.

sabato 5 gennaio 2013

La strada sbagliata dell'attimo prima


Alla guida c'è Fra, che ogni curva è come se fosse la prima, che quel piede dalla frizione non ha mai imparato a toglierlo come dovrebbe. Non ha una guida sicura, così si sente dire, chiedendosi quanto di quell'affermazione si riferisca alla sua condizione di patentato o a quella di inesperto timoniere della propria vita.
Alla sua destra c'è Clizia, che ogni stazione radiofonica è quella da cantare, che ogni indicazione stradale è quella da indicare. Le hanno detto che il pilota, oltre a non avere una guida sicura, non è provvisto di un senso dell'orientamento da manuale. E così lei, armata di voce per cantare e silenzi da dispensare, dispensa sicura percorsi, rotte che le hanno parlato e che lei ha saputo ascoltare. Dice tante cose, Clizia, senza parlare, ma a pochi è concesso capirle. O forse, a pochi è concesso poterle ascoltare.
Alle loro spalle, il pubblico delle poltrone in seconda fila. Un pubblico d'eccezione, si direbbe, e guardando dallo specchietto retrovisore se ne ha la certezza.
Alessio, che quando sbagli strada lui è lì, a dirti che sì, hai sbagliato, a modo suo. Ma che poi ti riporta a casa, da dove eri partito. Sempre a modo suo, ci puoi giurare, perché può piacerti o non può piacerti ma funziona, e allora non puoi fare altro che cercare lo spiazzo più vicino, fare inversione e andare dove ti sta dicendo lui. Alessio, che non c'è persona migliore con cui prendere la strada sbagliata.
E Saide, che si stringe ad Alessio ma vorrebbe stringerci tutti. Le braccia grandi e la schiena forte, per abbracciare un amico quando guida male o Alessio quando la paura di non essere forte abbastanza le si strozza in gola. Alessio, che non c'è persona migliore con cui non sentirsi forti abbastanza. E Saide, che vorrebbe abbracciarci tutti, che ti dice che ti vuole bene proprio quando inizi a pensare che è impossibile che qualcuno te ne voglia.
Saide guarda la strada, abbraccia Alessio ma abbraccia tutti. Clizia sta scrivendo una nuova canzone, ma ancora non lo sa. Alessio che sorride sornione a quello che sta guidando, perché lo sa che prima o poi sbaglierà una strada. E lui si prepara a essere lì, in quel momento, come sempre. A modo suo.
L'auto percorre una strada a caso, non necessariamente quella sbagliata. O forse lo è, ma nessuno se ne è ancora accorto. Nessuno parla, la canzone alla radio ha smesso di dire quello che poteva. Tra poco ci sarà un altro fuso orario, un'altra rotta, una nuova città.
Si trovano nella stessa auto, ma ognuno sta andando da un'altra parte. Si muovono incerti, persi nella propria solitudine, nell'attesa di quell'abbandono che li coglierà impreparati come ogni volta. L'attimo prima è sempre quello da trattenere, da conservare prima che si spenga nell'istante in cui è un altro casello, un'altra fermata, un altro abbraccio a separarli tutti.
Sempre nella stessa auto, dove Fra guida male, Clizia canta e racconta silenzi, Alessio e Saide si godono lo spettacolo dalla seconda fila, tessono fili e cuciono distanze.
Fra sta per finire contromano, ancora una volta. Lo scopriranno solo dopo, quando la curva sarà finita, quando Alessio avrà già gridato e Saide e Clizia non avranno ancora realizzato quello che è successo. Alessio non sorriderà più sornione e Fra non guarderà più dallo specchietto retrovisore.
Guida male come sempre, Fra, ma quello che gli viene in mente dopo, dopo aver realizzato, è che ci saranno altre volte in cui andrà contromano. Altre volte in cui sbaglierà strada, in cui prenderà un bivio che non doveva. E sa che non si farà niente, o che perlomeno saprà come ricucirsi, fino a quando quell'abbandono e quell'attimo prima continueranno a sorprenderli ancora insieme.



giovedì 3 gennaio 2013

Propositi decenti per il 2013


Oh, ma l'anno è già iniziato? Lo dico perchè certa gente che incontro dice che è già 2013. E io manco me ne ero accorto.
Sarà che ormai vedo il cambio d'anno come un giorno qualsiasi in confronto al nostro anniversario ( "nostro" perchè riguarda me e la mia ragazza, è plurale) o rispetto al mio compleanno, che arriva il 30 Dicembre, o rispetto a quello della mia amata, che sarà dopodomani.
E quindi ho messo da parte il fatto che è veramente 2013, è veramente l'anno nuovo, e ciò che serve all'inizio di ogni anno nuovo è una lista di cose che deve andare bene. O che uno punta a migliorarsi, mutando lievemente la propria vita, magari di una cosa nuova al giorno che nessuno se ne accorge se non se stessi. E la propria pulzella se ti ama veramente.
Ho chiuso in modo bellissimo il 2012 perchè sono successe veramente belle cose che mi hanno fatto stare bene. Tra cui una festa di compleanno preparata pazientemente dall'antipasto al dolce dalla mia amata, una partita in un torneo di calcetto, non da portiere, dove abbiamo non solo vinto ma ho anche segnato due gol (ed in 26 anni era la prima volta che ciò accadeva), un paio di fumetti ed un cappello regalatomi dai miei amici anche se gli avevo detto di non farlo, il fatto anche solo di esserci alla festa per me è stato un bellissimo regalo. E poi le risate, le battute, gli sguardi complici con Lei, la gioia di ritrovarsi tutti insieme, il viaggio a Roma dai miei nipotini, ci aggiungo pure la settimana ormai "strana" con mio fratello francese, le cinque partite a calcetto in dieci giorni, e pure Doctor Who che vedermi un episodio a sera mi rallegra l'umore.

Segue elenco di cose che sono realmente accadute dai buoni propositi dell'anno appena passato:

1) Mettermi d'impegno nel miei progetti più importanti, in rigoroso ordine: un racconto di un certo spessore a puntate, far evadere Lele Mora.
4) Rivelare al mondo che sono il ghost writer di Moccia, Vespa e Volo.
5) Rivedere quel decerebrato del mio co-admin. Che poi "co-admin" è un titolo fuorviante, diciamo quell'idiota mentecatto che pensa di dividere un blog con me. Rivederlo, mollargli un ceffone, andarmene.
6) Lucca Comics con la mia amata, ci credo!
7) Tornare alla corsa in pianta stabile, prima che arrivi l'estate quando non potrò più farlo.
11) Una catalogazione della roba che ho, appunto, in casa, non farebbe male. (Sono al 70%)
17) Scrivere il contratto con gli italiani sulle pagine bianche di ogni libro di Bruno Vespa.
18) Esultare per uno scudetto.
19) Amare e continuare ad essere riamato. Che è la cosa migliore si possa mai fare.
27) Andare a delle fiere e rimanerne soddisfatto.
36) Crederci.
37) Sperare.
38) Migliorare l'ottimismo.
39) Ridere.

Poche robe, ma alcune importantissime. Ora vediamo di fare altri 40 propositi decenti. Non "buoni", ma decenti. Che è sempre meglio di "pessimi".

1) Considerare l'ipotesi di aprirmi una kebaberia ma prima farmi un sacco di lampade. Che di sicuro nessuno ci crederebbe ad un italiano dietro al bancone. Per la barba stiamo già a buon punto.
2) Ritornare un paio di volte al cinema, allo spettacolo delle 17, a due euro. Che non era male.
3) Donare rose alla mia pulzella per una ricorrenza speciale che avverrà verso Marzo-Aprile-Maggio-Giugno. Non si può ancora dire con precisione.
4) Fare un restyling completo a questo blog. Ma proprio bello completo. Ma mantenere i due admin, purtroppo.
5) Non comprare troppi fumetti. Ah no. Comprare troppi fumetti. Così va meglio.
6) Riuscire a risolvere il dubbio tra crederci o puntare altrove. E farlo nel più breve tempo possibile.
7) Mettermi in forma con Fitness Evolved 2012. Quegli addestratori virtuali in due settimane li odio come se fossero veri.
8) Staccarmi dal pc per leggere. E per questo motivo: leggere tutto ciò che ho in arretrato. Tra libri, riviste e fumetti.
9) Giocare una partita a calcetto alla settimana. E' la mia valvola di sfogo.
10) Candidarmi alle primarie del Pd. Quelle prossime. Che tanto si sa che se vince va' a finire che cade in cinque-sei mesi.
11) Votare veramente gente che ha fatto quello che doveva fare per me e per tutti quelli come me. Ma Marchisio non si candida e quindi puntare altrove.
12) Andare dal Papa per il Venerdì di Texas Hold'Em che sono due settimane che mi chiama tutti i giorni.
13) Fare felice Lei. Ogni giorno. Non so come ma riuscirci sempre.
14) Pensare. E magari metterlo su carta, su pc, su foglio, su muro.
15) Fiere a pacchi. Con la mia amata.
16) Arrivare a duemila follower su Twitter copiando frasi altrui.
17) Dare un senso più ampio alla mia collaborazione con Acido Lattico inviando ogni tanto qualche battuta.
18) Al proposito di cui sopra: partecipare al secondo raduno di AL.
19) Rivelare al mondo che il padre del figlio di Belèn è Balotelli.
20) Far vincere le elezioni, con il mio voto, ad un settantasettenne fidanzato fresco o ad un settantenne o ad un giovanissimo sessantunenne.
21) Capire come mai a Silviuccio le donne lo inseguono mentre a me è sempre stato il contrario. Sarà il fascino dell'uomo non-pelato? Eppure anche io ho un fottìo di capelli! Non me ne capacito.
22) Finire di vedere tutti i film dedicati ai supereroi con la mia amata.
23) Continuare a vedere telefilm, con la mia amata.
24) Avviare un'attività che corrisponda veramente a ciò che io penso, ciò che io sono, ciò che io vorrei fare. E quindi dare vita alla più grande libre-fumette-giocoleria (da tavolo) del mondo. Un posto dove si entra e ci si passa la giornata intera, ma non come in un centro commerciale. Un luogo dove si pensa, si impara, ci si diverte, e ci si confronta. Un posto che fallirebbe dopo tre mesi, tre. Ma sarebbero comunque tre mesi meravigliosi.
25) Concerti. Elio, Baustelle, Silvestri. Sperando ne facciano anche uno tutti e tre assieme.
26) Scrivere per Lercio, per Glamazonia, con continuità.
27) Fare l'iter per la donazione degli organi. Se il karma esiste ne terrà conto.
28) Lucca Comics, di nuovo, con la mia amata. Cinque giorni tutti per noi sono pochi, ma sono bellissimi.
29) Dare l'annuncio al popolo che in realtà Berlusconi è un Dalek (capibile solo per i Whooisti).
30) Capire chi sono i Selenators, i Beliebers, i Directioner e capire soprattutto se staremo qui a parlarne tra massimo due anni.
31) Fare dolci. Cucinare. Essere utile. Divertire.
32) Vedere quando mi è possibile i miei amici. Stare con loro.
33) Scrivere qualcosa a quattro mani con il co-admin. Sono anni che ci provo, ma niente.
34) Uno scudetto ed una Confederations Cup. Che tanto non vale niente, quindi la si può vincere. Magari anche una Champions, che è bello sognare.
35) Una partita allo Juventus Stadium.
36) Uno spettacolo di Luttazzi! O almeno un libro nuovo.
37) Essere felice.
38) Non aver paura del futuro.
39) Crederci.
40) Scrivere.

L'anno è concluso. Il 2013 è iniziato. Questo forse è l'anno del cambiamento, o forse solo dell'assestamento. E' cambiato qualcosa in questo 2012 rispetto all'anno prima. E' mutato qualcosa, ma siamo rimasti sempre lì. Ora devo capire se rimanerci ancora. Vincerà il cuore, la ragione o la passione? Vediamo. Che c'è "il dovere" dietro la porta che fa capolino ma non lo voglio proprio stare a sentire.

martedì 1 gennaio 2013

Millequattrocentosessantuno.

Il senso e il perchè di questa foto lo trovate alla fine del post

Inizia di nuovo un altro anno. Al contrario da quello che avevano detto i Maya. Seppure in quest'anno ci siamo dovuti risorbire la ridiscesa in campo di zio Silvio. Seppure abbiamo sopportato maremoti, alluvioni, tornado, terremoti. Ma inizia un nuovo anno. E ogni volta che ricompare 'sto Primo Gennaio, da qualche tempo a questa parte per me è un giorno felice. Chissenefrega dell'anno nuovo, io sto parlando d'Amore.

Da quattro anni condivido l'esistenza con la donna più caruccia, gentile, dolce e disponibile dell'universo, anche se mi hanno detto che su Urano c'è una tizia che quasi le assomiglia, poi non so.
E questo 2012 appena finito è stato per noi un anno abbastanza bello.

Lei ha quasi finito gli esami. Altri quattro, me sembra, e abbiamo tolto da mezzo la laurea triennale. Sperando succeda per Marzo-Aprile.
Io ho lavorato molto, e spero bene, da Aprile fino a Novembre. E non mi è dispiaciuto affatto tornare a tarda notte per tutta l'estate perchè avevamo un importante punto d'arrivo comune: Lucca.
Il Lucca Comics è stato il primo viaggio vero, insieme. Dal 2009 sognavamo una nostra vacanza, in cui poterci vedere per tutto il giorno, poter stare insieme tutto il giorno, e ridere, scoprire, rilassarci in due. Senza obbligo di orari di ritorno nelle rispettive case, ma stando molto attenti agli orari dei treni, però. Sennò a Pisa chi ci tornava?
E Pisa. Città amabile ma deserta, che ci ha donato kebab, birra, panini bio e l'OrzoBruno. Ogni serata è stata indimenticabile. Ogni momento di quei cinque giorni è stato speciale. Ogni volta che ci ripenso mi viene voglia di tornare indietro, ben sapendo però che in avanti di vacanze così ce ne saranno ancora. E ancora ancora e ancora.
Abbiamo fatto due giorni al Comicon di Napoli, uno al Cavacon, uno al Romics, quattro a Lucca Comics e uno al Comicon di Salerno. Per l'anno prossimo l'idea è implementare ciò (magari togliendo Roma che l'ultima edizione non è piaciuta per niente) con Narni. Ma dipenderà da molti fattori. Primo tra tutti il vil danaro. E se il vil danaro servirà poi per altri cinque giorni lucchesi.
Abbiamo cambiato un po' abitudini, abbandonato il cinema per rilassarci davanti alla tv con telefilm a palla. L'elenco comprende The Walking Dead, la prima di 24, Touch, Game of Thrones, la settima di How I Met Your Mother, la prima di Joey, la prima di Cougar Town, l'ultima di Chuck, Fringe, Person of Interest, Castle, Once Upon A Time, la terza e la quarta di Due uomini e Mezzo, Homeland, Falling Skies ed ora  siamo in visione di Studio 60.
Abbiamo finalmente messo in cantiere nella pausa estiva l'idea di toglierci da mezzo ogni film di supereroi e quindi abbiamo goduto della visione di Spiderman 3, X Men 1-2-3 e Wolverine e i due dei Fantastici Quattro. Ce ne mancano ancora tanti.
Abbiamo riso, scherzato e giocato insieme. Abbiamo trovato modo e tempo di vederci anche quando era difficile. Abbiamo pianto quando si doveva farlo, abbiamo festeggiato quando invece era tempo di essere felici, abbiamo goduto appieno del tempo trascorso insieme. Diciamo che poi in queste feste ci stiamo ricaricando come pile prima del ri-inizio dell'attività universitaria.
Abbiamo avuto problemi con i regali generale di anniversario/compleanni/festività varie che ci facciamo a fine anno. Lei mi ha regalato una vera macchina da scrivere che desideravo da anni ma che funziona a tratti, purtroppo. Io invece non sono riuscito a darle il regalo che avevo preparato con amore per colpa delle poste. E l'altro che le ho fatto invece ci ha distrutto entrambi: un gioco di fitness per Xbox che veramente ti mette in forma. Ma ti distrugge se sei un minimo fuori allenamento (o se non fai piegamenti da quando avevi 16 anni)
E abbiamo corso insieme, forse un po' poco.
E lei mi ha accompagnato ad ancora più partite.
E io la incenso sempre con i miei amici per la sua eterna disponibilità e il suo non chiedere nulla in cambio.
Oltre per quello che mi da. Materialmente che psicologicamente.
Perchè Lei rimane vita.
Lei rimane Calma. Penso a Lei e tutto passa. Non scherzo. Non sto tirando in ballo pensieri innamorati astratti solo per fare il romantico.

Lei è la Calma. Perchè quando vedo Lei, io mi calmo. E quando sul letto appoggio la mia testa sulla sua spalla e respiro, quello è il mio Natale.

Ti amo. Tre rose rosse e una bianca. Significano quattro anni. Nella mia mente non siamo neanche ad un decimo di vita insieme.

(La foto è stata fatta l'ultimo sera prima del ritorno a casa. I due tipi ritratti avevano deciso di andare in un locale diverso da quelli che avevano già provato a Pisa. E si sentivano convinti che non avrebbe mai potuto piovere in quella serata. Ah ah ah, che simpatici.
Invece piovve. Pisa non ha cornicioni che possano proteggere quelli che camminano sul marciapiede e si sono quasi completamente inzuppati. Per dare un che di divertente alla cosa, i due sono entrati nel locale, hanno osservato la desertificazione della clientela del posto, hanno osservato i prezzi e sono scappati correndo all'OrzoBruno. Lì, ancora bagnati, dopo una birra si sono auto-scattati. Con risultati non eccellenti.)

lunedì 31 dicembre 2012

Lunedì Botte_Dalla Cina con furore

 
 

Quarant’anni e non dimostrarli.
Perché che si voglia considerare l’anno di uscita a Hong Kong o quello in cui fu proiettato per la prima volta nelle sale cinematografiche italiane, la sostanza non cambia: Dalla Cina con furore è – e resta – uno dei capisaldi del cinema di arti marziali di cui nessuno può e deve fare a meno.
Uscito nel 1972 a Hong Kong e nel 1973 in Italia, per la regia di quel famoso Lo Wei il cui nome ricorderà di certo qualcuno di nostra conoscenza, il film ha per protagonista l’attore che forse più di tutti è associato al Kung Fu: Bruce Lee.
Sulla carriera cinematografica di Bruce Lee ci sarebbe tantissimo da dire. Dai suoi primi ruoli, avuti quand’era giovanissimo, ai successi ottenuti a Hong Kong: il percorso dell’attore – che unisce all’allenamento fisico un cammino interiore e personale – è sempre stato costellato di traguardi che ne hanno fatto una star di livello internazionale.
Il suo stile di combattimento, libero da qualsiasi classificazione e aperto verso qualsiasi tecnica (comprese quelle occidentali), lo ha reso uno dei punti di riferimento per tutti gli appassionati del genere. Agilità, velocità, forza e tonicità, unite a una ferrea disciplina interiore, sono le caratteristiche principali che lo hanno sempre contraddistinto.
Dopo numerosi film e numerosi ruoli in terra americana, è nel 1971 che Bruce Lee trova la via del successo mondiale: ottiene finalmente il ruolo di protagonista in due pellicole che segnano per sempre il ruolo delle arti marziali nel cinema: Il furore della Cina colpisce ancora e, un anno più tardi, Dalla Cina con furore.
Entrambi i film rientrano a pieno diritto nel filone gongfu¸ genere ad alto tasso di arti marziali e vendetta. Ed è proprio sulla vendetta che si basa Dalla Cina con furore.


 Siamo a Shangai, anno 1910, e i rapporti tra cinesi e giapponesi non sono propriamente rosei. La città è diventata una colonia in cui i giapponesi – visti come invasori – la fanno da padrone. La storia affonda le proprie radici in due eventi, il primo storicamente documentato e il secondo che si intreccia al mito. Ma entrambi, in egual modo, rendono perfettamente l’idea di quello che era il sentimento di rivalsa e di riscatto di cui il popolo cinese sentiva il bisogno.
Il primo, quello tristemente reale, si rifà al cartello apposto all’ingresso dei parchi pubblici in cui compare la scritta “Vietato l’ingresso ai cinesi e ai cani”; il secondo, più legato al mito, riguarda la morte del maestro di arti marziali Huo Yuanjia.
Morte di cui vengono accusati i membri di una scuola di karate. Giapponesi, appunto, uomini capaci di profanare il funerale del maestro portando in “dono” un cartello con su scritto “Cinesi marionette dell’Asia”.
Facile capire, già da questi pochi frammenti di storia, come nel film la contrapposizione tra i due popoli venga osservata assumendo una posizione chiara, in cui il punto di vista si sposta completamente sulla soggettiva del popolo cinese. I karateki giapponesi non sono soltanto gli usurpatori, ma sono coloro che dissacrano uno dei momenti più importanti e dolorosi della scuola con un atto oltraggioso e gratuito.
Ma c’è un problema, almeno per loro. Un problema che si chiama Chen Jeh , il campione della scuola. Chen, interpretato da Bruce Lee, vuole rendere giustizia al torto subito con una replica che lascia adito a pochi dubbi. In una scena che è diventata leggendaria, in un combattimento con tanto di nunchaku  e che vale assolutamente la pena vedere.


 

In un certo senso, è proprio lui a dare inizio alla spirale di violenza che si scatena subito dopo. I karateki, punti sul vivo, rispondono con  una rappresaglia in cui a rimetterci sono gli allievi della scuola, quei fratelli – come lui stesso li definisce – per cui Chen aveva combattuto. Sotto questo punto di vista, la figura di Chen è tratteggiata con caratteristiche che lo collocano su una pericolosa linea di confine. Non esiste una distinzione netta: il personaggio interpretato da Bruce Lee è un eroe che sì è dalla parte dei buoni, ma che cerca la vendetta con metodi non sempre eticamente corretti. Le sue scelte sembrano essere dettate più dall’istinto che dal raziocinio, comportamento che lo porterà a diventare un fuggiasco ricercato non solo dai proprio amici ma anche dalla polizia.
Ma poco importa. Chen rappresenta lo spirito della vendetta, finalmente la riscossa nei confronti dei mille soprusi subiti dal popolo cinese. La violenza è la risposta più diretta – e in un certo senso genuina – a chi punta a sconfiggere l’avversario mediante sotterfugi e inganni. Perché come si scopre circa a metà del film, a uccidere il Maestro Huo Yuanjia sono stati proprio i membri della scuola rivale. E perché, in un certo senso, quando Chen prende a calci e distrugge il cartello con su scritto “vietato l’ingresso ai cinesi ai cani”, in realtà è un intero popolo che lo sta distruggendo con lui.
I combattimenti rendono perfettamente il senso di questo scontro ideologico. Dal primo e già citato combattimento con il nunchaku alla sfida contro la katana del Maestro Suzuki, passando per la lotta tra gli allievi nella scuola di arti marziali allo scontro con il campione russo Petrov. La spettacolarizzazione della lotta, cui Bruce Lee ha sempre tenuto, viene esaltata non solo dagli scontri che vedono coinvolti il protagonista, ma anche in quelli corali che assumono i toni di vere e proprie coreografie.
La scena finale, in cui Chen si consegna alla giustizia tra la folla che lo acclama come eroe, è una sintesi perfetta di quello che rappresenta il personaggio di Lee. Il riscatto del protagonista, che si sacrifica per i propri fratelli e per la donna che ama, avviene con una coerenza perfetta rispetto a quanto mostrato finora: Chen non subisce passivamente, ma si consegna alle forze dell’ordine lanciandosi in un calcio a mezz’aria su cui si concentra l’ultima zoomata del film. La pellicola finisce  così, senza mostrarci l’eroe “sconfitto”. Perché il Furore della Cina non è stato battuto, e forse in un certo senso non si è mai consegnato alla polizia. E’ sempre rimasto lì, a mezz’aria, proteso in un calcio che travolge tutto come una furia.





E ora la domanda cruciale? Long Wei avrebbe potuto interpretare il ruolo di Chen?
Ovviamente sì. Perché lo stile di combattimento di Bruce Lee – e quindi dei suoi personaggi – è libero, basato sulla velocità e sull’agilità. Proprio come quello di Long Wei.
Perché Chen è assetato di vendetta, e fa del suo meglio per aiutare i più deboli. Proprio come Long Wei.
Forse Long Wei non arriverebbe ai metodi drastici di Chen, ma si tratta puramente di una questione di forma. Nella sostanza, i due si assomigliano. E anche parecchio.
 

Dalla Cina con furore
Di: Lo Wei
Con: Bruce Lee, Nora Miao, James Tien, Maria Yi, Robert Baker, Riki Hashimoto.
106 minuti.
Hong Kong, 1972
 

Appuntamento con Lunedì Botte tra una settimana sul blog di Stefano per la recensione di Hero!
 

sabato 29 dicembre 2012

Idee regalo cartacee


Quest'anno non c'è stato il consueto post di consigli per gli acquisti natalizi non perchè c'è la crisi, e ci sarà sempre, ma perchè siamo un blog che va' contro i poteri forti che sono in questo caso Babbo Natale, la Coca Cola, i Re Magi, l'Arcangelo Gabriele e tutti quelli che incarnano il vero spirito del Natale, inclusi i Fantasmi del Natale passato, presente e futuro e Fabrizio Corona.
Quindi si farà un post che parlerà di regali ma sarà a quando li vorrete fare voi. Basta che non si dica che serviranno per il prossimo periodo natalizio. Dite una balla insomma, o usateli a Pasqua, Ferragosto, il 12 di Ottobre e così via.
Vi si presenteranno sempre idee economiche e stampate. Cosa significano i due termini? Il primo è che parliamo di acquisti sotto il limite massimo di 15 euro (in alcuni casi questo limite verrà superato, e ve lo si farà notare). Il secondo termine significa che è tutta roba che è fatta di carta. Perchè noi abbiamo questo amore per ammazzare gli alberi che non vi dico. O per i libri e i fumetti. Forse detto così è meglio.

(Per ragazze) Se riuscite a trovare qualcosa che possa interessare voi o il vostro ragazzo, migliore amico, vicino, amante o tizio da concupire, sono molto contento.

(Per ragazzi) Se riuscite a trovare qualcosa che possa interessare voi o la tizia che volete concupire, voglio almeno le foto della signorina in oggetto. Astenersi ultracinquantenni.

Regali da riciclare
(Ovvero: cose che ho già suggerito gli altri due anni ma sono sempre belle da rammentare)

Per chi vuole capire la genesi di "Acido Lattico": "Almanacco Luttazzi della nuova satira italiana 2010", autori vari, Feltrinelli. 18 euri, ma su Amazon potete trovarlo a un po' di meno. Perchè? Perchè seppure questo è l'ultimo libro scritto da Daniele è un libro che non è scritto da Daniele, ma da gente comune. Poi succede che questa gente comune si unisca e fondi un blog. Grazie a Luttazzi. O malgrado Luttazzi. Vedetevela come vi pare. Io che sono dentro, sia al libro che al blog, gli dico "grazie". Perchè mi ha aperto un mondo e mi ha fatto conoscere bella gente.

Per il fan degli Elii: "Vite bruciacchiate", di Elio e le Storie Tese, Bompiani. Prezzo: 14 euri. Perchè? Perchè qui c'è scritto tutto ciò che bisogna sapere sugli Elii, i loro inizi, i loro ricordi, le loro emozioni di ragazzi che iniziarono a creare un gruppo destinato a durare per oltre trent'anni di attività. Raccontato da chi li conosce, con i loro interventi utili a precisare quando qualcuno racconta male o dice cose assurde. Divertente, commovente, esaltante. Il libro che non può mancare nella biblioteca di chi adora questa band.

Per giocare in compagnia in atmosfere da vecchio west: "Bang" di E.Sciarra, Da Vinci Games. Prezzo della "pallottola"(gioco+espansioni varie+stella di sceriffo): 35 euri. Ovviamente da dividere in quanti di voi vogliano acquistarlo. Perchè? Non finirò mai di dirlo: è il gioco perfetto se avete un gruppo fornito. Sei-sette, anche otto persone che si sparano addosso attorno ad un tavolo. Il gioco dove servirà capire chi è chi e dove è importante studiare bene anche dove sedersi. Il gioco che vi farà ridere tantissimo nelle serate invernali e che provocherà tante vittime, nell'eterna lotta tra il bene e il male. E come spesso accade un vostro amico sarà sempre il primo a morire, si chiama "odio a prescindere".

Per l'amante dell'horror: "The Walking Dead" di R.Kirkman, Saldapress. Primi due numeri formato "bonelli". 5.80 Euro. Perchè? Perchè chi ha visto la serie non può non prenderlo, ormai. E perchè la Saldapress ha avuto l'idea geniale di ristamparlo in formato da edicola, economico. Ogni voluime comprende quattro storie americane, redazionali e pure un fumettino italiano in appendice. E' il formato perfetto, quello che sto comprando anche io e che mi farà rivendere il numero uno a 12 euri che avevo comprato anni fa, cioè l'edizione base.  Perchè leggerlo? Utilizzo di nuovo una frase di un mio collega di Glamazonia:

"Mi piace il fatto che non sia una serie di horror "fine a sé stesso", ma semplicemente una serie che parte da un certo presupposto per analizzare come l'uomo reagisce in situazioni estreme. Davvero molto ben scritta e disegnata."

Per gli amanti dei noir: "Dr.Morgue "di S.Mericone e R.Poretto. Star Comics. Primi cinque numeri. Spesa di 13.50 euri. L'ultimo se lo comprerà da se, così come lo speciale. E' un fumetto su un coroner affetto dalla sindrome di Asperger. E' sensazionale il personaggio principale che tutti i comprimari, compreso l'antagonista, non riescono a rubargli la scena. Ogni numero è ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto. Yoric Malatesta vi sorprenderà e vi rapirà. Sei numeri saranno pochi, lo Speciale sembra una sorta di contentino. Non sono pochi quelli che si domandano del perchè ancora non sia stato rinnovato.

Regali "Nuovi"
(ovvero: roba che vi si intima di comprare oggi, e non negli anni scorsi)

Per chi vuole ridere: "La profezia dell'Armadillo" di ZeroCalcare. Bao Publishing quella a colori. Autoprodotta Makkox quella in bianco e nero. 13 euro e 60, la prima su Amazon. 12 la seconda. Perchè? Devo pure motivarvi il perchè? Zero è l'assoluto protagonista di questo 2012. Assoluto. Ha sbancato con i suoi due volumi prodotti dalla Bao, ha sbancato sul suo blog, ha sbancato a Lucca Comics vendendo cifre assurde e disegnando dediche per quattro giorni filati. Il motivo? Fa ridere. Ma non solo. E' bravissimo in quello che fa, che siano disegni, storia, trame, sketch, gag e qualsiasi altro. Secondo me è bravissimo anche a fare il caffè, ma quello non è incluso nel fumetto. Leggetelo. Leggetelo prima sul blog e capirete perchè è bella "La Profezia". Poi dimenticate quello che è scritto e disegnato sul blog e comprate quello sotto.

Per chi vuole ridere e pensare: "Un polpo alla gola" di ZeroCalcare. Bao Publishing. 13 euro e 60 su Amazon. Perchè? Perchè Zero ha avuto il coraggio e la sicurezza di puntare su se stesso più che sull'Armadillo, che è come se Ortolani al suo secondo lavoro avesse accantonato RatMan in un angolo per farne una storia diversa, di vita vissuta, dove si ride ma si pensa, e ci si rimane pure male, alla fine. Un coraggio artistico che merita l'acquisto a prescindere dei suoi prossimi volumi. Ma se leggerete questo e "La Profezia" saprete bene che non potrete non comprare i volumi successivi. Quando arriveranno, è ovvio. La Bao ha fatto il botto non solo grazie ai titoli che ha pubblicato ma anche grazie a Zero.

Per chi vuole ampliare i propri orizzonti: "Libro sacro del Prodigioso Spaghetto Volante". Di Bobby Henderson. 14 euro il prezzo di copertina. Pagato personalmente 5 euro su Amazon, ma ora non c'è più. Perchè? Perchè chiunque può creare una religione partendo da qualsiasi base e avere adepti in tutto il mondo. E questo è il credo che più si addice al sottoscritto. Infatti la pasta è un cibo sacro, bisogna ogni tanto vestirsi da pirati, e il paradiso ha vulcani che eruttano birra e nel libro c'è anche un manuale per costruirsi da se il proprio Prodigioso Spaghetto Volante! Quale religione potrebbe mai essere migliore di questa? Da leggere assolutamente. E da far leggere all'amico che pensa che tutto sia blasfemo.

Per chi vuole fare un ripasso: "Full Monti". Di Marco Makkox Dambrosio. 16 euro e 15 su Amazon. La raccolta delle vignette su "Il Post" da Settembre 2011 al 2012. La discesa di Silvio e l'ascesa di Mario Monti. Che sempre più, andando avanti con i giorni, diventa simile al Dracula di Bram Stoker. Marco non nega di avere una sincera ammirazione per Monti, è sempre stato un fan dell'ironia e non si può dire che il nostro ormai ex Presidente del Consiglio non ne abbia. Per capire dove va' l'Italia c'è bisogno di Makkox. E se non avete comprato l'anno scorso "Post Coitum" vi consiglio di farlo presto.

Per chi vuole immergersi dell'Avventura: "Le Storie". (Pagina Facebook gestita da me!) Di Autori Vari, Sergio Bonelli Editore. 10 euro e 50, i primi tre numeri. Il quarto uscirà a metà Gennaio. Perchè? Perchè la Bonelli va' sempre oltre anche se non sembra. Ora ci propone ogni mese una graphic novel, tanto so che a voi piace chiamarla così, che vive nella Storia con la "S" maiuscola e si dipana in storie piccole, che parlano d'amore, parlano d'onore, parlano di soldi, di gioco, di Avventura. Il primo viaggio è stato a Parigi, il secondo nel Giappone feudale, il terzo nell'India colonizzata dagli inglesi. Il mio consiglio spassionato è comprare, leggere e conservare con cura. Le copertine sono fantastiche e per ora i tre volumetti usciti sono uno meglio dell'altro. Con una preferenza personale per "La redenzione del Samurari", di Recchioni e Accardi.

Per chi ama il West, ma anche per chi non lo ama: "Saguaro". (Pagina Facebook gestita da me!) Di Bruno Enna. Sergio Bonelli Editore. Primi cinque numeri: 14 e 50. Il protagonista è un indiano che ha servito la grande madre America come soldato. Ora ritorna a casa, nei suoi territori, come tutore dell'ordine. Il personaggio principale è un duro dal cuore tenero, come se ne sono visti migliaia nel corso degli anni, sia al cinema che altrove, ma le storie prendono dalla prima all'ultima pagina per come sono raccontate. Se avete qualche dubbio iniziale, aspettate fino al numero 5. Poi il regalato, o il regalante, comprerà da solo quelli successivi.

Per chi vuole qualcosa del "Bloggo degli Sgrittori": visto che il numero di "Long Wei" sceneggiato dal collega è ancora bello lontano, dovrete aspettare. O vi comprate l'Almanacco e mi ricercate. O fare una capatina su Lercio, e cercate i tre articoli che già mi hanno pubblicato. E tutto gratuitamente, eh! Che fortunella!

Per chi vuole giocare in compagnia, ma non troppa: "Dominion". Costo sui 40 euri. Da due a quattro giocatori, così potete dividervi le spese. Se avete già giocato a Magic in passato per capirlo ci vuole poco. Se non ci avete mai giocato non preoccupatevi: dieci minuti ed entrate nel meccanismo. Il vostro obbiettivo è conquistare città, ducati, provincie. E lo farete mentre cercherete di farvi il vostro mazzetto ad ogni turno. Perchè in "Dominion" ognuno si costruisce il proprio "deck" davanti agli altri. Come se fosse appunto una partita di Magic. E mentre lo si costruisce lo si usa pure. Troppo difficile come l'ho spiegato io? E' molto facile se leggete le istruzioni. Cercatele sul web e vedrete che vorrete poi comprarlo subito. Ci sono delle espansioni, attenti, serve prima il gioco base che ho linkato sopra.

Per chi ha un amico molto religioso: Gesù - Cruci Fiction Tour. Di Stefano Antonucci e Daniele Fabbri. 5 euro comprato alle fiere, 6.50 con spese di spedizioni. Perchè? Perchè parla della monopolizzazione comica scadente della tv italiana da Brignano a quelli di Spinoza. E perchè si scoprirà che questa sua discesa non sarà la seconda ma la terza. E' previsto anche un sequel. Leggetelo che ne vale la pena. L'unica pecca è che dura troppo poco. Di fumetti così ce ne è bisogno.
Attenzione: ci sono alcune pagine che se avete veramente un amico molto ma molto religioso è capace di strapparvi il fumetto e chiamare direttamente il Papa. Siete stati avvisati.

Per chi pensa che leggere sia un passatempo inutile nell'era di Facebook: fateglielo pensare. Che poi "pensare" è una parola grossissima.

Per chi pensa che ormai i fumetti sia superati: Venti minuti a Fruit Ninja davanti all'Ipad non saranno mai belli quanto cinque davanti ad un fumetto, immerso nella lettura, sul tuo letto, sul divano, sulla sdraio, o persino in pulmann o sul treno mentre ritorni a casa. Lasciate agli altri le app di quest'era di innovazione, i fumetti non moriranno mai.

Per chi non apprezza le serate giochi in compagnia: Problema suo. Voi riunite gli amici e giocate felici. Degli altri chi se ne importa.

Per chi vi chiede "Ma chi te lo fa fare di girare per fiere per comprare fumetti, giochi e sperare di ricevere un disegno inedito o una stampa?": Se vi chiede ciò, non capirà mai niente di voi e delle vostra passione. Rispondetegli che è un hobby. Un sanissimo bellissimo hobby. E se continua a non capire, lasciate perdere. Non avete bisogno di scusarvi.

Lista finita. Un po' più corta degli anni scorsi, purtroppo.