domenica 4 marzo 2012

Mixed by Erry


La musica è parte di una colonna sonora della nostra esistenza che scorre in sottofondo. Una banalità degna dell'ultimo pensiero innovativo di Fabio Volo, sia chiaro, ma è ovvio che sia così. Il resto è un contenitore dove sono rinchiuse le frasi che ci sono rimaste impressi, i rumori, e certe volte anche i silenzi. Quando ero piccolo io, con la mia famiglia, andavo spesso in montagna per passare un week-end diverso. Erano viaggi che aspettavo parecchio perchè mi avrebbero fatto saltare un giorno di scuola e questa cosa, a me medesimo, piaceva non poco.
Aggiungendoci poi che la montagna, il fresco, l'aria priva di smog e i grandi spazi verdi mi hanno sempre donato emozioni indescrivibili, quel viaggio era per me qualcosa di desiderato e atteso a lungo. Minimo ci si andava una volta al mese. Poi in estate ci si rimaneva anche per un mese intero. Erano bei periodi, ho sempre pensato.
Si soleva andare tutti insieme, in cinque quindi, con la macchina migliore che avevamo. A quanto mi posso ricordare iniziammo con la 127. Un capolavoro azzurro di dubbia potenza. Poi ci fu la Tipo, già scassata dal principio. Poi una Renault Clio che ha passato i peggiori guai e una Fiat Punto che ancora vive, anche se qualche tempo fa pensai fosse deceduta per rottura del motore. Ultimamente se, e dico se, ci volessi andare sarebbe disponibile una Stilo che si mantiene ancora bene. E' strano pensare a quante macchine possono cambiare in venticinque anni.
La macchina è importante, ci trasporta(banalità Voliana numero 2) e ci accompagna nel tragitto che, nel mio caso, non era così enorme. Da casa mia al paesello sulle montagne ci volevano un'ora e mezzo, massimo due se sostavamo durante il percorso. Due ore in cui si scherzava, ci si odiava perchè eravamo troppo stretti dietro(tre figli, maschi, di modeste dimensioni) e si aveva il mal d'auto. In tutto questo tempo serviva qualcosa per coprire i momenti di silenzio, le zone d'ombra di una famiglia che non è mai stata completamente unita. E c'era quel vecchio mangianastri.

Il mangianastri ovviamente funzionava a musicasetta. Mia madre era adibita ad averlo in braccio e a cambiare le cassette che dovevano funzionare come colonna sonora durante il tragitto. Si iniziava con Nino D'angelo per far contento mio fratello più grande(successivamente arrivammo a punte ben "maggiori" come Nico Desideri, Ciro Ricci, Sal da Vinci e il primo Gigi D'Alessio) e poi si buttavano dentro i grandi classici. Sono cresciuto a Morandi, Celentano e Toto Cutugno. Che ho sempre creduto si chiamasse Cotugno. Ma questi son problemi che accadono dopo l'adolescenza.
Avevamo molte cassette dei tre e ancora oggi credo che riesco a ricordarmi un bel botto di successi del trio. Di Adriano, che amo ancora oggi, posso dire solo bene. Può essersi anche rincoglionito con l'età ma quando canta per me è ancora estasi e meraviglia. Di Cutugno ne ho perso le tracce. Morandi mi fa simpatia.

Ho tifato per lui per i due Festival che ha condotto perchè, nel bene e nel male, è stato parte della mia crescita. Da bambino ad adolescente e poi addio. E c'era sempre una canzone che capitava nelle sue cassette(rigorosamente non originali ma Mixed by Erry) che avevo dimenticato ma che l'altro giorno, per evidenti motivi, è ritornata in auge.

La ricordavo a memoria, senza immaginarlo.



Vita in te ci credo,
le nebbie si diradano
e ormai ti vedo
non è stato facile
uscire da un passato che mi ha lavato l’anima
fino quasi a renderla un po’ sdrucita


vita io ti vedo
tu così purissima
da non sapere il modo
l’arte di difendermi
e così ho vissuto quasi rotolandomi
per non dover ammettere d’aver perduto


anche gli angeli capita a volte sai si sporcano
ma la sofferenza tocca il limite
e così cancella tutto
e rinasce un fiore sopra un fatto brutto
siamo angeli con le rughe un po’ feroci
sugli zigomi
forse un po’ più stanchi ma più liberi
urgenti di un amore
che raggiunge chi lo vuole respirare


Vita io ti credo,
dopo aver guardato a lungo
adesso io mi siedo, non ci sono rivincite
ne dubbi ne incertezze
ora il fondo è limpido
ora ascolto immobile le tue carezze


anche gli angeli capita a volte sai
si sporcano ma la sofferenza tocca il limite
e così cancella tutto
e rinasce un fiore sopra un fatto brutto
siamo angeli con le rughe un po’ feroci
sugli zigomi
forse un po’ più stanchi ma più liberi
urgenti di un amore
che raggiunge chi lo vuole respirare


Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano
ma la sofferenza tocca il limite e cosi' cancella tutto
e rinasce un fiore sopra un fatto brutto
siamo angeli con le rughe un po’ feroci
sugli zigomi
forse un po’ più stanchi ma più liberi
urgenti di un amore
che raggiunge chi lo vuole respirare


Angeli
Angeli
Angeli.

Ciao Lucio. Da uno che ne capisce ben poco di musica.

giovedì 1 marzo 2012

Regali


I sintomi della demenza senile si fanno sempre più evidenti sebbene non sia ancora arrivato a trent'anni. E' doloroso anche solo pensare che ieri sera, mentre inviavo gli auguri per il trentaseiesimo mesiversario alla mia lei tramite il servizio di sms gratuiti di Vodafone, ho sbagliato numero e me lo sono inviato a me medesimo. Sì. Ci sono andato bene. Potevo inviarlo ad un'altra donna, a mia madre o a Pippo Baudo. Ma non credo abbiano tutti Vodafone come gestore. Quindi, prima che la vecchiaia arrivi e la mia scarsa intelligenza continui a scemare, ne approfitto per scrivere un'ennesimo componimento orrendo per la signorina che ha l'obbligo, ormai, di sopportarmi da ieri in poi. Ho cercato di fare qualcosa di più sfizioso. Non la solita romanticheria mielosa. C'è lo stesso ma dovrebbe esserne di meno. Poi mi fate sapere. Auguri, piccola.



Ti regalerei la Torre Eiffel,
tutt'intera, con tralicci e cavi.
La imbucherei nella tua posta
attenderei ore in strada, apposta
per poter notare il tuo stupore
mentre ti domandi, senza parlare,
chi sia stato l'autore.

Ti regalerei il Colosseo,
enorme, maestoso e pericolante,
per farne un parco giochi
per te e per chiunque
tu voglia portare nel tuo regno:
che sia uomo o animale
basta che ne sia degno.

Ti regalerei la mia anima
se fosse solida e visibile.
Te la impacchetterei in una scatola
con un fiocco grande e grosso.
Assisterei alla tua sorpresa
per poterti veder ridere
di un regalo senz'offesa.

Ti regalerei il sole, la luna,
le stelle, il cielo, i lampioni,
le strade, le costruzioni, il mare.
Ti regalerei un fiore, un ruscello,
un prato verde, una torta.
Ti regalerei tutto, per aver in cambio
una sola bellissima cosa:
un tuo bacio, e niente importa. 

mercoledì 29 febbraio 2012

Questo post non esiste!



E per quanto non esiste, come la giornata che state credendo di vivere, sarà destinato a scomparire durante la lettura. Lettura, che essa stessa, non esiste e per quando non esistente è inutile. Quindi state leggendo un post inutile, in un blog inutile, scritto da un tizio inutile.
Ma solo per oggi sia chiaro.
Da domani questo spazio virtuale diventerà il terzo sito più visitato in Italia perchè infarcirò questo post di chiavi di ricerca che attirano la gente normale, l'italiano medio, il popolino, tu.
E le inserirò in un modo così poco visibile e subdolo che neanche tu, oh avventato avventore, capirai indove siano situate e (BELEN RODRIGUEZ NUDA) di che cosa realmente tràttino.

Perchè questo è l'unico modo per acchiappare gente, o questo o inserire ripetutamente, mentre stai parlando di fumetti, tecnologia, scoperte scientifiche (BELEN RODRIGUEZ FARFALLA), Margherita Hack, letteratura, social network o quant'altro, una bella foto di una bella topa con qualcosa in bella vista. Se metti brutte ragazze con poco in bella vista non acchiappi quasi niente. Meglio saperlo prima.
Questo post non esiste perchè soprattutto non gli si trova il benchè minimo significato nella sua esistenza. Oggi è il 29 Febbraio. Un giorno che compare ogni quattro anni, quasi come fa un normale dipendente pubblico di un Comune. Un giorno che vorreste sicuramente rivivere se per caso avete vinto al Superenalotto o a poker. Ma non sapete che quei soldi, quel denaro, non esiste. Essendo oggi un giorno che non esiste, anche le vincite non esistono, non lo sapevate? Ve lo spiego meglio.

I monopoli di stato (MARGHERITA HACK NUDA) hanno inserito nel loro regolamento sui giochi d'azzardo legalizzati, che i giochi sono validi solo nei giorni realmente esistenti. Oggi non è un giorno esistente. "Ma come?" - mi chiederete voi - "Io esisto, sto leggendo questo post, oggi sono andato persino a lavoro, voglio il mio denaro!". Avete ragione. Ognuno vuole il suo denaro. Ma quel denaro è dei Monopoli d'azzardo, e come tale se voi portate cerficazione che avete vinto soldi, in quantità modesta o meno, in questa giornata, loro vi risponderanno che non pagano per vincite del 29 Febbraio, o magari del 32 Brumembre. E la cosa più antipatica è che vi prenderete una forte risata in faccia dalla ventiduenne topa che sarà allo sportello dei Monopoli. Delusi ve ne andrete sconfitti e noterete che la ventiduenne è sparita e con se anche la sede dove siete andati a protestare. Perchè? Perchè avete protestato oggi che è un giorno non esiste! Sconvolti? Lo ben capisco.

Però non vi vedo ancora convinti al cento (MARGHERITA HACK FARFALLA) per cento. Vi faccio un semplice quesito. Se oggi fosse veramente un giorno esistente, e mettiamo caso che sia il 29 Febbraio, domani che giorno dovrebbe essere? Il 30 Febbraio. E poi il 31, giusto? E invece no. Domani è 1° Marzo, come ve la spiegate questa cosa?

Quindi non fatemi adirare e fate oggi ciò che più non volete fare nella vostra vita. Portate dei fiori a vostra suocera, portate vostra moglie ad un centro benessere, andate a cena con i vostri genitori, guardatevi una partita dell'Italia in cui perde con l'America, tanto queste cose non saranno mai esistite e potrete dimenticarle un attimo dopo.

Come questo post, d'altronde. Eppure ve l'avevo già detto. Vedete? Ve l'eravate dimenticato.

(MARGHERITA HACK E BELEN RODRIGUEZ VIDEO)

martedì 28 febbraio 2012

Come on, BlueBirds!


Il calcio. Sempre il calcio. Sono maschio, sono italiano, mi piace il calcio. Sembra quasi un luogo comune, qualcosa che deve succedere perchè è scritto nell'animo dell'italiano medio. Senza contare che il calcio ha ancora una montagna di pregiudizi attorno a se. Il primo, quello più evidente e che molti cosidetti "tifosi" ancora non riescono a sopportare, è quello di tifare una squadra che è fuori dalla propria città. Io vorrei spiegare a questi "tifosi" che non stiamo parlando di una squadra fatta con giocatori della propria zona, della propria città, del proprio paese. In quel caso si parla di "nazionale" o di "rappresentativa locale", fatta con calciatori che abitano e vivono e magari nascono tutti in uno stesso luogo, Paese. Per fare un esempio: tu che mi dici che devo tifare Napoli perchè io sono Campano, non sai che in realtà il tuo ragionamento è sbagliato dal principio.
Se il Napoli fosse fatto solo ed esclusivamente di giocatori campani ti darei ragione, e in questo determinato caso sarebbe anche da non lodare dato che ruberebbe calciatori alle altre quattro province. Ma il Napoli è una società di calcio che vive in un regime di concorrenza con le altre e per essere più forte, o tentare di esserlo, compra calciatori da qualunque parte del mondo. Quindi la denominazione "Napoli" è solo un nome che fa capire dove la società si è fondata. Non è un crimine se tu, nato a due passi da Fuorigrotta, provi profonda attrazione per il Siena. Non è uno sbaglio se tu, nata a Benevento, ti esalti per le partite dell'Udinese o del Lecce. E' sintomo di apertura mentale, direi.

Premesso ciò ammetto che in materia di "Nazionale" però non riesco a non tifare per la rappresentativa del mio Paese. E mi commuovo se un giocatore di colore o uno che fa di cognome El Shaarawy, fa parte della propria squadra, alla faccia di un Borghezio qualsiasi.

Tutto ciò serve per parlarvi del Cardiff City. Una squadra gallese che milita nella Championship inglese, come la nostra serie B. Questa squadra, che per caso anni fa scelsi per un gioco di manager alla Playstation(la prima meravigliosa Play), mi è rimasta da quell'anno ancora impressa nella mente. Ogni settimana seguo i risultati e le notizie dei BlueBirds, questo è il loro soprannome. E domenica scorsa, emozionato, ho assistito su internet alla sfida tra il Cardiff, appunto, e il Liverpool per la Carling Cup. La coppa nazionale al quale in Inghilterra danno molto più risalto della nostra Coppa Italia(e ne hanno ben due di coppe nazionali).
Vedere la propria squadra, di serie B, sfidarne una che è decisamente di livello superiore, beh, ti apre alla possibilità di non vedere una partita particolarmente felice, almeno per te. Cosa che puntualmente non accade. Perchè il Cardiff passa in vantaggio, al ventesimo, con Joe Mason e l'entusiasmo inizia ad aumentare.
Finale primo tempo 1-0. E tanta paura.
Inizia la ripresa e si prende il gol del pareggio. Tristezza e dolore. Ai minuti finali del secondo tempo Kenny Miller, punta di diamante di questa stagione del Cardiff, sbaglia un gol abbastanza facile e la partita termina in parità. Supplementari.
Primo tempo supplementare senza troppo patemi, le squadre sono stanche, i giocatori camminano più di correre e pensano ai rigori. Ma accade la sopresa.
Nel secondo tempo supplementare,  nei minuti iniziali, il Liverpool passa in vantaggio. Lo sgomento per i tifosi del Cardiff in tribuna(faccia stupita ma ugualmente felici) dura per fortuna solo fino al 118° minuto.
In quell'istante Ben Turner, difensore centrale dalle enormi capacità fisiche, insacca dopo la respinta del portiere ad un suo precedente colpo di testa. E' festa grande. Il Cardiff ritorna in parità, io lancio quasi il computer in area, normalmente esulto così solo per i gol della Juve e dell'Italia. Parità. E si va' ai rigori.
Si inizia esultando, si finisce piangendo. E noto che anch'io sto lacrimando. C'avevamo creduto. Ho detto "avevamo" perchè mi sono sentito anche io lì, al Wembley Stadium, a voler festeggiare una Coppa che mancava da generazioni. A voler esultare per un trofeo che si bramava da anni. Quel trofeo che è andato a Liverpool, dalla squadra favorita alla vigilia, dopo una partita divertente che di sicuro, mi ha fatto innamorare ancora di più di questa squadra. Che seppur lontana migliaia di chilometri dal sottoscritto, mi da emozioni come solo altre due, massimo tre, finora.
Perchè in tutto questo discorso dovrei anche parlarvi del Mainz in Germania, ma sono magnanimo.

Come on BlueBirds. E vediamo di andare in Premier quest'anno.

Ps: La maglia che vedete è quella del Cardiff di due-tre anni fa. Regalo di mio fratello.
Ps2: Ho iniziato a giocare a Football Manager 2012 ovviamente con il Cardiff. Prima stagione: qualificazione in Premier. Ora ho Roberto Baggio come osservatore. Sono la persona più felice del mondo.

lunedì 27 febbraio 2012

Addio, amici, addio


Una sera esci, la notte ritorni a casa, ti butti sul letto per gustarti il tuo meritato riposo e il giorno dopo, al mattino, con gli uccellini che cinguettano e il vento che si vuole portare via la veranda, ti rendi conto che hai la febbre. Un febbrone di quelli violenti. Ma forti proprio. Tipo che arrivano anche a 37. Vi rendete conto?

E' vero. Sono maschio, mi avete beccato. I luoghi comuni sono duri a morire e si sa che per un uomo, una febbre a 37, è sinonimo di battaglia al fronte senza giubotto antiproiettile e senza fucile. Io faccio parte di quella categoria: i distrutti. I derelitti. I moribondi. Insomma quelli che sono costretti ad ascoltare le battute di Ezio Greggio prima, durante e dopo la diretta. Povera gente.
E sono qui che volevo scrivere un post atipico per questo blog. O meglio lo volevo scrivere stamattina, l'avevo progettato ieri, ma ovviamente con la testa pesante, i brividi freddi, l'inappetenza(che per me è qualcosa di incredibile. Mi ricordo che anche con la febbre a 39, due anni fa, cenai regolarmentee abbondantemente) e il dolore agli occhi causato dal pc o da chissà cosa, non ho l'umore e la forza per scrivere quel paio di cose che dovevo scrivere.

Sì. Sono scuse. E tu le stai appena leggendo smuovendo la testa come per dirmi "dannato luttazzi4ever sono anni che accampi scuse quando non hai voglia di scrivere, non è meglio fare come il tuo collega che quando non ha niente da dire non scrive proprio? E così da non aggiornare il blog per anni?". Amico, io ti voglio bene ed aprezzo che tu stai leggendo queste mie parole ma senti: io sto male e tu stai bene, tu sei un uomo fortunato, non devi sopportare il verdetto del termometro digitale(che tutti odiano, sia chiaro) che mi dice 36 e 8 come un semplice numero e non una condanna a morte.
E non ho considerato l'opzione che, come spesso accade a queste diavolerie moderne, non riesce a considere l'effettiva consistenza del mio febbrone e che potrei travalicare i 37.2 o 37.3(in quel caso una corsa in ospedale, al pronto soccorso, sarebbe inutile ormai data l'enorme temperatura).

In tutto ciò guardo le veline che si smuovono e sento scottare sempre più la mia fronte. Dannato Gabibbo, mi fai sempre st'effetto.

A domani. Se sopravviverò alla dolorosa nottata!

venerdì 24 febbraio 2012

Leggere nuoce gravemente alla salute


Dopo aver speso trenta sudati eurozzi l'ultima volta che sono andato in fumetteria(e non ho preso il volume dei Peanuts sennò si superava i cinquanta) sto notando sempre più di come Leggere sia diventata una droga per il sottoscritto. Constatando abbonamenti a riviste, fumetti acquistati, libri comprati e/o prestati, posso constatare che ogni mese, ogni anno, macino pagine su pagine di roba che entra nel mio cervello e lì vi rimane. Non tutto almeno.
Vi rimangono le cose importanti, tipo chi ha scritto e disegnato un certo numero di Dylan Dog, sì, è una malattia. O certi articoli del Vanity Fair, o una vignetta particolare letta da qualche parte, o un passo di un libro interessante(ultimamente o Dexter o La Torre Nera), o qualsiasi cosa che abbia costretto un signore a tagliare un albero e a farlo diventare carta(si fa ancora così la carta no?).

Quindi, ricordandomi che già una volta feci un post sulle mie cadenze mensili di acquisto fumetti, volevo fare un'altro in cui decisamente elencavo tutto ma proprio tutto quello che compro in un determinato anno. Poi mi sono ricordato che ho un impegno alle 16 e 30 e non mi sembra il caso far attendere la mia lei fino alle 18.
Seconda opzione: una simpatica lista che potrete raccontare ai vostri amici quando gli argomenti scarseggiano. Ovviamente è dedicata solo a voi donne. Noi maschi abbiamo un botto di argomenti di cui discutere. D'altronde il campionato è in voga da Agosto a Maggio. E le tope rivestono sempre più importanza nel panorama televisivo ed internettiano. E' sempre facile discquisire su una Satta che fa sesso più di dieci volte a settimana, o di una Tommasi che si cambia uno squinzio dieci volte a settimana e tra gli spazi di un "amore" e l'altro, cammina mezza nuda per strada. Forse gli devono ancora far capire che le riprese per il calendario Max 2009 sono finite(ed io non ne ho una copia gelosamente custodita, non ne ho, e se dite che ce l'ho, beh, siete venuti a casa mia!).

E allora, per voi donnine alla lettura, ecco una semplice Lista di dieci vizi molto più dispendiosi della lettura. Redatta ad insindacabile giudizio dal sottoscritto.

10) Il fantacalcio. Per alcuni è la sola ragione d'esistenza. Ci sono quelli che ne fanno otto contemporaneamente. O anche di più. Se ci metti denaro in tutti, sei Cristiano Doni.
9) La corsa. E' un vizio sano, si direbbe, e invece no. Perchè tutti quelli che corrono abitualmente, oltre a spendere centinaia di euri per scarpe, magliette, calzoncini, scaldamuscoli, guanti, scaldaguanti, fascette, copricapezzoli ed etcetera, rompono continuamente le balle a chi non corre per convincerli a correre insieme. Salvo poi lamentarsi che vanno troppo lenti e abbandonarvi mentre arrancate ancora al primo giro. Dopo due giorni vi ritroveranno su una panchina ancora vestiti da corsa e ansimanti.
8) L'alcool. Bere fa male. Si sa. Molti però non lo sanno o pensano sia un frutto dell'ennesima ricerca inutile che fanno nelle università per giustificare i soldi che gli diamo con le tasse. Se ogni mese passi al supermercato per prendere casse di birre, hai un problema.
7) Il parrucchiere. Per molte donne è il pensiero settimanale. Alcune sposerebbero un parrucchiere solo per avere acconciature gratis ogni giorno. Per tagliarti due capelli, due, si pigliano quindici euro. Un vizio che va debellato già dopo il primo giorno di nozze. Aiuta tua moglie a smettere!
6) Le sigarette. Mia nonna continua a dirmi che devo smetterla di acquistare fumetti. Perchè sono dispendiosi. Le rammento che le sigarette sono peggio. Lei ribatte che non si dovrebbe comprare niente e mettere i soldi sotto al letto. E' una donna che ama divertirsi.
5) Le passeggiatrici. Ti diverti. Sicuramente. Se poi trovi la tua anima gemella(cosa che accade ogni tre per due in telefilm Rai che parlano di questo mondo) riesci ad avere notevoli sconti in futuro sulle sue colleghe. Alla lunga stanca. Ahahahaha, quando sono divertente.
4) Il gioco d'azzardo - la droga. Allo stesso posto, pari merito, gli sballamenti dei giovani e non solo e la vera droga del nuovo millennio: il gioco. Credete che un tizio che acquista dieci Milionario al giorno stia meglio del sottoscritto che acquisto dieci fumetti al mese? Se sì, siete fuori di testa anche voi.
3) Qualsiasi console. Sì. Fanno male. Se non riesci a completare un gioco prima di acquistarne un altro sei caduto nell'acquisto compulsivo di figate da videogame. Smettere è facile. Finisci un gioco poi ne acquisti SOLO un altro. Finisci quell'altro e continui così. Finchè lo stipendio te lo consente, finchè i vicini non ti denunciano perchè giochi a Guitar Hero dalle 3 di notte fino alle 10 di mattina.
2) Football Manager. Dio solo sa quanta fatica sto facendo oggi per non giocarci. Dopo una giornata vissuta tra: mattinata a giocare, pomeriggio pre-uscita a giocare, serata dalle 22 alle 2 a giocare, ho capito che la mia vita stava diventando lievemente indirizzata solo sulle partite del Cardiff City. Ecco. Ho voglia di acquistare giocatori. Se concludo questo post significa che ho vinto contro l'orrendo mostro.
1) La benzina. O pure il gpl. Ecco. Questo è il vizio più costoso in questi anni. Non andate a piedi, avete sempre bisogno della macchina pure per andare a trecendo metri di distanza? E allora pagate. Per fare un pieno ormai c'è bisogno di fare un patto col diavolo che, a sentire lui, ha qualche problema anche giù all'inferno. Ormai le fiamme si sono spente, senza combustibile, ed è diventato un agriturismo. Dice che si trova bene e che i dannati aiutano non poco in cucina, ma gli mancano i bei tempi in cui con cinquanta euro si bruciavano anime per settimane. Un problema comune a tutti.
Il pieno di benzina è diventato il nuovo Yeti. Nessuno lo ha più avvistato, nessuno sa se veramente esiste. E la luce rossa della spia è diventata, pian piano, la nostra amica dei viaggi solitari.

Se avete, oh mio folto pubblico composto da quattro persone, alcune vostre idee, ditemele e le boccerò in un secondo perchè saranno molto più divertenti delle mie.

PS: Ho scoperto che "Vizio" è il nome di una marca di tv. Ed ora avete capito il perchè della foto.

giovedì 23 febbraio 2012

Vola


Gira che ti rigira ogni giorno si fanno sempre le stesse cose. La routine però, certe volte, serve. Serve perchè fa capire l'importanza di certi momenti. Quei momenti che quando li perdi, ti sembreranno la cosa più bella che tu abbia mai fatto nella tua vita. Quando mi ci metto posso essere ancora più mieloso e adoratore di ovvietà come Fabio Volo. Solo che lui scrive libri da milioni di copie ed io no. Debbo iniziare a vedere i proverbi al termine del vocabolario e adattarli ad un mio romanzo. Se e quando lo scriverò.

Per il resto questa che seguirà è l'ennesima dimostrazione che la persona che ho accanto è quanto di meglio potessi mai avere. E che qualunque cosa faccia, qualunque cosa dica, la fa e la dice in un modo che ancora oggi mi rende idiota. Ed è un complimento.

La notte scorre
senza il tuo respiro
che dolcemente addormentato,
si proietta sul futuro.

Il vento soffia
senza il tuo candore,
mentre assopita sogni
orizzonti d'amore.

Il buio passa
senza nessun rumore,
la luce ritorna
con poche parole.

Le stelle brillano
ma al tuo risveglio:
i tuoi occhi gioiscono
ad ogni mio sguardo.


Il mondo si ferma:
solo te e io.

Niente ha più senso:
solo te e io.


Lo so, certe volte sono banale. E lo giuro: tornerò a scrivere cose sensate. Lo giuro.

 

lunedì 20 febbraio 2012

Resoconto Festival presente e futuro


Diciamoci la verità: quando arriva Sanremo siamo un po' tutti accomunati da questo evento. Pure quelli che fanno gli snob e alla fin fine sanno voti, cantanti, ballerine, soubrette e comici di quart'ordine. Che poi con l'avvento di Twitter, che è una vera e propria piazza multimediale che non ha tempo per note di settecento parole, come accade su altri luoghi, per far capire cosa sta succedendo e perchè stia accadendo. Twitter è stato il vincitore di Sanremo2012. E questo è male, per alcuni.
Per la Rai questo significa far pagare il canone anche a chi ha un computer, un Iphone, uno smartphone, un termosiphone, e una porta scorrevole. Perchè ovunque, con qualche riflesso strano della luce, può essere vista la Clerici che impasta gli gnocchi. E quando vedi Antonellona che sbatte il mestolo sobbalzando il reale decolletè, devi pagare. Suona un po' strano ma è così. Quindi anche se vivi in una casa con le finestre a specchio, senza tv e senza registratore, e senza mobili, devi pagare. Perchè quello sotto di te si sta sentendo Bruno Vespa per conciliarsi il sonno ed anche tu stai usufruendo del servizio. Quindi paga sennò ti si manda Equitalia o direttamente il cavallo della Rai sotto casa. Ma questo è un altro discorso.

Twitter ha vinto Sanremo2012. Sembra che abbia vinto Emma ma si è piazzata seconda. Il fatto di vedere un evento nazionale tutti insieme porta a sentirci più uniti. Come se a casa propria ci sia un gruppo d'ascolto fatto di migliaia e migliaia di persone dove ognuno esprime una sua opionione. Ci sono quelli che fanno divertire, quelli che sono molto terra terra e si limitano a tifare per il proprio beniamino(molto probabilmente Giggi, o reduce da Amici, in modo sgrammaticato) e quelli che insultano tutto il tempo la manifestazione, senza considerare che hanno perso minimo 4 ore della loro esistenza a vedere qualcosa che non volevano vedere facendo l'impressione di quelli che vanno ad una festa ma si mettono in disparte, sicuri di fare così acchiappo facile.
Twitter vince, i blog ne parlano a frotte, Il Post ci crea pure una rubrica di Makkox in Sanremo(spassosa, che vi si consiglia come vi si consiglia un pediluvio dopo una bella corsa tonificante) e tutt'Italia, per cinque dì, è bloccata per sapere chi non si merita di vincere Sanremo. Perchè si sa, chi arriva primo normalmente doveva arrivare ultimo. E chi arriva ultimo doveva arrivare ultimo. E viceversa. (Non avete capito? Siamo in due!)

In tutto ciò anche io, modestamente, ho scribacchiato sul social network cinguettante ogni cinque minuti visionando Morandi che cercava di non passare per omofobo, cosa che difficilmente gli riusciva, ma credo sia in buonafede. E soprattutto sperando che Celentano mi cantasse "Il tempo se ne va" tra un impropero ed un altro contro Avvenire, Famiglia Cristiana e quel deficiente di Aldo Grasso. Non l'ha fatto, intristendomi non poco. Non credo avrà più molte altre occasioni di andare in tv. In tutto ciò volevo fare una lsita dei tweet più spassosi che io abbia scritto in questi cinque giorni di tv spazzatura mista a grande spettacolo condito da farfalle tatuate, ma mi sarebbe sembrata come una sorta di auto-esaltazione personale che sinceramente non ci tengo a fare.

Vi rimando qui per la lista dei miei tweet. Così ve la potete scrollare con calma se vi potrebbe minimamente interessare.

Qui vi scribacchio la lista delle dieci cose che non sapete sul Festival di Sanremo appena concluso!

10) Celentano nelle canzoni in inglese era doppiato. Da un tizio che non conosce l'inglese.
9) Morandi in realtà è deceduto la prima sera. Successivamente hanno preso il sosia di Paul McCartney che si è prestato volentieri a finire la conduzione del festival. Ovviamente Gianni era il Paul McCartney italiano.
8) La canzone degli omosessuali de I Soliti Idioti è scritta da Povia.
7) Nell'ultima serata, per creare un simpatico sketch originale, Rocco Papaleo si è vestito da Ivana, Ivana si è vestita da Morandi, e Morandi si è vestito da Celentano. Celentano, in tutto ciò, vedendo il proprio ruolo occupato, ha preso il suo compenso ed è tornato a casa.
6) Il nude look dell'ultima puntata di Ivana è un omaggio alla Rai che ormai ha buchi da tutte le parti.
5) Elisabetta Canalis è ancora sul palco ma nessuno la vede perchè è di traverso.
4) Il significato delle canzoni in inglese maccheronico di Celentano è sempre da riassumersi in un'unica considerazione personale del Molleggiato: "Perchè la Mori e non la Muti?". Ovviamente la tristezza lo fa straparlare.
3) Loredana Bertè è Nilla Pizzi.
2) La farfalla di Belen serviva solo per sviare l'attenzione del pubblico dalla canzone di D'Alessio-Bertè.
1) Un tizio in sala che ha riso ad una battuta de I Soliti Idioti è stato fatto internare.

Cinque notizie dal futuro su Sanremo2013!

5) Maria de Filippi indecisa sulla vittoria tra Emma, Dennis, Pierdavide, Alessandra, Leon, Antonio, Ivan, Marco e Federico. (Fortuna che esiste Wikipedia, n.d.r.)
4) La soubrette straniera, Paris Hilton, sconvolge con la rappresentazione del suo famoso film sul palco dell'Ariston.
3) L'ospite straniero internazionale, Lady Gaga, viene ritrovata senza vita nel suo albergo con dieci coltellate in petto. Successivaemente si scopre che era solo marketing virale per il suo nuovo disco "Coltellate in albergo".
2) Il festival viene condotto da Paolo Limiti che ogni cinque minuti si addormenta sul palco.
1) Vince il Festival di Sanremo: Justine Mattera. Che respinge le accuse di favoritismi da parte del presentatore.


I prossimi duetti di Gigi D'alessio.

10) Tutti i cast di Amici riuniti assieme.
9) Platinette vestita da Platinette.
8) Povia.
7) Platinette vestita normalmente da Mauro Coruzzi.
6) Paolo Limiti.
5) Malgioglio vestito da Mauro Coruzzi.
4) I coro delle voci bulgare di Secondigliano.
3) Edinson Cavani.
2) Ornella Vanoni e Iva Zanicchi.
1) La farfalla di Belen.

Se volete sapere le venti canzoni che avrebbero dovuto partecipare a Sanremo di quest'anno ma che Morandi ha cassato solo perchè non erano cantate da nessun Amico di Maria basta cliccare qui.

sabato 18 febbraio 2012

Re-re-respirare


Sono un cantante da venticinque anni. Mi sbatto, mi sono sempre sbattuto per far sentire a tutti la mia musica, ciò di cui vado fiero. Ho fatto tanta gavetta, un giorno incontro il mio mentore, si chiama Mario. Mi prende sotto la sua ala protettrice e mi porta via, verso la fama che non avrei mai pensato di avere. Sia chiaro, io prima facevo matrimoni, comunioni e altre bagatelle. Forse avrò pure cantato in qualche cerimonia dove era meglio non creare casini, che poteva finire male, ma chi sono io per rifiutare ingaggi quando mi servono per mangiare?
Comunque Mario è un santo. Mi presentò quasi agli occhi dell'Italia come suo figlio, e mi sembra pure che suo figlio facesse il cantante ma con me sembrava avesse più voglia di darmi una mano. Non ho mai capito perchè, forse gli piaceva la mia musica, gli ricordava la gioventù.
Mario mi da il "la" quando ho bisogno di uscire dai dintorni della mia regione. Diventai qualcuno piano piano. Feci un cd che suonarono anche a Milano, mi sentì felice, mi sentì al settimo cielo, mi sentì veramente qualcuno. Mia moglie fu entusiasta, i miei figli furono orgogliosi di avere un padre così. Dicono che dovrei imparare a parlare italiano più decentemente, dannato dialetto, non riesco a non farlo sentire. Ci provo.
Niente. Passano gli anni e una frangia di italiani mi disprezza, qualsiasi cosa io faccia. Nino mi capirebbe, anche lui ha iniziato così. Andava in giro con un caschetto biondo e faceva film in cui la ragazza più bella del paese si innamorava di lui. Erano fantascienza, ma sfondava. Ora è diventato più anziano e riempie i teatri. E' diventato un cantautore. Io lo sono ma non mi rispettano. Non ne capisco la differenza.
Forse sono i capelli, non ne ho mai avuti tanti. Forse mi manca l'aspetto giovanile. O forse è che non ho mai fatto duetti con nessuno tranne che con Anna. Anna. La mia ragazza. Si lo so, avevo una moglie, ma succede che un'altra donna ti faccia andare via di testa. E che colpa ne ha Anna se ha vent'anni di meno di lei, mi sarei innamorato lo stesso pure se avesse avuto vent'anni di più. Giuro.
Devo farmi amare. Devo farmi capire, devo convincere il pubblico italiano che sono un autore completo. Tralasciando i due film che ho fatto, dove la miglior guest star oltre Mario è Giorgio Mastrota(che non ho mai capito perchè sia famoso), devo lanciarmi sul palco di Sanremo con qualcun'altro. Non da solo col pianoforte come faccio sempre. Perchè lo so suonare il pianoforte, ma non lo dicono mai. Sarà perchè sono terrone, forse. Sarà una sorta di antimeridionalità eccessiva. Ma non so perchè non funziona mai con Nino.
E sì. Andiamo di nuovo a Sanremo. Non è la prima volta che ci vado, dicono tutti che Sanremo è morto e poi la gente sta sempre davanti alla tv a vederlo, quindi è il panorama giusto. Mi scelgo una persona forte e sfondiamo. Ne sono sicuro.
Loredana, scelgo te.
E per la serata con gli ospiti italiani divento giovane, come Nino con il caschetto, mi metto una giacca di pelle e faccio finta di essere un discotecaro. Quest'anno sfondiamo, me lo sento.

PS: Anna, ma tra tutti i vestiti che c'avevi, proprio quello che ti mette le coscie da fuori dovevi metterti?

Giggi

(Liberamente tradotto dal napoletano)

giovedì 16 febbraio 2012

Passato e ritorno



Facciamo finta che siamo tornati indietro nel tempo. Come accade in Lost, come accade in Fringe, come accade normalmente in Doctor Who, a ciò che ne so. Facciamo finta che siamo in un anno in cui non esiste Twitter, io non ho alcun blog, Facebook non è conosciuto in Italia e si va' su internet solo per trovare gente che condivide i tuoi stessi interessi. Perchè questo era internet, in passato. Che poi gli interessi si sa quali sono della maggior parte degli esseri umani, soprattutto quelli maschi.
Facciamo finta che torniamo indietro e vedo me stesso, me stesso me medesimo, in una relazione con una ragazza. Mi vedo ma non mi riconosco. Sono io, mi sembro me, la faccia è la stessa, i capelli sono alla Beatles scaduto, l'ironia e le battute sono quelle orrende che faccio abitualmente ma non mi riconosco. Tralasciamo i mesi successivi e torniamo ad un'altra annata.
Facciamo finta che sia Gennaio, che faccia freddo e che accanto a sempre me medesimo ci sia un'altra ragazza, completamente diversa, completamente da amare. Facciamo finta che questa ragazza mi rende felice, perchè lo fa, mi rende felice. Facciamo finta che contemporaneamente cerco di renderla anche io felice, come posso, con le parole, con la musica, con la poesia, con qualsiasi cosa esca dal cervello bacato che spara ironia, battute orrende e comprende pizzetto e capelli alla Beatles scaduto. Ecco. E sono di nuovo lì, a guardarmi. Come ho fatto prima.
E continuo a guardarmi mentre l'inverno scompare, insieme alla primavera, all'estate e all'autunno. E queste stagioni si succedono ancora una volta e un'altra ancora. E si arriva a quest'anno, a quando mi ricongiungo con quel me che se n'è andato via per qualche attimo a controllare nei ricordi. A capire chi era se stesso. A capire chi è se stesso. E mi vedo. Sono io. Mi riconosco. Sono sempre io.
Sono accanto a lei e non cambio, non muto, non involvo. Forse evolvo pure ma nel complesso sono sempre io. La rispetto, mi rispetta, la vivo, mi vive, la amo, mi ama.
E' la donna che si cerca se si vuole quel sentimento sincero che non vuole conflitti, non vuole dolore, non vuole tristezza. E' la donna perfetta per quel tipo d'uomo che vuole avere almeno una sicurezza nella vita: l'amore. Che non è mai sicurezza pure se conosci la tua donna, o il tuo uomo, da vent'anni. Non è mai sicuro. Di sicuro c'è solo una cosa, direbbe mia nonna, ma forse s'è sempre sbagliata.

Di sicuro c'è che ti amo, direi alla persona al quale tutto ciò è sempre stato dedicato. Di sicuro c'è solo quello a questo mondo. E spero che per te sia uguale.

Mi guardo indietro e vedo me stesso ma diverso. Mi guardo ora e vedo me stesso, quello che conosco. E che sa di essere innamorato ogni giorno che passa, sempre di più. Se mai fosse possibile.
Sinceramente, poi, una donna che si intristisce perchè non può accompagnarti in fumetteria, è una donna da non lasciarsi mai scappare.

Post per non-san-valentino. Perchè non è il giorno, la festa comandata, a farci sentire più innamorati o meno. Questo vale almeno per il sottoscritto.

martedì 14 febbraio 2012

Non sarà mai vero...




Non sarà mai vero quello che ti diranno su di me.
Perché tu sai quello che mi porto dentro e non mi riconoscerai in quelle voci.
Non potranno mai dirti il mio nome, quando ti parleranno di me.
Mi descriveranno in mille modi diversi e ti mostreranno tutto quello che credono di sapere su di me. Ma tu saprai che niente di quello che ti verrà detto assomiglierà a quello che sono.
Perché tu sai cosa si nasconde dietro le mie immagini, le mie facciate disordinate e le parole vuote che getto in pasto alla mia solitudine.
Perché tu hai il potere di vedermi quando neanche io mi sono ancora riconosciuto.
E non avere paura di me. Non avere paura dei miei silenzi sbagliati, delle mie insicurezze ricoperte di rabbia, dei miei piedi così stanchi da non voler più camminare.
Tu sai tutte queste cose. Le conosci ascoltando il battito del mio cuore, lo stesso cuore che ti ho donato e che non vorrei mai avere indietro. Quello stesso cuore che porti dentro e che a volte fai fatica a riconoscere.
Ma non staccare le tue dita dalle mie, non lasciare che la mia figura indistinta sbiadisca quello che di mio tu possiedi come nessun altro ha mai fatto.
Respira il mio stesso silenzio, saprai che è fatto degli stessi suoni che respiri anche tu. Perché da qualche parte, su strade così lontane da non essere ancora visibili, tu sai che io e te stiamo camminando insieme, mano nella mano.
E anche se non possiamo guardarci negli occhi, anche se il tramonto sembra arrivare sempre troppo presto, io e te siamo lì.
Vestiti delle stesse identiche paure di lontani amanti solitari, viaggiatori che affidano al vento sussurri di speranze e germogli di futuro.
Non sarà mai vero quello che ti diranno di me. Non sarà mai vero il nome che mi daranno, il colore che mi attribuiranno, l’immagine con cui giocheranno. Perché ai loro occhi sarò solo un riflesso, un sottile gioco di luce che si diffonde senza mai svelarsi davvero. A nessuno se non a te, che mi custodisci tra le mani come un segreto troppo fragile per essere mostrato.
Non svelarmi, non aprire le tue mani se non per guardarmi e proteggermi dal mondo in cui mi perdo.
E bacia la mia essenza, falla scorrere tra le tue dita, fai riposare i tuoi occhi tra i miei.
Anche solo per un attimo, il tempo di ritrovarmi e di scaldarti.
Poi chiudi la tua mano e tienimi lì, portami nei tuoi giorni e nelle tue promesse.
Per ora non posso essere altro, un cuore piccino che viaggia con te in attesa che il suo corpo lo raggiunga e ti stringa più forte che abbia mai potuto.

Alla mia Paola, per ora e per sempre.

Addio


Il giorno dopo per Margherita iniziò benissimo. Il sole splendeva così alto e rigoglioso in cielo che niente e nessuno poteva causarle dolore, o il minimo fastidio. Michela al suo ritorno in camera, la sera prima, l'aveva tempestata di domande su cosa fosse successo con Enrico, il misterioso ragazzo che l'aveva conquistata già con il primo sguardo il giorno prima. Lei aveva risposto con mezzi sorrisi, e mezze ammissioni. Rivelò solo che c'è stato un bacio, e Michela entrò in quella spirale di romanticismo che le fece progettare matrimoni, figli e felicità e contententezza come nelle fiabe. Margherita riuscì a dormire con molta difficoltà, ancora eccitata dal momento, ma quando accadde scivolò in un sonno profondissimo.
La colazione è il pasto più importante della giornata, soprattutto quando sei in vacanza ed è compresa nel prezzo. Margherita non se lo fece ripetere due volte e assaggiò qualsiasi cosa inzuppandola nel latte o mischiando lo yoghurt con i cereali. Era elettrizzata pensando al momento in cui sarebbe andata con i suoi compagni di classe in escursione e li avrebbe accompagnati anche Enrico, quel ragazzo decisamente più maturo dei suoi colleghi, decisamente più bello, sicuramente più interessante. L'aveva mitizzato in una serata e non se n'era resa conto, decise di calmarsi per qualche istante e poi riprendere il suo entusiasmo. Lo fece.

Al momento della partenza i due istruttori, uno per la classe, uno per lei, erano arrivati in perfetto orario ma non v'era traccia di Enrico. Margherità lo cercò in ogni angolo dell'agriturismo con lo sguardo, voleva essere sicuro che non stesse in ritardo o che avesse avuto qualche contrattempo. Non lo trovò. L'escursione iniziò senza di lui e terminò allo stesso modo. Non ne fu felice. Nemmeno cavalcare il pony più bello della scuderia le causò un sorriso. Era preoccupata per il ragazzo, e aveva paura a definirlo il Suo ragazzo.
Pure la sera, a cena, non l'aveva visto. Dopo aver consumato il proprio pasto aveva atteso che tutti gli altri ritornassero nelle proprie stanze. Aveva aspettato che qualcuno giungesse a preparare la sala ricevimenti in modo da consentirgli di ballare. Aveva atteso fino alle 23. Poi, intristita, era tornata nella sua stanza e le lacrime le scorrevano senza che se ne accorgesse. Possibile che l'aveva solo illusa? Che l'aveva solo considerata per una notte? In quella stessa giornata erano arrivati altri ospiti, altre famiglie, altre ragazze. Possibile che aveva abbandonato lei per agguantare altre prede, non ci voleva pensare ma rimase fino a tarda notte a rimuginare su quest'ipotesi. Michela non chiese nulla al suo rientro, il suo viso era sicuramente la miglior risposta si potesse mai ricevere.
Il giorno successivo passò veloce. Margherita viveva in una sorta di apatia generale che non le permetteva di godere al meglio delle bellezza che la natura circostante le offriva. Arrivò a cena trascinandosi quasi sulla sua sedia, incapace di mangiare, incapace di parlare. Non avrebbe mai pensato di soffrire così tanto per un ragazzo, figuriamoci per uno che aveva appena conosciuto. La sera si addormentò prima, non si fermò ad aspettare che Enrico arrivasse magicamente nella sala dei ricevimenti, e iniziò a farsi coraggio ed ad auto-ammettere di essersi sbagliata sul suo conto. Fino al giorno successivo. Quello della partenza.

Margherità guardò il pulman che l'avrebbe riportata a casa, dai suoi genitori, alla solita routine. Ci rimase male per non essersi goduta in pieno quei quattro giorni di libertà. Ci rimase male ed addossò la colpa ad Enrico, avrebbe fatto meglio a non farsi mai vedere, a non esistere, a non distruggere la sua vacanza con le sue parole inutili. A non farsi trovare di fianco a lei, in quel momento. Lo guardò, come si nota un fantasma in un castello scozzese. Lo fissò per un attimo come spaventata da quella sua presenza. Lui le si inginocchiò davanti e le parlò silenziosamente.
"Non posso stare troppo a lungo qui, tieni questa" - le consegnò una lettera - "leggila quando starai tornando verso casa, non ora, non tra cinque minuti, quando sarai lontana da qui. Leggila e forse mi perdonerai. T'ho voluto bene dal primo istante, ricordatelo. Ora scappo. Scusami." - e come un fantasma se ne andò.
Margherità fissò a lungo quello spazio vuoto accanto a se convinta di averlo sognato. Osservò la lettera che aveva tra le mani, c'era. E salì sul pulman rigirandosela di tanto in tanto. Attese con calma l'avvio del mezzo, e dopo mezz'ora di cammino decise di aprirla. Era scritta a mano, di suo pugno, e portava la sua firma alla fine. La lesse con calma.

"Margherita,
scusami per essere sparito ma non è stata colpa mia. Lo so, sembra una squallida giustificazione, ma dopo quel bacio per me sono successe molte cose. Ho capito che sei meravigliosa, che sei una ragazza che deve essere amata in ogni attimo della tua esistenza da una persona che ti meriti. Io vorrei essere tanto quella persona. Ma ho dei limiti.
Mio padre, come hai potuto notare, non era affatto entusiasta quando ci ha scoperti, l'altra sera. Mi ha proibito espressamente di vederti, per il bene della nostra azienda, ha detto, e purtroppo, essendo sotto la sua giurisdizione, ho dovuto a malincuore accettare. Ho sofferto come hai sofferto tu. Mi sei mancata. Ti ho visto solo un giorno, per massimo per due ore e mi sei mancata. E credo che da oggi in poi mi mancherai sempre più. 
Vorrei raggiungerti ovunque tu sia. Vorrei abbracciarti per ore. Vorrei sentirmi un unico corpo con te, come l'altra sera. Con solo la musica a farci compagnia.
Ti lascio la mia email, se vorrai sentirmi. So che è difficile ma preferirei sentirti, piuttosto che abbandonarti per sempre.

Enrico"

Margherita strinse a se quella lettera. Un sorriso le fiorì sul viso osservando il verde fuori dal finestrino, che mano a mano scompariva per far posto alle costruzioni ed al cemento. Poi si assopì per tutto il tragitto.

Passarono dieci anni da quel giorno. Margherita amava il mare d'inverno, lo apprezzava molto più di quello d'estate. Odiava quella massa di gente oliata che fingeva di divertirsi al sole, mentre i raggi ultravioletti gli invecchiavano la pelle e li esponevano a malattie gravi. Però ridevano, ridevano sempre. Ridevano perchè dovevano, ridevano perchè considerando quanto avevano speso per quella settimana di ferie dovevano per forza divertirsi, erano obbligati. Lei non aveva mai avuto quel problema. Era nata in una località di mare, ma non l'aveva mai apprezzato. Solo d'inverno lo amava. Perchè era più forte di tutti loro ed ignorato, quasi come se non esistesse, fosse solo un brutto sfondo.
Fissò a lungo le onde che si colpivano con forza in un ciclo perenne dominato dal vento. Poi decise di tornare a casa. Con leggera difficoltà avanzò un piede alla volta nella sabbia. Camminava. Leggermente, pochi tratti ma camminava. Riuscì a raggiungere la sedia a rotelle che aveva messo in disparte, per non farla sporcare dalla sabbia umida. Ritornò su di essa e partì per raggiungere casa e il suo compagno. Conviveva ormai da due anni ed era nell'aria l'idea di allargare la famiglia. Era felice. Stava con colui che qualche anno prima le aveva fatto capire che era bella, e che niente e nessun'altro le avrebbero mai potuto convincere del contrario. Si chiamava Carlo. Era un simpatico ragazzo che aveva conosciuto negli anni universitari. Si erano piaciuti da subito.
Non parlò mai più con Enrico dopo quella vacanza, non dal vivo. Gli scrisse qualche email ma erano parole vuote, segno che la magia era durata solo per un battito di ciglia. Ma lo avrebbe sempre ringraziato comunque.
Per quel primo bacio. Per la musica di George Michael. Per la sensazione di sentirsi un corpo solo, pur essendo due.

(Fine)