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venerdì 29 marzo 2013

This is the end?


Oh, doveva succedere. S'era capito dal Novembre del 2007 che una cosa del genere, presto o tardi, doveva succedere. E poi dobbiamo pure considerare che il sottoscritto l'aveva ampiamente previsto qualche mese fa in questo stesso luogo o lago, che dir si voglia. Il caro amico, fratello, collega, conoscente, amplificatore di insulti Francesco Savino in "arte" DjJurgen lascia questo luogo di dolore che in cinque anni gli ha regalato belle e brutte cose. E tanti momenti di silenzio.
Devo dire subito come mi sono sentito quando l'ho saputo, per fortuna, in anteprima rispetto al mondo intero? Naaaa, lo dico più tardi.
Annuncio solo che sento, pensandoci con calma nella settimana e mezzo successiva che è passata, che HA FATTO BENE. Stare in un luogo, seppure virtuale, in cui non c'è più la volontà, (o il tempo o la voglia), di rimanerci è inutile. E questo apre a qualche scenario possibile che vi vado ad elencare perchè, lo dovreste ormai sapere meglio di me miei undici lettori, io amo elencare:

-) Cambiamento ipotizzato dal Dicembre 2007: cambio del blog ne "Il Bloggo dello Sgrittore". E via così.

-) Chiusura generale ed arrivederci a tutti.

-) Prostamento ai piedi del Dj per non farmi abbandonare.

-) Convincere tizi esterni a diventare parte integrante del blog così da non dover cambiare nome, ma solo grafica e banner.

Non credo farò nessuna di queste quattro ipotesi. Cerco di spiegarmi in breve, ma se avete da cucinare andate che poi va' a finire che ci capite poco del discorso.
Il blog è stato creato da due persone. Una si chiama Davide Paolino, che all'epoca era uno sgrammaticato precursore del grillismo, e l'altro era Francesco Savino che, in cuor mio, sapevo quanto fosse esponenzialmente più bravo del sottoscritto. E forse questo non gliel'ho mai detto. Ai tempi ci divertivamo ad insultarci ed a constatare che su questo spazio non ci passava nessuno, manco i miei amici, ma alcuni suoi sì (ho ancora ricordo di una sua amica che apprezzava le mie poesie, ed io ancora dopo anni mi domando il perché).
Cercavamo di attirare pubblico in ogni modo. Ci vendevamo intellettualmente. Racconti, poesie, stronzate (che ai tempi, giovinotti, chiamavamo "stupidate"), ipotesi di dialoghi teatrali, robe romantiche per le nostre pulzelle, recensioni, considerazioni sull'attualità, saghe epiche. Tutto poteva servire. Anche creare una pagina fan su Facebook e cercare di guadagnare così visibilità. Magari togliendo parte al mio enorme tempo libero per convincere tizi a seguirci. Magari pur usando crediti omaggio per pubblicizzarci su Facebook. Cosa che è accaduta e che non mi pento di aver fatto.
C'abbiamo provato, dico ora, e non ci siamo riusciti. Almeno secondo il mio parere. Uso il plurale perchè se si sfonda lo si fa in due, e se si cade lo si fa sempre in due. Non ci siamo riusciti. Ma non è il caso di farne un dramma. Nella mia vita internettiana ho odiato bonariamente Zerocalcare e il Dr. Manatthan per vari motivi (il primo per essere così stramaledettamente bravo, il secondo per saper parlare alla stessa gente a cui dovrei parlare io), e Willwoosh per altri. Ma quest'ultimo mi sta veramente antipatico. Non nego che al posto suo, se c'avessi avuto un po' di voglia in più, ci sarei stato io. Ma non siamo qui a creare ipotesi col "senno di poi", che abbiamo visto che bella fine ha fatto fare a Bersani.


Il blog chiude. Ah...l'ho detto!


Perchè non ha senso mettere qualcuno al posto di Dj, o chiamare qualcun'altro a sostituirlo, o farlo diventare singolare. Soprattutto perchè dovrei cambiare grafica, banner e indirizzo. E la pagina Facebook non può nemmeno cambiare nome. Il blog chiude, addio, è stato bello e grazie per tutti i "mi piace". Perchè chiude? Perchè è stato creato da due persone, quelle due che ho spiegato all'inizio, e prevede ormai che senza quelle DUE persone, questo spazio non esista. Almeno secondo il mio parere.

Ma prima di chiudere vorrei dargli un degno finale, comunque. Quindi continuerò a scribacchiare su questo spazio forse per un altro mese, al massimo. O forse per una sola settimana. Intervallando la "saga finale" con qualche altro post d'attualità o non so ancora che altro. Sempre mettendo la mia immaginetta luttazziana. E non smuovendo niente dalla grafica abituale.

Il blog chiude ma rimane aperto.


Ho sempre avuto quest'idea iper-utopica dei rapporti di coppia: pur dopo la naturale conclusione di amori, il mio desiderio è sempre stato quello di avere almeno un rapporto d'amicizia con la persona ex-amata. Ecco. Mi è mai successo? Certo che no. Ma volevo, eccome se volevo.
Con il blog vorrei fosse così. Il blog è chiuso. Ci sarà un post gigante in cui si avvertirà i visitatori occasionali che questo spazio è aggiornato a "maipiù" ma può darsi, chissà, che uno dei DUE admin di questo spazio ha voglia di scriverci qualcosa. Che sia solo un saluto, una poesia, una marchetta a lavori in corso o futuri, qualsiasi cosa. Il blog è aperto per loro. Anche per un aggiornamento fugace a Dicembre 2014 sulla propria vita editoriale o materiale. Il blog c'è, pur non essendoci più.


E dico grazie, perchè lo devo dire. Se per cinque anni ho scritto, riscritto, sbagliato, cancellato, dimenticato e proposto idee è stato grazie al Bloggo che c'era sempre. E l'ossessione dentro me di aggiornarlo giornalmente, certe volte, era enorme. E sicuramente ci sono riuscito poco, ma quelle rare volte in cui è successo ne sono stato felice.
Grazie alla mia pulzella Carmen, musa ispiratrice di cose belle (poesie che piacciono solo a lei e per Lei), e di pure una saga epica. Che non era di facile comprensione per chi non è mio amico ma che ha consentito, caso unico e ancora più raro, di far si che alcuni di loro passassero su questo spazio. Incredibile.
Grazie all'idea dell'Agosto Mentecatto. In cui ha dato quasi un senso ad un mese che odio.
Grazie alle persone che hanno cliccato "mi piace" sui miei post. E anche a quelle poche che ogni tanto hanno persino commentato.
Grazie a Simone, forse uno dei pochi ad averci seguito con costanza. Insieme a Max.
Grazie a chi c'era e non si è fatto mai sentire.
Grazie a chi non voleva esserci ma si è fatto trascinare.
Grazie a Marco e Alessandro, due membri di Acido Lattico, che hanno subito proposto una futura collaborazione su altri lidi col sottoscritto. Così, al buio, per me vale tantissimo.
Grazie ai vari portatili e modem che si sono avvicendati in questo lasso di tempo.
Grazie ai 713 tizi che hanno cliccato "mi piace" sulla pagina Facebook, che purtroppo sarà inutile tra poco.
Grazie anche a chi mi seguirà, se mai lo farò, in una prossima avventura blogghesca (si dice così?).
Grazie a chi ci ha letto. Seppur in malavoglia.
Grazie a Daniele Silvestri, che ci ha citato due volte sul suo blog. E mi ha aumentato i contatti a palla.
Grazie alle ricerche divertenti che sono passate in questi lidi.
Grazie, infine, a Francesco. Perchè per merito suo sono migliorato piano piano. E seppure lo odio tanto, e seppure me l'aspettassi da sempre, e seppure un po' mi sono sentito tradito alla notizia del suo abbandono, so che tutte queste emozioni sono un segno che io, a questo Bloggo, e alla sua presenza in esso, ci tenevo tantissimo.

Grazie a tutti.

Prossimamente: un finale decente. E poi chissà.

Ps: Che, a dirla tutta, appena ho visto Francesco iscriversi a Facebook, ho capito subito che c'era qualcosa che non andava. Odio avere ragione alcune volte.

lunedì 25 marzo 2013

Requiem for a co-admin




Un po' era nell'aria, qualcuno lo presagiva già, altri se lo chiedevano da tempo: "Lo farà? Non lo farà? Ma se non lo farà, allora perché non scrive più?"
La realtà è che, da troppo tempo a questa parte, mi sento diviso tra il senso di colpa e la gratitudine verso il mio co-admin. Quel Luttazzi4ever che, ormai più di cinque anni fa, mi volle con sé in questa avventura di due giovani wannabe con tante speranze e tante idiozie da scrivere.
Quello stesso Luttazzi4ever che non ha mai smesso di cercarmi e di insistere perché io tornassi a scrivere regolarmente. Quello stesso Luttazzi4ever con cui ho condiviso buona parte della mia adolescenza cibernetica e gioie e dolori di questo spazio virtuale.
Che però, da oggi, non sarà più mio. Definitivamente, ufficialmente.
Lascio il blog, del tutto. Non vedrete più la mia immagine nel banner, non vedrete più il faccino di Nite Owl sulla destra della pagina e, di tanto in tanto, all'inizio di un post. Non scriverò più qui, neanche quel poco che mi concedevo da troppo tempo.
Ora è tutto nelle mani di Luttazzi4ever. Che ha sempre curato e cresciuto questo spazio con amore, al contrario del sottoscritto. Questo spazio è sempre stato un po' più suo che mio, ed è giusto che ora lo diventi del tutto. Sarà lui a decidere cosa fare del bloggo degli sgrittori, sarà lui a decidere se continuare quest'avventura e portarla avanti o ricominciare daccapo. Su altri lidi, con altre storie, ma con la stessa voglia di raccontare qualcosa. Voglia di raccontare che, almeno per quanto riguarda il mondo virtuale, io ho perso da un po'.
Forse un giorno ricomincerò anche io, su altri lidi e con altre storie, ma non è questo il giorno.
Oggi spengo la mia voce, negli ultimi tempi sempre più pallida e sbiadita. La spengo seguendo da lontano le sorti del bloggo, conservando per sempre il ricordo di quello che ha significato per me. Dai primi post da innamorato ai primi tentativi di condivisione di racconti (brevi e meno brevi) che ho impresso su questa piattaforma. Dagli sfoghi alle paranoie, passando per i tentativi di far ridere e di improvvisarmi fine umorista.
Che io ci sia riuscito o meno, mi sono divertito a provarci. Mi sono divertito a leggere i commenti, a insultarmi con il mio co-admin, a tentare nuove strade e a insistere sulle vecchie. E ora è giusto che io ammetta che questo divertimento è venuto meno e che stacchi la spina. Lo devo a questo spazio e a chi lo ama davvero.
Io vi saluto, almeno da qui. Ci cercheremo su twitter, su facebook, sulla pagina di Long Wei. Da qualche parte ci troveremo, spero.
Un grazie a tutti voi, che ci avete letto e che ci avete commentato, dandoci sempre una qualche motivazione in più per continuare.
E saluto Luttazzi4ever, almeno da qui. Ricordandogli  che è sempre un emerito stronzone, e che su questi lidi è stato bello insultarci a vicenda... su facebook cercheremo di darci una controllata, ve lo promettiamo.
E un saluto al blog, a questo ultimo spazio che mi ha concesso nonostante il mio lungo silenzio. A tutte le mie parole, molte o poche, che ha imprigionato da qualche parte rendendole in qualche modo preziose.
La valigia è pronta, ora è tempo di andare. 

lunedì 18 marzo 2013

Carissimo Presidente della RepVbblica...


Ultimamente sto facendo troppi discorsi sulla politica italiana. E vi chiedo scusa se anche questo parla della situazione del nostro Paese ma ne scrivo soprattutto per due motivi:

-) La politica, chessò, ungherese o azera non mi interessa.
-) Mi preme segnalare due-tre cose dal mio punto di vista alla mia enorme platea.

Allora. Tra qualche giorno si iniziano le consultazioni e finalmente forse può darsi magari chissà, avremo un governo a breve. Ah ah ah ah. Mi scompiscio quando mi dico certe cose.
La cosa divertente di queste consultazioni è che verranno effettuate come al solito ma con un'assoluta novità: un tizio non eletto, o forse due, si muoveranno alla volta del Parlamento per parlare a nome del loro partito.
In virtù dell'uno vale uno, ovviamente.
Questa cosa mi sembra non sia mai successa ma può darsi anche che io mi sbagli, da vergognoso essere malpensante quale sono. E quindi, sempre considerando che è una situazione nuova per il nostro italico Paese, mi è venuta in mente una domanda.

Posso, Presidente, venire anche io in Parlamento per le consultazioni?

Chi me lo vieta? Ok. Ora qualcuno di voi, sicuramente qualcuno aderente al partito-non-partito o semplicemente più adatto ai ragionamenti, potrà dirmi testuali parole:

"Tu non fai parte di nessun partito. Non è scritto in nessun atto registrato che sei Presidente, vice, segretario o quaraquaqua di un qualsivoglia gruppo, associazione, movimento et similia. Quindi non ci puoi andare!"

La mia controdomanda poi sarà: "E perchè?". Nel senso del chi decide chi merita o meno di essere ascoltato per le consultazioni? Mettiamo caso che a me Vendola mi stia sulle balle anche avendo votato Sel, voglio andare a parlare a nome del partito. Perchè? Perchè sono un elettore votante e se lo fa Grillo lo voglio fare anche io (e poi batto i piedi a terra come un bambino desideroso di lecca-lecca).

Il sito del Governo Italiano indica che il Presidente della Repubblica incontra i Capi dei Gruppi parlamentari e dei rappresentanti delle coalizioni, con l'aggiunta dei Presidenti dei due rami del Parlamento. Oltre agli ex Presidenti della Repubblica e le delegazioni politiche.
Analizzo perchè mi piace farlo.

Grillo non è Capo dei Gruppi Parlamentari. Perchè non è un Parlamentare.
Non è un Presidente delle due camere.
Non è un ex Presidente della Repubblica.
Però potrebbe essere parte de "i rappresentanti delle coalizioni" e "delegazioni politiche".

Quindi ci potrebbe andare. Così come Casaleggio, il capellone che non parla mai, il visionario che crede nel mondo perfetto. Ma nel 2054. Se credessi in robe del genere mi farei ibernare, pronto per essere scongelato il primo gennaio del 2054. Lui no. Lui entra in politica. Ma non parliamo di lui.

Quindi andando a confrontare i punti in comune tra me e Grillo posso affermare che...

Io non sono Capo di Gruppi Parlamentari.
Non sono un Presidente delle due Camere. Ma solo perchè non hanno constatato che in realtà mi chiamo Davide Paolino Bianca e che nelle votazioni ho stravinto sia alla Camera che al Senato.
Non sono un ex Presidente della Repubblica. Magari "futuro", ma ex mi è difficile.
Non sono un rappresentante di coalizione. E non credo di essere una delegazione politica.

O magari ne sono parte. Se voto per un partito posso considerarmi parte di esso? No? Devo iscrivermi? Quindi se m'iscrivo al Movimento posso, oltre a scrivere commenti futili ai post del Beppe, andare a fare le consultazioni? D'altronde uno vale uno, io valgo uno, Beppe vale uno, Casaleggio vale uno. Tutti valiamo uno, se ci vado io o loro che cambia? Sempre uno siamo.

Per questo faccio formale richiesta.

Carissimo Presidente della Repubblica, Dottor Napolitano.

Mi preme segnalare, in virtù della celebre legge del "perchè lui sì ed io no", molto in voga nelle famiglie con più fratelli, perlopiù maschi, l'evidente disparità di trattamento tra il sottoscritto Davide Paolino e il signor Giuseppe Piero detto Beppe Grillo.
Perchè, mi domando, il signor Grillo può parlare a nome di un comitato, movimento, o lavanderia a gettoni ed io no? Chi sono? L'ultimo arrivato?
Ebbene no, mio caro Presidente, perchè ho ben 26 anni. Quindi potendo votare al Senato non sono l'ultimo arrivato. Quelli sono i diciottenni, puah, pezzenti! Che non solo hanno votato solo alla Camera, e per la prima volta, ma hanno contribuito a rendere orrenda questa votazione. VERGOGNA!

Ma non parliamo d'altro. Io, carissimo ed esimio Presidente della RepVblica italiana, le chiedo da parte di me medesimo, esponende del partito (scelga lei quale)

-) di essere chiamato per le consultazioni per aiutarLa a decidere al meglio chi dovrà presiedere il nuovo governo.
-) di essere, ovviamente, trasportato con soldi statali. Magari con l'aereo che sono anni che non ne prendo uno.
-) di essere servito e riverito come un Grillo, Bersani o Silviuccio congiuntivite qualsiasi.
-) varie ed eventuali che mi verranno man mano.

Detto ciò, La ringrazio Signor Presidente della sua prontissima, già lo so, risposta. Per quel posto alla partita di mercoledì, le farò sapere.

Cordiali saluti,
Davide Paolino
- consigliere esterno del (inserire partito a caso) -

mercoledì 13 marzo 2013

Carissima Eminenza...lettera al futuro Pontefice


Italia. Terra di santi, marinai e dittatori. Terra di uomini che dimenticano lavoro, famiglia, hobby e qualsiasi altra cosa sia minimamente utile per guardare se un caminetto emette fumo nero o bianco. Che è importante, sia chiaro, stiamo attendendo il prossimo uomo (1) che ci dica con chi e perchè possiamo commettere atti impuri (2).  E' una scelta che ci cambierà la vita, dobbiamo ammetterlo.

Se per caso avessimo fatto ORA il referendum sulle staminali e non nel 2005 può darsi che sarebbe passato senza Papa a San Pietro. Sarebbe stata l'occasione giusta per fare qualcosa per il nostro futuro o per quello degli altri, ma si sa, qui si viaggia a vagonate di senno di poi e quegli idioti, il 25% dell'elettorato italiano, che otto anni fa si sono recati alle urne pur sapendo di aver perso, avrebbero dato un senso alla loro scelta (e mi sento onorato ad aver fatto parte di quegli idioti).
E poi arriva il servizio delle Iene e i giudici sono feccia strapagata che merita la morte.

Ma non sono qui a parlare di coerenza cattolica. Oggi voglio solo scrivere una lettera (3). Una semplice lettera che il futuro Papa non leggerà mai perchè avrà altro da fare, non è scritta in latino, e non gliene frega niente di un agnostico come il sottoscrito. Anzi...cercherebbe di redimermi per non farmi finire all'inferno. Ma Sua Futura Santità, vivo in Italia: so cos'è l'inferno.

Eminenza,

Le scrivo questa mia perchè, in fondo in fondo, sento di credere in qualcosa. Anche se non è quello in cui crede lei. Io credo che l'amore sia la forza vitale che ci lega tutti, indissolubilmente e bla bla bla bla.
Vado al sodo perchè so che lei non ha tempo da perdere.
Auspico che dalle vostre riunioni ed elezioni private sia fuoriuscito il nome giusto per dare alla Chiesa Cattolica la possibilità di essere veramente un aiuto al mondo intero. Ve lo chiedo sopratutto perchè co-abitiamo in un territorio, quello italiano, che vi piace così tanto da averci quasi colonizzati.
Eminenza, può rimuovere dal sacerdozio tutti i preti accusati di pedofilia? E magari segnalarli alle autorità competenti. E non semplicemente spostarli da una chiesa ad un'altra come se niente fosse. Non ho nulla contro coloro, invece, che sentono il richiamo della carne con attempate mogli di qualcun'altro. E' la chimica dei corpi che te lo chiede, può succedere a chiunque.
Eminenza, può dare la possibilità alle donne, nella sua organizzazione, di contare qualcosa? Di dire messa. Di essere elette Papa. E' bello parlare di parità di diritti quando in casa propria si continua a prediligere una società fallocentrica.
Eminenza, non mi diventi come certi politici odierni. Le malattie sessualmente trasmissibili esistono. E soprattutto l'Aids. E il modo più semplice per sconfiggerle è usare il preservativo. E' semplice, non costa nemmeno tanto, e SALVA le vite. Le salva. Scientificamente. Non come le preghiere.
Eminenza, si ricorda di Karol Wojtyla? L'hanno aiutato a morire per non farlo soffrire. Perchè se lo fa un cristiano poi non merita un funerale cattolico? Me lo potrebbe spiegare (mi scusi, sono ignorante. Lo si capisce perchè non conosco il latino)?
Eminenza, due persone, se si amano, sono la cosa più bella che esista a questo mondo. Che gliene frega a Lei, mi scusi per il termine, visto che ha fatto voto di castità, se quelle due persone siano etero o omosessuali? Auspico un suo pronto intervento per frenare l'omofobia dilagante.
Eminenza, sono questi i punti fondamentali della mia lettera, su cui sarebbe bello riflettesse e ci desse qualche risposta diversa dai suoi predecessori. Che non hanno fatto che portare odio all'interno di una Chiesa che continua a fregare soldi soprattutto allo Stato Italiano, già disperato di per se.

Ecco Eminenza. Io mi chiedo una cosa da qualche anno, forse sarò miscredente e cattivo io, ma gliel'ha faccio anche a Lei la stessa domanda che mi pongo.
Perchè un prete che prende i soldi delle offerte ad ogni messa, e viene pagato ad ogni comunione, battesimo, funerale e matrimonio che officia, ottiene persino l'otto per mille di ogni, o quasi, contribuente italiano? Senza contare l'esenzione Imu sia per i luoghi di culto sia per quelli che al culto non sono adibiti, ma appertengono sempre alla Chiesa, che ci guadagna su.
Perchè? Sono domande che sono sicuro non riceveranno mai risposta ma gliele faccio. Perchè sono convinto che lei, Eminenza, dall'alto della sua giovane età, potrà dare una risposta precisa ed un segno deciso ad ogni domanda che io le abbia fatto. D'altronde pur non credendoci sono pur sempre un figlio di Dio, e suo Fratello, no?

La ringrazio Eminenza. Ed avrei un ultimo piacere da chiederLe, se posso. Questa lettera, dopo che l'avrà strappata in seguito a nervosismo e collera ed ad un'accusa di blasfemia, la getti nella stessa stufa che l'ha eletta. Così magari sarà servita, per una volta, a qualcosa di utile.

Cordialmente,
Davide Paolino.

(1) Perchè le donne sono sguattere all'interno della chiesa.
(2) Battuta di Davide Marzorati orrendamente rielaborata. L'originale è questa: "Per fortuna, non credo. Non sopporterei questa attesa febbrile per conoscere il nome della prossima persona che mi dirà chi posso scopare e chi no."
(3) Un tizio della mia città ogni Natale e fine anno manda una lettera di auguri al Presidente della Repubblica e al Papa. Quando si dice "buttare il vil denaro per nulla".

lunedì 25 febbraio 2013

Chiacchiere (pre) post elettorali


Stasera avremo un nuovo Parlamento. Che ci porterà ad avere un nuovo Governo. Che quindi verrà presieduto da un nuovo Presidente del Consiglio. Dico “nuovo” anche se un paio già li sono stati, uno è uscente e l’altro è venuto un secondo prima. Poi ci stanno le incognite, le domande che ora si fanno e che forse non troveranno mai risposta (“Se vince il Movimento, chi sarà Premier?”), ed altre che è meglio non fare per non sapere la soluzione che di sicuro non ci piacerà.
E’ quasi finita. O è solo la prima fase. Si vedrà.
Da domani comunque ci sveglieremo diversamente. Sotto un nuovo governo che penserà al nostro bene. Scusatemi, ho una pagliuzza nell’occhio, tendo sempre a commuovermi quando penso a queste cose puramente utopistiche.
Gli scenari quali sono? Li avete letti sui siti d’informazione? Robe turche, eh? Chi si allea di qua, chi va’ di là, chi se ne fotte di come abbiamo votato, chi punta solo su chi ha votato per lui, trattando male tutti gli altri e così via. Se per voi già i primi giorni di dopo-elezioni saranno tremendi, andate via. Ci aspettano “cinque anni” di problemi vari.
Ho messo tra virgolette la durata perché è ovvio che nessuno durerà cinque anni.
Magari due anni, sei mesi ed un giorno. Così, casualmente.
Ma massimo eh!

Poi ci può capitare di culo stavolta. Sale qualcuno che se ne fotte dei suoi problemi personali e ci traghetta verso la salvezza. L’Italia che diventa la prima potenza economica del Mondo. Ed i venusiani ci eleggono a loro signori e padroni. Non ce l’ho fatta a rimanere serio a lungo: ne avevo sparata una divertente, dovevo per forza aumentare il tiro.

Ma mettiamo caso che succede. Che veramente sale o risale qualcuno che pensa a migliorare ‘sto Paese. Sinceramente: c’è la possibilità che ci riesca?

Ognuno si dia la risposta.

E’ “Sì”?

-) Allora credi alla favole. O al Presidenzialismo. Ammiri Obama e le sue promesse che, almeno in buona parte, le mantiene. Speri che un giorno il tuo Presidente salga al potere inneggiando alla pace nel mondo, al ritiro immediato di truppe italiane all’estero (d’altronde dovremmo ripudiare la guerra), al riconoscimento di diritti civili ai matrimoni omosessuali e alle coppie di fatto e così via.

-)Ma puoi pensare anche totalmente il contrario. Speri che salga al governo uno che mantiene le sue promesse inneggiando alla guerra nel mondo, perché espandersi è un dovere verso la nazione, all’aumento delle truppe italiane all’estero (perché le missioni di pace servono veramente), al non riconoscimento dei diritti civili agli invertiti e la progressiva eliminazione dell’aborto. Perché la vita è sacra. Per questo finanziamo guerre.

-) E puoi essere un elemento rivoluzionario. Che auspica dell’entrata al potere di un gruppo che sovverta tutta l’idea di politica avuta finora. Qualcuno che smantelli il vecchio per passare al nuovo, all’innovativo. Qualcuno che elimini il marcio per far brillare il bello. Qualcuno che “quando c’era lui” o “addà venì”, insomma. Qualcuno. Ma quel “qualcuno” è stato mandato da te. Perché tu gli hai dato pieni poteri, con il tuo consenso. E’ lui che la pensa come te, e non tu che la pensi come lui. Qualunque cosa questo significhi.

E’ “No”?

-) Allora sei realista. O forse disinnamorato della politica. E sai che chiunque vinca la tua vita non cambierà mai. Se pure ti tolgono una tassa, o ti danno un bonus o si prendono tua suocera e le concedono due anni GRATIS di cure termali, sai che alla fin fine la tassa tornerà, il bonus se lo prenderanno in qualche altro modo e la suocera verrà a casa ogni fine settimana perché ormai la sua l’ha data in affitto per quei due anni. Sei deluso. E mediti di scappare. Perché qui non c’è niente, perché qui non c’è futuro, perché non è qui che vuoi costruirlo quel futuro. Ci hanno abituato a pensare in larga scala. Trovi un lavoro e la prima domanda che ti fanno i parenti è: “Vuoi fare quello tutta la vita?”. Sempre con quella smorfia di delusione negli occhi e sul viso. La risposta è “Vedremo”. Sempre futuro. Anche se non lo sai continui a guardare avanti, alla casa, ai figli, alla coppia, ai diritti, alla pensione.
No. Quello è un tasto doloroso, meglio non pensarci.

-) C’è anche la possibilità che tu sia un tremendo indeciso. Ed abbia disperso il voto per vedere come se la cavava tutto il resto della popolazione. Magari hai fatto bene e salirai sul carro o hai fatto male e farai lo stesso. Chi lo sa.

-) Di par punto potresti aver disperso il voto perché un timido partitino, che magari raggiungerà solo cento voti in tutta Italia, è quello che ti rispecchia veramente. Non è male ciò. Il “voto utile” lasciamolo agli altri. Tu speri che un giorno quel gruppo di persone riesca a cambiare il Paese in cui vivi. E la speranza non può togliertela nessuno. Si spera.

Non ci sei andato? Mi verrebbe da dirti che hai fatto male, malissimo. Ma chi sono io per poter giudicare il tuo rapporto con la democrazia? Magari è proprio il sottoscritto che sbaglia che non ne ha mai mancata una da quando ne ha la possibilità. Un giorno, magari sulla settantina d’anni, forse potrò capire chi dei due ha fallito.

Speri nell’anarchia? In questo Paese? Amico mio, il tuo ideale può essere forte quanto vuoi ma questo luogo in cui vivi è abituato a genuflettersi. Non può alzare la testa e dire “mi autogestisco”. Non ne siamo capaci! Puoi farmi tutti gli esempi che vuoi di sincero entusiasmo, ma in contrapposizione ad ogni evento positivo ce ne sarebbero almeno venti negativi. La matematica vince sempre. In democrazia, in dittatura, in giustizia, la matematica è sempre la sola ed unica vincitrice. La forza dei numeri, che siano i voti di un popolo, o un gruppo di cittadini in rivolta che marcia sulle strade della Capitale, o i tantissimi zeri capitanati da un uno di un conto corrente di un miliardario, sappi che la matematica è sempre quella che vince.

E noi possiamo valere zero e uno. Dipende da come ti sentivi ieri. Da come ti senti oggi. Da come ti sei sentito quando hai messo la x nel seggio, o la fetta di salame nella scheda. Ma soprattutto da come ti sentirai stasera.

“Vota (tizio) alla Camera e (caio) al Senato. Votiamo per l’ingovernabilità! Così tra sei mesi andiamo di nuovo a votare!”
“E perché votare di nuovo?”
“Perché in questi sei mesi potrebbe uscire qualcuno buono”.

(Discorso da Punto Snai. Non so se c’è più speranza o illogicità in questo pensiero profondo)

A domani. E che Dio, Buddha, Allah, Jahvè, Geova e il Prodigioso Spaghetto Volante ce la mandino buona.

O magari l’intelligenza della gente. Ma credo non esista al pari di tutti gli altri Dei di cui sopra.

lunedì 14 gennaio 2013

Perchè ti amo

Due innamorati che non riuscivano a dirselo - 30 Dicembre 2008.

Sorridi.
Mi pensi.
Mi fai ingrassare.
Mi chiedi scusa a prescindere.
Quando abbracci mi fai sentire importante.
Hai fiducia di me.
Pensi che io sia bravo, in ogni cosa che faccio.
Me lo dimostri che sono bravo, anche se non è vero.
Non urli. Mai.
Piangi con me quando sto male.
Ridi alle mie battute.
Le fai anche tu, bellissime, anche un po' da caserma.
Il tuo massimo insulto, quando porti la macchina, è "str..." così, con i puntini. Ti autocensuri perchè sei brava.
Mi accompagni alle fiere che sia sotto il freddo o con il sole.
Odi l'estate, come me.
Ami la montagna, come me.
Fai l'anniversario il primo Gennaio, come me. (Ah, che simpatico!)
Ami stare a casa, insieme.
Sei bella, e sempre lo sarai.
Sei generosa, dolce e disponibile.
Non dici mai "no", si trasformano tutti in "forse" o "vediamo".
Ti prendi tutti i dolori del mondo e te ne fai carico.
Mi accompagni ovunque.
Mi hai scarrozzato due anni prima che io prendessi la macchina, senza rinfacciarmelo.
Pensi che le mie poesie siano bellissime.
Pensi che io sia bellissimo, ed una cosa devo tenermela stretta.
Pensi che io non ti meriti, quando dovresti sapere il contrario.
Canti quando sei felice.
Disegni in modo stupendo. E un Brindisi non potrà mai eguagliare un tuo Dylan fatto con amore, solo per me.
Fai delle bellissime capriole.
Sei intelligente e parli di cose che io non arriverò mai a comprendere, come se fosse roba semplicissima.
Balli in modo osceno, come me.
Vuoi stare sempre insieme a me, come me.
Rispetti le mie passioni.
E per questo abbiamo una fedina bellissima.
Hai iniziato anche a tifacchiare lievemente Juve, per me. O perlomeno a sperare che non perda così da non vedermi triste.
Vieni alle partite di calcetto, ogni settimana, da quattro anni, per me.
E fai pure il tabellino!
Mi fai sentire in ogni istante della giornata amato.
Ti fidi dei miei giudizi sui telefilm.
Ami vedere telefilm, come me.
Ami i giochi da tavolo, come me.
Adori prendere disegni alle fiere, come me.
Ridi tantissimo quando sono brillo.
Mi hai preparato, ogni anno, un compleanno bellissimo.
Mi hai dato forza quando ne avevo bisogno.
Hai fatto di tutto per lavorare accanto a me.
Mi hai fatto sentire a casa dal primo giorno.
Mi prendi il cuscino quando ne ho bisogno.
Mi fai il caffè ogni volta che vengo da te.
Vai a dormire tardi se dobbiamo vederci qualcosa insieme.
Sei venuta a vedere Elio, con me, pur non sapendo mezza canzone.
Sei venuta a vedere Luttazzi, con me, pur non conoscendolo come autore.
Subisci gli "insulti" di Vincenzo e ridi, perchè sai che per lui è affetto.
Parli bene di me con gli altri.
Ti trucchi poco, come piace a me.
Dai commenti e voti alle ragazze che vediamo.
Non mi chiami mai prima delle 10.
Quando ti respiro, vivo.
E tanti altri. Che completerò in futuro. E che fanno parte di ciò che sei per me. Di ciò che fai per me. Di ciò che vuoi fare ancora e ancora per me. Perchè se ti amo ci sarà un motivo, ed ogni tanto capita che me lo chiedi. Qui ci sono alcuni perchè. Ti ripeto: non sono tutti, qualcosa mi sarà sfuggito di mente, sarà il tardo orario o l'andamento altalenante dell'indice Nikkei, non so. Però sappi che se ogni giorno non riesco a fare a meno di vederti anche solo per dieci minuti, la colpa, o il merito, è solo tua. E di tutto quello che c'è qua sopra. Che poi riguarda te, guarda caso!

lunedì 7 gennaio 2013

Cinque anni ed un giorno in più...


Sono quelle promesse che ci si fa quando si è amici da poco, e soprattutto si è ragazzi spensierati. Quella di restare sempre uniti di fronte a qualsiasi avversità, a qualsiasi problema, a qualsivoglia imprevisto che il futuro poi ti mette avanti. Perchè se ti senti forte in certi momenti sai che il merito è sempre dei tuoi amici, che se ne hai un paio giusti, un paio sicuri, sai sempre dove andare a sbattere la testa quando hai bisogno di loro. E stai sicuro, che se ti vogliono veramente bene, non te lo diranno mai e ti aiuteranno a colpire il muro con efficacia, per poi darti il loro sostegno tra battute e risate.
Cinque anni fa stavamo vivendo l'era paninara, io Michele e Vincenzo. L'era in cui se si usciva si andava solo a prendere un panino al volo e poi si perdeva tempo, si chiacchierava, per ore sdraiati in modi che nessuno potrebbe concepire su una sedia di plastica, sotto ad un'insegna dove troneggia un povero maiale non effettivamente felice di essere parte di quel logo. E lì si parlava dei vari argomenti che un trio di ragazzi potrebbe avere: le ragazze, il calcio, gli sfizi. E il cibo ovviamente.
E passare ore a contemplare questo o quel particolare poi del paesaggio dinanzi. Che poi' è una città. Non di quelle che si vedono nei film piena di palazzoni e grattacieli, ma è pur sempre un luogo d'aggregazione delle tue parti. Che le città le hai viste, tipo Napoli, e ti domandi poi quando dormono quelle città, e quando puoi passare una serata a navigarle con i tuoi amici parlando di qualsiasi cosa mentre tutto dorme. E la risposta sai benissimo che è "mai".

In cinque anni poi può cambiare tutto, possono succedere cose che ti allontanano da loro o cose che ti avvicinano sempre più. E cambiano poi i governi, i confini geografici, i Presidenti e i calciatori. Tutto muta, tutto va' in sostituzione di altro. E quasi come se fosse stata una scommessa, una prova di forza. Da un lato tre amici, dall'altro il tempo. E forse abbiamo vinto noi.

Cinque anni fa, come sto ripetendo più volte, abbiamo deciso che ci saremmo rivisti di nuovo, il 5 Gennaio, allo stesso paninaro, noi tre, anche se il tempo ci avesse poi diviso e anche se qualsiasi cosa ci fosse successa ci saremmo stati. Ed il 5 Gennaio di quest'anno non ci siamo rivisti, per impegni vari.
Abbiamo recuperato il giorno dopo però, perchè una promessa è una promessa e dopo cinque anni, credo, siamo riandati tutti a quel paninaro che avevamo abbandonato e che un po' si è allargato rimanendo quasi come ce lo ricordavamo tempo fa.
Insieme a noi tre c'era Carmen, la mia amata, e Giovanni, che non era a quel tempo nel gruppo dei tre pur giocando con noi settimanalmente a calcetto.
E cosa abbiamo constatato? Che i prezzi sono aumentati, che il kebab è cosa normale oggi in ogni panineria, che la Peroni da 66 cl in queste circostanze sembra ancora più buona, che tirare le cartacce in un grande secchio è sinonimo di basket da strada, che puoi stare giù quando vuoi ma quando ti vengono su delle idee divertenti tutti ridono e si sentono bene.
Insomma siamo ancora amici in tutto ciò? Vorrei dire sì, e lo dico ma con qualche riserva.

Per mia colpa ci siamo abbandonati un po'. Lavoro, amore, e tanti altri motivi mi hanno allontanato da loro. Il calcetto e le serate giochi l'hanno rinsaldato quel rapporto. Con Vincenzo sembra ogni volta che ci siamo lasciati cinque minuti prima, e si ride sempre. Con Michele invece è molto più difficile. Il rapporto era nato burrascoso ma quella parte è stata superata. Ora ci si incontra ogni mese se tutto va bene, ma sempre in comitiva. Mi mancano le serate a due, mi mancano pure i litigi per divergenze d'opinione. E come ai vecchi tempi capisco sempre quando vorrebbe essere da tutt'altra parte, ma c'è perchè ci deve essere. Per poi rimanere contento di essere rimasto.
E quindi la serata è passata lieve e veloce. Non abbiamo parlato di cosa è cambiato in cinque anni, e nemmeno di noi stessi. Abbiamo parlato della nostra attualità, di ipotesi remote, di calcetto, di fantacalcio, di donne, di topi, di qualsiasi cosa possa farci ridere. Ed è stato bellissimo.

La differenza sostanziale dal 5 Gennaio 2008 ad oggi è che ho una splendida ragazza che mi ama, ho/ho avuto un bellissimo lavoro, ho incrementato ancora di più la mia passione, ed ho scoperto tanti giochi da tavolo di cui non conoscevo l'esistenza. Le parti brutte non le voglio ricordare.

La cosa che non è alla fin fine mutata da quel giorno è che, pur tra tante difficoltà, noi tre ci siamo sempre, insieme. E speriamo di esserci ancora nel 2018. Cinque Gennaio. Solito posto. Se esisterà ancora.

sabato 5 gennaio 2013

La strada sbagliata dell'attimo prima


Alla guida c'è Fra, che ogni curva è come se fosse la prima, che quel piede dalla frizione non ha mai imparato a toglierlo come dovrebbe. Non ha una guida sicura, così si sente dire, chiedendosi quanto di quell'affermazione si riferisca alla sua condizione di patentato o a quella di inesperto timoniere della propria vita.
Alla sua destra c'è Clizia, che ogni stazione radiofonica è quella da cantare, che ogni indicazione stradale è quella da indicare. Le hanno detto che il pilota, oltre a non avere una guida sicura, non è provvisto di un senso dell'orientamento da manuale. E così lei, armata di voce per cantare e silenzi da dispensare, dispensa sicura percorsi, rotte che le hanno parlato e che lei ha saputo ascoltare. Dice tante cose, Clizia, senza parlare, ma a pochi è concesso capirle. O forse, a pochi è concesso poterle ascoltare.
Alle loro spalle, il pubblico delle poltrone in seconda fila. Un pubblico d'eccezione, si direbbe, e guardando dallo specchietto retrovisore se ne ha la certezza.
Alessio, che quando sbagli strada lui è lì, a dirti che sì, hai sbagliato, a modo suo. Ma che poi ti riporta a casa, da dove eri partito. Sempre a modo suo, ci puoi giurare, perché può piacerti o non può piacerti ma funziona, e allora non puoi fare altro che cercare lo spiazzo più vicino, fare inversione e andare dove ti sta dicendo lui. Alessio, che non c'è persona migliore con cui prendere la strada sbagliata.
E Saide, che si stringe ad Alessio ma vorrebbe stringerci tutti. Le braccia grandi e la schiena forte, per abbracciare un amico quando guida male o Alessio quando la paura di non essere forte abbastanza le si strozza in gola. Alessio, che non c'è persona migliore con cui non sentirsi forti abbastanza. E Saide, che vorrebbe abbracciarci tutti, che ti dice che ti vuole bene proprio quando inizi a pensare che è impossibile che qualcuno te ne voglia.
Saide guarda la strada, abbraccia Alessio ma abbraccia tutti. Clizia sta scrivendo una nuova canzone, ma ancora non lo sa. Alessio che sorride sornione a quello che sta guidando, perché lo sa che prima o poi sbaglierà una strada. E lui si prepara a essere lì, in quel momento, come sempre. A modo suo.
L'auto percorre una strada a caso, non necessariamente quella sbagliata. O forse lo è, ma nessuno se ne è ancora accorto. Nessuno parla, la canzone alla radio ha smesso di dire quello che poteva. Tra poco ci sarà un altro fuso orario, un'altra rotta, una nuova città.
Si trovano nella stessa auto, ma ognuno sta andando da un'altra parte. Si muovono incerti, persi nella propria solitudine, nell'attesa di quell'abbandono che li coglierà impreparati come ogni volta. L'attimo prima è sempre quello da trattenere, da conservare prima che si spenga nell'istante in cui è un altro casello, un'altra fermata, un altro abbraccio a separarli tutti.
Sempre nella stessa auto, dove Fra guida male, Clizia canta e racconta silenzi, Alessio e Saide si godono lo spettacolo dalla seconda fila, tessono fili e cuciono distanze.
Fra sta per finire contromano, ancora una volta. Lo scopriranno solo dopo, quando la curva sarà finita, quando Alessio avrà già gridato e Saide e Clizia non avranno ancora realizzato quello che è successo. Alessio non sorriderà più sornione e Fra non guarderà più dallo specchietto retrovisore.
Guida male come sempre, Fra, ma quello che gli viene in mente dopo, dopo aver realizzato, è che ci saranno altre volte in cui andrà contromano. Altre volte in cui sbaglierà strada, in cui prenderà un bivio che non doveva. E sa che non si farà niente, o che perlomeno saprà come ricucirsi, fino a quando quell'abbandono e quell'attimo prima continueranno a sorprenderli ancora insieme.



giovedì 3 gennaio 2013

Propositi decenti per il 2013


Oh, ma l'anno è già iniziato? Lo dico perchè certa gente che incontro dice che è già 2013. E io manco me ne ero accorto.
Sarà che ormai vedo il cambio d'anno come un giorno qualsiasi in confronto al nostro anniversario ( "nostro" perchè riguarda me e la mia ragazza, è plurale) o rispetto al mio compleanno, che arriva il 30 Dicembre, o rispetto a quello della mia amata, che sarà dopodomani.
E quindi ho messo da parte il fatto che è veramente 2013, è veramente l'anno nuovo, e ciò che serve all'inizio di ogni anno nuovo è una lista di cose che deve andare bene. O che uno punta a migliorarsi, mutando lievemente la propria vita, magari di una cosa nuova al giorno che nessuno se ne accorge se non se stessi. E la propria pulzella se ti ama veramente.
Ho chiuso in modo bellissimo il 2012 perchè sono successe veramente belle cose che mi hanno fatto stare bene. Tra cui una festa di compleanno preparata pazientemente dall'antipasto al dolce dalla mia amata, una partita in un torneo di calcetto, non da portiere, dove abbiamo non solo vinto ma ho anche segnato due gol (ed in 26 anni era la prima volta che ciò accadeva), un paio di fumetti ed un cappello regalatomi dai miei amici anche se gli avevo detto di non farlo, il fatto anche solo di esserci alla festa per me è stato un bellissimo regalo. E poi le risate, le battute, gli sguardi complici con Lei, la gioia di ritrovarsi tutti insieme, il viaggio a Roma dai miei nipotini, ci aggiungo pure la settimana ormai "strana" con mio fratello francese, le cinque partite a calcetto in dieci giorni, e pure Doctor Who che vedermi un episodio a sera mi rallegra l'umore.

Segue elenco di cose che sono realmente accadute dai buoni propositi dell'anno appena passato:

1) Mettermi d'impegno nel miei progetti più importanti, in rigoroso ordine: un racconto di un certo spessore a puntate, far evadere Lele Mora.
4) Rivelare al mondo che sono il ghost writer di Moccia, Vespa e Volo.
5) Rivedere quel decerebrato del mio co-admin. Che poi "co-admin" è un titolo fuorviante, diciamo quell'idiota mentecatto che pensa di dividere un blog con me. Rivederlo, mollargli un ceffone, andarmene.
6) Lucca Comics con la mia amata, ci credo!
7) Tornare alla corsa in pianta stabile, prima che arrivi l'estate quando non potrò più farlo.
11) Una catalogazione della roba che ho, appunto, in casa, non farebbe male. (Sono al 70%)
17) Scrivere il contratto con gli italiani sulle pagine bianche di ogni libro di Bruno Vespa.
18) Esultare per uno scudetto.
19) Amare e continuare ad essere riamato. Che è la cosa migliore si possa mai fare.
27) Andare a delle fiere e rimanerne soddisfatto.
36) Crederci.
37) Sperare.
38) Migliorare l'ottimismo.
39) Ridere.

Poche robe, ma alcune importantissime. Ora vediamo di fare altri 40 propositi decenti. Non "buoni", ma decenti. Che è sempre meglio di "pessimi".

1) Considerare l'ipotesi di aprirmi una kebaberia ma prima farmi un sacco di lampade. Che di sicuro nessuno ci crederebbe ad un italiano dietro al bancone. Per la barba stiamo già a buon punto.
2) Ritornare un paio di volte al cinema, allo spettacolo delle 17, a due euro. Che non era male.
3) Donare rose alla mia pulzella per una ricorrenza speciale che avverrà verso Marzo-Aprile-Maggio-Giugno. Non si può ancora dire con precisione.
4) Fare un restyling completo a questo blog. Ma proprio bello completo. Ma mantenere i due admin, purtroppo.
5) Non comprare troppi fumetti. Ah no. Comprare troppi fumetti. Così va meglio.
6) Riuscire a risolvere il dubbio tra crederci o puntare altrove. E farlo nel più breve tempo possibile.
7) Mettermi in forma con Fitness Evolved 2012. Quegli addestratori virtuali in due settimane li odio come se fossero veri.
8) Staccarmi dal pc per leggere. E per questo motivo: leggere tutto ciò che ho in arretrato. Tra libri, riviste e fumetti.
9) Giocare una partita a calcetto alla settimana. E' la mia valvola di sfogo.
10) Candidarmi alle primarie del Pd. Quelle prossime. Che tanto si sa che se vince va' a finire che cade in cinque-sei mesi.
11) Votare veramente gente che ha fatto quello che doveva fare per me e per tutti quelli come me. Ma Marchisio non si candida e quindi puntare altrove.
12) Andare dal Papa per il Venerdì di Texas Hold'Em che sono due settimane che mi chiama tutti i giorni.
13) Fare felice Lei. Ogni giorno. Non so come ma riuscirci sempre.
14) Pensare. E magari metterlo su carta, su pc, su foglio, su muro.
15) Fiere a pacchi. Con la mia amata.
16) Arrivare a duemila follower su Twitter copiando frasi altrui.
17) Dare un senso più ampio alla mia collaborazione con Acido Lattico inviando ogni tanto qualche battuta.
18) Al proposito di cui sopra: partecipare al secondo raduno di AL.
19) Rivelare al mondo che il padre del figlio di Belèn è Balotelli.
20) Far vincere le elezioni, con il mio voto, ad un settantasettenne fidanzato fresco o ad un settantenne o ad un giovanissimo sessantunenne.
21) Capire come mai a Silviuccio le donne lo inseguono mentre a me è sempre stato il contrario. Sarà il fascino dell'uomo non-pelato? Eppure anche io ho un fottìo di capelli! Non me ne capacito.
22) Finire di vedere tutti i film dedicati ai supereroi con la mia amata.
23) Continuare a vedere telefilm, con la mia amata.
24) Avviare un'attività che corrisponda veramente a ciò che io penso, ciò che io sono, ciò che io vorrei fare. E quindi dare vita alla più grande libre-fumette-giocoleria (da tavolo) del mondo. Un posto dove si entra e ci si passa la giornata intera, ma non come in un centro commerciale. Un luogo dove si pensa, si impara, ci si diverte, e ci si confronta. Un posto che fallirebbe dopo tre mesi, tre. Ma sarebbero comunque tre mesi meravigliosi.
25) Concerti. Elio, Baustelle, Silvestri. Sperando ne facciano anche uno tutti e tre assieme.
26) Scrivere per Lercio, per Glamazonia, con continuità.
27) Fare l'iter per la donazione degli organi. Se il karma esiste ne terrà conto.
28) Lucca Comics, di nuovo, con la mia amata. Cinque giorni tutti per noi sono pochi, ma sono bellissimi.
29) Dare l'annuncio al popolo che in realtà Berlusconi è un Dalek (capibile solo per i Whooisti).
30) Capire chi sono i Selenators, i Beliebers, i Directioner e capire soprattutto se staremo qui a parlarne tra massimo due anni.
31) Fare dolci. Cucinare. Essere utile. Divertire.
32) Vedere quando mi è possibile i miei amici. Stare con loro.
33) Scrivere qualcosa a quattro mani con il co-admin. Sono anni che ci provo, ma niente.
34) Uno scudetto ed una Confederations Cup. Che tanto non vale niente, quindi la si può vincere. Magari anche una Champions, che è bello sognare.
35) Una partita allo Juventus Stadium.
36) Uno spettacolo di Luttazzi! O almeno un libro nuovo.
37) Essere felice.
38) Non aver paura del futuro.
39) Crederci.
40) Scrivere.

L'anno è concluso. Il 2013 è iniziato. Questo forse è l'anno del cambiamento, o forse solo dell'assestamento. E' cambiato qualcosa in questo 2012 rispetto all'anno prima. E' mutato qualcosa, ma siamo rimasti sempre lì. Ora devo capire se rimanerci ancora. Vincerà il cuore, la ragione o la passione? Vediamo. Che c'è "il dovere" dietro la porta che fa capolino ma non lo voglio proprio stare a sentire.

martedì 1 gennaio 2013

Millequattrocentosessantuno.

Il senso e il perchè di questa foto lo trovate alla fine del post

Inizia di nuovo un altro anno. Al contrario da quello che avevano detto i Maya. Seppure in quest'anno ci siamo dovuti risorbire la ridiscesa in campo di zio Silvio. Seppure abbiamo sopportato maremoti, alluvioni, tornado, terremoti. Ma inizia un nuovo anno. E ogni volta che ricompare 'sto Primo Gennaio, da qualche tempo a questa parte per me è un giorno felice. Chissenefrega dell'anno nuovo, io sto parlando d'Amore.

Da quattro anni condivido l'esistenza con la donna più caruccia, gentile, dolce e disponibile dell'universo, anche se mi hanno detto che su Urano c'è una tizia che quasi le assomiglia, poi non so.
E questo 2012 appena finito è stato per noi un anno abbastanza bello.

Lei ha quasi finito gli esami. Altri quattro, me sembra, e abbiamo tolto da mezzo la laurea triennale. Sperando succeda per Marzo-Aprile.
Io ho lavorato molto, e spero bene, da Aprile fino a Novembre. E non mi è dispiaciuto affatto tornare a tarda notte per tutta l'estate perchè avevamo un importante punto d'arrivo comune: Lucca.
Il Lucca Comics è stato il primo viaggio vero, insieme. Dal 2009 sognavamo una nostra vacanza, in cui poterci vedere per tutto il giorno, poter stare insieme tutto il giorno, e ridere, scoprire, rilassarci in due. Senza obbligo di orari di ritorno nelle rispettive case, ma stando molto attenti agli orari dei treni, però. Sennò a Pisa chi ci tornava?
E Pisa. Città amabile ma deserta, che ci ha donato kebab, birra, panini bio e l'OrzoBruno. Ogni serata è stata indimenticabile. Ogni momento di quei cinque giorni è stato speciale. Ogni volta che ci ripenso mi viene voglia di tornare indietro, ben sapendo però che in avanti di vacanze così ce ne saranno ancora. E ancora ancora e ancora.
Abbiamo fatto due giorni al Comicon di Napoli, uno al Cavacon, uno al Romics, quattro a Lucca Comics e uno al Comicon di Salerno. Per l'anno prossimo l'idea è implementare ciò (magari togliendo Roma che l'ultima edizione non è piaciuta per niente) con Narni. Ma dipenderà da molti fattori. Primo tra tutti il vil danaro. E se il vil danaro servirà poi per altri cinque giorni lucchesi.
Abbiamo cambiato un po' abitudini, abbandonato il cinema per rilassarci davanti alla tv con telefilm a palla. L'elenco comprende The Walking Dead, la prima di 24, Touch, Game of Thrones, la settima di How I Met Your Mother, la prima di Joey, la prima di Cougar Town, l'ultima di Chuck, Fringe, Person of Interest, Castle, Once Upon A Time, la terza e la quarta di Due uomini e Mezzo, Homeland, Falling Skies ed ora  siamo in visione di Studio 60.
Abbiamo finalmente messo in cantiere nella pausa estiva l'idea di toglierci da mezzo ogni film di supereroi e quindi abbiamo goduto della visione di Spiderman 3, X Men 1-2-3 e Wolverine e i due dei Fantastici Quattro. Ce ne mancano ancora tanti.
Abbiamo riso, scherzato e giocato insieme. Abbiamo trovato modo e tempo di vederci anche quando era difficile. Abbiamo pianto quando si doveva farlo, abbiamo festeggiato quando invece era tempo di essere felici, abbiamo goduto appieno del tempo trascorso insieme. Diciamo che poi in queste feste ci stiamo ricaricando come pile prima del ri-inizio dell'attività universitaria.
Abbiamo avuto problemi con i regali generale di anniversario/compleanni/festività varie che ci facciamo a fine anno. Lei mi ha regalato una vera macchina da scrivere che desideravo da anni ma che funziona a tratti, purtroppo. Io invece non sono riuscito a darle il regalo che avevo preparato con amore per colpa delle poste. E l'altro che le ho fatto invece ci ha distrutto entrambi: un gioco di fitness per Xbox che veramente ti mette in forma. Ma ti distrugge se sei un minimo fuori allenamento (o se non fai piegamenti da quando avevi 16 anni)
E abbiamo corso insieme, forse un po' poco.
E lei mi ha accompagnato ad ancora più partite.
E io la incenso sempre con i miei amici per la sua eterna disponibilità e il suo non chiedere nulla in cambio.
Oltre per quello che mi da. Materialmente che psicologicamente.
Perchè Lei rimane vita.
Lei rimane Calma. Penso a Lei e tutto passa. Non scherzo. Non sto tirando in ballo pensieri innamorati astratti solo per fare il romantico.

Lei è la Calma. Perchè quando vedo Lei, io mi calmo. E quando sul letto appoggio la mia testa sulla sua spalla e respiro, quello è il mio Natale.

Ti amo. Tre rose rosse e una bianca. Significano quattro anni. Nella mia mente non siamo neanche ad un decimo di vita insieme.

(La foto è stata fatta l'ultimo sera prima del ritorno a casa. I due tipi ritratti avevano deciso di andare in un locale diverso da quelli che avevano già provato a Pisa. E si sentivano convinti che non avrebbe mai potuto piovere in quella serata. Ah ah ah, che simpatici.
Invece piovve. Pisa non ha cornicioni che possano proteggere quelli che camminano sul marciapiede e si sono quasi completamente inzuppati. Per dare un che di divertente alla cosa, i due sono entrati nel locale, hanno osservato la desertificazione della clientela del posto, hanno osservato i prezzi e sono scappati correndo all'OrzoBruno. Lì, ancora bagnati, dopo una birra si sono auto-scattati. Con risultati non eccellenti.)

venerdì 28 dicembre 2012

Il Misterioso lato Oscuro del Natale




Del Natale ci piace ricordare l'albero, il presepe, Babbo Natale, i regali, il camino acceso, lo spirito che pervade gli animi di tutti gli uomini di buona volontà.
Ma nessuno si sofferma mai abbastanza sullo spirito oscuro di ogni Natale, il rovescio di una medaglia fatta non soltanto di buoni propositi e sentimenti sdolcinati.
C'è un essere malvagio che dopo un anno di letargo si risveglia dal proprio torpore e ritorna spietato e invulnerabile a mietere vittime. Le coglie quando sono ancora assopite, tra un panettone alla crema di albicocca e un pandoro farcito alla panna più grassa che mente umana abbia mai potuto concepire. Le aspetta lì nella penombra delle luci dell'albero, in agguato, entità distruttiva che nessuno è mai riuscito a sconfiggere davvero.
Lo spirito delle partite a carte.
Perché non è un vero Natale se non si fa una tombolata, se "dai ragazzi, perché non ci facciamo una partita a carte?", se non si riunisce il parentame per sedersi tutti attorno a un tavolo e perdere preziose ore da dedicare a una pennichella aspettando invece che un re di denari si unisca a un sette di non importa quale seme. Natale è l'unica occasione in cui i genitori irreprensibili si trasformano nelle mamme delle aspiranti Miss Italia e permettono - anzi, scusate, costringono - i propri imberbi figlioletti a unirsi alla compagnia. Lo esigono, ed esigono anche che il bimbo in questione si diverta.
"Dai, Franceschino, che ora che torni a scuola potrai scrivere un bel tema su questa serata!".
Per quanto si possa sperare di scamparla all'adunata generale della zia, degli amici delle scuole superiori, dell'organizzatrice di eventi dell'oratorio del quartiere, evitare l'annuale partita a carta slash tombolata è pressoché impossibile.
A nulla valgono i tentativi di rifugiarsi nei bunker costruiti faticosamente durante tutto l'anno in attesa che la profezia dei Maya ci cogliesse mentre la nonna sta millantando una cinquina inesistente, la tavolata di parenti si abbatte impietosa su ognuno di noi senza nessuna possibilità di scampo.
Dalle mie parti, poi, la diabolica maledizione prende la forma di un gioco da cui solo pochi eroi sono usciti indenni. Il gioco si chiama "Zompacavallo" che, come l'etimologia locale ci insegna, significa proprio "saltacavallo" (Mi preme sottolineare che da queste parti usiamo la parola "zompo" per alludere a significati ben diversi da quelli di una triste partita a carte, ma questa è una storia fin troppo interessante per trovare luogo in questa sede).
Orbene, il gioco in questione si basa su un egoistico principio per cui ogni giocatore riceve una carta coperta che può passare al giocatore al proprio fianco nel caso in cui si accorgesse che si tratta di un numero troppo basso. Operazione che subisce due variazioni: una nel caso in cui il giocatore al proprio fianco possedesse un Re (o dieci) e una nel caso in cui il giocatore al proprio fianco possedesse un Cavallo (o cavaliere, o nove). Nel primo caso il giocatore è impossibilitato nel passare la carta, rimanendo decisamente fregato; nel secondo caso, non può passare la carta al giocatore direttamente al proprio fianco ma la fa "saltare" di due giocatori. Da qui il nome Zompacavallo, appunto.
Esistono diverse variazioni, non tutte divertenti. La più infida, a detta del sottoscritto che, sottoposto all'agonia di una partita a Zompacavallo non riesce proprio a tacere, consiste nel tentativo da parte di chi ha perso tutte le proprie vite di far parlare chi invece è rimasto con delle vite. Se il giocatore in questione riesce a parlare, passa automaticamente la propria vita a chi lo ha fatto parlare.
Una roba per omertosi dalle dubbie implicazioni etiche, in sostanza.
La verità è che di giocare a zompacavallo non ha mai nessuno troppa voglia eppure, per non si sa bene quale insondabile mistero, nessuno riesce a farne a meno. C'è sempre chi, in una comitiva di quindici persone, ha la brillante idea di fare "un giro veloce a zompacavallo, tanto finiamo subito", senza tener conto che ogni giocatore dispone di ben tre vite e che, moltiplicate per quindici, fanno quaranticinque vite. Senza contare il simpaticone della compagnia - che ogni compagnia che si rispetti deve averne almeno uno - che una volta uscito dal gioco le tenta tutte per far parlare chi è ancora in vita.
"Ehi, ma quella che sta prendendo fuoco lì fuori non è la tua macchina?" è la più gettonata, nonché quella di maggior successo. Tirate voi le conclusioni.
Se si aggiungono le varianti dei cuginetti che devono andare in bagno, degli amici che vengono chiamati al telefono e che non possono fare a meno di rispondere, dei bruchi che nel frattempo sono diventate farfalle e stanno già sbattendo le ali provocando un gran giramento di balle nelle mutande, riuscite ad avere un'idea chiara di cosa significa "un giro veloce" a Zompacavallo.
In poche parole, un'epopea. Una lunga, tortuosa, tormentata, dolorosa epopea.
Nessun libro ne parlerà mai, perché forse a nessuno interessa davvero, perché forse si tratta di un segreto troppo grande perché la carta stampata ne tramandi i resoconti o perché invece nessun editore vorrebbe mai pubblicare un tomo di simili dimensioni.
Vorrei potervi dare il consiglio giusto per evitare di incappare in una tombolata con i parenti, in un sette e mezzo con gli amici o in un "giro veloce" a Zompacavallo. Vorrei potervi dire che dovete solo cercare di riconoscere chi, al vostro tavolo, sta mischiando il mazzo di carte napoletane tenendo d'occhio i re e i cavalli e di farlo fuori a colpi di torrone. Ma non ci riuscirete, statene certi. Perché il potere di questo demone chiamato Zompacavallo è anche quello di teletrasportarsi da parente a parente, vagando nelle teste di ognuno degli invitati alla ricerca dell'anello debole che invocherà il suo nome.
E una volta evocato, non c'è nessuno che potrà salvarvi dal tedio che regalerà alla vostra serata.
Quello che posso dirvi, miei cari lettori, è che almeno quest'anno, finora, sono riuscito a eludere il tentativo di essere coinvolto in una serata a Zompacavallo.
Ho abbandonato delle persone a cui voglio un gran bene e che si sono sacrificate per me, e di questo non vado fiero. Ma, anche se solo per una volta, aver sconfitto il nemico ha depurato in parte la mia inquieta anima permettendomi di apprezzare a pieno lo spirito del Natale.
Buone feste a tutti, giocatori o non giocatori, perché l'augurio più vero non è che si smetta di giocare a Sette e mezzo o a Zompacavallo. La speranza più sincera, in questo periodo, è che dall'anno prossimo non ci chiedano di pagare una tassa anche sulle caselle della tombola. 


Ad Alessio e Saide, perché so che hanno preso nota della mia defezione e che un giorno me la faranno pagare. A Clizia, perché sconfiggere il demone dello Zompacavallo da solo non sarebbe stato lo stesso.

domenica 23 dicembre 2012

Una botta di culo


Che uno sia credente o meno o che abbia visto "The Secret" e minchiate varie, tutti quanti aspettano prima o poi la cosiddetta botta di culo che ti cambia l'esistenza. Quel sei al superenalotto, quella giocata vincente alla partita di poker del secolo, quella scommessa azzeccata, quell'investimento giusto e Dio o chi per lui sa solo cosa. Basta che ti cambia, ti fa contento, ti porta al settimo cielo per poi farti benedire quel giorno, quel momento, quel secondo per il resto della tua vita futura.
Una semplice botta di culo. Cosa ti chiedo Dio? Tu puoi tutto no? Che cosa è per te che sai fare qualsiasi gioco di prestigio quello di donarmi, dal nulla, denaro donne e divertimento a volontà? Guarda caso iniziano tutte per "D" queste parole. E tu sei "Dio". Che casualità!
E accade che ogni anno, a Natale, queste richieste aumentino, raddoppino, triplichino, quadruplichino e mi fermo qui perchè "quintuplicano" mi sembra un termine troppo difficile da scrivere bene. E se ce l'ho fatta merito mille punti ortografia.
Natale ti fotte con quella simpatica illusione della speranza, della felicità, della gioia, dell'amore. Tutte cose che sono costruite a tavolino dal tizio barbuto della Coca-Cola, o dalle fabbriche di giocattoli o dal Dio Amazon. Che di sicuro fa più miracoli lui sotto le feste che quello "vero".
E io chi sono, il figlio della serva? E' politicamente corretto dire ciò? Posso dire della "schiava" se vi piace di più, fate vobis.
Anche io voglio una cazzo di botta di culo. E che diamine. E  non vi offendete che scrivo parolacce che così si parla veramente. Non edulcoriamo il mondo alla Bonelli style! La gente si insulta e lo fa pure pesantemente. E io faccio parte della gente. O delle persone. Non ho mai capito la differenza sostanziale tra le due categorie.
E quella botta di culo la desideravo oggi. Sto passando un periodo di inattività che dovrebbe durare poco, così si spera, e quando si sta inattivi si spera che la fortuna ti risolva le situazioni al posto tuo no? E niente. Non si vince una scheda quest'anno, non si vince una partita al Fantacalcio, non si vince nemmeno una dannata lotteria della tua fumetteria. Almeno i fumetti gratis, Dio, fammeli avere! Non costano niente a te e fai qualcosa per non farli pagare neanche a me! Sono uno dei clienti più affezionati della Alastor, meritavo un regalo. E invece tu non sei d'accordo. Non sei mai d'accordo. Perchè tu, amico Dio, odi il gioco d'azzardo secondo me. Ma perchè inventarlo se lo odi, io non me lo spiego. E' come se io che non sopporto gli spinaci permettessi al mondo di coltivare spinaci. E' un controsenso. Cosa ci guadagnerei?
E quando poco fa ho percorso due semplici vie per tornare a casa, al gelo, mi chiedevo del perchè io non avessi mai una botta di culo.

Forse perchè l'ho avuta quattro anni e qualche mese fa. Quando ho incontrato Lei. La ragazza più dolce del mondo che condivide con me, ultimamente, tre quarti di giornata. Senza mai sbuffare, senza mai arrabbiarsi, senza mai criticare. Che poi è ovvio che chiunque sia innamorato dica che la propria metà sia "la più dolce del mondo" anche quando non è vero e lei è un'arpia. Perchè è quel bastardo del gene dell'innamoramento, che non so come si chiama e forse nemmeno esiste, che ti fa dire queste cose e molte altre.
E' quello che te la fa rimanere ad osservare per decine di minuti interi come se fosse un'opera d'arte.
E' quello che ti porta a sorridere se solo lei sorride.
E' quello che ti porta ad amarla se solo fa qualcosa, pur se semplice, ma lo fa per te.
E' quello che ti fa apprezzare ogni suo sacrificio come una scalata a mani nude dell'Everest.
E' quello che ti fa dire "Amami e sarò tuo per sempre".
E' quello che ti fa capire che la botta di culo della tua esistenza è Lei. E se credi in Lei ne avrai poi tante altre, in tutti gli ambiti che vuoi, ma solo se ci sarà Lei con te.

E Lei mi perdonerà, forse, se sono otto mesi che non le scrivo una poesia, se da tempo non le faccio una sorpresa, se ultimamente non la accompagno a fare la passeggiata con la sua belva d'ordinanza e preferisco giocare con la SUA xbox a casa SUA. Lei mi perdonerà, forse un giorno, se non le cucino una cenetta romantica e aspetto sempre che sia lei ad "imboccarmi" e ad invogliarmi a godere di questi momenti insieme. E Lei mi perdonerà, forse più in là, se ogni tanto non combatto e permetto a me stesso di arrendermi, e Lei odia quando mi vede arreso. Lo odia tantissimo e ci rimane male.

Spero perdonerà poi anche un titolo del genere per descrivere la fortuna che ho avuto nell'incontrare Lei. In vita dovrà perdonare tante cose che farò o che dirò. E spero che non debba mai pentirsi della scelta che fece un primo gennaio di qualche anno fa.

Perchè della mia non me ne pentirò mai.

lunedì 19 novembre 2012

Lo Scotch


Non ho mai fatto un trasloco in vita. Mai. O perlomeno so che l'ho fatto ma avevo al massimo tre anni e non ricordo niente, non ho la minima idea di cosa sia stato e di come si pianifichi e si può notare, in questi giorni, come è facile capire che non so dove mettere le mani.
Sia chiaro, so che mi rendo utile in qualche modo, ma è difficile capire le priorità di inserimento negli scatoloni, il senso di imballaggio, il tipo di scotch necessario a non far cadere tutto, la scelta del cartone da "recuperare" per strada, il tempo soprattutto, sia quello atmosferico che quello materiale, che manca sempre. Che poi stai sicuro che o farà caldo, o pioverà, o qualcos'altro si metterà di traverso.
Perchè il trasloco, per principio, deve essere una fatica immensa. Non oso immaginare chi lavora nel ramo.

E da qualche giorno anche io ormai ci sono dentro, anche se non riguarda la mia casa (per fortuna), anche se non riguarda un mio trasferimento imminente (doppia fortuna). Tanto lo so che se un giorno, breve o lontano che sia, mi dovrò spostare sarà un'estrema fatica non per portare via i vestiti o qualsiasi altra cosa essenziale alla vita di un giovane umano, ma i fumetti. Pacchi e pacchi di fumetti. Minimo una ventina ne serviranno. Per fortuna, anche qui, non andrò tanto lontano (quindi tanti soldi risparmiati per il noleggio del furgone!).

La gelateria si sposta e va' altrove. E mettere tutto apposto sta diventando sempre più una scommessa. Figuriamoci le fasi di trasporto che, fino ad adesso, sono state abbastanza agevoli ma il peggio dovrà ancora arrivare. Per quel giorno il meteo premetterà burrasca, o un agosto improvvisato, solo per darci fastidio.
Ed io, solo ora, e dopo quasi due anni dal primo ascolto, finalmente capisco questa canzone.



Here is your picture, take it away
I might be happy some day
and just in case you come around
I'm gonna change the sound
I'm gonna change the sound
Sarà successo pure a te sicuramente di ritrovarti
affaccendata in un trasloco che era iniziato forse
superficialmente e che immancabilmente poi
si è complicato, poco a poco
Avrai raccolto qualche foto spensieratamente
assecondandone il ricordo come fosse un gioco
per ritrovarti persa disperatamente
a maledire sia la foto sia il trasloco.
Ci sono scatole che sembra si rifiutino
di contenere anche lo stretto necessario e
l'inventario che credevi facilissimo ora è un calvario
e mette in crisi sia l'umore e sia lo scopo
Quindi perdona, ancora non so, quando mi piazzo
telefonerò per adesso forse piango ancora un pò
chi parte crede che basti lo scotch ma non
chiude un granchè, no magari provo in America
In America non so, I'm gonna change my world
so here is your picture take it away, I might be
happy some day and just in case you come around
I'm gonna change the sound
I'm gonna change the sound

sabato 10 novembre 2012

Lei

Le occhiaie da "ritorno a casa".

Dovevo parlare ancora di Lucca. Altri due post dicevo. Questo è uno dei due.

Sono andato alla fiera due altre volte nella mia certamente poca esistenza. La prima avevo 20 anni, ero giovane, era la mia quarta volta fuori di casa per qualche giorno, ma di sicuro la prima che avevo organizzato io. Forte della mia esperienza come pseudo lavoratore durante l'anno di servizio civile, mi sentivo contento ed entusiasta di essermela meritata quella vacanza. Lavoravo pur sei ore al giorno e certe volte anche dodici pur di farmela. E fu divertente. Conobbi da vicino colui con il quale aprii questo blog. E da oggi a cinque anni ne sono accadute di cose.
La seconda volta è stata a 22 anni. Ero un disoccupato cronico che non riusciva a trovare niente per andare avanti, nemmeno un'idea giusta che gli potesse portare un po' di felicità. C'era la passione per la scrittura ma l'ispirazione, diciamocela tutta, non è che ci fosse mai stata così tanto. E poi c'era l'occasione: sì va', ospitati, e si risparmia l'albergo, la casa, la notte. Poi basta comprarsi qualche panino e si riesce a vivere. Qualche soldo per i fumetti da parte c'è, e allora via. Un mese dopo, esattamente un mese dopo, mio fratello avrebbe vinto 1000 euro che sarebbero poi stati divisi in due parti uguali. Se fosse successo un mese prima, o almeno due giorni prima del viaggio, forse quella Lucca Comics sarebbe stata migliore. Comunque, in conclusione: un mezzo disastro.
E non perchè la Juve ne prese tre dal Napoli in casa, e non perchè il viaggio d'andata e di ritorno in treno durarono ore e furono insopportabili (per la puzza, per l'orario notturno ed altro), e nemmeno perchè ho passato parte di quei tre giorni all'area Pro a dare incitamenti al co-admin, ma per il senso di fastidio, perenne, che quella fiera, quei quattro giorni, avevo addosso. Pur contento di esserci, pur volendo esserci, io non c'ero. E il malo modo con cui mi sono salutato, se così si può dire, con colui che mi ha ospitato ha fatto il resto. Che poi, a dirla tutta, dopo tre anni manco l'ho capito perchè ce l'aveva così tanto con me, l'ultimo giorno.

La terza volta, a 25 anni tendente ai 26, è stata bellissima. Certo, ha avuto i suoi problemi: pioggia torrenziale all'arrivo, mal di treno assurdo sull'Italo, valigie pesanti ed abnormi, treni regionali che non arrivavano mai, folla pressante negli stand e quant'altro. Tante di quelle cose che se messe insieme possono far incazzare, o perlomeno infastidire una persona. Figuriamoci una coppia alla sua prima vacanza assieme.
E invece mi viene semplicemente da dire: "sticazzi". Sticazzi alla pioggia, al mal di treno, alle valigie che al ritorno pesavano il doppio, ai treni che non arrivavano, alla folla che ci disperdeva, ai tizi che aumentavano i prezzi dei Julia, e a qualsiasi altra cosa. Io e lei siamo stati benissimo e tutto questo, e qualsiasi altro ancora, non avrebbe potuto rovinare questo nostro momento.
E' durato sei giorni. Sei giorni in cui ci siamo visti così tanto che ritornare alla dura realtà è stato bruttissimo. Vederci sempre ci ha fatto capire come abbiamo bisogno l'uno dell'altro durante la nostra vita di tutti i giorni, anche se ne eravamo già consci. In quasi quattro anni che condividiamo la stessa strada, in senso metaforico, abbiamo capito fin dal primo mese che avremmo dovuto vederci ogni giorno, per stare bene.
E capita poi che quella mezz'ora che si sta assieme, solo, ci fa star male. Vorremmo sempre di più.
Vorremmo svegliarci e trovarci vicini. Uscire e trovarci uniti. Rientrare e pranzare assieme. Riposarci e dormire abbracciati. Vorremmo essere una cosa sola pur perfettamente divisa, anche se con proporzioni diseguali.
E forse lo siamo. O lo siamo stati questi sei giorni. In cui ogni tanto capivo, pensavo, mi autoconvincevo, ridevo o sorridevo solitario.
Quando stavamo in fila per qualche disegnatore, quando lei ha chiesto a Soldi un Julia al momento, quando ci dividevamo tra gli stand, quando notava lei i fumetti da controllare, quando ad ogni mio programma mattutino non obiettava neanche un instante salvo poi dare la sua versione lievemente migliorata, quando mi preparava i panini al mattino, o il pan bauletto con la nutella, o il tramezzino, o ordinava una birra per poi lasciarmene più di metà. Quando si faceva firmare le stampe emozionata, quando ha accettato la prima volta di seguirmi al Comicon a Castel Sant'Elmo, quando ha ricambiato il mio primo bacio.

Io ho capito, e capisco tuttora, ogni volta la stessa identica cosa: sono fortunato. Se esiste l'idea della persona giusta per tutti Lei è la mia. Lei e solo Lei. Certo. A Lucca o ad altre fiere ne ho viste girare di ragazze trascinate magari dai loro rispettivi fidanzati in quel mondo fatto di nuvole parlanti o di cosplay, di disegnatori o di ramen, di gadget o di action figures. Ma Lei la vedo felice. Anche solo se fosse la felicità di farmi contento, Lei sembra anch'essa felice. Di rimando.
La passione per i fumetti è la mia, lo so. Io l'ho fatta entrare in questo mondo, dalla porta di servizio così come ci entrai io. E mi fa piacere che le piaccia. Che sia entusiasta di accompagnarmi in ogni nuova avventura (Salerno e di nuovo Cava, sono dietro l'angolo), l'importante è stare insieme.
E il punto è sempre questo.
Stare insieme.
Io e lei. Tutto il giorno. A chiacchierare, ridere, divertirci, o semplicemente aspettare. Perchè nella mia vita ho aspettato tanto. Poi un giorno Lei è arrivata, ed abbiamo iniziato ad aspettare insieme.

Questo è un post per la migliore compagnia avrei potuto avere in questi sei giorni. Mi dispiace per Francesco che ha condiviso con me due edizioni di Lucca Comics, ma Lei non la batterà mai.
Questo post ovviamente è per Carmen. Mia musa ispiratrice che, negli ultimi mesi, ha visto calare drasticamente le poesie, le frasi, i pensieri dedicati a Lei. Spero solo che seppur siano stati di meno in questo spazio virtuale, siano raddoppiati nella vita reale. Lo spero tantissimo. Perchè tutto quello che mi dà, è sempre il triplo rispetto a quello che riceve.

Ti amo. Se non l'avessi capito.

domenica 1 luglio 2012

Uno più uno fa tre e mezzo


Ed eccoci qua. Tre anni e mezzo di felice amore con una donna che da più di quella fatidica data mi ha sconvolto la vita e mi ha fatto desiderare, ardentemente, di essere il suo uomo. Quello che ha il compito di farla ridere, di farla divertire, di farla sentire amata, di farla essere felice.
E' un compito che mi sono ripromesso di rispettare in ogni giorno che passa, in ogni ora che posso stare a contatto con quella morbida pelle, con quel visetto carino, con quegli occhi gentili.
E passano i giorni, sembrano non passare ma passano, veloci certe volte, lenti altre.
Passa l'inverno amato in un secondo, come se non fossimo mai stati vicini, per scaldarci, come se la scuola, i corsi, gli impegni, avessero ordito trame per distruggerci, piegarci e allontanarci.
Passa la primavera già soffrendo, perchè il caldo è vicino, e il dolore è eterno per due persone nate nel freddo e desiderose di ritornarci in ogni istante, in ogni momento.
Arriva l'estate col suo calore e gli impegni lavorativi. Ma qualcosa sta cambiando, sembra strano ma riusciamo ad essere più vicini. Che sia anche solo per un'ora più del "normale". Ritornare sdraiati, uno affianco all'altro, a vedere telefilm è qualcosa di speciale. Perchè siamo insieme, ora, siamo insieme, domani, siamo insieme per sempre. E attendiamo intanto Novembre. Perchè arriverà, un giorno o l'altro, arriverà. Si porterà dietro gelati, cambiamenti, visite e ritorni. Si porterà insieme due cuori felici di un viaggio solitario, uniti. Si porterà insieme l'inizio di qualcosa di stupendo che dovrà ancora arrivare.
Perchè sono tre anni e mezzo ma è ancora l'inizio. Tre anni in mezzo in cui cresciamo ogni giorno, non in centimetri per fortuna, ma in amore. Perchè l'amore può aumentare, così come diminuire e alfin scomparire.
E se è vero che l'amore quello autentico, quello forte, quello che accade una sola volta nell'intera esistenza dura al massimo 1 anno. Io sono contento di essermi innamorato ben quattro volte di te.
Tra sei mesi inizierà il mio quinto, personale, innamoramento.

L'ho detto da più di un mese: la finale degli Europei è il 1° Luglio. Non può essere un caso. Le Samichlaus trovate non possono essere un caso. Il telefilm che riguarda i numeri, guardato in una settimana(come non accadeva da anni credo), non può essere un caso.

Oggi si festeggia, piccola mia. Non una, non due, ma tre volte. E mezza.

(Niente poesia che sto un po' a corto di rime e pensieri quando fa caldo. Inserisco una canzone che mi fa pensare a "Casa". Che ovviamente non è il luogo in cui dormo, ma Lei.)

Another summer day
Has come and gone away
In Paris and Rome
But I wanna go home
Mmmmmmmm

Maybe surrounded by
A million people I
Still feel all alone
I just wanna go home
Oh, I miss you, you know

And I’ve been keeping all the letters that I wrote to you
Each one a line or two
“I’m fine baby, how are you?”
Well I would send them but I know that it’s just not enough
My words were cold and flat
And you deserve more than that

Another aeroplane
Another sunny place
I’m lucky I know
But I wanna go home
Mmmm, I’ve got to go home

Let me go home
I’m just too far from where you are
I wanna come home

And I feel just like I’m living someone else’s life
It’s like I just stepped outside
When everything was going right
And I know just why you could not
Come along with me
'Cause this was not your dream
But you always believed in me

Another winter day has come
And gone away
In even Paris and Rome
And I wanna go home
Let me go home

And I’m surrounded by
A million people I
Still feel all alone
Oh, let me go home
Oh, I miss you, you know

Let me go home
I’ve had my run
Baby, I’m done
I gotta go home
Let me go home
It will all be all right
I’ll be home tonight
I’m coming back home