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mercoledì 25 luglio 2012

Vota Acido Lattico


Questo magico mondo che voi frequentate, forse anche troppo, e che consiste in news, aggiornamenti, liti furibonde tra ragazze, porno, video di liti furibonde tra ragazze nel fango, facebook, link con Simoncelli su Facebook, streaming di serie tv, streaming di fiction con Gabriel Garko, twitter, creare hashtag con gli One Direction e Justin Bieber su Twitter, leggere ragazzine promettere cose che io alla loro età nemmeno sapevo agli stessi di cui sopra, varie ed eventuali, è un mondo magico sì ma pieno anche di spazzatura, immondizia, e minimo senso del pudore. Ma siamo anche grati alle ragazze che non lo posseggono affatto. Senza di loro le nostre giornate sarebbero infinitamente più tristi.

In questo meraviglioso globo internettiano pregno di gioia, dolore e liti tra emeriti sconosciuti su tutti gli argomenti principi di questo universo(topa, calcio, topa, calcetto, topa, politica, topa, Berlusconi, Berlusconi e le sue tope) c'è un sito che da anni cerca di premiare i siti o i blog o i forum più meritevoli sul magico mondo italiano dell'internet. Quest'anno, ricordandomi l'altroce figura di melma fatta l'anno scorso quando ho cercato di invogliarvi a votare questo spazio, vi prego assolutissimamente di dare una mano al collettivo Acido Lattico. Che senza di loro io adesso sarei una persona migliore. Ah no, dovevo dire il contrario.

Il Collettivo Acido Lattico invita tutti i suoi sostenitori a votare il blog presso questo indirizzo e di inserire il link al blog (http://acidolattico2011.blogspot.it) nelle sezioni:

-) Miglior Sito 2012

-) Sito Rivelazione dell'Anno

-) Miglior Community

-) Miglior Sito di Satira

Vi raccomando però di votare almeno 8 categorie differenti (OTTO!) e di non mettere il nostro meraviglioso blog in più di quattro sezioni pena la cancellazione del voto. Detto questo vi elenco i motivi per cui dovete votare noi e non qualsiasi altra cosa abbiate in mente.

1) Perchè Acido Lattico è veramente il miglior sito di satira in circolazione.
2) Perchè Acido Lattico ha un grande criterio nella selezione delle battute giornaliere, ed infatti io vengo effettivamente quasi sempre scartato.
3) Perchè Acido Lattico è una ventata di aria fresca in una comicità scadente fatta solo di giochi di parole e così tanta amata su Twitter.
4) Perchè non vedrete mai nessun componente di Acido Lattico guadagnare soldi con le vostre battute.
5) Perchè è un progetto che si rinnova ciclicamente e apre a qualsiasi novità.
6) Perchè mi hanno fatto scoprire Comic Life e la mia vita è peggiorata.
7) Perchè loro sono un gruppo di persone che crede veramente in quello che fa e vuole che quello diventi il proprio mestiere.
8) Perchè loro sono sicuramente molto più divertenti del sottoscritto.
9) Perchè mi fanno sentire in colpa dato che leggono robe importanti tipo Dostoevskij mentre io leggo Faletti.
10) Perchè non hanno bisogno di dieci motivi per indurli a farsi votare.

Varie ed eventuali:

1) Il Pd ci teme.
2) Beppe Grillo ci accusa di essere qualunquisti.
3) Il Pld ci ha proposto 48 posti in Regione Lombardia per farci stare zitti.
4) La Lega punta a farci scindere.
5) Luttazzi fa finta di non conoscerci quando invece è tutta colpa sua.

Cose che accadranno se voterete altri al posto nostro:

1) Spread a diecimila.
2) L'italia farà la fine dell'Italia.
3) Monti scapperà in Egitto e tornerà il nano.
4) Il Nano scapperà in Svezia perchè gli hanno parlato molto bene della fauna locale.
5) Il nano tornerà altre venti volte e sarà diventato immortale.
6) Luttazzi non tornerà mai più in tv ma io sì.
7) Al posto di Luttazzi ci saranno programmi comici solo con BEPPE BRAIDA.
8) I terremoti faranno sprofondare Brunetta che diventerà il Re delle Talpe nel sottosuolo.
9) L'Inter vincerà venti scudetti di fila.
10) L'Italia vincerà ben cinquanta medaglie d'oro alle olimpiadi ma saranno invalidate perchè VOI avete votato altri al posto nostro.

E se, in tutto questo ciarlare inutile, vorrete votare anche questo spazio virtuale (www.ilbloggodeglisgrittori.blogspot.com) come blog o sito letterario. Beh, vi voglio tanto bene.

giovedì 29 dicembre 2011

E=Mc4


(Altro racconto per la prima vera edizione di un contest di scrittura su Lega Nerd. I risultati si dovevano avere il 19 di codesto mese ma i giurati si stanno ancora facendo attendere. Attendendo attendendo posto il racconto in questione con i paletti che il concorso aveva. Buona lettura.

Non è niente di che, lo dico pure io per una volta. Ah no, lo dico sempre.)

Tema: 2012 – Da 10 anni è stato scoperto come alimentare il fabbisogno energetico del mondo: utilizzando una centrale nelle viscere della terra (sotto il mantello) attraverso il riscaldamento di enormi e desolati cunicoli gestiti tramite remoto lontano da essi e dalla centrale.
Un giorno, per problemi sconosciuti, il sistema in remoto smette di funzionare mandando completamente in blackout tutte le città del pianeta non alimentate dalle pochi altre fonti rinnovabili. Vengono mandati 3 specialisti (o specialiste) a controllare cosa succede nei cunicoli della centrale ma dopo poche ore di loro non c’è più traccia.
Mandando una seconda squadra di tecnici seguiti da un reparto dell’esercito si troverà solamente una delle persone scomparse.
Raccontateci che è successo.

Numero di battute: 10.000 caratteri.

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Il giorno è ormai andato, fa caldo e una telecamera emette un sommesso bip prima di accendersi. Poi, dopo un lieve fruscio, da inizio alla trasmissione. Un giovane ragazzo occhialuto inizia a parlare.
“Anno 2012. Un gruppo di nobili scienziati si dirige nei meandri nella terra stessa per ricercare un altro complesso di distinti studiosi. Il motivo è semplice: il nostro popolo è sull’orlo del collasso. Il nostro sistema energetico, per chissà quale motivo, si è bloccato, stoppato, arrestato. La Terra rischia di scomparire ma noi siamo giunti nelle viscere di questo pianeta per salvare quel che resta della nostra umanità. Per chissà quale motivo poi.
Gli unici Paesi che riescono a vivacchiare sono quelli che hanno creduto nell’eolico o nel solare. Gli altri sono stati già distrutti da guerre civili e carestie energetiche. Il mondo attende solo noi per salvarsi…chchchch”. La trasmissione si interrompe, Alan, colui che mantiene la camera e che ha registrato il filmato, mostra un sorriso felice. Viene affiancato da un altro uomo.
“Perché ridi? E’ una missione suicida.” – chiede Ray, suo collega ed amico.
“Diventare famosi è sempre una bella esperienza no?” – risponde senza togliere l’entusiasmo dal suo viso.
“E perché quel rumore strano finale?”
“E’ l’effetto interferenza, Ray, non posso stare a spiegarti tutto. Casomai trovano il nastro devono avere l’impressione che ce ne siano altri no? La speranza non deve mai morire.” - gli mette una mano sulla spalla – “E poi come insegnano in Lost: con dei semplici filmati ci puoi creare misteri per anni.” – Ray ride e passa avanti, il tenente Hartman, un uomo corpulento con mascella quadrata e dai capelli brizzolati, mostra un’espressione decisamente più accigliata. Si affianca ad Alan scandendo le parole con precisione, tronfio della sua divisa militare.
“Pozzo di scienza, ridere non è la nostra missione” – afferma guardando con attenzione il terreno mentre cammina su una scoscesa decisamente ripida.
“Neanche donare tulipani agli Hobgoblin che vivono nelle viscere della Terra?” – chiede Alan con finto stupore.
“Sono i civili come te che mi fanno ben sperare in un’estinzione della razza umana.” – dichiara con disprezzo.
“Non è un po’ eccessivo? Non le ho neanche parlato della quest secondaria: trovare il pozzo nero di Barbablù, lo sa che le leggende dicono sia pieno di oro nero, anzi: marrone?” – Hartman lo insulta mentalmente e, con un gesto di stizza, si accoda al gruppo principale.

Il caldo attanaglia sempre più la seconda spedizione di tecnici, questa volta coadiuvata da una squadra militare, che sono in viaggio nella crosta terreste sia per ritrovare la prima squadra, sia per risolvere il problema energetico verificatosi con il malfunzionamento della centrale operativa sotto il mantello. Alan e Ray, insieme a Charlie, sono i tre tecnici incaricati di risolvere la questione. Le speranze di ritrovare gli altri ancora vivi, sono ben poche. Salvare il mondo ancora meno.
“Allora, c’è questo libro no? Si chiama “Attenzione attraversamento pedonale”, è l’ultimo di Stephen King. La storia tratta di un impiegato del Maine che capisce che le strisce sull’asfalto non sono altro che una prova dell’arrivo degli alieni e che…” – Alan viene interrotto bruscamente.
“Zitto!” – gli fa Charlie, un uomo decisamente in là con l’età ed appesantito – “Hai sentito anche tu?” – gli chiede.
“Certo. Ho sentito un tizio che afferma di lavorare con me zittirmi per farmi udire i passi di venti soldati che sono dietro di noi. Devo udire altro?”
“E’ inutile, non guarirai mai” – afferma Ray sorridendo sornione – “Charlie, vado avanti io se senti qualcosa di strano.”
“Potremmo far passare qualche militare come capospedizione no?” – propone Alan.
“Negativo.” – si intromette il tenente – “i miei uomini sono solo come supporto: sono ranger, così anche tu puoi capirmi!”
“Oh, capo, io sapevo che nel suo cuore batteva un giocatore di D&D” – fa dando un’occhiata a Ray che contraccambia divertito.

Passano altre due ore di cammino ininterrotto, la centrale dista solo qualche minuto, ormai. Alan è accanto ai suoi colleghi che cerca di risollevare il morale.

“Allora, c’è questo film no? E’ tratto da un libro di Stephen King, si intitola “Macchie nere ad ore sei” e parla di un pascolo di mucche, originario del Maine, che si scopre poi essere nient’altro che un manipolo di alieni incattiviti dal fatto che i contadini li mungono e poi…” – si zittisce di colpo. Un rumore metallico inquietante e forte si può udire provenire da ogni direzione. I militari imbracciano i fucili e passano al comando della truppa.
“Ah, l’azione” – fa il tenente Hartman urlando ordini in giro.
“Ah, la fuga” – risponde a tono Alan portandosi in coda al plotone. Ray e Charlie lo seguono seduta stante accelerando poi il passo per raggiungere i soldati.

L’ingresso principale della centrale è completamente distrutto. La vista dello stesso porta Alan a pensare ad un gruppo di goblin insoddisfatti della presenza umana nella loro casa. Ma preferisce tenere quell’idea per se stesso.
I militari puntano l’ingresso e iniziano ad entrare. Hartman è perfettamente al centro del gruppo, ai tre scienziati viene chiesto di aspettare fuori fino a nuovo ordine. Charlie è decisamente impaziente.
“Perché dobbiamo aspettare? Cosa potrà mai esserci?” – si chiede a voce alta.
“Coboldi, e poi elementari e minotauri. I giochi di ruolo finalmente hanno avuto ragione: siamo stati attaccati da razze fantastiche che reclamano il loro posto nel mondo. Era ora.” – gli fa Alan spazientendolo.
“Hai sempre voglia di scherzare tu! Non lo capisci che qua rischiamo di tornare a undici anni fa? Al petrolio, all’inquinamento globale. Qua rischiamo il collasso, te ne rendi conto?” – gli urla.
“Ma è ovvio che sta sdrammatizzando no?” – interviene Ray portando un po’ di calma – “ E’ peggio essere tesi, se ci pensi. Almeno Al butta tutto in risate”.
“Troppo gentile, amico mio, ma devi pur constatare che la mia ipotesi non è proprio campata in aria e infatti…” – un grido lo interrompe – “ma potrò mai finire un discorso?”.

L’urlo disumano si trasforma ben presto in un insieme di strepiti di dolore che si mischiano alle raffiche di pallottole. Un minuto dopo il silenzio regna sovrano. Alan, ormai infastidito da tutta questa storia, si lancia nel portellone d’ingresso e corre verso il nulla. Ray lo segue preoccupato, Charlie rimane fuori paralizzato dalla paura.
Lo spettacolo che i due scienziati si ritrovano davanti agli occhi è raccapricciante: corpi mutilati distrutti e sbrindellati sono dappertutto, il sangue scorre sulle pareti. In mezzo alla sala principale, il tenente Hartman è agonizzante. Alan corre verso di lui saltando i vari soldati morenti o deceduti.
“Tenente”
“Idiota” – sorride.
“Coriaceo fino all’ultimo noto. Cosa è accaduto?” – chiede.
“E’ orrendo, è troppo forte per noi. Ci ha sconfitti tutti, non potremo mai…” – la frase rimane incompiuta, il tenente spira davanti ai loro occhi.
“Questo è un cliché strausato però!” – si lamenta Alan che cerca indicazioni da ogni militare ancora in vita senza ottener risultato. Mente si inginocchia accanto ad uno di essi, il suo collega lo chiama spaventato.
“Al!” – lo chiama Ray.
“Dimmi.”
“Al!” – ripete.
“Dimmi. Sto cercando di farmi dire almeno il pin del bancomat di uno di questi tizi che tanto lo so che le cose importanti non riusciranno mai a dirmele.” – sbuffa.
“Al!” – continua.
“Ti si è incantato il disco? Vuoi entrare nella ripresa?” – si alza, lo osserva, si contorce dalla paura – “Porca pupazza” – esclama vergognandosi.

Il feroce bestio è un essere di tre metri molto muscoloso con due enormi corna e delle estremità feline, ha pallottole in ogni dove e non accusa la benché minima stanchezza. Tiene tra le braccia Terry, la ragazza della prima spedizione.
“Signorina, tutto bene?” – chiede Alan. Il suo amico, intanto, viene scaraventato via con una zampata svenendo sul colpo. Immantinente il mostro si avvicina alla preda e, un attimo prima che potesse distruggerlo, Al spara una raffica di mitra contro la sua schiena. Questi, innervosito, decide che è giunta l’ora di ammazzarlo per primo.
Alan tenta la fuga ma inciampa in uno dei tanti cadaveri che riempiono la sala.
“Militari! Non servono esattamente a niente. Come dire che E=mc4.” – sbraita mentre si ritrova a terra. Ciò distrugge psicologicamente la creatura che sembra fermarsi e urlare di dolore. Alan rincara la dose.
“Il teorema di Pitagora si attua sul quadrato.” – afferma facendo piangere dalla sofferenza il mostro che inizia a diminuire di altezza.
“Il sole e gli altri pianeti ruotano attorno alla Terra. I morti risorgono, il Papa ha la verità” – le tre affermazioni distruggono l’essere che altri non è che Isaia Hart, il fondatore e costruttore della centrale. Con le forze allo stremo riesce a spiegare la situazione ad Alan e a Ray, quest’ultimo ridestatosi per l’occasione.
“Quando mi sono accorto che stare qui mi stava mutando era troppo tardi. Ho provato ad far evacuare questo posto, ma non ci sono riuscito. Ho ucciso tutti, tranne Terry, forse per preservare la mia nuova specie. I tuoi vaneggiamenti mi hanno ucciso ragazzo, ti ringrazio.” – tossisce sangue.
“Dovere” – afferma Bruce Willies-Al.
“L’edificio può essere riconfigurato. Ho distrutto alcune apparecchiature ma niente è irrisolvibile, vi lascio la mia centrale nelle vostre mani. Salvate la Terra ma non rimanete troppo a lungo in questo posto: il male ci dimora e noi non possiamo fare niente per fermarlo. Purtroppo.” - così dicendo i suoi occhi fissano il buio e lo sguardo si spegne.
“Ray, chiama il grassone, abbiamo un lavoro da fare. Donna, posso chiamarti donna?” – fa Alan alla ragazza.
“Tu puoi tutto!” – dice lei con seduzione.
“Questi sono i finali che mi piacciono…come quella serie tratta da un libro di Stephen King, “Cuori di burro”, parla di un tizio che fa il pasticciere in una città del Maine e che scopre che i suoi dolci, altri non sono che alieni provenienti da…” - racconta, pian piano, mentre si allontana camminando tra i cadaveri.

FINE

lunedì 14 novembre 2011

Contagio avvenuto


Ho partecipato, giustappunto oggidì, ad un concorso su LegaNerd con dei paletti ben precisi che vi dirò alla fine, intanto voi beccatevi il raccontino che ho prodotto ieri notte dopo che ero leggermente ma leggermente adirato contro il mondo per la mia eccessiva dabbenaggine.
Ah, il premio della vittoria è la pubblicazione sul loro sito. Yuppiyuppiye, direi. Meglio di niente. Se state leggendo ciò dopo le 21 di giovedì sera, controllare sul loro sito se c'è il mio racconto. Se non c'è vuol dire che ho perso. Disdetta. E quindi dovrete commentare dicendo che quello di luttazzi4ever era il racconto migliore.
Se per caso ho vinto, caso molto ipotetico, dovete commentare dicendo che quello di luttazzi4ever è il racconto peggiore. E lì capirò che mi seguite!

Buona lettura.


Mettiamo caso che un giorno ti svegli e noti che il mondo è cambiato definitivamente. Tua moglie ha deciso che è giunto il momento di azzannarti al collo e cercare di renderti ciò che lei è diventata: uno zombie. E non parliamo poi di tua suocera, che lo è sempre stata. L’unica soddisfazione, in tutto ciò, è poter fare ciò che hai sempre desiderato da venti anni: togliere la vita, o la morte, a quell’anziana meretrice che ha sempre cercato di screditarti agli occhi di sua figlia. Un colpo in testa con un tubo da lavoro e il gioco è fatto. Invece per Gloria ho approntato una prigione di fortuna chiudendo la cantina a chiave e con delle assi ben spesse per cercare di frenare la sua furia distruttrice. Anche prima del morbo aveva momenti di nervosismo, ma cercare di mangiarmi è troppo. E credo sia un ottimo motivo per chiedere l’annullamento del matrimonio alla sacra rota.
“Padre, mia moglie cerca di staccarmi un braccio a morsi!” – potrei dire al tizio in tunica.
“Ma lo fa nel Cristo, e nel Cristo c’è la verità” – mi risponderebbe facendo aumentare in me l’amore per gli altri prelati.
L’ho lasciata in cantina, mentre io ero scappato cercando qualcuno che sappia come guarire da questo morbo. Di solito nei film c’è sempre qualcuno che si sta dannando per trovare la pozione miracolosa, e non credo sia compito di un idraulico come il sottoscritto. Certo, il mio è un lavoro duro,  e non accade mai come nei porno dove le casalinghe si fanno trovare in sottoveste. Magari. Nel mondo reale ci aspettano vestite e coperte fino al minimo centimetro. E sono sempre nervose. Per diamine.
Un altro cliché degli horror è che c’è sempre un gruppo di sopravvissuti in un centro commerciale. Anche qui c’era. E non mi hanno fatto entrare. Credete in ciò che volete ma l’uomo è bastardo. Quegli idioti fighetti figli di qualche demone minore non hanno voluto che io, uomo di una certa età abbastanza appesantito, entrassi nel loro nuovo habitat naturale. Li ho visti, c’erano tutti: il leader carismatico, le gnocche impaurite, il negro forzuto, il bianco bastardo e così via. Era tutto come un film orrendo scritto da uno sceneggiatore scarso, fortuna che trovai un ospizio poco distante.
La puzza di vecchio era pesante e l’interno completamente deserto, o almeno così pensavo. Non ho incontrato zombie ma ho trovato Jimmy chiuso in uno stanzino. Aveva una targhetta con inciso il suo nome. Rannicchiato mi fissava: non aveva paura.

“Ciao” – gli feci.
“Ciao” – rispose, senza guardarmi.
“Cosa ci fai qui?” – fu la domanda più intelligente che mi venne.
“Sono venuto a trovare mio nonno” – E mi raccontò degli zombie, dell’attacco, del suo anziano parente che lo rinchiuse lì per salvarlo.
“I tuoi genitori sanno che sei qui?” – feci, tirando fuori tutta l’umanità possibile.
“Boh” – ottima risposta.
“Jimmy, tu sai che potresti non rivederli più?” – il tatto mi è sempre mancato.
“Giuda Ballerino!” – mi sorprese: non pianse. A ben vederlo avevo intuito che era un ragazzo leggermente differente dagli altri. Aveva una di quelle strane malattie che rovinano l’esistenza agli idioti che non sanno rapportarsi alle diversità. Mio fratello era down, come lui, lo adoravo. E non è che Jimmy mi era antipatico.
“Sai che potremmo sconfiggerli?” – gli feci.
“Come?” – chiese, ancora con gli occhi rivolti altrove.
“Un modo mi verrà in mente.” – e andammo in ricognizione.

Era grande, l’edificio. Lo circumnavigammo per un bel po’ fino ad arrivare in una stanza con un grosso televisore, di sicuro era la loro ala cinema. Accesi l’apparecchio senza pensarci due volte, magari avevano trovato una soluzione ed io ero lì, ad impaurirmi, per niente. Premetti il pulsante sul telecomando: nevischio. Nessun canale sintonizzato. Dannato digitale, hai rovinato generazioni di nipoti costretti a correre ad ogni minimo malfunzionamento dai nonni. E neanche qui funzioni. Ero ormai spossato e deciso ad addormentarmi in quel punto quando un attimo dopo Jimmy urlò.

“Diavoli dell’inferno!” – disse. Mi voltai. Uno zombie anziano procedeva lento verso di me, cercava di parlarmi. Io intanto consideravo l’ipotesi di un’arma. Non ne trovai nessuna, gli lanciai il telecomando. Jimmy rise.
“Mi fa piacere che almeno tu ti diverti.” – lo zombie raccolse l’ “arma” e non badò a me. Si accucciò su una poltrona, premette un pulsante e magicamente la tv funzionò.
Lo schermo proiettava una ragazza svedese con due poppe enormi che si dimenava in minigonna inguinale. Il nostro amico era felice e si distese ancora più rilassato.
“Anche da morti sono abitudinari.” – dissi.
“La malora!” – annunciò Jimmy e mi trovai d’accordo.
Proseguimmo il cammino, rigirandoci di tanto in tanto per controllare, ma non trovammo niente di pericoloso. Tornai dall’anziano non- morto, lo ritrovai liquefatto. La tv spazzatura l’aveva ucciso.
“Forse abbiamo trovato una soluzione” – esultai.
“Fiamme d’inferno!” – esclamò, credo felice.
Mentre ci dirigevamo verso l’uscita notai un gruppo di tizi sbavanti non proprio gentili provenire da essa: gli zombie erano entrati. Urlai a Jimmy di scappare, di tornare indietro. Gli feci strada ma inciampò, per riuscire a recuperarlo e farlo rialzare ci vollero troppi secondi preziosi: mi graffiarono, ma lo salvai. Ci dirigemmo verso la sala cinema, standoci attenti a farci seguire. Sullo schermo la donzella popputa continuava il suo lento agitamento: i nostri inseguitori si arrestarono e si incantarono.
Presi il telecomando dalla poltrona e cambiai canale: ci riuscii. Una tizia che non so definire maschio o femmina, con una cartelletta in mano, presentava una gara di corteggiamento con anziani: gli zombie crollarono all’istante. E anche io non mi sentii tanto bene.
Jimmy se ne accorse subito e iniziò a piangere. Mi dispiaceva lasciarlo solo, ma fui felice perché lui aveva visto come fermarli, lui sapeva. Sentii le forze abbandonarmi man mano,  Jimmy mi tenne la mano finché poté, poi mi salutò alla sua maniera.

“Peste!” – disse, sorridendo.
“Al diavolo!” – risposi, ricambiando la stessa espressione.

(I parametri erano:
Lunghezza: minimo 4000, massimo 6000 battute.
Racconto sugli zombie.
Protagonisti: Un idraulico ed un ragazzo down.
Altre caratteristiche: uno dei due doveva morire.


Io ho buttato tutto in risate, spero sia piaciuto.)

sabato 9 ottobre 2010

Venti metri (Poetica dei muri)



Poesiola per un concorso, ovviamente andato male tanto per cambiare. Comunque la posto qui esponendola al pubblico ludibrìo. Non mi odiate. Il tema doveva essere "il muro come divisione" o roba del genere. Credo che almeno l'argomento l'avevo colto. Attendo i vostri pareri, buoni o cattivi.


Vicini eppur lontani,
la distanza è un diverso concetto:
venti metri sono uno spazio stretto
ma nascondono episodi strani.

Uniti eppur distanti,
un muro che ci separa non fa testo.
Conta il terrore comune,
del colore diverso.
E niente serve a migliorare,
solo chiacchiere e brutte parole.

Liberi eppur chiusi
nel poter esprimere un parere.
Solo per quelle mani nere,
solo per quelle parole straniere.

Intelligenti eppur ignoranti
quelli che non capiscono che
dietro ad un viso diverso,
si nasconde un uomo disperso.
Che vive lontano da casa,
che affronta la stessa uguale vita.

Distrutti eppur integri,
loro vanno avanti, vivono
senza badare a chi li odia,
quasi senza motivo.

Impauriti eppur coraggiosi,
trovano l’amore in un paese straniero,
mescolano la farina con il pepe nero
creando un miscuglio d’amore vero.

Vicini eppur distanti,
venti metri non sono tanti:
c’è solo un muro che li separa
un ammasso di pietre
una sopra l’altra,
una accanto all’altra,
che li distingue senza appello.

Buoni eppur cattivi
gli uomini che giudicano senza sapere.
Solo per sentito dire,
solo per darsi delle arie.
Giudicare su ogni aspetto:
musica, religione o addirittura il viso,
una persona che abita
sotto il proprio stesso tetto.

Insieme eppur lontani,
un condominio di cinque piani.
Abitato da uomini “diversi”,
e giudicati per crimini non commessi.
Un giorno capiranno che
siamo tutti figli della stessa Terra,
tutti fratelli di speranza
ma quel giorno,
non sarà mai vicino abbastanza.

venerdì 1 ottobre 2010

Nuovo banner...perchè ormai Bruce si è fatto vecchio...




Uomini e donne di tutto il Bloggo, riunitevi!
In seguito ad alcuni cambiamenti sopraggiunti sul vostro amato spazio virtuale, in seguito alle proteste dei nostri fans più accaniti sul ritorno al vecchio banner, in seguito all'acceso dibattito seguito tra me e il prode Luttazzi4ever, io e il suddetto tritamaroni siamo giunti alla conclusione che di nuovo banner deve nutrirsi questo nostro spazio virtuale. Non si può lasciare il banner di Lost (quello in cui Lutt impersona Locke e io impersono Jack) per problemi grafici, ma non si può tornare ai cari, vecchi Stanlio e Ollio perchè questo significherebbe tornare al passato mentre noi dobbiamo guardare al futuro e proiettarci verso nuovi orizzoni.
Già, vero, ok, d'accordo, ma quale banner inserire???
Pensa che ti ripensa (cioè pagine e pagine di conversazioni vuote), io e il prode Lutt siamo giunti alla conclusione che...non abbiamo una conclusione. Dal momento che non si tratta affatto di una novità, questa volta il sottoscritto (cioè io) è arrivato al consueto appuntamento del "boh" conclusivo con una proposta già pensata a tavolino (ovvero mentre mangiavo): PERCHE' NON COINVOLGIAMO IL NOSTRO AFFEZIONATO PUBBLICO???
Ebbene sì, signore e signori, questo è un concorso per tutti voi che ci seguite sia dall'Italia che dall'estero! Pagando solo 50 centesimi, potete esprimere il vostro parere su quale banner dovrà essere adottato dai due sgrittori! Al concorso possono partecipare uomini e donne di tutte le età, purchè rispettivamente eterosessuali e single! Il regolamento prevede che la proposta dovrà pervenire entro data da stabilire e che dovrà riguardare immagini aventi come soggetti una coppia composta da due uomini (es: Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, Lele Mora e Fabrizio Corona, Lapo Elkann e Piero Marrazzo). Nello specifico, le proposte che conterranno i nomi presentati negli esempi qui riportati, saranno escluse dal concorso.
Qualora lo ritenesse opportuno, il candidato può proporre, in aggiunta alla coppia, anche una foto che ritiene adatta per essere utilizzata come banner del suddetto blog. Saranno escluse dal concorso le immagini che conterranno scene violente o con esplicito riferimento ad atti osceni in luogo pubbico, saranno escluse dal concorso le immagini che conterranno scene con DjJurgen che balla la tacchino dance, saranno escluse dal concorso immagini che conterranno scene con Luttazzi4ever che parla al telefono con DjJurgen e fa degli espliciti complimenti alle proprie cosce.
Il vincitore del concorso riceverà in premio una foto del banner autografata dai due sgrittori, e la possibilità di offrire ai due sgrittori e alle rispettive consorti una giornata alla reggia di Caserta.
Partecipate!!!

venerdì 9 luglio 2010

La leggenda di Mang'isse



Tutti voi sapete(o almeno fate finta di sapere) che ho partecipato al premio "Massimo Troisi" per miglior scrittura comica. Centosedici opere pervenute, mica cotica. Un minimo di dieci pagine di racconto(molto larghe) e un massimo di trenta come richiesta, basta che facciano ridere. Io mi sono fermato alle ventitrè lunghezze e spero che provochino ilarità quantomeno a voi. Non ho vinto, se può interessare. Sei premiati(tre vincitori ufficiali e tre menzioni speciali) e centodieci esclusi. Io sono nella marmaglia che non ce l'ha fatta ma non dispero. Proverò l'anno prossimo. E se non riuscirò mai ad arrivare al primo posto, o ad un qualsiasi premio, non dispererò. Perlomeno mi sarò divertito, spero. Comunque, se può farvi piacere, posterò in sette puntatine il mio raccontino smisurato. Spero possa provocare in voi qualche sorrisetto, o magari anche qualche sonora risata. E se non vi piace, abbiamo appena istituito uno sportello per i reclami. Ditelo al nostro assistente Mike Tyson. Lui vi ascolterà con gioia. Poi voi sentirete lui.

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Era un giorno di pioggia torrenziale nella contea di Altar, la grandine aveva deciso di rovinare i raccolti dei contadini, in un batter di ciglio. Gente spaventata dall’arrivo dei proiettili di ghiaccio cercò riparo in un qualsiasi casolare che avesse un tetto. O perlomeno reggesse all’urto violento dell’acqua congelata contro il legno. Destino ha voluto che in quella stalla, in mezzo a quelle mucche, vicino a quella biada, sotto quella paglia, aldilà verso destra entrando dalla porta principale, lasciando a sinistra il covo di fieno rotolante(che non può girare sotto la pioggia)e tralasciando sulla destra l’estintore perché anacronistico, si nascondesse l’eroe più indiscusso dell’intero globo. Che stava ronfando beatamente sotto un chilo di paglia, ancora non sospettando che la sua vita, da lì a due secondi, sarebbe cambiata. Stiamo parlando dell’eroe supremo, siamo parlando di colui sul quale hanno scritto pagine e pagine di avventure mirabolanti. Stiamo parlando di colui sul quale qualsiasi ragazza ha appoggiato lo sguardo, per poi girarlo altrove in un nanosecondo. Stiamo parlando de

“La leggenda di Mang’isse*”
*Per non bilingue: Mangia-Lui(dal napoletano).

La pioggia continuava a farsi sentire. Leggeri tocchi, via via sempre più radi, si odevano da dentro la stalla ove aveva trovato riparo il conte Carlo della Gherarda di Scotti di Riso, principe della contea dei Calvi, ambasciatore in terra degli Stalker, nota dinastia di inseguitori. E, infine, anche gran cerimoniere nelle partite di palla avvelenata che, in quei tempi, si giocava effettivamente con palle avvelenate. Uno sport che causava, ad ogni partita, una miriade di caduti. Un ottimo metodo per eliminare parte della popolazione in eccesso. Infatti ci giocavano solo i poveri, obbligati dai signorotti a combattersi per il loro sollazzo. Ad ogni vincitore veniva data la possibilità di giocare ancora a palla avvelenata o sposarsi la principessa Agata dei Malanni, una procace ragazza di soli diciotto anni, con misure stratosferiche da pin-up, che purtroppo aveva un solo difetto: era caduta, da bambina, in un barile di palle avvelenate, era usanza del luogo stiparle in contenitori appositi, e per il caro effetto “Oh-belix” aveva assorbito tutto il veleno e ora non poteva toccare alcun ragazzo senza ucciderlo tra atroci sofferenze. Questo fin quando non avesse incontrato il vero amore. E, leggenda narra, che ogni giorno la signorina si affacci al balcone, pianga disperata e ogni goccia salata delle sue lacrime causa morte agli sfortunati avventori che passeggiano sotto il suo terrazzo. Questo perché anche i suoi fluidi causano dolore, miseria e morte.
Ma parliamo del nobile Carlo, un uomo che aveva tutto e cercava una sola cosa. Peccato che, un giorno infausto, perse alla corsa delle lumache tutto ciò che aveva. Si ostinò, per centododici gare consecutive, a puntare su un piccolo gasteropode dal nome di “Loser XIV”, convinto che il nome fosse soltanto un portafortuna per il piccolo corridore. Alla centododicesima partita, quando aveva impegnato castello, stalla, granaio, statue in ceramica con la sua effige, piccoli agricoltori, mausoleo, cripta, pozzo nero, un buono per cento hot dog, il biglietto per l’ultimo concerto di LegaBue(autore bovino del luogo, ormai vicino alla macellazione), e anche un panino mezzo mordicchiato, decise finalmente di smettere col gioco d’azzardo e si rese conto di non avere più un soldo. Ma, per fortuna, aveva sempre un sacchettino di monete nella tasca dei pantaloni, si ricordò. Peccato che aveva impegnato anche quelli e camminava in mutande di pezza per tutto il paese. Dopo una degna denuncia per minimi atti osceni in luogo pubblico e il successivo incarceramento per dieci lunghi minuti, si ritrovò in strada, con un pantalone offerto gentilmente dalle guardie del luogo, a guardare il cielo. Il primo pezzo di grandine lo beccò dritto dritto sulla fronte e, insanguinato, si diresse verso una stalla, a prima vista, deserta. Non avrebbe mai immaginato che un destino benevolo si stava per affacciare alla finestra della sua vita.

Il rumore battente della grandine e lo scrosciare dell’acqua fecero destare il nostro eroe che si ritrovò, suo malgrado, circondato da un paio di bovini. Per una qualche oscura ragione le due mucche, di un colore così sorprendentemente chiaro: bianco latte con pezze nere, lo avevano adottato come loro figlio illegittimo. E lo coccolavano con eccezionali leccate che venivano distribuite per tutto il corpo. L’eroe inconsapevole era in un vicolo cieco. Osservava la libertà aldilà della stalla e notò un signore dalla capigliatura scarsa, dai pantaloni orrendi, e dal naso prominente.
“Mi scusi buon uomo” – sussurrò – “Mi aiuta un secondo, credo di essere stato appena rapito da due mammiferi” – disse, senza far rumore.
Il secondo abitante temporaneo di quella stalla, si girò in un istante e notò il problema immantinente. Non ci pensò neanche un attimo, afferrò il povero malcapitato e lo trascinò fuori da quell’amore bovino asfissiante.
“Ti ringrazio, buon uomo. Devo dire la verità: l’idea di latte gratis vita-natural-durante non mi avrebbe dispiaciuto, ma la paglia non rientra nel mio pasto preferito” – e dopo un cenno con la testa, si diresse verso l’uscita.
“Dove vai, oh nobile avventuriero? Io ti conosco, io so qualcosa di te, io ti ricordo. Hai un aspetto da grande eroe, e da grande cavaliere. Dimmi, orsù, la verità. Parla. Favella!” – chiese, in un idioma pseudo-arcaico.
“Mi chiamo Mang’isse, ho alle spalle tornei e competizioni vittoriose, avventure mirabolanti e anche dei segreti che è meglio non raccontare ad anima viva. Sicuramente avrai sentito parlare di me, oh buon uomo, ma è meglio per te dimenticarmi” – gli rispose.
“Hai ragione, ora ti noto! Il tuo nome, di sicuro, già mi è noto. Ma la tua faccia aveo dimenticato. Tu vincesti tornei e duelli. I tuoi avversari neri facesti. Ma dimmi, come ci riesci? Non ho mai visto nessuno mangiare con la tua velocità e con tale continuità. I migliori tornei mangerecci tu hai vinto, sei una celebrità a questo mondo!” – si esaltò, in un secondo.
“Grazie grazie, ma per l’autografo devi aspettare. Le penne a biro ancora non sono state inventate. Passa tra qualche millennio e sono tutto tuo”.
“No, non voglio una tua firma. Voglio che con te tu mi prenda, insieme vivremo avventure spettacolari, io come tuo scudiero, tu come cavaliere. Andremo per monti e per mari!”
“Con tutto il rispetto, sono un uomo abituato alla solitudine, vivo solo, cammino solo, vago solo, mangio da solo, dormo da solo, bevo da solo, non ho un amico, non ho una ragazza, e ad ogni nuova vittoria tutti mi odiano. Sono destinato alla solitudine. Mi dispiace, vado per la mia strada” – e si incamminò.
“Ci aggiungo un pasto caldo” – propose.
“E perché non l’hai detto subito! Amico mio! Luce dei miei occhi! Da quanto tempo desideravo avere un compagno offerente. Tu hai portato dei bellissimi colori in questo mondo pieno di nebbia!” – esultò.
“Però ho un lieve problema di denaro contante. Che ne dici se torni dalle tue amate madri, e le mungi per affetto? Così potremmo avere latte per un eventuale baratto” – propose felice.
“L’idea mi allatta! Ah ah ah, che battutone!” – rise di gusto, lasciandosi cadere a terra e rotolando sonoramente.
“Ho sentore che mi sono appena infilato in un guaio smisurato” – disse Carlo, prima di lanciarsi anch’esso sulla nuda terra per accompagnare l’eroe nel suo momento di ilarità solenne.

(1 - continua)

venerdì 1 gennaio 2010

La teoria dello stomaco



Questo racconto è l'altro che usai, nella sezione "Rosa", per il concorso sul settimanale femminile. La storia è molto somigliante a ciò che è successo, in passato, tra me e la signorina Carmen, la mia amata. E, oggi, lo utilizzo per festeggiare il nostro primo anno assieme come fidanzatini tutti puccettosini e pieni di bacettini. Buon divertimento gente e se vi fà un pochettino piangere, di commozione intendo, ne sono felice.

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La cosa più importante in una storia d’amore è l’inizio. In pochi secondi può nascere un sentimento, una passione, un amore. Siamo abituati a correre durante tutta la giornata e non ci rendiamo conto delle tante occasioni che abbiamo di essere felici. E le motivazioni sono tante. La troppa fretta, la troppa paura o semplicemente non ce ne accorgiamo. Aspettiamo che il fato decida al posto nostro e che le cose scorrino da sole, non ci affanniamo a farle accadere. E certe volte, pur così facendo, può andar bene. Come in questo caso.
La cosa più importante, dicevamo, in una storia d’amore è l’inizio. In questo caso siamo già alla fine. Di un sentimento che non era tale e che ha fatto solo male ai due ragazzi protagonisti dello stesso. Giulio e Monica. Una coppia come tante, una storia come tante. Lui e lei si conoscono ad una festa, si piacciono e tra tanti tira e molla si conoscono, si accettano, si innamorano. Peccato che tutto ciò duri solo, appena, due mesi. E i rispettivi gruppi di amicizia ormai siano diventati un gruppo solo. Giulio la lascia, senza pensarci due volte, per non illuderla, dice. Monica è distrutta, la fine di un sentimento d’amore è pur sempre qualcosa che fa male e distrugge dentro. Ma lei è una ragazza d’oro, e riesce, con la sua maturità, a non decimare il gruppo, a continuare ad uscire con un individuo che le ha fatto del male, a continuare a tenere salde molte amicizie e a non buttarle per un dolore personale.
Siamo di fronte adesso ad un amore finito, ma, come diceva mia madre, per ogni porta chiusa si apre un portone, e in quel portone c’era Daniele. Il migliore amico di Giulio. Innamorato della stessa donna, è stato, per tanto tempo, zitto e ha amato in silenzio. Ora che la storia è finita potrebbe dirle tutto, narrarle tutti i sacrifici che ha fatto per non turbare il loro amore, rivelarle tutto il sentimento che ha dentro. Ma non lo fa. Daniele è così. Due metri di maschio italico, lunghi capelli a caschetto che neanche John Lennon ai tempi di “Imagine” poteva vantare così perfetti. Sognatore, regista o presunto tale, sempre alla ricerca di una storia da poter trasporre sullo schermo. Tanto alto quando scemo. Si, è una cosa che la madre, che conosco bene, gli dice ogni due per tre. E’ innamorato ma continua a tenersi tutto dentro. Per un ideale forse, per la paura di essere rifiutato, per un dolore che non vuole riprovare, penserete voi. Avete quasi colto la motivazione, che è semplice se ci pensate, Daniele è il miglior amico di Giulio e per lui, anche solo innamorarsi di Monica, è stato una specie di tradimento nei confronti del compagno fraterno. Nessuno deve sapere che lui la ama, nessuno deve sapere che lui la pensa ogni momento della giornata, nessuno deve sapere che ormai è diventato un dramma uscire la sera tutti insieme,per lui. Perché lei è lì, bella, come non mai. Bella in ogni punta del suo corpo, una ragazza nel fiore degli anni, fresca, gioviale, intelligente, un po’ chiusa a volte ma sempre col sorriso pronto. Leggera e viva nel suo essere così come la vedi: vera. Piccola, minuta, con dei meravigliosi capelli neri, setosi, che arrivano quasi alla cinta, stupendi se sciolti, eccezionali se raccolti. Perché danno ancor maggiore risalto alle guance paffute, pronte ad arrossire ad ogni minimo imbarazzo. Il suo nome è già perfetto di suo. Monica. Ogni qualvolta la pensa, Daniele non può far a meno di ammirare che lei è quello che più ha desiderato. E non potrà mai avere.
E’ sabato sera, è normale per tutti uscire anche in tempi di crisi, anche solo per stare insieme. L’obiettivo, come al solito, è il pub del gruppo, dove andare a rovinare alcune celebri canzoni mediante karaoke. Daniele è un mago in questo. Non nel cantare, ma nel distruggere successi, sia chiaro. Il suo falsetto ormai è conosciutissimo nel locale, ma le sue canzoncine romantiche dedicate sempre alla stessa persona , in forma anonima, ovvero solo pensando che sono per lei, sono sempre molto apprezzate e non ho mai capito il perché. Sarà che io non canto per volontà mia, ma lui può anche stonare ma tutti dicono che è bravo. Avrà qualche trucco che non ho mai capito. Comunque la serata è decisa, tutti insieme a cantare. Il gruppo di ragazzi è molto numeroso, iniziammo in tre e siamo arrivati a quindici. Son cambiamenti epocali. La serata scorre liscia, lui e lei sono lontani ma ogni tanto si guardano. Lui ha gli occhi innamorati da pesce lesso e lei invece ad ogni sguardo arrossisce. Parlano spesso i due, si vedono ogni tanto anche da soli ma non è niente di serio. D’altronde lei solo tre mesi fa stava con Giulio, non può già addentrarsi in un’altra storia d’amore. Non può perché è ancora innamorata di lui, si vede in ogni suo guardo. E per Daniele non è facile. Lui sa che con Giulio di cose in comune ne ha poche, se si è innamorata di lui come può innamorarsi del suo completo opposto. Impossibile. A meno che il fato non ci si metta in mezzo. E i due non si ritrovino fuori dal locale, soli, chi per un motivo chi per un altro, a parlare.
“Ciao!”
“Ciao, non canti più?”
“No, alla lunga è troppo. Cioè, in verità, son negato e tra poco potrebbero sbattermi fuori dal locale per eccessiva incapacità.” – Lei ride. Dolce e delicata.
“Ma no, dai. Non sei male.”
“Se lo dici tu che neanche sei in grado ne sono molto fiero.” – Ride ancora, l’ha “offesa” e ride ancora. E’ una santa.
“Scemo.”
“Tu si che mi conosci bene.” – Un altro sorriso. Un altro ancora. E il ragazzo è sempre più innamorato.
“La devi finire di buttarti a terra, Daniele. Sei un bravo ragazzo, meriti tanto e non devi deprimerti per nulla.”
“Ma io non mi deprimo non ti preoccupare. Nono. Scusami che devo un attimo suicidarmi dentro quel cassonetto. “ – Ancora mostra i denti, divertita. E’ lì’, è sola, e lui non la bacia perché ha paura.
“Idiota, sei un idiota e te lo meriti se te lo dico.”
“Comunque volevo chiederti una cosa…”
“…”
“Come stai?” – Una domanda che riassume duecento emozioni
“Bene, cioè, credo bene. Si va avanti no?”
“Una risposta che mi aspettavo. Come va con lo stomaco?”
“Lo stomaco?”
“Si, è una mia teoria dell’amore. Il vero simbolo dello stesso non è il cuore ma lo stomaco.” – E’ interessata. E continua a spiegare – “Vedi, quando si è innamorati i veri sentimenti si avvertono proprio lì. Lì vivi le emozioni più sincere. Quando sei felice mangi e pure tanto a volte, quando sei stressato no. Quando sei innamorato quasi usciresti ed andresti al ristorante tutte le sere, budget permettendo. Quando perdi un amore, invece, sei triste, abulico, sazio. Pieno del dolore infinito che provoca l’abbandono.” - Lei risponde colpita, sicuramente è la prima volta che lo vede fare un ragionamento logico perfetto.
“Quindi tutte le frasi sul cuore come fulcro dell’amore che sono sui cioccolatini sono sbagliate?”
“Si. Certo che si.”
“E quelli che quando perdono un amore si attaccano ai dolci?” – Domanda intrigante.
“Sono modi diversi di captare il dolore. Loro trovano rifugio nello zucchero, che è un eccitante alla fin fine. E sperano di riaccendere quella briciola di vita che hanno perso.”
“Tu mi sorprendi certe volte, ma tanto…” – E se ne va. Lasciandolo innamorato e perso nell’osservare il suo corpo che lo abbandona e rientra nel locale.

Dopo quella chiacchierata i contatti tra i due sono aumentati, e non poco. Il problema è tutto incentrato sul pensiero stesso della relazione da parte di Daniele. Ci tiene all’amicizia, ci tiene tantissimo. E non conta che Giulio cerchi di indirizzarlo su Monica perché, a detta sua, sono la coppia perfetta. Daniele è sicuro che, seppur lo dica, un po’ male ci starebbe, anche se lui ha chiuso la storia, dopotutto. E la vicinanza geografica dei due li porta sempre più ad incontrarsi ed a parlare, quasi come se qualcuno manipolasse le loro giornate. Ed i giorni passano lieti, e certe volte insieme. Tra serate e bevute, e cantate e emozioni nascoste. E Daniele scrive. Scrive del suo amore impossibile, idealizza un corto sul suo sentimento nascosto. E scrive, sempre pensando a lei, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Fino ad un importante annuncio, che, in un’uscita generale fa al gruppo riunito.
“Ragazzi, ho una grande notizia per voi! Ho scritto una sceneggiatura, è la prima che faccio e se acchiappiamo qualche videocamera potremo anche girarla. Tutti insieme. Tu, Giulio mio, sei il protagonista. Qui ho un elenco delle parti.” – E inizia la distribuzione dei fogli. – “La storia è incentrata su un ragazzo che perde nello stesso istante migliore amica e ragazza perché, l’amore è cieco si sa, le due scoprono di amarsi. E lui è intenzionato a farla finita. Tu, Giulio sei il protagonista principale, come ho detto. Tu, Simone, sei colui che lo salverà. Monica e Antonella sarete, rispettivamente, la migliore amica e la ragazza. E tutti gli altri sono nello staff. Dai ragazzi, ce la possiamo fare.”
L’entusiasmo di Daniele è normale, quello degli altri un po’ meno. Sembrano tutti felici dall’idea di realizzare un film, un corto, ma pur sempre film. E dal giorno dopo tutti si adoperano per la buona riuscita dello stesso.

Con molta calma e tra mille imprevisti si riesce, non con poca difficoltà, a portare a termine il lavoro. Manca solo il montaggio. E guarda caso, Monica è l’unica che sia in grado di farlo. E i due si ritrovano insieme. Ancora. Per lavoro, sia chiaro.

“Allora, in questo punto ci metti il girato con l’altra videocamera, e poi ritorni con la prima. Ok?” – In alcune occasioni Daniele sembra persino serio.
“ Ok, il regista sei tu. Comunque non ti ho detto una cosa da quando è iniziato questa storia.”
“Storia? Quale storia?”
“Il film.”
“Ah, non avevo capito” – Scemo, così si sente in questo momento. Di quale storia poteva mai parlare?
“Insomma volevo dirti che è veramente una grande idea, se ti ci metti qualcosa la riesci a fare. Ma solo se ti ci metti eh.” – Donna cattiva e simpatica. E’ lì che ride e lui non ce la fa più, la bacia. Senza pensieri. Come và và. Vivere o morire. E lei acconsente. Senza problemi, non frappone nessun ostacolo alle sue labbra, lascia scorrere una mano sulla sua testa per stringerlo a sé. Il bacio dura poco ma sembra un periodo interminabile.
“Io, cioè, tu, cioè, non lo so…scusami devo andare.” – Ed esce dalla stanza, preoccupato. Lasciandola sola con i suoi pensieri, sconvolti, da un gesto che non si aspettava.

Monica è sola, nella stanza, sicura che ha sbagliato di nuovo. Anche lei si è innamorata di quell’amico del suo ex. Di colui che le è stato vicino molte volte in questi tempi, di colui che ha aperto il suo cuore, anzi, il suo stomaco a lei. Dal primo istante in cui si sono visti. E’ pronta a buttarsi sul letto e guardare il vuoto, come ha fatto molte volte già nella sua vita, ogni qualvolta sia stata distrutta dentro da qualcosa troppo grande da poter dire, riferire ad anima viva. Ma stavolta dovrà alzarsi. Il citofono suona. E in casa non c’è nessuno, è Daniele. Vuole salire, vuole dirle tutto. Vuole abbracciarla, baciarla, viverla. E lo fa. Sale di corsa quelle scale cariche di speranza e la bacia, sul pianerottolo del suo appartamento.

“Non lo so cosa mi fai ma sono contento che tu me lo faccia.” – una frase romantica non fa mai male.
“Sento qualcosa di forse nello stomaco, è fame, vuole dire che…” – E non le dà il tempo di terminare la frase, la bacia. Le risponde con un gesto più che con una parola.
“Forse è sbagliato tutto questo ma so che dentro di me ci sei tu, e vivrò tutte le conseguenze di questa mia scelta.”
“Anche io, insieme. Finchè durerà!”
“Viva l’ottimismo.” – Ride, e piange. E’ un sentimento appena iniziato, e le emozioni si sprecano.
“Dovremmo dirlo a tutti.” – Propone, lei.
“Voglio dirlo prima Giulio, deve sapere che io ti voglio bene e voglio stare con te. E non voglio perdere così la sua amicizia. Prima a lui e poi a tutti. Insieme?”
“Insieme! Sai, avevi ragione alla fin fine!”
“Cioè?”
“Ho un certo languorino. L’amore fa bene.”
“L’ho sempre detto io!” – Ridono insieme e iniziano, sempre in comune, qualcosa che potrà diventare bello o brutto a seconda dalla voglia e dagli avvenimenti che li vedranno protagonisti.
Comunque l’hanno detto a tutti, hanno annunciato a tutto il gruppo il loro amore, hanno tenuto la cosa segreta per una settimana e poi Daniele ne ha parlato con Giulio, che già si era reso conto della situazione. E dopo di lui l’hanno detto a tutti. Non si può nascondere un sentimento, io, come ho già detto, me ne ero accorto quasi subito. E ne sono stato contento, l’ho sempre detto che erano fatti l’uno per l’altra. E adesso ne narro l’amore, sperando che sia migliore di quello che ci ho messo io. Ma l’amore alla fin fine non si può pesare. E’ un sentimento vero, preciso e unico. Ognuno lo vive a modo suo. E loro due sembrano viverlo allo stesso modo, e ne sono felice. Spero che la storia vi sia piaciuta, cordialmente vi saluto. Sono io il narratore solitario di questa passione, un po’ amico e un po’ cicerone. Alla prossima. Giulio.

domenica 13 dicembre 2009

Il racconto è servito!



Tempo fa ho avuto l'ardire di indire un altro contest sul Forum di Brad Barron, uno spazio virtuale che mi ha permesso di conoscere persone che, ancora oggi, adoro e ammiro. Ovviamente tranne quello che condivide con me il blog. Lui lo odio. E' diverso.
Comunque l'idea del contest è stata subito discussa, apprezzata, accettata ed ora, dopo un mese o più dalla mia proposta, si possono vedere i frutti della fantasia sul Forum BB.
Fantasia che, in questo frangente, è servita in misura ben maggiore in confronto agli altri due contest passati. Infatti, stavolta, il tema è western e l'argomento è il digitale terrestre. Vi chiederete: "e che c'entrano?". Non si sa. E' questo il bello.

Questo è il link per leggere i lavori e per votare quello che vi è piaciuto di più. Sono solo sei. Massimo di tre pagine di Word ciascuno indi, come lettura, non vi porterà via più di un quarto d'ora. Tempo per votare? Eh, non è stato deciso. Ma credo una settimana. Credo.

sabato 12 dicembre 2009

Il Decalogo del perfetto assassino


Altro racconto usato per un concorso. E' molto innovativo, strano e anormale. Insomma è una vera scommessa, un azzardo. Un racconto che non sembra tale. Non uno dei miei migliori esempi di scrittura creativa ma i commenti li lascio a voi. Attendo pareri.


"Tutte le persone che incontro mi vogliono bene, mi capiscono, mi apprezzano. Ma se sapessero cosa faccio per vivere ho il lieve sospetto che la loro opinione sul sottoscritto sarebbe molto diversa. E per sentirmi meglio con me stesso ho deciso di scriverlo e, alla mia morte, di rendere pubblica tutta la mia verità. Mi chiamo Erik Faraway, e sono un assassino".

IL DECALOGO DEL PERFETTO ASSASSINO

Prima regola: “Avere una vita, all’apparenza, normale”

Trovatevi un lavoro normale. Uno al di là di ogni sospetto. Io sono impiegato in un’azienda farmaceutica di Chicago. Adoro quest’impiego. Non devo far altro che sbrigare pratiche di acquisti, più che altro graffette, gomme, matite e roba del genere. Facile facile con fine settimana libero. Libero per fare altro. Libero per uccidere.

Seconda regola: “Avere dei punti fermi”

Ovvero: trovarsi una compagna che ti assecondi in tutto. L’amore molte volte serve ma buca le ruote, indi bisogna accasarsi con chi sai non ti potrebbe mai far del male. Che sia la tua migliore amica, la tua vicina o chiunque altro non importa. Un ragazzo con famiglia non dà mai nell’occhio. Le persone sole, per alcuni, fanno rima con squilibrati.

Terza regola: “Farsi una reputazione”

Nel lavoro vero intendo. Ovvero nell’ambito degli omicidi. Si inizia sempre con calma, con pochi casi all’anno. Certe volte, ai primi tempi, me ne capitavano pochi, pochissimi. Nel 2001 ebbi solo tre casi. E mi trovavo a New York proprio quel giorno bastardo. Lì stavo pensando di cambiare vita, di iscrivermi a qualche comunità o roba del genere ma poi ho capito: noi serviamo alla società, diamo una ripulita, siamo il collante di questo mondo. Da Cesare a Kennedy, da Marilyn a Martin Luther King.

Quarta regola: “Fantasia!”

E’ una parte fondamentale di questa vita. Bisogna saper parlare. Saper inventare e all’occorrenza saper creare alibi che, seppur fantasiosi, siano anche credibili. Non abbiate paura. Bisogna anche allenarsi però. E’ sempre comodo prepararsi un paio d’alibi prima di iniziare a sporcarsi le mani. Bisogna sempre essere pronti. Non è un gioco per delle mammolette.

Quinta regola: “ Un fisico allenato è l’arma migliore”

Andate in palestra. Addominali, pesi e lotta aiutano negli scontri corpo a corpo. Non si sa mai quanto il nostro, come dire, assistito sia forte o meno. E poi il brivido della sorpresa aumenta l’adrenalina. Uccidere ragionieri di serie B flaccidi non dà lo stesso effetto che accoppare buttafuori di due metri. Allenatevi e dopo poco troverete il nemico che fa per voi.

Sesta regola: “L’armamentario nascondetelo in luoghi sicuri”

Il corpo è importante, si, ma una buona pistola o un mitragliatore possono risolvervi molti guai. Conservatele in luoghi sicuri. Non in casa. E’ il primo posto dove andranno a controllare. E neanche in magazzini di vostra proprietà. E dai parenti. Se non volete sottostare ad inutili domande. Gli amici servono anche a questo no? A salvarvi dalle brutte situazioni. Quindi mettete la vostra Beretta dal vostro migliore amico. Un posto dove nasconderla sicuramente ci sarà.
Ricordate però, e può succedere spesso, magari il vostro committente non vuole che si sappia che sia omicidio. E lì bisogna ritornare alla “fantasia”. Uccidete la vostra vittima e fate in modo che sia suicidio. Come? Lo dovrete scoprire voi. Lì capirete se è il mestiere giusto per la vostra persona.

Settima regola: “Mentire, mentire, mentire!”

“Caro, come mai solo tu lavori nel fine settimana?” “Perché a casa non ci sei mai?” “Ma dove vai ogni volta?”. Queste sono solo alcune delle domande che vi ritroverete a sentire ogniqualvolta vostra moglie, la vostra ragazza, un amico o un parente si accorga delle vostre sparizioni sistematiche. Il primo consiglio è mentire, sempre e comunque. Il secondo è uscire per un po’ dal giro. Non vi farà male. Una vacanza è una vacanza. L’importante è tornare più forti e carichi di prima.

Ottava regola: “Fissare una scadenza”

Un giorno chiuderete con questa vita. Lo sapete già. Ma quel giorno dovete deciderlo ora. Fissate un paletto, un anno, o un giorno preciso in cui chiudere tutto e godervi i frutti del vostro raccolto altrove. Lavorare con il pensiero di una conclusione ben sicura della vostra attività, vi darà più entusiasmo durante le vostre mansioni da killer professionista.

Nona regola: “Istruire un sostituto”

Batman ha Robin. Voi avrete sicuramente qualcuno di fidato da istruire. Qualcuno che non vi tradirà mai. Che farà sempre ciò che vi gli diciate. Che è lì solo per il vostro sapere e che vuole, ad ogni costo, diventare come voi. Sceglietevelo bene. Non potete immaginare quanti assassini sono stati arrestati da spioni travestiti da amici. Anche in quest’ambiente la fiducia è la vostra arma migliore. Ma attenzione ai coltelli con doppia lama.

Decima regola: “All’occorrenza sparire”

Quando avete la supposizione che tutto sta per andare a scatafascio non pensateci due volte. Non salutate i vostri cari: sparite immediatamente. Avete già pronto un biglietto per il sud America, per l’Europa nel vostro cassetto privato da anni e anni: usatelo. E’ il vostro passaporto per la libertà. Nessuno vi vieta di ritornare in futuro. Ma, il mondo, non sarà mai come l’avrete lasciato. Questo è sicuro.

Sono piccoli consigli, potreste anche non seguirli, ma mi hanno portato lontano.
Sono sicuro che serviranno anche a voi.
Con affetto,
Erik Faraway

Ps: Allego la lettera con cui mi sono congedato dalla “vita”, così da darvi un esempio di classe e supremazia. Ho tutte le carte in regola per fare il professore in questo mestiere, permettetemi di darvi questa piccola lezione. Ovviamente questo Post scriptum, nella lettera originale, non è presente. Inoltre la mia data di cessazione attività, con riferimento al punto 8, quasi mi sembra di essere uno yoghurt, era il 2 Aprile 2009. E l’ho rispettata. Nel bene o nel male.

“3 Aprile 2009

Cara Laura,
Questo decalogo è stato inviato, in duplice copia, al mio notaio e a te, piccola mia, il giorno dopo che io sono scomparso. Morto. Defunto. Sparito. E’ successo tutto ieri notte, lo ricordo bene. Ma se sono qua a scriverlo vuol dire che non è accaduto veramente. Che io sono ancora vivo. O perlomeno lo sono nei tuoi ricordi, nei tuoi pensieri, nel tuo cuore. Se hai letto ciò che prima ho scritto sai benissimo che il punto due con te non ha funzionato. Tu per me eri tutto. E lo sei ancora. Se non sono più con te è perché non posso, il mondo mi è ostile. Ciò che faccio per vivere non è contemplato secondo la gente normale e, adesso, neanche più dal sottoscritto. Ma molte volte ci dimentichiamo che siamo uomini. Che siamo destinati a sbagliare anche quando meno ce l’aspettiamo. Che siamo destinati a soffrire anche quando non lo vogliamo. Che giudichiamo senza pensare che, un giorno, anche noi potremmo essere giudicati. Che siamo ancorati ad una serie di luoghi comuni difficili da dimenticare. E per ogni persona abbiamo una scusa, un motivo, una storia. E la mia è possibile solo grazie a te.
Ieri ti ho vista per un attimo in quel palazzo abbandonato. Ed è successo tutto così in fretta:

La luce della notte mi invitava a decidere in fretta. Avevo fatto troppo male alla mia gente. A chi non mi conosceva. E persino a te. L’unica soluzione era saltare. Ma so che me l’avresti impedito. Mi ritrovai sul parapetto. Dietro di me, in quel palazzo abbandonato, solo cadaveri. Era finita. Per un certo verso mi sentì sollevato. Finalmente ero libero e verso la libertà. Ma il destino non và mai come si spera. Una voce mi fece salire un brivido di freddo dietro alla schiena.

“Non lo fare. Amore. Ti prego, non lo fare.” – risento ancora le tue parole.

Mi girai. Tu eri splendida, come sempre. Eri parte di quei sciocchi pensieri sul paradiso che si ricercano per tutta una vita. Il tuo sguardo preoccupante mi faceva capire che m’amavi. Anche se ancora non ho capito il perché.

“Amore, ti scongiuro. Scendi da lì” – mi dicevi soavemente.
“No. Questo è il mio posto, Laura, questo è quello che merito. Questa è la mia vita.”
“Ti prego. Non ti lanciare. Ci sarà una soluzione. Ci sarà. Come sempre.” – illusa, mia piccola illusa.
“Laura sono un assassino! Capisci? Non ho soluzioni, non ho redenzioni. Ho solo questo da fare: finire la mia vita senza far male ad altre persone.”
“Ma non pensi a me?” – hai domandato quasi piagente.
“Certo che ci penso. Ed è per questo che lo faccio: per non farti diventare il mio prossimo trofeo.”

Un salto nel vuoto. E addio. Tu ti affacciasti alla finestra. Le sirene della polizia stavano arrivando attirate dagli spari come mosche in aperta campagna. Ma a me non interessava più. Ho concluso la mia avventura. E in quell’attimo di vuoto riscoprii tutto me stesso.


Perciò scusami amore. Ma io vado. Un giorno ci rincontreremo. Avrò un altro volto, un'altra voce, un altro motivo per cui vivere, oltre a te ovviamente. Aspettami e sarò tuo. Per sempre.
Con affetto,
il tuo Erik.”

lunedì 9 novembre 2009

Slanci di genialità!



La vita di uno scrittore è fatta di sfide continue, di lotte, di battaglie tra foglio e penna, tra razionalità e fantasia, tra blocchi vari che non intaccano il talento, puro e innato che sia. E, talvolta, capita di partecipare a concorsi per farsi notare, per entrare in quel mondo che è l'editoria e, in futuro, per far parte della letteratura contemporanea. Anche se è un enorme controsenso.
Comunque, tutto ciò, è per farvi alcune domande, oh oscuri visitatori. Sareste, voi, capaci di ambientare un horror nel villaggio dei Puffi? O, magari, di descrivere una gara di velocità in un mondo fantasy? Vi sembra una sfida non adatta alle vostre possibilità? Oppure credete che regole così assurde non entrerebbero a far parte mai e poi mai di un concorso? Ebbene, qualunque cosa pensiate, i due scenari che vi ho proposto sono stati, in passato, realizzati e hanno visto ben due vincitori nei Contest organizzati, anni fa, dal Forum di Brad Barron. E non so perchè ma ieri sera mi è venuto lo sfizio, la voglia, l'ardire, di organizzare un altro concorso. Premio? La gloria. Argomento? Se ne parlerà sul forum, penso, se riusciremo a trovare persone(e utenti storici) interessate a partecipare. Intanto, per ora, vi linko i due Contest scorsi dove, tra gli altri, troverete i racconti dei due autori di questo blog. Ma non leggete i miei. Sono orrendi e scritti in maniera oscena. E dico veramente. Ero nell'era gggiovane dei puntini di sospensione. Poi mi sono risvegliato. Almeno credo.

Primo Contest: Horror a Pufflandia
Secondo Contest: Gara di velocità in mondo fantasy
Proposta di Terzo Contest

L'immagine è di Fabio Celoni per il terzo speciale di Brad Barron. Bellissima, oserei dire.

giovedì 4 dicembre 2008

Era lei...



Ecco un piccolo racconto inviato per un concorso di una marca di vini. Si, avete capito bene, aboliremo L'ici...no, ho sbagliato. Si, dicevo, una marca di vini che ha ideato un concorso letterario con parametri precisi: numero di caratteri limitato(non mi ricordo a quanto, ma una pagina di Word alla fin fine) e il tema portante doveva essere il vino e il suo mondo. Io son partito da quello per creare una storia di amore e amicizia. Piccola e semplice. Ovviamente nessun premio e nessuna menzione, non sono tra i primi tre ma continuo a lottare. Ecco a voi:

Otto. Sono le otto e di lei neanche l’ombra lontana. E’ in ritardo di mezz’ora e neanche richiama. Mi lascia qui ad aspettarla affamato e impaziente, e il film inizia tra un’ora.
Ma lei non c’è. La tavola è imbandita. La pasta è quasi pronta. E il vino è lì, immerso nel ghiaccio, bianco, amaro. Come la mia vita in questi giorni.
Ma andiamo con ordine.
Lei è Paola. La mia amica. Dico “la” perché lei è quella che mi somiglia di più. Mi sopporta e mi supporta di più. Mi capisce di più. E’, forse, l’unica che cerca di farlo. E, purtroppo, condivide con me la stessa sfortuna in amore. Abitualmente ci ritroviamo a discutere dei nostri insuccessi sentimentali e, a turno, prepariamo il nostro consueto piano di fuga. Cerchiamo di consolarci con una tavola imbandita, un vino, sempre amaro per ricordare l’amarezza del rapporto finito, un filmetto strappalacrime per restare a guardare ,invidiosi, la facilità dei sentimenti dei protagonisti ed, infine, ci attenderà una lunga chiacchierata sui motivi della fine del nuovo amore con relativi pianti, sfuriate e rassegnazione. E poi tireremo dal frigo quella bottiglia di rosso, pregiato, dolce, intenso, che servirà come speranza per il futuro. Un po’ di dolcezza nella sofferenza.
E pensare che saremmo perfetti insieme. D’altronde siamo fatti l’uno per l’altra. Uguali. Perfettamente uguali. Ci piace la stessa musica, gli stessi film, gli stessi libri, ma sarebbe troppo facile. Troppo uguali. Non ci piacerebbe affatto. Purtroppo. E poi rischieremo di perderci se tutto andasse male. E quindi continuiamo a vagare cercando il vero amore e se non accadrà saremo sempre pronti a supportarci, nel bene e nel male.
Ma oggi non sarà così. Lei ha trovato il suo principe azzurro. E’ un amore che mantiene. Sette mesi. Non un gran record ma è tutto perfetto. Si amano. Stanno pensando di andare a convivere. Forse sarà la fine delle nostre cene. Dei nostri brindisi dedicati a tutti quelli che ci hanno fatto soffrire. Ma non è un problema. Sarò contento anche se tutto finirà. Perché lei avrà trovato il suo amore. E forse ,poi, arriverà anche il mio momento.
E quindi stasera festeggiamo. Perché la convivenza è nell’aria. Ma sono sempre le otto. Anzi. Le otto e un quarto. E lei non arriva. Non mi ha chiamato e neanche mandato un messaggino. Sono qui, all’oscuro, e aspetto. Intanto inizio a bermi un bicchiere di quel bianco, amaro, per iniziare a mandare giù il boccone. Si, me l’immagino. Ora lei arriverà e mi dirà che è felice, è pronta a trasferirsi a casa sua. E’ pronta a provare ad avere una famiglia. E io,forse, sarò messo alla porta. Ma fa niente. La vita è fatta di sorprese. Piacevoli e non. E butto giù il secondo bicchiere. Calmo. Mi trattengo. Non vorrei farmi trovare brillo. Oggi si festeggia. Dobbiamo farlo. Per lei è la fine di una ricerca durata trent’anni.
Otto e quarantacinque. Ho l’impressione che non venga più. Vabbè, un pò me l’aspettavo. La bottiglia è quasi finita, sintomo che non sono in grado di rispettare il benché minimo proposito. Ma si. Fa niente. Oggi si esulta. Oggi è il giorno della riscossa. Alzo il bicchiere al cielo. E urlo quasi. Per lei. Per me.
“A te, Paola. Che hai trovato ciò che cerco da un vita. Un amore vero. A te e alla nostra amicizia. Ovunque tu sia”.
“Sono qui”
E’ lì, davanti a me. Non l’avevo neanche notata. Devo essere più che brillo.
“Paola, piccola mia. Tutto bene?”.
“No, Nicola mi ha lasciata. Per questo ho fatto tardi. Ha avuto paura della convivenza.”
“Ma non l’aveva proposta lui?”
“Si, ma è fuggito. Ed è finita. Stop. Chiusa.”
E la guardo. E dire che è distrutta è dire poco. E siamo di nuovo da capo. Di nuovo insieme contro tutti. Di nuovo devo cercare di consolarla quando questo è impossibile. Mi dispiace che sia finita. Mi dispiace a tal punto che mi coglie impreparato. Non so che fare. E mi alzo. Allargo le braccia. Lei si avvicina. La stringo a me.
“Stasera niente film, prendo la bottiglia di rosso dolce e ce ne freghiamo di tutti.”
Nessuna risposta. Solo un lento pianto…

venerdì 24 ottobre 2008

Destino non scritto

A grande richiesta di pubblico (va bè, più o meno), pubblico (bello il gioco di parole, nevvero?) la sceneggiatura di "Destino non scritto", la storia presentata all'ultima edizione di Lanciano nel Fumetto e che mi ha consentito di classificarmi in terza posizione!!! Potete immaginare la soddisfazione nel ricevere la tanto attesa telefonata da Luca Veronesi, il bravissimo organizzatore dell'evento, e nel vedere il proprio lavoro pubblicato su un book!
Spero che possa piacervi! buona lettura!!

P.S. COME AL SOLITO TROVATE L'INTERO FILE NEL LINK IN FONDO!

Destino non scritto - Tavola 1

1/2/3/4
Cominciamo con una quadrupla d’ambiente, che ci permette di calarci meglio nell’atmosfera della nostra storia. Ci troviamo in uno dei quartieri popolari di Ho Chi Minh, odierna capitale del Vietnam, in una calda giornata d’estate durante le ore centrali del pomeriggio. Inquadrata in campo lungo, la strada brulica di cinesi e vietnamiti dalla pelle arsa dal sole e dall’abbigliamento estivo tipicamente occidentale che, con aria oziosa, si attardano sui marciapiedi chiacchierando tra loro o entrando in uno dei tanti locali che si dispiegano ai bordi della via. Immerso tra la folla, al centro della strada, notiamo uno strano personaggio, che si muove verso di noi. L’uomo è un occidentale di mezza età dal fisico asciutto e slanciato, che indossa un lungo impermeabile nero stretto in vita, guanti in pelle, occhiali da sole scuri e un cappello a larghe tese che impediscono di distinguere i suoi lineamenti. Nonostante il suo abbigliamento sia in netto contrasto con quello degli abitanti del quartiere, nessuno sembra fare attenzione a questa strana figura che, con l’aria tranquilla di chi si sente perfettamente a suo agio, sembra avere uno scopo ben preciso per cui essere lì.
In alto al centro, titolo e crediti.

[Titolo: DESTINO NON SCRITTO]

Didascalia: Il problema non è la folla.

5
Puntiamo la nostra attenzione sul misterioso protagonista, inquadrandolo a figura intera e leggermente dal basso. L’uomo si muove verso il lettore con il passo misurato e l’aria di chi mantiene un fiero atteggiamento di distacco dalla realtà. (N.B. Anche se non riusciamo a scorgere sotto il suo impermeabile, tenere presente che, sulla gamba destra, attaccata alla cinta c’è un’enorme pistola che ritroveremo in seguito. Regolarsi quindi per l’eventuale forma che la pistola lascerà da sotto l’impermeabile).

Didascalia: Per quella mi basta chiudere gli occhi qualche secondo, e la folla scompare.

6
Zoomiamo sul nostro protagonista, soffermandoci sul primo piano del volto. Il cappello a larghe tese impedisce di distinguere nettamente i lineamenti del suo volto, nonostante la vicinanza ci permetta di scorgere le sue labbra sottili serrate in una smorfia di disgusto.

Didascalia: No, non è per tutto questo. Questo, in fondo, fa parte del mio mestiere.


file intero:

http://host.xzshare.com/?d=7A0B33851

scaricare il file è un pò complicato, lo so, ma il sito che uso di solito da ieri ha deciso di non funzionare più! Per scaricare la sceneggiatura dovete scrivere le tre cifre che trovate in basso sulla pagina, e cliccare su "submit"! Poi aspettate un minuto, e il gioco è fatto!

martedì 22 aprile 2008

Dicono...



Dicono che è difficile trovare qualcuno che ti comprenda.
Dicono che è difficile trovare qualcuno che ti capisca.
Dicono che è difficile anche solo di pensare di trovare l'amore della propria vita.
Dicono che è difficilissimo trovare un amico che ti sostenga nelle tue scelte, ti faccia stare bene quando ti senti giù e magari condivida i tuoi stessi sogni.
Dicono che una persona così si incontra una volta nella vita e devi stare attendo a non farla andare via.
Dicono che devi essere felice per le cose belle che accadono ai tuoi amici perchè sembra che sono accadute a te.
E' vero. Soprattutto se accadono ad una persona così.
Una persona che si fa una corsa con il tuo borsone per farti arrivare in orario a prendere il treno.
Una persona che fa finta di ascoltare le tue battute e invece scrive sms alla ragazza e le capisce due minuti dopo.
Una persona che ti anticipa i soldi per la camera per il viaggio che hai sempre voluto fare.
Una persona disposta a farsi 3 viaggi in treno per stare una settimana a casa tua(e manco lo fa poi!).
Una persona che ha un talento che crede di non avere.
Una persona che diventerà qualcuno, ne sono sicuro.
Una persona che è il bersaglio perfetto per i tuoi insulti.
Una persona che quando vieni lasciato dalla tua ragazza ti consola per giorni e giorni.
Una persona che dice che quello che scrivi è "bello si ma..."(per questo lo odio tantissimo!)
Una persona che ti promette di fare un progetto insieme e poi lo accantona(anche per questo lo odio).
Una persona che, anche se timida, acconsente alla tua idea di fare gli idioti cantando in mezzo ad una piazza di Roma.
Una persona che ottiene il terzo posto in un concorso di sceneggiatura, quello a cui tu hai mandato il tuo lavoro ma temi sia stato bruciato e le sue ceneri disparse al vento.
Ma è come se avessi vinto anche tu con lui. E quindi il premio è diviso 2!

Hai capito Franz?? Complimenti idiota! Ma non ti credere chissà chi...la mia riscossa arriverà!

Un applauso a Francesco Savino, in Gufo de noartri, il Dj Jurgen che tutti noi vituperiamo,(ci deve essere un motivo!) ovvero il degno terzo posto del concorso di Lanciano nel Fumetto 2008. Che uomo!

(la foto di Chandler e Joey iniziale è per simboleggiare all'amicizia, anche se preferisco Ross!)
(Attendo la mia parte del premio maledetto idiota!)
(Tra qualche giorno posterò la recensione che feci a quell'inutile sceneggiatura che ha presentato al concorso, non pochi mi daranno ragione.)

Ah..un particolare...

Che cul....ehm...che bravura!!