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lunedì 7 gennaio 2013

Cinque anni ed un giorno in più...


Sono quelle promesse che ci si fa quando si è amici da poco, e soprattutto si è ragazzi spensierati. Quella di restare sempre uniti di fronte a qualsiasi avversità, a qualsiasi problema, a qualsivoglia imprevisto che il futuro poi ti mette avanti. Perchè se ti senti forte in certi momenti sai che il merito è sempre dei tuoi amici, che se ne hai un paio giusti, un paio sicuri, sai sempre dove andare a sbattere la testa quando hai bisogno di loro. E stai sicuro, che se ti vogliono veramente bene, non te lo diranno mai e ti aiuteranno a colpire il muro con efficacia, per poi darti il loro sostegno tra battute e risate.
Cinque anni fa stavamo vivendo l'era paninara, io Michele e Vincenzo. L'era in cui se si usciva si andava solo a prendere un panino al volo e poi si perdeva tempo, si chiacchierava, per ore sdraiati in modi che nessuno potrebbe concepire su una sedia di plastica, sotto ad un'insegna dove troneggia un povero maiale non effettivamente felice di essere parte di quel logo. E lì si parlava dei vari argomenti che un trio di ragazzi potrebbe avere: le ragazze, il calcio, gli sfizi. E il cibo ovviamente.
E passare ore a contemplare questo o quel particolare poi del paesaggio dinanzi. Che poi' è una città. Non di quelle che si vedono nei film piena di palazzoni e grattacieli, ma è pur sempre un luogo d'aggregazione delle tue parti. Che le città le hai viste, tipo Napoli, e ti domandi poi quando dormono quelle città, e quando puoi passare una serata a navigarle con i tuoi amici parlando di qualsiasi cosa mentre tutto dorme. E la risposta sai benissimo che è "mai".

In cinque anni poi può cambiare tutto, possono succedere cose che ti allontanano da loro o cose che ti avvicinano sempre più. E cambiano poi i governi, i confini geografici, i Presidenti e i calciatori. Tutto muta, tutto va' in sostituzione di altro. E quasi come se fosse stata una scommessa, una prova di forza. Da un lato tre amici, dall'altro il tempo. E forse abbiamo vinto noi.

Cinque anni fa, come sto ripetendo più volte, abbiamo deciso che ci saremmo rivisti di nuovo, il 5 Gennaio, allo stesso paninaro, noi tre, anche se il tempo ci avesse poi diviso e anche se qualsiasi cosa ci fosse successa ci saremmo stati. Ed il 5 Gennaio di quest'anno non ci siamo rivisti, per impegni vari.
Abbiamo recuperato il giorno dopo però, perchè una promessa è una promessa e dopo cinque anni, credo, siamo riandati tutti a quel paninaro che avevamo abbandonato e che un po' si è allargato rimanendo quasi come ce lo ricordavamo tempo fa.
Insieme a noi tre c'era Carmen, la mia amata, e Giovanni, che non era a quel tempo nel gruppo dei tre pur giocando con noi settimanalmente a calcetto.
E cosa abbiamo constatato? Che i prezzi sono aumentati, che il kebab è cosa normale oggi in ogni panineria, che la Peroni da 66 cl in queste circostanze sembra ancora più buona, che tirare le cartacce in un grande secchio è sinonimo di basket da strada, che puoi stare giù quando vuoi ma quando ti vengono su delle idee divertenti tutti ridono e si sentono bene.
Insomma siamo ancora amici in tutto ciò? Vorrei dire sì, e lo dico ma con qualche riserva.

Per mia colpa ci siamo abbandonati un po'. Lavoro, amore, e tanti altri motivi mi hanno allontanato da loro. Il calcetto e le serate giochi l'hanno rinsaldato quel rapporto. Con Vincenzo sembra ogni volta che ci siamo lasciati cinque minuti prima, e si ride sempre. Con Michele invece è molto più difficile. Il rapporto era nato burrascoso ma quella parte è stata superata. Ora ci si incontra ogni mese se tutto va bene, ma sempre in comitiva. Mi mancano le serate a due, mi mancano pure i litigi per divergenze d'opinione. E come ai vecchi tempi capisco sempre quando vorrebbe essere da tutt'altra parte, ma c'è perchè ci deve essere. Per poi rimanere contento di essere rimasto.
E quindi la serata è passata lieve e veloce. Non abbiamo parlato di cosa è cambiato in cinque anni, e nemmeno di noi stessi. Abbiamo parlato della nostra attualità, di ipotesi remote, di calcetto, di fantacalcio, di donne, di topi, di qualsiasi cosa possa farci ridere. Ed è stato bellissimo.

La differenza sostanziale dal 5 Gennaio 2008 ad oggi è che ho una splendida ragazza che mi ama, ho/ho avuto un bellissimo lavoro, ho incrementato ancora di più la mia passione, ed ho scoperto tanti giochi da tavolo di cui non conoscevo l'esistenza. Le parti brutte non le voglio ricordare.

La cosa che non è alla fin fine mutata da quel giorno è che, pur tra tante difficoltà, noi tre ci siamo sempre, insieme. E speriamo di esserci ancora nel 2018. Cinque Gennaio. Solito posto. Se esisterà ancora.

sabato 10 novembre 2012

Lei

Le occhiaie da "ritorno a casa".

Dovevo parlare ancora di Lucca. Altri due post dicevo. Questo è uno dei due.

Sono andato alla fiera due altre volte nella mia certamente poca esistenza. La prima avevo 20 anni, ero giovane, era la mia quarta volta fuori di casa per qualche giorno, ma di sicuro la prima che avevo organizzato io. Forte della mia esperienza come pseudo lavoratore durante l'anno di servizio civile, mi sentivo contento ed entusiasta di essermela meritata quella vacanza. Lavoravo pur sei ore al giorno e certe volte anche dodici pur di farmela. E fu divertente. Conobbi da vicino colui con il quale aprii questo blog. E da oggi a cinque anni ne sono accadute di cose.
La seconda volta è stata a 22 anni. Ero un disoccupato cronico che non riusciva a trovare niente per andare avanti, nemmeno un'idea giusta che gli potesse portare un po' di felicità. C'era la passione per la scrittura ma l'ispirazione, diciamocela tutta, non è che ci fosse mai stata così tanto. E poi c'era l'occasione: sì va', ospitati, e si risparmia l'albergo, la casa, la notte. Poi basta comprarsi qualche panino e si riesce a vivere. Qualche soldo per i fumetti da parte c'è, e allora via. Un mese dopo, esattamente un mese dopo, mio fratello avrebbe vinto 1000 euro che sarebbero poi stati divisi in due parti uguali. Se fosse successo un mese prima, o almeno due giorni prima del viaggio, forse quella Lucca Comics sarebbe stata migliore. Comunque, in conclusione: un mezzo disastro.
E non perchè la Juve ne prese tre dal Napoli in casa, e non perchè il viaggio d'andata e di ritorno in treno durarono ore e furono insopportabili (per la puzza, per l'orario notturno ed altro), e nemmeno perchè ho passato parte di quei tre giorni all'area Pro a dare incitamenti al co-admin, ma per il senso di fastidio, perenne, che quella fiera, quei quattro giorni, avevo addosso. Pur contento di esserci, pur volendo esserci, io non c'ero. E il malo modo con cui mi sono salutato, se così si può dire, con colui che mi ha ospitato ha fatto il resto. Che poi, a dirla tutta, dopo tre anni manco l'ho capito perchè ce l'aveva così tanto con me, l'ultimo giorno.

La terza volta, a 25 anni tendente ai 26, è stata bellissima. Certo, ha avuto i suoi problemi: pioggia torrenziale all'arrivo, mal di treno assurdo sull'Italo, valigie pesanti ed abnormi, treni regionali che non arrivavano mai, folla pressante negli stand e quant'altro. Tante di quelle cose che se messe insieme possono far incazzare, o perlomeno infastidire una persona. Figuriamoci una coppia alla sua prima vacanza assieme.
E invece mi viene semplicemente da dire: "sticazzi". Sticazzi alla pioggia, al mal di treno, alle valigie che al ritorno pesavano il doppio, ai treni che non arrivavano, alla folla che ci disperdeva, ai tizi che aumentavano i prezzi dei Julia, e a qualsiasi altra cosa. Io e lei siamo stati benissimo e tutto questo, e qualsiasi altro ancora, non avrebbe potuto rovinare questo nostro momento.
E' durato sei giorni. Sei giorni in cui ci siamo visti così tanto che ritornare alla dura realtà è stato bruttissimo. Vederci sempre ci ha fatto capire come abbiamo bisogno l'uno dell'altro durante la nostra vita di tutti i giorni, anche se ne eravamo già consci. In quasi quattro anni che condividiamo la stessa strada, in senso metaforico, abbiamo capito fin dal primo mese che avremmo dovuto vederci ogni giorno, per stare bene.
E capita poi che quella mezz'ora che si sta assieme, solo, ci fa star male. Vorremmo sempre di più.
Vorremmo svegliarci e trovarci vicini. Uscire e trovarci uniti. Rientrare e pranzare assieme. Riposarci e dormire abbracciati. Vorremmo essere una cosa sola pur perfettamente divisa, anche se con proporzioni diseguali.
E forse lo siamo. O lo siamo stati questi sei giorni. In cui ogni tanto capivo, pensavo, mi autoconvincevo, ridevo o sorridevo solitario.
Quando stavamo in fila per qualche disegnatore, quando lei ha chiesto a Soldi un Julia al momento, quando ci dividevamo tra gli stand, quando notava lei i fumetti da controllare, quando ad ogni mio programma mattutino non obiettava neanche un instante salvo poi dare la sua versione lievemente migliorata, quando mi preparava i panini al mattino, o il pan bauletto con la nutella, o il tramezzino, o ordinava una birra per poi lasciarmene più di metà. Quando si faceva firmare le stampe emozionata, quando ha accettato la prima volta di seguirmi al Comicon a Castel Sant'Elmo, quando ha ricambiato il mio primo bacio.

Io ho capito, e capisco tuttora, ogni volta la stessa identica cosa: sono fortunato. Se esiste l'idea della persona giusta per tutti Lei è la mia. Lei e solo Lei. Certo. A Lucca o ad altre fiere ne ho viste girare di ragazze trascinate magari dai loro rispettivi fidanzati in quel mondo fatto di nuvole parlanti o di cosplay, di disegnatori o di ramen, di gadget o di action figures. Ma Lei la vedo felice. Anche solo se fosse la felicità di farmi contento, Lei sembra anch'essa felice. Di rimando.
La passione per i fumetti è la mia, lo so. Io l'ho fatta entrare in questo mondo, dalla porta di servizio così come ci entrai io. E mi fa piacere che le piaccia. Che sia entusiasta di accompagnarmi in ogni nuova avventura (Salerno e di nuovo Cava, sono dietro l'angolo), l'importante è stare insieme.
E il punto è sempre questo.
Stare insieme.
Io e lei. Tutto il giorno. A chiacchierare, ridere, divertirci, o semplicemente aspettare. Perchè nella mia vita ho aspettato tanto. Poi un giorno Lei è arrivata, ed abbiamo iniziato ad aspettare insieme.

Questo è un post per la migliore compagnia avrei potuto avere in questi sei giorni. Mi dispiace per Francesco che ha condiviso con me due edizioni di Lucca Comics, ma Lei non la batterà mai.
Questo post ovviamente è per Carmen. Mia musa ispiratrice che, negli ultimi mesi, ha visto calare drasticamente le poesie, le frasi, i pensieri dedicati a Lei. Spero solo che seppur siano stati di meno in questo spazio virtuale, siano raddoppiati nella vita reale. Lo spero tantissimo. Perchè tutto quello che mi dà, è sempre il triplo rispetto a quello che riceve.

Ti amo. Se non l'avessi capito.

martedì 19 giugno 2012

Segni del destino


Sono cose che accadono in combo senza manco chiederti perchè accadono. E ti rendono felice o perlomeno contento, se non raggiante. Che è sempre meglio di essere triste, insoddisfatto e depresso, o no?
Partiamo dal principio: Sabato sera, a lavoro, poco dopo essere rientrato da due ore d'autostrada con caldo soffocante, mi si rompe il poggianaso(si chiama così?) degli occhiali. Non è la prima volta che accade, ma poteva capitare in un giorno migliore no? Quindi mi passo tutto il fine settimana, che è il periodo di maggior lavoro nel luogo in cui dono la mia opera da piccolo aiutante (ma non di Babbo Natale, battuta pessima, queste passa il convento), con gli occhiali mezzi rotti (aggiungiamoci anche l'asticella di destra che è in condizioni precarie da mesi), e con l'idea di comprarmene direttamente un paio nuovo lunedì ovvero ieri.
Mi reco al centro commerciale che ha un ottica al suo interno e ne approfitto pure per fare una spesa di patatine ed altra roba da partita, dato che i giovinotti miei amici passeranno la serata alla mia dimora per Italia-Irlanda. Nella mia mente c'è un sola idea, più che altro: sperare nel ritorno della Samichlaus. Speranza vana, se manco l'ho trovata all'Auchan, ormai non è possibile trovarla in nessun luogo.
Mi reco dall'ottico che mi chiede di ritornare alle 17. Quindi abbiamo quaranta minuti di tempo per fare una spesa di schifezzerie degna di questo nome. Scendiamo e ci infiliamo subito nel reparto birre. Era da giorni che associavo l'idea: "Se c'è la Samichlaus, l'Italia distrugge l'Irlanda e la Spagna vince". Ne ero sicuro. Ma la birra non c'è.
Anzi.
La birra sembra quasi sparita dalla circolazione. A parte il solito reparto di birre nostrane, che salto a piè pari, è scomparso anche lo scaffale con le birre in lattina, giusto oggi che un paio di Crest me le sarei prese. Arrabbiato e deluso inizio a tormentarmi all'idea di una sconfitta sicura contro il Trap.
Poi il lampo di genio: fammi controllare nel reparto promozione, magari c'è qualcosa che mi potrebbe interessare.
Trovo le Crest, erano ammonticchiate in abbondanza ad un prezzo d'occasione. Vedo le Paulaner a 1 euro(e si devono comprare in questi casi) e un passo più in là...lei...la mia amata...

Salto di gioia che manco al gol di Balotelli la sera.

La mia pulzella osservava questo tizio che considera il suo ragazzo festeggiare per una birra. E non riusciva a credere se fosse un incubo o stesse accadendo realmente.
La Samichlaus è lì. Ed è pure in promozione. Ben trenta centesimi in meno. Che su un prezzo di 2 e 50 si fanno sentire. Raccatto sette bottiglie, e ne lascio altre 11 sullo scaffale. Una la faccio comprare ad un paio di ragazzi che stavano da quelle parti mentre festeggiavo e ne decantavo il sapore, la gioia e la vittoria ormai strasicura dell'Italia alla sera.
Loro avevano paura del "biscotto". Io ero stra-certo che non ci sarebbe stato. Il tempo e i fatti poi mi hanno dato ragione. L'Italia ha vinto. Quella ultima Samichalus che tenevo a casa per l'eventuale passaggio del turno ieri sera è stata aperta, all'una e mezza, mentre cenavo amabilmente dopo essere andato a lavoro alla fine del match.

E quei due bicchieri sapevano di felicità.

Perchè ci vuole poco, ben poco, ad essere felici in un'Italia che è disastrata in ogni parte la vedi. Ma il popolo, la gente, le persone, anche il sottoscritto, devono avere qualcosa per cui festeggiare, qualcosa per cui sentirsi vicini, sentirsi uniti. Se non è la  Nazionale di calcio sarà un tiratore alle Olimpiadi, o una Nazionale di Pallamano, o una macchina italiana con un guidatore spagnolo, o qualsiasi altra cosa. Tipo una birra. Austriaca magari. Di 14 gradi. Che ti fa addormentare più sereno e sicuro che la giornata successiva sarà ottima. O perlomeno decente da vivere.
Anche con tutto questo caldo, che odio a prescindere.

L'Italia passa ai quarti. Ho un'altra birra in frigo, spero di berla domenica sera. Anche più tardi. Ma lo spero ardentemente. Se arriviamo alle semifinali possiamo esserne felici, abbiamo fatto ciò che dovevamo. E spero vivamente di acchiappare la Francia.

L'Italia vince. E dimentico i centocinquanta euri di occhiali nuovi che domani andrò a ritirare. Li dimentico. Ricordo solo le cose belle: un gol di testa, un gol in rovesciata, le risate davanti alla televisione, l'entusiasmo dei miei amici, le frittelle d'alghe di mia madre, il sacrificio della mia pulzella, un tricolore sventolato troppe poche volte in un anno.

venerdì 1 giugno 2012

Buone azioni


Ho il sangue inutile. Sappiatelo se vi serve una trasfusione dal sottoscritto, ci andate male. La mia ragazza invece può aiutare tutti. Per questo stiamo insieme, casomai mi servisse qualcosa è sempre a portata di mano.
No, non è vero. Stiamo insieme perchè ci amiamo e perchè lei già sa che un giorno vincerò al fantacalcio, al lotto, alla riunione di condominio e che la Juve intesterà un assegno destinato a Buffon a mio nome. E non ci faranno caso.
Ma non è di venali questioni danarose che voglio discutere.

Stamane abbiamo deciso di donare il sangue a chi ne ha bisogno. Andiamo alla sede più vicina dell'Avis e ci sentiamo pronti per la nostra buona azione quotidiana. Per chi non lo sapesse quella di ieri era organizzare una partita per far giocare le pulzelle. 'Na faticata non da poco.
Entriamo in orario notturno (ore 9 e 40) e constatiamo che non c'è nessuno prima di noi. Ottimo. Ci sbrighiamo subito. Pessimo. Mi infileranno gli aghi subito.
Gli. Plurale. Esatto. Perchè conosco il mio corpo bastardo.
Dopo un'attenta e veloce visita con il medico, che mi chiede se mi drogo. Perchè immagino che siano molti i drogati donatori di sangue in questo mondo, sono pronto per stendermi sul lettino. L'ago entra dopo alcune difficoltà, ho le vene piccole, ma piano piano inizia a defluire.
Nel frattempo la mia amata sbriga la formalità del medico che a lei non chiede se fa uso di stupefacenti. Perchè forse non ne ha la faccia. Mente io sì eh?

Il sangue scende e cerco di pensare ad altro. All'amore, alla gioia, ai fiori, al raffreddore, a Juliana Moreira, al Papa in visita a Milano(magari mi ci esce una battuta decente per Acido Lattico), alla mia pulzella che è nella mia stessa condizione. No. Penso al sangue che mi tolgono. Ma rimango lucido. Soprattutto perchè scorre piano.
Nel frattempo la mia amabile signorina ha un principio di mancamento verso la fine. Si riprende in un minuto o due senza problemi. Mentre a me, tristezza epocale, cambiano braccio. Ora sì che sembrerò un drogato.

Vado anche io in lieve panico, verso la fine. Tanto che inizio a vedere bianco, una luce in un corridoio, un occhio gigantesco all'orizzonte. Credo di aver visto Godzilla.
Comunque mi riprendo. Nel frattempo la mia dolce metà vedendomi bianchissimo, si risente male. I dottori credo si stessero chiedendo perchè avessimo mai deciso di fare 'sta cavolata. Ritorna tutto alla normalità nel giro di qualche minuto. Io scendo dal lettino e noto che riesco a tenermi benissimo in piedi. Dopo una bella boccata d'aria di smog cittadino ci andiamo a fare una ottima colazione in un bar affianco. Oggi ho perso 500 grammi di sangue. E' come se avessi fatto una dieta, insomma.

Considerazioni ultime:

-) Fare una donazione per equiparare una bella colazione con briosche e cappuccino più un aperitivo per mesiversario è un'idea da malati. Per questo ci è venuta.
-) Fare una donazione con l'osso sacro dolorante è una bella esperienza. Non ve la consiglio.
-) Saper di aver fatto qualcosa di utile al prossimo è una bella cosa. Ma questo non vale per il sottoscritto, io sono AB.
-) Ho appena scoperto che per uno sportivo donare sangue fa scendere le prestazioni. E che devo rallentare gli allenamenti. Questa sì che è un'ottima scusa per non andare a correre.
-) Ad Ottobre sarò ancora lì, su quel lettino, a farmi bucare come un drogato. Me la sento.
-) E ora direzione Aido. Sono una persona buona, non ci posso far niente. Ma, sinceramente, preferirei che nessuno se li prendesse i miei organucci. Ci sono affezionato, diciamo.

giovedì 31 maggio 2012

Corso Vittorio Emanuele


Sì. Due giorni senza scrivere alcunchè. Me ne pento e me ne dolgo. Anche se c'è un tizio, su questo spazio virtuale, che non scrive da ben 106 giorni, io mi sento in colpa. Ma ho avuto due giornate pregne e non ho avuto tempo, fantasia, spazio e amore per aggiornare il blog. Ma cosa mai avrò fatto di più importante che scrivere sonore minchiate su questo diario internettiano? Ve lo spiego subito dato che gli argomenti sono pochi e la papera non galleggia (antico proverbio popolare napoletano modificato per l'occasione).

Martedì è stata una giornata improntata nel segno del "non me ne tiene" e delle sue importanti regole basilari. Ve le spiego in quattro semplici punti:

-) Il "Non me ne tiene" è una religione. Quando non te ne tiene non te ne tiene.
-) Niente e nessuno modificheranno il tuo "non me ne tiene".
-) Eventuali ripensamenti serviranno a poco. Tanto non te ne tiene.
-) Non me ne tiene di scrivere una quarta regola.

Quindi avete capito benissimo che la giornata di Martedì l'ho dedicata alla mia squinzia, al libero sollazzo da tempo libero(che è divertente da dire), alla visione delle ultime due puntate di Alcatraz, che mi hanno causato odio verso la Abc, i telespettatori e chi non l'ha rinnovata e ovviamente alla serata lavorativa con cena all'una di notte mente gustavo un mirabile episodio di Misfits. E questo è martedì.

Mercoledì invece inizia in modo del tutto diverso: mi sveglio alle 10. Il che è già un evento.
Un mio amorevole amico doveva andare a Napoli per dello smercio di materiale cartaceo di un noto gioco di carte famoso in tutto il mondo. Obbiettivo: Alastor di Napoli, quella di via Mezzocannone che normalmente odio perchè i suoi simpaticissimi proprietari mi sembrano dei tizi odiosi che mirano al sol guadagno. Cosa che accade in ogni esercizio ma alla mia fumetteria di fiducia, guarda caso sempre Alastor ma di Caserta, i fumettari in oggetto sono simpatici ed è sempre piacevole scambiarci una chiacchiera di un'oretta prima di spendere miliardi.
Chiusa questione simpatia l'appuntamento è alle 10 e 30 sotto casa mia. Il mio amico, che in realtà è Mang'isse, arriva alle 11. Ottimo, si inizia una bellezza.
Il treno, casomai l'avessimo preso, era alle ore 11 e 02. A Caserta. Ora: se non ci sono macchine per la Nazionale, il tempo minimo da casa mia alla stazione è cinque minuti a centoventi all'ora. Quindi niente stazione, niente treno, si va' in macchina.
All'avventura.

Idea del mio amico guidatore: niente autostrada, così risparmiamo. Ok. Tanto la vettura non la porto io. Considerando che con l'autostrata e relativa tangenziale in quaranta minuti massimo siamo in Napoli Centro, che è dove dovremmo andare noi. Ma che sarà mai fare un po' di strada in più? Nessuno problema, alla fin fine.
Che è quello che pensavamo all'inizio. E l'idea era risultata ottima fino a quando siamo entrati in Napule, tramite tangenziale, uscita Fuorigrotta. Usciamo giustappunto dinanzi Piazzale Tecchio e respiriamo aria di Comicon. Poi andiamo in direzione "centro" senza alcun problema. Osserviamo le simpatiche manovre da guidatore napoletano, osserviamo le mirabolanti fanciulle napoletane, osserviamo anche una miriade di panzoni, così, tanto per pareggiare il conto tra belle cose e brutte visioni.
E poi vediamo, ad una svolta, la direzione "centro" bloccata da dei vigili. Ci avviciniamo e gli chiediamo indicazioni per raggiungere corso Umberto I, il simpatico tutore dell'ordine ci blocca e ci indica una strada alternativa: IL CORSO VITTORIO EMANUELE.
Andiamo fiduciosi ben sapendo che un corso, dalle nostre parti, comprende al massimo un paio di chilometri di strada. Quello no. Anzi.
Il civico parla di numero 691. Dopo un quarto d'ora nel traffico napoletano siamo ancora a 500, il mio collega ritorna indietro. Inutile dire che dopo altri venti minuti verso nessuna direzione plausibile, l'unica idea possibile è quella di farsi veramente il corso. Ritorniamo al numero 500 e scendiamo. Dopo altri zigzaganti venti minuti siamo ancora al civico 450. Il corso ha inglobato le nostre vite più di Goku sul serpentone.
Ma i cartelli "centro" stanno apparendo. Qualcuno dice "Piazza Garibaldi" e, per noi, è come un calendario di Juliana Moreira, in quel momento.
Si va' verso la piazza, palazzi conosciuti mi dicono dove andare. Siamo a Cavour, poi a Garibaldi, e poi al corso Umberto primo. Partenza ore 11. Arrivo ore 13 e 15. Due ore e un quarto. N'altra mezz'ora ed arrivavamo a Roma. La vergogna ci assale.
Ci fermiamo alla suddetta fumetteria mettendo la vettura in divieto di sosta (ci siamo adeguati al vivere napoletano) e mentre il mio compare vende e scambia, il sottoscritto compra. Che è peggio.
Un paio di Julia venduti a prezzo da edicola (ladri!) per la mia amata. Una rapida controllata all'ultimo Mega e si va', verso casa, verso il nostro piacevole traffico casertano. Ma...sulla via del ritorno...una visione...

AUCHAN

Come vi avevo già detto, la mia scorta di Samichlaus è terminata. Il centro commerciale che le vendeva non ne ha più e il sottoscritto è triste. Ma triste tanto.Quindi, da ricerche internettiane passate, sono rimasto convinto che ne circuito Auchan c'è una notevole vendita di birre estere. Anche della mia amica amatissima. Sono le 2 e mezza, a casa mi avranno già bello che digerito: andiamo all'Auchan. Località Argine. Poi scopriremo che è provincia di Napoli. Ma poco ce ne cale.
In un quarto d'ora siamo dentro. L'ipermercato è abbastanza enorme, e le birre sono tante. Scorro il primo scaffale e niente. Le solite marche che trovo ovunque. La tristezza e la depressione(facilmente curabili con una birra doppio malto da 14 gradi, una birra, non venti) aumentano.
Ma...c'è un'altro scaffale. E si chiama "birre dal mondo", "birre speciali", "birre artigianali".
Lei non c'è.
Non c'è, non c'è, non c'è.
Ma c'è la Schoss Essemberg. Che è della stessa casa produttrice e si afferma sui 9.6 gradi. Non la bevevo da più di un anno. E ce ne sono anche altre che non conoscevo. Quindi, visto che ci sono, si effettua spesa di birra anche se con la dovuta delusione.
Continuando nell'ipermercato compriamo anche nuvolette di drago(se non siete mai stati al cinese non sapete di cosa sto parlando, salame e panini per pranzo improvvisato in autostrata e un paio di coca-cola. Con stupore ci accorgiamo che la cassa è automatica. Questi dell'Auchan ne conoscono una più del diavolo, diamine.
Dopo aver dato ad uno sportello automatico le nostre sudate banconote si va' verso casa. Appena usciti dall'ipermercato, notiamo il cartello pubblicitario dell'Auchan di Volla. A tre chilometri. Il pensiero di passare anche da quelle parti ci entra in testa ma ormai sono le 3 e 20 e dovremmo giocare anche a pallone nel pomeriggio.
Ma la delusione di non aver fatto la giornata Auchan un po' è rimasta.

In conclusione:

-) Quasi verso casa ci ha fermato la polizia per controlli di routine. Hanno chiesto documenti nostri e dell'auto, per fortuna non hanno notato la scorta di undici birre stipate dietro al mio sedile da passeggero. Comunque ci siamo messi a ridere quando ci hanno chiesto se studiamo.
-) Arrivata alla Mang'isse House, per colpa della sua Sharpei che, per la foga e l'entusiasmo di vedermi, mi ha fatto colpire la sedia con una testata. Sì, stavo a terra mente lei cercava di leccarmi il viso.
-) Il mio collega ha imparato come guidare alla napoletana. Un giorno e ti abitui.
-) Ho preso in braccio sia la Sharpei che la Chow Chow, a fasi alterne. Stavo per spaccarmi la schiena.
-) Durante la partitella, persa miseramente, negli ultimi due minuti sono caduto di malo modo e ora, il mio sacro osso sacro, fa male. E sto meglio da alzato che da seduto o sdraiato.
-) Mi son reso conto finalmente di quante volte la notte mi rigiro nel letto. Stanotte, avendo dolore perenne ad ogni giramento, ho potuto constatare che era meglio legarmi in una sola posizione.
-) Le birre mi aspettano ma attendo il momento giusto: domani si dona il sangue. Vado a fare una buona azione.



sabato 1 gennaio 2011

Settecento


Il primo Gennaio è il giorno in cui, la comunità cattolica o cristiana, festeggia il nuovo anno. E per convenzione ogni essere umano in quei paesi cattolici(a parte chi professa veramente un'altra religione) sottostà al calendario cristiano. Ora, con tutta sincerità, non mi cambia nulla se si festeggia il nuovo anno il primo gennaio o il 14 agosto, non m'interessa tanto. Soprattutto da quando ho una ragione in più di amare questa giornata. Infatti oggi si festeggia due anni di unione, di fidanzamento non ufficiale precisamente, con la mia pulzella: la signorina Carmen. E cosa potevo fare per farla sentire amata come nessun'altra al mondo anche oggi, anzi soprattutto oggi? C'ho pensato, a dirla tutta. C'ho pensato molto. C'ho pensato così tanto che ho preparato qualcosa da novembre. Volevo suonarle una canzone dei Negramaro con la chitarra, e gliela volevo cantare. Ma non sono bravo a suonare, anzi non sono assolutamente capace. E non s'impara a suonare uno strumento in meno di un mese, da solo. Quindi ho cambiato genere, sono ritornato a quello che sento mio. E le ho scritto una poesia. E poi un'altra e poi un'altra ancora. Anzi, a dirla tutta, ho ripreso tutte le poesie che parlano di lei dal Bloggo, ci ho aggiunto i post di "pensieri o parole" che parlassero di lei e i racconti che mi ha ispirato e li inseriti tutti in un libro, grazie a Lulu. Un sito che serve sia per vendere libri, scritti sempre dagli utenti, sia per farsi un libro da sè. E io l'ho fatto. Con una spesa decisamente irrisoria. L'unico problema è stato il layout ed è per questo che, questo primo "capolavoro", ha qualche problema interno ma fa niente. Lei lo apprezza così come: un riassunto di due anni di vita insieme. A parole, le mie e le sue.

Questa è la poesia di oggi, per festeggiare i settecento giorni insieme. Auguri a me, auguri a lei!

Son tanti, non c’è dubbio.
Insieme abbiamo superato ogni scoglio.
Tra lacrime, risate e qualche malumore,
che non è mai durato che poche ore.


Non ci siamo mai lasciati noi, mai.
Insieme superiamo tutti i guai.
Gli altri pensino pure ad urlarsi addosso,
tra di noi, la dolcezza, è al primo posto.


E anche quando litighiamo, ci abbracciamo.
Perché l’amore rimane forte,
sotto le incomprensioni.
E condividiam la stessa sorte.


Quella buona di averci trovato,
quella cattiva del destino segnato:
stare insieme per tanto ma tanto tempo,
senza lasciarsi neanche per un momento.


Perchè il nostro amore è fatto così:
dobbiamo vederci ogni dì.
Un sol giorno distanti è puro dolore,
io e te, dobbiamo vederci,
per non distruggere il nostro cuore.


Per questo la sorte è cattiva.
Perché ha trovato due anime affini, alla deriva,
e le ha unite in un sentimento puro.
Ma con troppi fili, questo è sicuro.
E per questo motivo non ci distacchiamo,
e se partiamo, piangiamo.


Ma se devo dire una verità onesta,
son contento che la nostra sfortuna sia questa:
quella di amarci così tanto e così bene,
da non riuscir a rinunciare mai
di stare insieme.



Ho inserito anche il retrocopertina. Un giorno vi trascrivo anche ciò che c'ho messo su. Intanto se qualcuno è interessato al "libricino" che ho scritto, premetto che glielo aggiusto senza problema e senza richieste(è già tanto che lo volete), ovviamente il pagamento per la stampa è la spedizione è tutto vostro.

Auguri a tutti, comunque. E spero che questo anno sia pieno di letture. Tra cui anche le nostre. O almeno le mie, Dj non so manco più se passerà da queste parti. Quel fedifrago.

Ps: Anche io ho avuto dei regali( e se è per questo, ne ho fatti altri) dalla suddetta pulzella. Molto apprezzati. Condìti da una grandiosa caccia al tesoro svoltasi in più giorni. E tra un "The Walking Dead 1", un "Marvel Zombie 2", una festa a "sorpresa" per il mio compleanno dove lei ha lavorato tutto il santo dì per cucinare pizze per quindici persone, e due oggettini che meriteranno spazio a sè in un altro post. Diciamo che devo sentirmi soddisfatto sia perchè son amato tantissimo, sia perchè lei dimostra di leggere ciò che scrivo(i due volumi fumettari li avevo inseriti nella lista dei regali di natale giusto pochi giorni fa), sia perchè ha una fantasia che mi permette di vantarmi con tutti di avere una ragazza meravigliosa.

Ah, lo smieloso time. Quanto me mancava!

lunedì 7 giugno 2010

Piccole comunicazioni di servizio!



Volevo fare un paio di post, uno su un argomento molto sentito, l'altro su una bella serata di sport che ho vissuto ma dato che avevo anche altre notizie da dare, ho deciso di buttare tutte gli avvisi in un unico post, così da essere sempre sul pezzo.

1)Sabato mattina volevo parlarvi della mia prima presenza al Palamaggiò di Caserta per l'incontro di basket Pepsi Caserta - Armani Jeans Milano, valido per le semifinali di Serie A. Per la prima volta nella mia triste esistenza avevo visto una partita dal vivo, e ho tifato in modo entusiastico per la squadra della mia provincia. La partita è finita 76 a 68 dopo essere stati in vantaggio per tutto l'arco della gara. Una prestazione bellissima della squadra e, lo devo pur dire, del capitano. Mi sono innamorato sportivamente di Di Bella in due microsecondi. Nota eccezionale: il pubblico. A parte un paio di sfottò offensivi per gli avversari, non per i tifosi ospiti, i seimila del Palamaggiò esaltavano i propri beniamini per tutti e quaranta i minuti. Eccezionali. Anche sugli sbagli, sulle palle perse. Applausi a non finire e fischi per gli avversari, quando avevano la palla. Una partita bella bella bella, e un'esperienza da ripetere.
Una cosa che mi ha sconvolto è stato l'intervallo e il finale. A metà tempo i figli dei giocatori di Caserta, sono stati in mezzo al campo, per tutti i quindici minuti, a giocare tra di loro. Bambini di due-tre-cinque, massimo dieci anni che si divertono durante una sfida importante di Serie A. Una cosa del genere, in un campo di calcio, sarebbe difficile da vedere. Stessa situazione dopo la fine della partita. Solo che, insieme ai piccoletti, si sono aggiunti tutti quelli del parterre. Palloni per tutti, di tutte le dimensioni e tutti felici!
Piccola nota ancor più positiva: stasera Caserta ha battuto l'Armani a Milano e si è portata, nella serie, sul 2 a 1!

2) Non ho potuto e avuto il tempo di scrivere un post più esaustivo sulla sfida di basket, che volevo intitolare "Uno sgrittore allo stadio" perchè, finalmente, ho finito il racconto breve. Lo posterò solo dopo il 12 Luglio indi, per leggerlo, qualora lo vogliate, dovete aspettare un po'.

3) E' attiva, da un po', il contatto personale del Bloggo su Facebook, oltre alla pagina fan. Se volete essere nostri "amici" basta ricercarci con un clic. Se invece volete portare nuovi visitatori sul Bloggo, siete sempre i benvenuti e aggiungiamo un "Vi vogliamo bene" smisurato.

4) Oggi, ritornando dalla Capitale, ho vissuto un'esperienza di premorte alla Ross. La nostra ruota anteriore sinistra è scoppiata mentre camminavamo in autostrada. Siamo stati enormemente fortunati per due fattori: la non elevata velocità e la presenza della stazione di servizio a due chilometri che, con grande paura, ci siamo fatti a quaranta all'ora con una ruota completamente distrutta. Un'esperienza da non ripetere. Per il resto: due ore e mezza a ottanta all'ora col ruotino per ritornare a casa son decisamente stancanti. Per fortuna Caserta ci ha allietato il cammino.

5) Domani inauguro la sezione "Lunedì canterino", poi vedrete.

6) Questo post, poi, serve per un solo vero motivo: far sì che il signor Diggi non arrivi a quattro, e dico quattro, interventi di fila! Sarebbe una cosa mai vista!

7) Grazie di tutto e arrivederci. Vi adoro miei sorcini!

8 e ultimo) Il gigantino nella foto è Jumaine Jones. Amatelo, perchè io lo voglio tanto ma tanto bene! E' capace di sbagliare 4 tiri su 5 da due e 4 tiri su 5 da 3 in una sola partita, e poi ti segna il canestro, da tre, della vittoria a otto secondi dalla fine. E' un pazzo.

lunedì 11 gennaio 2010

Pensieri sparsi sull'Amore



Sono pensieri sparsi, tratti dal mio diario, sul più grande dei misteri umani: l'amore. Piccole considerazioni sulla mia unione con una donna perfetta e delicata. E una piccola lezione di filosofia sulle altre storie che io, dall'alto della mia esperienza, ho elargito ad una mia amica. Ovviamente gratis. Sono troppo gentile.

(Ad una festa di compleanno con la mia lei)
Il suo sorriso radioso è qualcosa che fa bene al mio cuore e alla mia mente. La sua compagnia, nella serata, è quanto di più importante potessi sperare, in questo periodo. Ogni minuto passato con lei mi ha fatto capire quanto ho bisogno della sua essenza, di quanto ho bisogno delle sue risate, di quanto ho bisogno della sua forza, giorno dopo giorno. Quei sorrisi, quei baci, quelle carezze, quelle parole dette e quelle non dette tra me e lei sono momenti meravigliosi. Li vorrei stampare su carta o su dvd e portarli sempre con me, chiusi in una teca della mia mente. Nella sezione “ricordi indimenticabili”. Il lento goffo ballo al centro della pista è la conclusione perfetta. Io e lei. Lei e io. Sempre insieme. Sempre stretti. Lei che cerca protezione nella mia grandezza, io che trovo protezione nella sua gentilezza. E in quell’abbraccio al torace che mi dà forza e tanta pace. Dire che la amo è poco, ormai. Mi ci voleva. Così la finisco di intestardirmi che tutto potrebbe finire, e la smetto di stare male per miliardi di ipotesi. Io sto con lei. Lei sta con me. Io sto bene, lei sta bene. Questo basta. Questo ho. E mi basta. Anzi, mi avanza. Perchè lei è veramente troppo per me.

(Discorso su msn diventato ipotesi filosofica sull'amore)
"Alcuni dicono che il litigio, lo scontro, tra innamorati rappresenti la passionalità portata all'estremo di un rapporto. Magari quando non si riesce a raccogliere tutta quella passione nell'amore fisico succede che si esaspera il litigio. Non credo che nessuna delle due azioni, portata all'estremo, sia positiva. Ognuna delle due serve. E il tuo amore è litigarello, lo si sa. Si vive insieme in pace magari per uno o due giorni, ma al terzo si è di nuovo in lotta. E' leggermente difficile sopportare tutto ciò. Ma la cosa strana e affascinante è la più inaspettata: se vi lasciate, se un giorno o l'altro troverete l'uomo o la donna della vostra vita, e se saranno gentili, calmi, pacati. Se saranno persone con le quali sarà difficile litigarci ebbene, caso già visto e rivisto, rimpiangerete il vostro passato. Quello che è, ora, il vostro presente. E solo voi potrete sapere se questo presente volete trasformarlo in futuro o meno. E non è la solita scelta facile, purtroppo. Ricordatevi che gli umani rimpiangono sempre quello che non hanno. Siamo egoisti e egocentrici, non ci possiamo fare niente. E in amore, purtroppo, siamo ancora peggio".

mercoledì 23 dicembre 2009

Little Paul's Memories



Ho deciso. Ebbene si. In questi tempi ho effettuato, ma ancora non attuato, una scelta importante che, credo, mi sarà utile per gli anni a venire. Da lunedì 28, di codesto mese, scriverò ogni giorno il mio diario, su word. Molti di voi, anzi tutti secondo me, diranno: "E cosa ce ne frega?". Niente di più sbagliato. E ve lo spiegherò seduta stante.

A settembre ho insistito per far iniziare un diario alla mia cara e amabile pulzella. Lei, molto felice dall'idea, ha deciso di accettare la mia proposta e, grazie anche all'agenda Comix che le ho regalato, alla fine di ogni giornata scrive ciò che ha fatto e le emozioni che ha provato. Un ottimo modo per migliorare la memoria e per rendersi conto di ciò che veramente, in un determinato lasso di tempo, si è fatto. E' un modo anche per migliorare la scrittura. Magari di sperimentare altre cose. Di registrare su carta anche le frasi che più ci hanno colpito, di segnare citazioni, azioni, momenti, attimi indimenticabili che rimarranno ancora più impressi in futuro.

Su questo punto mi ci fermo volentieri. Non mi ricordo chi disse una frase del genere, perdonatemi se la rammento poco: "Tutto ciò che ricordi è ciò che vale la pena ricordare, il resto è inutile". Non sono d'accordo, sinceramente. Ogni attimo deve essere ricordato perchè ogni attimo fa parte della nostra esistenza. Ovviamente non catalogherò ogni secondo della mia giornata ma gli eventi saranno abbastanza raccontati. E, sicuramente, la visione del diario sarà privata e protetta. Solo la mia cara pulzella potrà accedervi e, ogni settimana o mese(insomma quando ne avrò voglia), posterò una piccola rubrica con perle di saggezza made in Paolino(ovvero me) tratte dalle elucubrazioni mentali. Il senso di tutto ciò? Nessuno. Ma mica tutto deve avere un senso. Infatti! Guardate Gasparri, secondo voi...ha un senso tutto ciò che fa? No? Ecco, ero sicuro di non essere l'unico a pensarla così.

Arrivederci al primo post della serie "Little Paul's Memories" ovvero "I ricordi di Paolino" ovvero io. Ovvero questo bel figaccione che scrive. Ah, quanto sono modesto!