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giovedì 16 giugno 2011

Quando vota la formica...




- Ho le formiche in casa.
- Bè, buon per te...
- Come sarebbe a dire "buon per me"? Ma hai capito che ti ho detto? Ho le formiche in casa!
- E di che ti lamenti? Ormai avere le formiche in casa è diventato uno status sociale!
- Ma sei scemo?
- No, sul serio...pensaci, chi di questi tempi non ha le formiche in casa? E' come non avere Facebook, o di non avere l'I-phone...
- Ma io non ho nè Facebook nè l'I-phone...
- Appunto! Sei fortunato ad avere almeno le formiche in casa! Guarda che l'argomento formiche può ritornare utile quando meno te l'aspetti...puoi imbastire una conversazione a tavola mentre sei con gente che non conosci, puoi cercare di abbordare una tipa in discoteca, puoi ritrovare la voglia di scrivere sul tuo blog!
- Abbordare una tipa in discoteca...non dirai sul serio...
- Sai, cose del genere: "ciao bella formichina, ti va di salire da me a vedere la mia collezione di formiche?"
- ...
- Sul serio!
- Non dirmi che funziona...
- Credimi, sei fortunato ad avere le formiche in casa! Non ucciderle, mi raccomando!
- Ucciderle? E chi ci riesce?!? Ho provato di tutto...le ho calpestate, le ho prese con la carta, le ho pestate con un dito...niente! Non muoiono mai!
- Hai provato con il limone?
- Con il limone?
- Sì, succo di limone...o in alternativa il sale fino...
- Scusa, ma devo ucciderle o devo mangiarle?
- Ascolta, mi hanno detto che si fa così...ma tu non ucciderle, o sarai tagliato fuori da ogni tipo di conversazione a tavola!
- Se, va bè...tanto io dalle conversazioni a tavola sono tagliato fuori in ogni caso...
- Ah, allora il discorso cambia...dove ce le hai le formiche?
- In bagno...
- In bagno? Quello dove spendi la prima metà della tua giornata o quello dove spendi la seconda?
- La seconda...
- Ah...
- Già...
- Uhm...sarai mica andato al concerto per Pisapia, tu?
- Bè, veramente sì...
- Ecco, ora mi spiego...ho letto da qualche parte che le formiche sono una punizione mandata dal Pdl per tutti quelli che hanno sostenuto Pisapia! E dimmi un pò, sono grandi queste formiche?
- Bè, sì, abbastanza...
- E indossano dei vestiti particolari?
- Dei vestiti? Che c'entra?
- Dei vestiti...non hai notato se indossano qualche maglietta o camicia?
- In effetti sì! Le ho viste spesso con delle t-shirt di Paperino o delle camicie a fiori!
- Uhh-uh! Torna tutto! Amico mio, non spaventarti per quello che sto per dirti...ma nel tuo bagno non hai delle formiche normali...tu hai le formiche del Pdl...i famosi Formiconi...
- I formiconi???
- Sì, una specie terribile, di cui è difficile liberarsi...
- E...e sono pericolose?
- Moltissimo, soprattutto di questo periodo...se sono vestite così, significa che sono in periodo di elezioni...vanno a votare con le t-shirt di Paperino e le camicie a fiori...
- Ah...ma dici sul serio? Vanno a votare vestite così?
- Giuro, è la caratteristica tipica dei Formiconi...la buona notizia è che però, finito il periodo di elezioni, tendono a scomparire...
- Del tutto?
- No, non del tutto...quello è impossibile...magari penserai di essertene liberato dopo che avranno perso al ballottaggio o si saranno ritirate dalla commissione dell'Expo, ma i Formiconi non scompaiono mai del tutto...
- E cosa devo fare? Io non voglio i Formiconi in casa!
- Mi dispiace, ma li devi tenere...sono la tua punizione...
- Per aver sostenuto Pisapia?
- Per aver sostenuto Pisapia...e non solo...
- Come non solo? Che ho fatto di male?
- Lo sai, lo sai...non cercare di negare...
- ...
- Appunto...i Formiconi sono la tua punizione per non essere andato a votare per il referendum...
- Ma io avrei tanto voluto! Solo che non potevo!
- Immagino...
- No, davvero! Però in compenso ho fatto votare mio fratello per me, visto che lui non ci sarebbe andato!
- Non è una giustificazione, sei colpevole in ogni caso...
- Mi dispiace...io volevo andare...
- Lo so, ma non basta...ti meriti i Formiconi in bagno, è la legge...
- No, ti prego...i Formiconi no...
- Oh, i Formiconi sì...

giovedì 7 aprile 2011

Pensiero stupesce - Elio e le storie tese (colonna sonora Boris - Il film) - testo e accordi



Aspettando che arrivino le parole giuste per recensire il film di Boris, sono arrivati gli accordi della meravigliosa "Pensiero stupesce", colonna sonora del film scritta e cantata da Elio e le storie tese. D'altra parte, cosa potevate aspettarvi da uno che aveva già imparato la canzone a memoria ancora prima di guardare il film? :D
Che bella gente, e che buon vino! :P

PENSIERO STUPESCE - ELIO E LE STORIE TESE

Do Do4 (alterna per tutto il verso)
La TV è come la mafia: non se ne esce
se non da morti
Uno che conoscevamo ci è riuscito
però poi si è impiccato

fa
Dopo la TV c'è il cinema,
re sol fa
dopo il cinema la radio e poi la morte

Do
Alla fine l'unica cosa seria in Italia
è la ristorazione
La- fa
Che bella gente e che buon vino!
Do
Oh yeah!
La- fa Sol Fa
Recitazione, copione, intensità e faccia di merda

Do sol la-
Boris Boris Boris Boris
mi- sol fa
Boris al cinema
-"Natale con la casta"!-
do sol la-
Boris Boris Boris Boris
mi- sol fa
Boris al cinema
-Nei normali cinema!-

Sol fa
Pensiero stupesce
do do4
che nasce e perisce
sol
che cresce e decresce
fa
che rientra e fuoriesce
do do4
ma attenti alle lische!

sol fa
Pensiero stupesce
sol fa la-
che la gente rapisce nel cinematografo
Lab Sib do
con l'impepata di cozze


Do
Quando un telefilm di culto approda al grande schermo
solitamente
La- fa do
è una ciofeca tipo "Sesso and the city 2"

fa re sol
Per fare botteghino ci vuole un bel "Natale con la casta"
-"Natale con la casta"!-

Sol fa
Pensiero stupesce
do
che nasce e perisce
sol
che cresce e decresce
fa
che rientra e fuoriesce
do
ma attenti alle lische!

sol fa
Pensiero stupesce
sol fa la-
che la gente rapisce nel cinematografo
Sib Do Re
con l'impepata di cozze

Re La Si-
Boris Boris Boris Boris
Fa#- La Sol
Boris al cinema
-Con l'impepata di cozze!-
Re La Si-
Boris Boris Boris Boris
Fa#- La Sol
Boris al cinema
-In alcuni cinema!-

Re La Si- Fa#- La Sol
Boris Boris Boris Boris
-Nei cinema d'essai!-
Re La Si- Fa#- La Sol
Boris Boris Boris Boris
-Nei cinemi dell'oratorio!-

-Scaricato dai siti russi pirati!-

-In videocassetta!-

mercoledì 12 gennaio 2011

Da grande, si spera a breve, voglio essere Chuck


Non augurerei nemmeno al mio peggior nemico, nemmeno a Marotta e DelNeri, quello che mi è capitato in questi primi undici giorni di 2011. Una botta violenta, metaforica, ma ugualmente stordente come una fisica, che non ti permette di rialzarti se non hai una forza interiore abbastanza elevata. Comunque son qua, ancora e ancora, e devo ringraziare una simpatica ragazza, sempre la stessa, se sono ancora qua con un po' d'ottimismo e un po' di sale in zucca. Qui a capire che ora ho un altro sogno prima di tutti quelli che già vi ho raccontato mesi e anni addietro qui . Da oggi in poi il mio obiettivo sarà essere un Chuck Bartowski, e chi conosce la serie mi potrà capire.

Vi spiego la trama di "Chuck" in due secondi: Chuck è un dipendente di una sezione di riparazione computer in un grande negozio d'elettronica. E' stato espulso dalla Stamford, università per cervelloni, ha un migliore amico che è il più nerd del mondo, ha una sorella(bona)

fidanzata con un tipo che sarebbe capace di fare di tutto (bono anche lui)

e apprezza il suo lavoro al "Buy more", questa catena fittizia di negozi d'elettronica. Un giorno, un suo ex compagno di scuola(colui che l'ha fatto espellere dall'università di cui sopra) decide di inviargli un file con tutti i segreti dello Stato Americano. Questo file va a finire nella delicata mente di Chuck che, da lì in poi, si troverà costretto a partecipare a sessioni di spionaggio avendo lui la sola possibilità di riconoscere i cattivi. In queste missioni lo accompagneranno Sarah(bona anche lei) e

















Casey(dalla mascella disegnata da Michelangelo)

e da lì si evolverà tutta la storia. Preciso che ne ho visto, fino a ora, solo due stagioni indi non spoilerate grazie.

Perchè parlare di Chuck? Perchè in quel telefilm c'è una domanda che si ripete spesso: "Come ti vedi da qua a cinque anni?". Un famoso progetto quinquennale che io, fino a poco tempo fa, non vedevo proprio. C'erano i sogni, c'erano le certezze ma non c'era la colla che riuscisse a legare certezze e sogni. Oggi c'è, o almeno spero ci sia. Nella mia furibonda ricerca di lavoro ho trovato qualcosa che potrà interessarmi. Addetto alla vendita in un reparto audio/video di un negozio d'elettronica. Le basi ci sono, le richieste della ditta sono perfette per il sottoscritto, mi sento proprio come l'uomo giusto al posto giusto(si può anche aggiungere che ho scoperto questa possibilità perchè ho fatto un colloquio nello stesso palazzo ma per altro ambito). Oggi porto il curriculum, da domani inizio a sperare ardentemente. Non sarò propriamente come Chuck(lui ripara computer e ogni altro aggeggio elettronico) ma almeno mi avvicinerò al suo campo e vedrò cosa si prova ad avere un mestiere che ti soddisfi non sono economicamente ma anche mentalmente. E da lì vedere una specie di futuro, non dico roseo ma almeno rosastro, da qui a cinque anni.

Incrociate le dita per me, se mi volete bene.

Ps: Era da Ottobre che dicevo che avrei fatto il cosplay di Chuck, appunto, al prossimo Comicon 2011. Se questo è un segno del destino, inizio a sperare bene.

martedì 12 ottobre 2010

Insormontabili problemi di comunicazione quotidiana



E' inutile che stia qui a giustificarmi, dicendo che il mondo è cattivo ed è popolato da persone stupide che parlano solo di cose stupide.
La colpa è mia.
Se non so intrattenere una conversazione civile come sa fare la maggior parte delle persone, dico.
La colpa è solo mia.
Punto 1. Non so come attaccare bottone.
E questo è un dato di fatto. Non riesco a trovare l'incipit per un discorso, non riesco a trovare un argomento con cui attaccare bottone. Sto lì mezz'ora a fissare il vuoto scartabellando nel mio archivio mentale alla ricerca di qualche frase intelligente e opportuna da dire. Ma niente, l'unica cosa che mi viene in mente è chiedere qualche informazione che so già, facendo finta di non saperla.
E qui si arriva al punto 2.
Punto 2. Non so come tenere in vita una conversazione.
Mettiamo il caso che io, per pura combinazione, riesca a trovare un incipit decente per una conversazione vagamente umana. Lavoriamo di fantasia, e ipotizziamo che il mio misterioso interlocutore mi stia rispondendo e si stia impegnando per rispondere a uno che ha la faccia di sapere già la cosa che ha chiesto.
A quel punto la palla toccherebbe a me. Dovrei essere io a continuare, giusto? Magari con una risposta che preveda uno sbocco per un ulteriore spunto. Qualcosa che permette all'interlocutore di rispondere a sua volta.
E invece no. E invece me ne esco con qualche "Ah, ecco..." che sfuma verso il silenzio più assoluto oppure con qualche risatina a metà tra l'ironico e il comprensivo nel caso non abbia capito bene se il mio interlocutore aveva un tono ironico o sinceramente rassegnato. Perchè il più delle volte non riesco a capire le persone. Ho sempre la sensazione che mi stiano prendendo in giro, o che trovino stupida ogni mia affermazione. E ho sempre la sensazione di essere inadeguato a ogni conversazione banale che si scambia per parlare del più e del meno.
E qui si arriva al punto 3.
Punto 3. Non riesco a relazionarmi con la maggior parte dei discorsi della gente.
Cerco sempre un mare di giustificazioni per questo punto, ma la colpa è solo mia. Macchine, discoteca, week-end fuori, serata alcoolica, facebook, ultima puntata del Grande Fratello, vestiti alla moda, ultimo singolo dei Darii. Non riesco a parlarne, giuro. Non è tanto un problema che io non sia competente in questi settori, il punto è che esistono persone che anche non capendo niente di tutto questo riescono a dire sempre la cosa giusta a proposito. Ecco, io non sono una di queste. Io, se non capisco niente di un argomento, non riesco a trovare nulla da aggiungere al mio interlocutore, nulla da ribattere. E questo è un gran problema.
Il che, unito agli altri due problemi, mi porta a un importante quesito: devo cominciare a preoccuparmi o fa tutto parte del mio personaggio di asociale che mi sono costruito faticosamente in tutti questi anni???
Commentate pure, senza farvi nessun problema. Io vi risponderò sicuramente...o forse no. Magari incaricherò Lutty di trascrivere le risposte che io gli manderò via sms, o magari concluderò con un "ah, ecco" misto a un sorriso che, per fortuna, voi non potrete vedere.

venerdì 3 settembre 2010

Alisa - segui canale 5



Triste giorno, domani, per quelli dell'interno 4...

"Per me Oskar è il più figo di tutti"
"Va bè, però qualcuno dovrebbe dire a Oskar di togliersi quella cravatta...fa più danni quella che i rifiuti tossici nel lago"
"Devo dire che in quanto a gusti lasciano un pò tutti a desiderare...Christian avrà anche seguito master e master di economia ma dovrebbe studiare un pò di più il suo look"
"Vero...anche se io dico che il vaccaro non si batte...ma avete visto quelle camicette, quel capello alla leccata di vacca?"
"Io credo che sia così saggio proprio per quello...ogni mattina, prima di uscire, una vacca gli lecca i capelli e gli infonde un pò di saggezza..."
"Può essere...oh, ma avete visto Liliana, invece??? Avrà sessant'anni ma se la cava ancora alla grande! Quella secondo me da ragazza ci dava che ci dava!"
"E certo! Meno male che c'è lei! Altrimenti in questa soap le bellezze femminili lasciavano un pò a desiderare..."
"Perchè, non ti piace Alisa?"
"Alisa??? Ma vuoi scherzare??? Con quei suoi monologhi interiori che durano due ore???"
"Va bè, allora Mona Lisa???"
"Cosa??? Mona Lisa??? Ma è bruttissima!!!"
"Ma che dici! Ha un bellissimo viso!"
"Se se...va bè, lasciamo stare...la migliore è Ellen..."
"Uhm...in effetti Ellen non è male..."
"Non è male??? Ma hai visto che popò di popò che si ritrova???"
"See...tu guardi sempre al popò...meno male che noi donne possiamo consolarci con Paul e Christian..."
"Paul chi? Quello che fa finta di essere medico ma che in realtà sta sempre in giro a non fare nulla?"
"E poi Christian è un salame..."
"Però a lui sta a cuore la salvaguardia dell'ambiente! A tutti i tedeschi sta a cuore la salvaguardia dell'ambiente! I tedeschi stanno avanti, ve lo dico io!"
"Ripeto: per me Oskar è il più figo di tutti!"
"Io sto con il vaccaro...mi ispira fiducia...e poi quando si incazza lo adoro...cantami, o diva, l'ira funesta del pelide vaccaro..."
"Però Alisa ha rotto con questa storia dell'orecchino della mamma..."
"Ma che c'entra, ha ragione lei..."
"No, ha ragione la linea comica..."
"Chi?"
"Suo fratello Jonas, la linea comica...deve fare il deficiente perchè è la linea comica!!!"
"Ahh, va bè...però resta il fatto che ha ragione Alisa! E comunque Jonas come linea comica non fa ridere!"
"Io dico che secondo me ha ragione Oskar...Oskar ha sempre ragione, è il più figo di tutti! Avete visto che figo quando stava con i capelli lunghi???"
"I capelli lunghi??? Ma dove???"
"Nel flashback in cui si vede che lui scarica i barili di arsenico nel lago! Sembrava il quinto beatles!"
"Oddio, i barili di petrolio..."
"Eh, sì, è stato Ludwig..."
"No, sembra che sia stato lui...ma in realtà è stato Oskar...che è sempre un gran figo!"
"Oh, hai rotto con sta storia di Oskar!!! Ti dico che porta delle cravatte orribili!"
"Ma che c'entra, lui se le può permettere!!!"
"E comunque la notizia peggiore di tutte è un'altra..."
"Quale?"
"Domani ci sarà l'ultima puntata di Alisa trasmessa su Canale 5..."
"Già...da lunedì passerà su La 5, il canale del digitale terrestre...che noi qui non prendiamo..."
"Ah..."
"Ah..."
"Ah..."
"E' colpa di Maria De Filippi e di uomini e donne..."
"E anche della D'Urso..."
"A me la D'Urso sta antipatica"
"Anche a me..."
"Sì, anche a me..."
"E' tutta colpa sua..."
"E della De Filippi..."
"Già..."

mercoledì 2 giugno 2010

Andarsene così (Lost Series Finale)



Lo dico, sono un Lost Fan della prima ora. Uno che ha visto le prime due serie su RaiDue e poi ha iniziato a cercarsele per conto suo. Sempre in italiano, non badando alla trasmissione americana sicuramente avanti di millenni, in senso cronologico. Così affezionato alle voci italiane da non poterlo vedere diversamente. Così affezionato a questa serie da intristirmi perchè sia finita.

Ho singhiozzato, da pupetto triste ho singhiozzato. E non me ne vergogno. Pur sapendo alcune cosucce sul finale ho singhiozzato e ne sono stato felice. In sei anni ho divulgato il verbo. Gente come il signor Diggi e altri ancora, hanno seguito il mio consiglio e si sono affezionati a questo telefilm, in qualche mese. Ma sento che c'è una differenza tra aspettare il lasso di tempo tra una serie e l'altra, invece che farsi un'unica "tirata" una dietro l'altra. Perchè aspetti, perchè ci pensi, perchè quasi te ne dimentichi ma poi ritorna, e ci sbatti di nuovo la testa. Ed è bello. Condivido il pensiero di Diggi: è stato tutto un trucco di magia, ma così bello da farci rimanere incantati. Discorso che vale, ovviamente, solo per chi si è seguito tutte le serie e condivide il mio pensiero. Per chi ha visto poco o niente è un'altro paio di maniche. Non si hanno tutti gli elementi per esprimere pareri, invece chi l'ha visto tutto e non ne è rimasto soddisfatto ha tutta la mia stima. Perchè Lost non è la Bibbia dei telefilm. Lost è un semplice show tv che mi è piaciuto. E non solo a me, ne son sicuro. E' il telefilm che mi porterò dietro, insieme a Friends, per tanto ma tanto tempo. E un po' mi dispiace abbandonare tutte quelle belle facce conosciute.

Il finale è commovente, veramente. La foto che ho postato è della pagina ufficiale Facebook di Lost. Non spoilerate, ve ne prego. Chi ha voglia di scoprirlo e vederselo tutto, avrà tutta la mia stima. Lost è finito, lunga vita a Lost!

Piccolo pezzo musicale: Andarsene così dei Baustelle. Descrive al meglio ciò che ho provato.
http://www.youtube.com/watch?v=eUBtB4k316A

Sarebbe splendido
Amare veramente
Riuscire a farcela
E non pentirsi mai
Non è impossibile pensare un altro mondo
Durante notti di paura e di dolore
Assomigliare a lucertole nel sole
Amare come Dio
Usarne le parole
Sarebbe comodo
Andarsene per sempre
Andarsene da qui
Andarsene così.

Il mio personaggio preferito? Charlie Pace. Casinaro, con una vita distruttiva alle spalle, ma enormemente simpatico. Poi c'è Desmond. Personaggio chiave, secondo me, di tutta la storia. Grandi attori, grandi characters.

martedì 25 maggio 2010

La mia verità su Lost



Ieri è finito Lost.
E questa è la prima, grande verità.
E' finito, per sempre.
Il mio rapporto con Lost è sempre stato particolare: quando il tutto ebbe inizio, anni e anni fa, lo snobbai completamente. Mi dicevo che si trattava solo di una moda e che, da snobbone quale sono, non l'avrei mai visto. Mai e poi mai. Poi sono approdato qui a Milano, alla Scuola del Fumetto, nel corso di sceneggiatura. E ho iniziato a guardarlo. Era il 4 marzo, quando su questo blog scrivevo che avevo da poco finito la prima stagione. La maratona è continuata a ritmi serrati, fino alla fine della quarta stagione. E ho odiato talmente tanto quello che è stata la quarta stagione, che per un pò ho smesso. Ho cercato di disintossicarmi, facendolo nel migliore dei modi. Ho guardato Boris. L'ho guardato e riguardato, amandolo sempre di più. E dimenticandomi di Lost. Ma poi è successo qualcosa. In classe, alla scuola del fumetto, parlavano tutti del gran finale. Sempre più vicino, sempre più atteso, sempre più chiacchierato. Guardavo le mie cartelle con dentro le due stagioni mancanti, e mi ripetevo che non ce l'avrei mai fatta. Ho iniziato a vedere la quinta, con l'atteggiamento di uno che si aspetta solo il peggio. Ho sopportato alcune puntate per cui avrei mollato di nuovo la serie, in silenzio. Aspettavo qualcosa che mi salvasse, e quel qualcosa è arrivato. La quinta stagione è decollata, facendomi divertire e classificandosi come una delle migliori stagioni di Lost. Ma ormai era tardi, ormai mancava solo una settimana. E poi ci sarebbe stata l'ultima, attesissima puntatona dell'ultima stagione. Solo una settimana. Avrei dovuto chiudermi in casa e seguire una rigida tabella di marcia che prevedeva tre puntate al giorno. Potevo farcela, in fondo. Avevo il fiato di Leonardo e Daniele sul collo, la lezione del martedì con il Maestro e Umberto che si faceva sempre più vicina. Dovevo farcela, e alla fine ce l'ho fatta. Ho seguito le ultime due puntate di Lost come ha fatto la maggior parte delle persone. Ieri sera, alle 22 circa, sono approdato finalmente alle ultime due ore finali.
E dopo quelle due ore, il risultato è stato un misto di commozione, soddisfazione personale e smarrimento. Lo ammetto, la fine di Lost mi ha emozionato. Mi ha colpito al cuore, profondamente. E non solo per quello che racconta e come lo racconta, ma anche per tutto quello che c'è dietro. I creatori di Lost hanno fatto il bello e cattivo tempo, giocato le carte rimandando di volta in volta e vincendo su tutta la linea. Dando l'impressione di aver bluffato, ma di averlo fatto come si deve. Perchè non ci sono risposte, in Lost. Non ci sono tutte le risposte che qualcuno si aspettava, ma a me è andata benissimo così. E la bravura è stata proprio quella: aver creato un mondo, dei personaggi, una catena di eventi tale che ormai la risposta non importava più. Ci si lasciava prendere, trasportare ovunque loro volessero. I vari subplot della sesta stagione erano un tuffo al cuore, più per noi spettatori che per i personaggi. I vari personaggi presenti sull'isola potevano cambiare idea, fronte, allearsi, distruggersi, amarsi e odiarsi. E a me è andata bene così. Perchè quello che hanno saputo fare i creatori di Lost è stato quello di portarci ovunque volessero, rendendoci spettatori di un bellissimo trucco di magia. A nessuno, in fondo, importa davvero del trucco. Quello che conta è la sensazione provata durante il numero di prestigio.
E ora Lost è finito, lasciandomi poche verità e tantissime domande. Ed è proprio per questo che voglio condividere con voi l'unica grande verità di cui sono certo. Ne sono talmente sicuro che non faccio problemi ad assumermi tutte le responsabilità.
E' un potenziale SPOILER, quindi siete avvisati.
Ad ogni modo, la mia unica, grande, vera e sincera conclusione a cui sono arrivato è la seguente: quello non è un tappo. E' un kebab.


p.s. e cmq oggi posso darvelo come dato ufficiale: non ho trovato nessun'altra scena che mi abbia emozionato come quella iniziale della seconda stagione.

p.s.2 lo ammetto, anche se so di essere in controtendenza. Il mio personaggio preferito? In assoluto è Benjamin Linus. L'ho adorato, dall'inizio alla fine. E ora sono pronto a essere lapidato (e niente battute con Lapidus, per favore :P )

venerdì 5 marzo 2010

Lost - incipit

Ok, prometto che non esagererò con i post a proposito di Lost (toh...post/Lost!!!).
Ma questa scena è una di quelle che, non so perchè, non smetterò mai di riguardare.

Seconda stagione di Lost.
La puntata è la numero 1.

giovedì 4 marzo 2010

I'm Lost





E alla fine ci sono caduto anche io.
In cosa? In Lost, ovviamente.
Dopo anni e anni di rimandi, finalmente mi sono deciso a guardarlo.
Ieri ho concluso la prima stagione. Oggi ho già guardato tre episodi della seconda.
In quanto tempo riuscirò a recuperare tutte le serie? In poco tempo, ho paura.
Però, c'è un però. Dalla terza in poi, ho deciso che guarderò le stagioni in inglese.
Se non altro, unisco l'utile al dilettevole. Unisco il fatto che, da quello che mi hanno detto, la terza stagione di Lost fa schifo al fatto che, da quello che sto capendo in questi giorni, il mio inglese fa davvero pena e ho un assoluto bisogno di migliorarlo.
Lost, già.
Adoro John Locke. E non me ne frega niente se tra qualche puntata scoprirò che è uno stronzo assoluto. Per adesso lo adoro.
Adoro Sawyer. E non me ne frega niente se tra qualche puntata scoprirò che è ama "La Pimpa" e tutti i soldi che guadagna truffando la gente li lascia in beneficenza. Per adesso lo adoro.
E se qualcuno si azzarda ad anticiparmi qualcosa, potrei seriamente pensare di ingaggiare Sahid e di farlo torturare ficcandogli dei pezzi di legno nelle unghie.
Ecco, penso di aver detto tutto. Penso di aver spiegato perchè in questi giorni scrivo di meno, leggo di meno, suono di meno ed esco di meno.
Perchè sto guardando Lost, e mi sta prendendo non poco.
Perchè sento che mi sta facendo bene, a livello di sceneggiatura e di creazione di personaggi. Perchè mi rendo conto di quale e quanto cazzo di lavoro ci possa essere dietro una serie del genere. Perchè mi rendo conto che, in effetti, devo decidermi ad abbandonare il mio snobismo da falso intellettuale. Perchè, come prima cosa, non sono intellettuale. E, come seconda cosa, il mio snobismo non mi porta da nessuna parte. Se avessi cominciato a vedere Lost qualche anno fa, forse ora sarei un pelino più consapevole di quali obiettivi devo perseguire.
Pazienza. Sono ancora in tempo per recuperare.
A costo di fare l'orso e di dare alle mie nuove coinquiline una tra le più tremende notizie che potessi dare.
Non so dove si trovano le discoteche, qui a Milano.
E' grave, lo so.
Ma, come direbbe qualcuno, questa è un'altra storia.

p.s. chiedo scusa a tutti i fans dei Lost che, per un'innata perfidia di google, sono stati traghettati su questo post invano. Spero di rimediare in futuro, quando scriverò un post che ha l'obiettivo di esaltare la bellezza del prossimo telefim che guarderò, Darii.

martedì 8 dicembre 2009

Momenti di fissazione - The Big Bang Theory

Che poi è uno dei motivi principali per cui non sto facendo la maggior parte delle cose che dovrei fare... (anche scrivere sul blog, sì)

















Per sapere di cosa si tratta, vi consiglio di dare un'occhiata QUI

Un ringraziamento ad Alessio, che mi ha introdotto nel fantastico mondo di "The Big Bang Theory"!!!

lunedì 19 ottobre 2009

Il chi, il cosa, il come




Il "culo preventivo" di mercoledì scorso del sig. Cajelli mi ci ha fatto riflettere molto. E' da una settimana che ci penso in continuazione, e non credo che arriverà mai un giorno in cui saprò darmi una risposta definitiva. La domanda è: in una storia, conta più il cosa racconti o il come lo racconti? Il "culo preventivo" era, in sostanza, un cazziatone fatto per stimolarci ad arricchire il nostro background culturale (guardando film e telefilm, leggendo libri e fumetti, assorbendo tutto più o meno come fa una spugna) e diventare esperti conoscitori di storie e delle relative strutture, per poterci poi fare largo nel mondo delle idee come degli esperti navigatori. Dobbiamo diventare dei bastardi marinai figli di puttana, in parole povere, capaci di "sentire" dove ci porterà il mare e, soprattutto, se stiamo facendo una buona pesca. Dobbiamo essere bravi a pescare, per prendere quante più idee/pesci possibili, e, soprattutto, sviluppare una sorta di "campanello d'allarme" che ci farà dire, ad ogni tirata di rete, se quello che stiamo pescando ci porterà da qualche parte o se, viceversa, ci farà morire di fame.
Le idee, già. Bisogna farsi venire tante idee, innanzitutto. Bisogna possedere gli strumenti tecnici necessari a capire se queste idee sono buone, come seconda cosa.
La mia domanda, però, è: quanto in una storia (o in una sceneggiatura) conta l'idea e quanto, invece, conta il "come" viene raccontata questa idea?
Due esempi recenti: stamattina ho letto "Interni" di Ausonia, e mi è piaciuto un casino. La mia riflessione, a freddo, è stata: mi è piaciuta un casino perchè 1) l'autore ci ha infilato dentro tanti pistolotti sul mondo della scrittura, analizzando il problema della letteratura impegnata vs. quella disimpegnata; 2) sceneggiatura e disegni sono funzionali alla storia. Quello di cui mi sono accorto quasi subito, però, è che la storia non è poi così originale: uno scrittore famoso (ok, è un insetto, ma è pur sempre uno scrittore famoso) scopre di essere vittima di un complotto ordito dal suo editore per convincerlo a continuare a scrivere i best-seller che puntualmente scrive (letteratura disimpegnata) e non iniziare a scrivere un romanzo impegnato. Bene, è tutto qui: uno scrittore famoso è vittima di un complotto.
L'idea, tutto sommato, non mi sembra un granchè originale. Però "Interni" è figo, e a me è piaciuto un casino.
Secondo esempio: sempre stamattina ho iniziato a leggere "Northlanders", un fumetto scritto da Brian Wood e disegnato da Gianfelice che, a quanto pare, in giro sta riscuotendo un gran successo. Ho cominciato a leggerlo, non andando troppo oltre, ma la mia impressione è che la storia sia sempre più o meno la stessa: un ragazzo, principe ed erede di alcune terre norvegesi, si allontana da casa per parecchi anni. Al suo ritorno trova lo zio che ha ucciso suo padre e si è preso tutte le proprietà del ragazzo. Il ragazzo sfida lo zio e cerca di combatterlo.
Dicevo, non mi sono spinto oltre e non so nè come è caratterizzato psicologicamente il protagonista, nè cosa succederà nella parte centrale. Ma l'idea iniziale non mi è sembrata un granchè originale. Eppure Northlanders è figo.
Allora dov'è il giusto equilibrio tra il "cosa" e il "come"? Quanto, e in che modo, uno sceneggiatore deve lavorare di creatività e quanto di mestiere? Domande troppo impegnative, forse, e che per ora non trovano una risposta.
Da quello che ho avuto modo di vedere a lezione, per ora stanno spingendo molto sul versante della creatività e, parallelamente, su quello della struttura. Partire quindi da un'idea originale, e svilupparla secondo lo schema classico. Forse è solo l'inizio, ed è giusto che ogni esordiente cerchi di partire con una forte spinta creativa per abbandonarsi, solo più tardi, alla parte più tecnica della sceneggiatura. Quella in cui, pur partendo da un'idea già vista e rivista, l'autore riesce ad esprimere il proprio punto di vista e a conferire alla storia un qualcosa in più rispetto a quanto già visto. Forse è anche per questo che il sig.Cajelli ci ha fatto il "culo preventivo". Per spingerci a conoscere il più possibile quanto è stato già fatto in modo tale da avere un'idea abbastanza chiara di cosa possiamo fare risultando innovativi e di cosa invece ci porterà al plagio.
A tutta creatività, quindi, e che la pesca abbia inizio.

martedì 4 agosto 2009

Dio salvi I Regina





Sambuceto, ore 23.40 circa.
La piazza viene investita da un'onda potente e selvaggia che si sprigiona dal palco del "Rock sotto le stesse", quando a salire sono I Regina, la mitica cover band dei Queen che scorrazza qui in Abruzzo (e non solo) tra un numero sempre crescente di fans.
E questa sera c'ero anch'io, fan di nuova generazione, ad assistere estasiato al loro concerto, una scarica di energia e di emozioni che mi ha lasciato ancora una volta sbalordito. Sbalordito di fronte alla bravura di questi quattro ragazzi che, oltre ad eseguire i brani con una assoluta maestria, riescono a calarsi perfettamente nella parte, trasmettendo a chi assiste ai loro concerti quella scarica di adrenalina che rendeva unici gli spettacoli dei Queen.
Io, insieme ad altri amici, ho seguito l'inizio del concerto seduto sulla mia scomodissima sedia di plastica, scalpitante e fremente durante i numerosi inviti che Diego (il cantante del gruppo) rivolgeva al pubblico per avvicinarsi al palco. Tra la seconda e la terza canzone, non ce l'ho fatta più. Armato di coraggio (e soprattutto di mio fratello e Baronio), sono riuscito a vincere la mia proverbiale timidezza e mi sono tuffato sotto il palco. Certo, sono rimasto fermo e imbambolato quasi tutto il tempo, ma questo è un dettaglio. Ciò che conta è che da laggiù, da sotto il palco, ho assistito ad uno show spettacolare, cantando a squarciagola tutte le canzoni che il gruppo ha eseguito. Da Somebody To love (la prima che ho ascoltato da sotto il palco) a We Are the Champions, passando per Don't Stop Me Now, Bohemian Rhapsody, Radio GaGa (cavolo, che bello poter alzare le mani da sotto il palco) e We Will Rock You. Sarebbe stato tutto perfetto, se non fosse stato per quelle magliette che Diego lanciava di tanto in tanto dal palco e che io non sono riuscito ad prendere. Va bè, peccato...per essere solo il secondo concerto che seguo, posso già ritenermi soddisfatto.
Finito il concerto, della durata ridotta di 45 minuti per lasciare spazio agli altri due gruppi, io e i miei amici ci siamo allontanati verso un bar lì vicino per prenderci un gelato e, dopo essere tornati indietro, vediamo il cantante aggirarsi ancora intorno al palco. Al che, quella faccia di caz...ehm..di bronzo di mio fratello gli si avvicina e gli fa: "Scusa, posso disturbarti? Ti volevo presentare un grande fan dei Queen..." e, ovviamente, gli presenta il sottoscritto. Ancora incerto se vergognarmi per l'emozione o mostrare una spiccata faccia tosta (caratteristica di cui mio fratello abbonda ma di cui io, purtroppo, sono del tutto sprovvisto), scopro che Diego è un ragazzo molto affabile e disponibile. Si ferma a parlare con noi, ascoltando senza battere ciglio le stronzate che mio fratello gli propina ("Anche io canto...l'anno prossimo facciamo un duetto,dai! - manco fosse Monserrat Caballè -...io nasco come Ligabue...etc etc) e mostrandosi seriamente dispiaciuto per non avere altre magliette da darci. Ci invita a contattarlo su Facebook (vuoi vedere che è la volta buona che mi iscrivo) e a raggiungerlo, magari prima di qualche concerto, per prenderci una birra insieme a lui. Mio fratello, in tutto ciò, continua il suo delirio di grandezza definendosi un suo collega e un astro nascente della musica italiana, coadiuvato da un chitarrista di altissimo livello, cioè il sottoscritto. Diego si ferma un attimo a squadrarmi e, prima che il suo intuito gli faccia capire che potrei suonare la chitarra giusto alla fiera della cipolla fritta, viene anticipato da mio fratello che aggiunge: "Sì, lui in realtà si dedica alla musica a tempo perso, visto che il suo sogno è quello di scrivere". Diego, come se niente fosse, mi guarda e fa: "Eh, a te ti vedo più nell'ambito della cinematografia!!!" Cavolo, se l'ha pensato pure lui vuol dire che forse ci posso provare davvero!!! :D
Dopo qualche altro scambio di battute sul futuro dei Regina, Diego ci saluta per raggiungere gli altri musicisti, lasciando me e i miei amici soddisfatti per questa piacevole conoscenza.
E adesso sono a casa, ancora elettrizzato e gasato per essere riuscito ad assistere nuovamente ad un concerto dei Regina e per aver potuto conoscere il loro cantante. Spero davvero di poterli sentire ancora, magari durante uno show più lungo, con tutte le emozioni e le fantastiche sensazioni che sono riusciti a darmi questa sera.
Dio salvi I Regina.

sabato 11 luglio 2009

...ma io volevo fare l'usciere!!!




Ho bisogno di farmi una cultura.
Non so perchè, ma ne sento il bisogno. Ho come l'impressione che solo creandomi una cultura, possa riuscire un giorno a fare quello che voglio fare.
Leggo spesso, nelle interviste ai grandi, che i loro lavori sono stati ispirati da dozzine di autori divisi in almeno 4-5 ambiti.
"Mah, sì, guarda, i libri che più mi hanno ispirato sono..."
e giù di lì a sparare nomi ed autori mis-conosciuti ai più (tra cui anche a me)
"Mah, per quanto riguarda i film potrei citarti almeno una ventina di titoli..."
e giù a sparare titoli mai sentiti prima.

Una cultura, insomma. E' il grande gioco dei rimandi per cui un'opera ti fa pensare a qualcosa, che poi ti rimanda ad un'altra opera, che ti fa pensare altro, che ti fornisce spunti, che ti rimandano a loro volta ad altre opere, libri, film, canzoni, che poi si trasformano in idee, idee e idee.
Quindi ci vuole una cultura.
Anche se non so bene cosa si intenda con cultura. Cioè, fino a qualche anno fa ero stupidamente convinto che la cultura giusta per scrivere o fare lo sceneggiatore fosse quella al di fuori dell'università. Guardare film, leggere libri e fumetti, ascoltare musica e visitare mostre.
Ultimamente, invece, mi convinco sempre più che sia necessario abbinare questo tipo di cultura a qualcosa di più "scientifico", tecnico se preferite. Studiando psicologia si scoprono davvero tante cose interessanti, tutte inseribilissime dentro storie da scrivere. Peccato che io faccia solo finta di studiare psicologia. Cioè, se l'avessi studiata come si deve, forse a quest'ora avrei scritto almeno un paio di storie in cui compare un personaggio schizoide, con eminegligenza laterale e disturbo di ansia da separazione.
Poi immagino che lo stesso discorso valga, che so, per chi è laureato in giurisprudenza. Basta vedere John Grisham, no?
E forse lo stesso vale per fisica, ingegneria, chimica e quant'altro.
In generale, si può dire che chi vuole diventare autore, e soprattutto sceneggiatore, deve cercare di conoscere un pò di tutto, senza discriminazioni (per Paola: no, con questo non voglio dire che verrò a vedere "La rivolta delle ex" :P ).

Tutto questo per dire cosa? Niente, che in questo periodo mi rode molto non avere tempo per farmi la cosiddetta cultura "extrauniversitaria". Vivo in un limbo in cui faccio finta di studiare (e quindi non posso fare il figo scrivendo storie in cui appaiono concetti psicologici) perchè vorrei fare altro, e non riesco a fare altro perchè devo studiare. Ma poi non ho voglia di studiare e perdo tempo a fare cose inutili (tipo scrivere questo post, direte voi). Insomma, un circolo vizioso da cui, per ora, non riesco ad uscire.
Però, però...

- ieri ho visto Equilibrium, con Christian Bale. Non ho molto da dire, secondo me è una porcata pazzesca senza capo nè coda. L'unione di Fahrenheit 451 con 1984 di Orwell, mettendoci dentro arti marziali alla Matrix che provocano un reflusso gastro-intestinale non da poco. Io ci ho visto anche un pò di "The Island", ma non so se ho visto bene. In breve, un film davvero pessimo.
- ho letto un capitolo di "Capire il fumetto", di Scott McLoud. Insomma, un manuale imprescindibile per chi vuole diventare fumettista. L'ho letto, e sono molto orgoglioso di averlo fatto.
- Sto leggendo "L'antologia di Spoon River", di Edgar Lee Masters. La sto leggendo in inglese, nella speranza che riesca a farmi familiarizzare meglio con questa lingua che conosco davvero poco. Ovviamente, poi, ogni poesia mi tocca leggerla anche in italiano, e ci metto il doppio.
-Sempre ieri, ho finito di leggere "Io sono legione", un fumetto edito dalla Marvel scritto da Fabien Nury e disegnato da John Cassaday. Bello, un pò incasinato, ma bello. Non un capolavoro, intendiamoci, ma bello.
-Ho letto il secondo numero di Caravan, la miniserie di Michele Medda. L'albo si chiama "il ribelle", e mi è piaciuto molto più del primo. Comincio ad avere una simpatia innata per il papà di Davide. L'avrei voluto anche io un padre così. Anzi, forse, più probabilmente vorrei essere io un padre così. Prenderò ispirazione.
-Sto ascoltando Ivano Fossati. Dopo "La costruzione di un'amore" sentita a X-Factor, adesso mi sono dato a "i treni a vapore", "Oh che sarà", "Fratello mio che guardi il mondo", "La musica che gira intorno", "l'amore trasparente", "Il bacio sulla bocca", "Dedicato" (cantata poi dalla Bertè). Che dire, adesso capisco perchè viene considerato un gigante della musica italiana. Peccato che la maggior parte della gente lo conosca solo per "la mia banda suona il rock".

Tutto questo non per mostrarvi quanto sono figo (ok, forse un pò anche per quello :P ), ma per chiedermi se, alla fine, tutto questo mi servirà a qualcosa. Ieri pomeriggio ho speso tutto un pomeriggio in queste attività, mettendo da parte lo studio. E se un giorno dovessi scoprire che ho solo sprecato il mio tempo e che leggere o guardare film non serve assolutamente a nulla? In fondo siamo sempre in Italia, e qui le cose vanno diversamente. Qui la cultura sono i film dei Vanzina e di Moccia. E va bene che un aspirante sceneggiatore dovrebbe conoscere un pò di tutto, però, che cavolo, un pò di ignoranza non ha mai fatto male a nessuno! :P

giovedì 21 maggio 2009

Morire per delle idee? Va bè, ma di morte lenta...



Piccole riflessioni notturne da parte di uno che è riuscito a prendersi il mal di gola con 38 gradi centigradi.
La domanda mi assilla da un pò di tempo: cos'è, in sostanza, il mestiere dell'autore?
Più che altro, chi è l'autore?
E' uno che sa scrivere? Si riduce tutto a questo? No, non credo. L'autore deve saper scrivere, ma deve avere qualcosa da dire. Oltre a saperla dire nel modo giusto, ovviamente.
Ma che differenza c'è tra un autore che scrive libri impegnati alla Umberto Eco e uno che scrive libri adolescenziali alla Federico Moccia?
C'è una qualche differenza, o possiamo dire che tutti gli autori sono allo stesso livello perchè, in fondo, raccontano sempre una storia? Ma quanto una storia e figlia delle linee di pensiero, delle riflessioni e conoscenze sul mondo?
Lo so, sono domande sparate a raffica senza seguire nessun filo logico. Ma mi stanno tormentando da un pò, e ho bisogno di chiederlo a qualcuno, specie se questo qualcuno coltiva il mio stesso sogno.
Perchè mi chiedo quale sia la differenza tra un autore e un uomo della strada. Se la mettiamo sul piano della scrittura, allora posso considerarmi più o meno salvo. Penso di saper scrivere abbastanza decentemente per potermi permettere di coltivare questo sogno.
Ma se la mettiamo sul piano delle idee, allora sono fregato. Perchè se è vero che un autore è tale per le sue idee e non solo per la sua capacità di scrivere, io non sono affatto un autore.
Le mie idee scarseggiano, i miei spunti sono delle righe che rimangono incompiute per anni e anni senza vedere mai la luce, i miei raccontini (o quello che sono) prendono luce troppo raramente.
Non ho idee. O, perlomeno, ne ho poche.
E se questa carenza di idee pregiudicasse il mio sogno? Se la differenza che passa tra un autore e un uomo della strada fosse stabilita solo in base al numero di soggetti/racconti/romanzi (sceneggiature no, quelle sono un'altra cosa) che intercorrono tra i due? Se l'autore, per essere tale, dovesse partorire almeno 5 soggetti/racconti/romanzi al giorno? Io allora non sarei un autore, non potrei mai esserlo.
Ma non mi convince, non credo sia la risposta. Forse una delle tante risposte possibili, ma non l'unica.
Magari si può essere autore con poche storie, ma valide.
E allora altro dubbio: cosa rende valida una storia? Quali conoscenze deve avere chi la scrive, quanti modi di scriverla deve sperimentare, quanta cultura deve avere per potersi permettere il lusso di mettere se stesso dentro un'opera che sarà letta da qualcuno (si spera) e che magari ne influenzerà il pensiero. Chi è l'autore per poter dire al lettore: "io, tramite questa mia opera, posso insegnarti qualcosa su come va il mondo, posso trasmetterti le mie riflessioni affinchè tu le usi per imparare qualcosa o semplicemente per passare un pò di tempo".
Ma chi lo dice che l'autore in questione ha da dire qualcosa di più interessante del lettore? Chi lo dice che le conoscenze dell'autore in egittologia antica (mettiamo che il nostro ipotetico autore abbia scritto qualcosa sull'egittologia antica) siano migliori del lettore? Potrebbe anche venire il contrario, no? Ma allora quel lettore potrebbe benissimo essere un autore! Qual è la differenza che passa tra i due? Che il lettore non sa scrivere e l'autore sì?
Forse anche questa è una risposta. Ma non mi convince del tutto.
Insomma, non lo so. So solo che a volte penso che basti imparare la tecnica, per diventare un autore. Altre volte invece, sento autori affermati dire: "eh, a quei tempi, ero così pieno di entusiasmo che scrivevo cinque soggetti in un mese...certo, la tecnica lasciava a desiderare, ma non mi fermava veramente nessuno!". E allora mi viene lo sconforto, perchè capisco che per essere presi può essere sufficiente avere qualcosa di valido da dire, anche se con qualche lacuna tecnica.
Cos'ha più importanza? La tecnica o la fantasia?
Domande, ancora domande a cui non so dare risposta.
E intanto ho scritto più di quanto mi ero prefisso di scrivere, nonostante la totale assenza sia di tecnica che di fantasia, visto che la voglia non mi manca di certo.
Chi lo sa, magari un giorno quando avrò cinquant'anni e sarò un autore affermato, ai giovani pischelli della mia età dirò: "eh, a quei tempi avevo davvero tanto entusiasto. Certo, scarseggiavo in tecnica e anche in fantasia, ma avevo una voglia di scrivere pazzesca!"

venerdì 13 marzo 2009

Non c'è proprio niente da ridere...






Un isterico e un borderline si ritrovano al tavolo di un bar.
“Ragazzi, sono depresso – dice l’isterico – ho scoperto che la mia fobia nella ricerca dell’oggetto è legata al desiderio”
“Eh, la fai facile tu – risponde il borderline – cosa dovrei dire io, che invece ho la fobia legata all’oggetto stesso?”
“Sì, ho capito, ma tu ti rendi conto che i miei genitori, fin da quando ero piccolo, mi hanno trasmesso un messaggio del tipo: fai quello che vuoi ma ricordati che è proibito?”, risponde l’isterico
“E allora? Che c’entra questo?”
“Come e allora? Secondo te come doveva svilupparsi la mia personalità, con questi presupposti? Adesso valuto il mondo esterno come positivo, e il mio mondo interno come negativo! Con il risultato che se qualcuno mi si avvicina io fuggo, perché penso di essere cattivo!”
“Va bè, se è per questo anche io fuggo, se qualcuno mi si avvicina – replica il borderline – pensa che io sono sempre alla ricerca di un’armonia perfetta, che non riuscirò a trovare mai. E poi idealizzo sempre troppo le persone, rimanendo ogni volta deluso”
“Sì, lo so, capita. Ehi, ma guarda chi è arrivato! C’è l’alessitimico!!!”
“Cavolo, è vero, è proprio lui!! Ehi, Aless, come stai??”
“...”
“Che c’è, qualcosa che non va?”
“...”
“Ma perché non parli? Non ci riconosci? Siamo il borderline e l’isterico! I tuoi amici!!”
“...”
“Uff...questi alessitimici...è proprio vero che con loro non si può comunicare col primo livello di comunicazione! Bisogna iniziare dal rilassamento corporeo!!! Sono così viziati!”
“A proposito di viziato, lo sai chi ho visto l’altra volta?” riprende il borderline
“No, chi?” domanda incuriosito l'isterico, dopo aver preso una sedia e aver fatto sedere l’alessitimico vicino a lui.
“Ho visto il tossicodipendente! Si era appena comprato una dose di eroina con i soldi che aveva rubato alla madre, e stava andando in un vicoletto a bucarsi!”
“Roba da non crederci!! Si vede che sono l'opposto delle anoressiche e delle bulimiche!! Questi tossicodipendenti sono tutti degli psicotici! Mica come me, che sono nevrotico e posso mentalizzare attraverso i sogni!”
“Scusate signori” – una voce dall’altro tavolo interrompe la conversazione – “non vorrei intromettermi nei vostri discorsi, ma non ho potuto fare a meno di ascoltare la vostra conversazione. Ecco, in realtà...ci tenevo a precisarvi che il tossicodipendente, secondo il modello di organizzazione psichica della personalità, rientra nell’area delle perversioni. Nell’area delle psicosi rientro io, modestamente”
“Scusi, ma lei chi si crede di essere? Si intromette nella discussione a sputare sentenze su una persona che non conosce!” Rispondono in coro il borderline e l’isterico
“Ecco, vedete, io sono lo schizofrenico, e ho un tipo di struttura che rientra pienamente nell’area della psicosi. Vi invidio molto, sapete? Voi state meglio di me, e avete più possibilità di arrivare ad effettuare l’insight e a mentalizzare”
“Su, su, non si abbatta, vedrà che un giorno andrà meglio!” – risponde l’isterico
“Ecco, non è solo questo il punto. Il fatto è che mentre una persona a caso è riuscito a studiare meglio i capitoli su di voi, il mio l’ha proprio saltato! E se il professore all’esame gli chiedesse proprio quello? Il solo pensiero mi angoscia...” risponde lo schizofrenico.
“Accipicchia, non ci avevo pensato” – risponde il borderline
“Tu che ne dici, aless?” – chiede l’isterico
“...”
“Lo credi davvero?”
“...”
“Ma dai, è incredibile!!!”
“...”
“Uhm, però lo sai che hai ragione? Mi hai convinto!! Andrà sicuramente come dici tu! Speriamo solo che alla fine una certa persona non farà scenate isteriche! AHAHAHAH! Scenate isteriche! Buona questa! Come sono divertente!!L’avete capita?? Scenate isteriche!!AHAHAHAH!”
“Ecco, sono stato deluso un’altra volta dal mondo...”
“Ecco, io ora mi sento frammentato...”
“...”
“...”
“...”
“...”
"Va bè, dai, ragazzi, questo non parla neanche con un training autogeno. Comunque direi che si è fatto tardi, è ora di rientrare nel libro", riprende il borderline
"Sì, hai ragione! Domattina dobbiamo stare di nuovo nelle nostre pagine, così potrà ripassarci ancora un pò", risponde l'isterico, invitando anche l'alessitimico ad alzarsi
"Ragazzi che ne dite, posso venire con voi?", chiede supplicante lo schizofrenico
"Va bè, se proprio ci tieni...però non ti aspettare chissà che...in fondo manca un giorno all'esame, e non credo che una certa persona riuscirà a studiarti come si deve" risponde il borderline, posando amichevolmente una mano sulla spalla dello schizofrenico
"Però non è giusto! Anche lo schizofrenico dovrebbe essere studiato come si deve! Ho un'idea! Perchè non ci invertiamo?", incalza l'isterico
"In che senso?", chiede il borderline
"Ecco - continua l'isterico - io e te ci mettiamo nelle pagine dello schizofrenico, e lo schizofrenico verrà al posto nostro! Così una certa persona domani, aprendo il libro, sarà costrettto a studiare per forza lo schizofrenico! Che ne pensate?"
"Sì, bella idea!" disse il borderline!
"Piace molto anche a me", replicò lo schizofrenico
"...", concluse l'alessitimico
"E così i quattro amici, pagato il conto e lasciato il locale, rientrarono nel loro libro e si invertirono di posto. E lì rimasero fino a quando la mattina dopo, una certa persona, aprì il libro e trovò tutto diverso da come l'aveva lasciato il giorno prima. Confuso e infelice, cominciò a studiare, sempre più terrorizzato per l'esame incombente e per il fatto che il sospetto di non aver capito niente di quell'esame era diventato realtà. Una certa persona studiò per tutto il giorno poi, il giorno dopo, andò a sostenere l'esame.
Ma questa è tutta un'altra storia.

sabato 10 gennaio 2009

Una giornata acqua e sapone...


Mi scuso con Davide, non vorrei interrompere la sua melensaggine in maniera così brusca, ma c'è qualcosa che, ORA, deve sapere per forza. Questo intervento è per quelli come lui, e per quelli che, come me, sono costretti a fare i conti con un nemico da non sottovalutare...buona lettura!


Nella vita di coppia, si sa, le cose non sempre facili. Gioie e dolori si alternano senza pietà, in una giostra che lascia poco spazio a complicate teorie matematiche e ad astratte logiche di sistema. Ma, se in questo turbinio di sentimenti e soffi al cuore di natura elettrica, volessimo trovare delle regole che ci permettano di codificare il rapporto di coppia all’interno di un tranquillizzante metodo scientifico, potremmo sicuramente dire che una delle cause principali di separazione tra fidanzati e fidanzate di tutto il mondo è sicuramente l’Acqua e Sapone. Ebbene sì, l’Acqua e Sapone.
Avete presente quel negozietto con le insegne blu e un po’ di bolle che lievitano gaie nell’aere del logo pubblicitario? Sì, proprio quello.
Per tutti coloro che iniziano l’impegnativa avventura di fidanzarsi e che vogliono mantenere una soglia di serenità sufficientemente alta da evitare propositi di omicidio, l’Acqua e Sapone è un nemico da non sottovalutare. Pur nel suo apparente aspetto di negozietto senza troppe pretese, nella sua facciata buonista di tempio votivo al dio pagano delle offerte a poco prezzo , nel suo tranquillizzante e suadente jingle pubblicitario, l’Acqua e Sapone nasconde dentro il suo ventre caldo un labirinto di insidie in cui è difficile districarsi e da cui difficilmente si può fare ritorno. Nemico giurato della serenità di coppia, attentatore subdolo dei sottili equilibri tra uomo e donna, mina vagante nella vita quotidiana dei due piccioncini, il suddetto negozio mette i due amanti ad un bivio: scegli, dice lui, o me o l’Acqua e sapone. La seconda, risponderà lei.
E così, vecchi eroi orgogliosi sconfitti dal peso del nostro testosterone, a noi maschietti non rimane che recarci con la nostra compagnia nel luogo di perdizione femminile per eccellenza. Muniti di pazienza e di tanto, tanto, spirito di sacrificio, entriamo nel cuore della bestia muovendo i primi passi con l’arroganza di chi sfida un nemico a duello, senza sapere di avere ingaggiato una lotta persa in partenza. Dopo appena due passi, infatti, la nostra consorte ci costringerà già a fermarci, attratta dal delicato profumo dei detersivi da bucato ed estasiata dai cartellini di color giallo evidenziatore che l’attrae come una mosca al miele.
“Cavolo, questo qui è in offerta a soli 5, 90 euro!! L’altra volta l’avevo pagato ben 6.20 euro!! Non posso lasciarmi sfuggire un’offerta del genere!”, è la frase che viene pronunciata una volta su due. Segue poi la fase dell’interrogatorio, fase critica che, se non superata, segna un punto di non ritorno per il futuro della coppia
“Caro, secondo te è meglio questo bagnoschiuma agli aghi di pino selvatico delle Alpi Cisalpine o questo al mughetto alla calendula affogata nel rosmarino con retrogusto di muschio risalente al Triassico?”. Difficile dare la risposta ad un quesito del genere. La logica e il buon senso di noi maschietti ci faranno, ovviamente, propendere per il prodotto più economico, prescindendo da questioni futili quali le Alpi Cisalpine o la calendula affogata. Ma, ancora una volta, il potere dell’Acqua e Sapone miete le sue vittime, distruggendo ogni barlume di logica e annientando quel poco di praticità di cui, normalmente, sono dotate le nostre consorti.
“Ma non capisci niente! Se prendo questo fustino avrò 57 grammi in più rispetto a quest’altro, in cui, ci sono solamente 200 grammi!!”
“Ma cara, questo da 200 grammi costa di più!”
“Sì, ma questa dei 57 grammi è un’offerta!! E se poi la prossima volta l’offerta è finita? No, no, tu non capisci, devo assolutamente prendere questo!!!”
Cosa rispondere, di fronte a tutto ciò? Normalmente si potrebbe ribattere con mille argomentazioni tutte molto valide, ma nell’Acqua e Sapone no. Nell’Acqua e Sapone bisogna sottostare all’ineffabile logica femminile. L’unica cosa ragionevole, pertanto, è quella di assecondare la nostra compagna, prendere il fustino che ha scelto dopo solo due ore di riflessioni, e cercare di guadagnare metri verso l’uscita. Peccato, però, che tra noi e il cartello “arrivederci e grazie” ci siano almeno altri venti reparti. Tra gli scaffali stracolmi di prodotti di bellezza e non, seguiranno altri dilemmi esistenziali a cui è difficilissimo rispondere: conviene la carta igienica Regina a 9 euro ma con 3 rotoli buoni o la carta igienica Scottex a 3 euro ma con 9 rotoli scadenti? Conviene il dentifricio Colgate con cristalli liquidi al tungsteno o quello Mentadent con estratti di salvia, menta e barbabietole da zucchero? Conviene l’ombretto a 4 euro ma di Eva Longoria o quello a 2 euro ma di Cristina Chiabotto? Conviene il latte detergente parzialmente scremato o lo struccante ringiovanente con effetto rilassante? Conviene lo Shampoo grasso per capelli secchi o quello secco per capelli grassi?
Noi, la risposta, già la sappiamo: conviene andarsene. Fuggire il prima possibile da quel luogo di perdizione, trascinare la nostra compagna in salvo dalle grinfie della furia spendereccia che colpisce senza pietà qualunque donna entri in quel negozio. Ma, se pur con molta fatica, dovessimo riuscire a trascinare le nostre compagne fino all’uscita, qui ci troveremmo ad affrontare uno degli ostacoli più insidiosi dell’Acqua e Sapone: il cassiere. Rifletteteci: il cassiere è un’istituzione dell’Acqua e Sapone, un patrimonio storico che è sempre esistito e che sempre esisterà dietro quella cassa. Lui non è lì per passare i prodotti come qualsiasi altro cassiere di qualsiasi altro negozio, no. Lui è lì per broccolare. Lui scruta le gentili donzelle dal primo momento in cui entrano nel negozio, effettuando un’attenta radiografia grazie alla quale riuscirà a sapere, oltre le doti fisiche della fanciulla, anche lo stato sociale, l’età, la situazione familiare e, soprattutto, la biancheria intima che indossa. Poi, dopo aver aspettato solertemente l’arrivo della sua preda alla cassa (schiamazzando con il suo collega che si trova dall’altra parte del negozio per non passare inosservato), può finalmente fare sfoggio delle sue qualità conquistatorie: inizia con un sorriso sornione, seguito da un “ciao” detto nel modo più languido possibile. Poi, facendo finta di essere un lavoratore coscienzioso, inizia a passare i prodotti uno ad uno, alzando di tanto in tanto lo sguardo verso la fanciulla indifesa. Dopo i primi prodotti, poi, farà seguire a queste occhiate sensuali dei sorrisi maliziosi da uomo di mondo, che diventeranno sempre più frequenti a seconda della reazione della ragazza di turno. Nel malaugurato caso in cui la ragazza dovesse essere accompagnata dal proprio ragazzo, il cassiere sarà costretto a una prova che, però, non lo farà certamente perdere d’animo. La sua aria diverrà un po’ più spenta, sì, ma magicamente un bottone della camicia si sbottonerà per mostrare un po’ di pelo (che fa sempre molto “uomo”). I suoi sguardi diventeranno meno frequenti, sì, ma non meno profondi. La testa, sempre più reclinata verso il prodotto, si solleverà di tanto in tanto prima verso il ragazzo e poi, assicuratosi di avere campo libero, verso la ragazza. A nulla varranno i colpetti di tosse o le dimostrazioni di virilità del compagno di turno, perché il cassiere proseguirà sempre con la stessa verve di macho incallito.
Tutto sommato, però, la prova del cassiere è davvero breve rispetto a quello che ci aspetta una volta superata. Prodotto dopo prodotto, infatti, si giungerà finalmente al tanto agognato momento dell’uscita. La nostra virilità potrà tirare un sospiro di sollievo, la nostra reputazione potrà considerarsi ferita ma ancora in buono stato. Noi maschietti, ancora traballanti per l’epopea da cui siamo appena usciti, afferreremo decisi le chiavi della macchina, pronti a fuggire e a trascinare la nostra compagna con il suo bottino. Storditi, ma tuttavia soddisfatti per aver superato la prova indenni, ci volteremo verso la nostra compagna con un sorriso sardonico che ha come unico scopo quello di farla sentire in colpa e di farle implorare pietà. Una volta in macchina, lei, dopo aver afferrato lo scontrino e aver ricontrollato i prezzi, si girerà verso di noi col viso sicuro di chi ha vinto la propria battaglia contro il caro prezzi. Dopo neanche un secondo, però, l’espressione soddisfatta lascerà il posto a due occhi sgranati e la bocca spalancata. La nostra compagna si getterà allarmata nella busta, a frugare tra i vari prodotti appena acquistati. Noi staremo lì a guardarla, tra una stupita curiosità e un paralizzante terrore, osservando questa sua manovra e cercando di respingere con tutte le nostre forze l’ipotesi che si sta profilando nella nostra mente. “No, no, dimmi che non è possibile, dimmi che non è vero”, penseremo, un attimo prima che la sua testa riemerga dalla busta e, guardandoci dritto negli occhi, ci dia la triste conferma di quello che avevamo già intuito: “NOOO! HO DIMENTICATO I COTTON FIOC!! DOBBIAMO TORNARE SUBITO DENTRO!!!”

martedì 4 novembre 2008

Le pungenti meraviglie di Pisa



Pisa, una stupenda città nel cuore della Toscana famosa per la stupenda torre di Piazza dei Miracoli e per le sue...zanzare. Veri e propri animali domestici, dalle dimensioni che variano da quelle delle zanzare classiche a veri e propri aerei da combattimento, le zanzare di Pisa costituiscono un divertente intrattenimento per tutti quei turisti che, spiazzati dai locali chiusi e dal buio che già dopo le 20.00 di sera regna sovrano persino sulla torre, potranno godere di un’ottima compagnia a prezzi modici. Guide infaticabili e coscienziose, le zanzare di Pisa accompagneranno ogni vostra cena e ogni vostro pernottamento in albergo, assicurandosi di svolgere a pieno il loro compito. Ma qual è il segreto di questi insetti? Da secoli i pisani, intuendo il potenziale di queste simpatiche bestiuole, hanno accuratamente addomesticato le loro zanzare, andando addirittura a formare un vero e proprio apparato militare a titolo governativo denominato Z.A.F. – Zanzar Air Force. Attraverso i vari secoli, le zanzare di Pisa hanno sempre costituito un punto di forza per la città: determinante è stato infatti il loro ruolo nell’annosa diatriba tra guelfi e ghibellini, terminata con la vittoria di questi ultimi grazie ad un attacco rovinoso ai danni dei guelfi da parte di un gigantesco sciame di questi insetti che, da quello che dicono le cronache, assunsero le forme di Federico Barbarossa. Altre testimonianze ci dimostrano invece come, a causa della migrazione degli insetti verso l’Asia minore per una missione di pace con le zanzare tigri, la Zaf non riuscì ad impedire al comune di Genova di infliggere alla cittadina pisana una pesante sconfitta, che sarà poi causa del declino della città. Da qui in poi, per la Z.A.F comincia un lungo periodo di crisi e allontanamento dalle scene mondiali. Oltre alla piccola apparizione accanto alla R.A.F. - la celebre royal air force inglese – durante la prima guerra mondiale, nessuno infatti ha più sentito parlare di questo celebre apparato fino a quando, dopo anni di isolamento e riflessioni, la Z.A.F. ha annunciato al mondo il ritiro dalle attività belliche per dedicarsi a tempo pieno a quelle di guide turistiche. Così, in pochissimo tempo, l’apparato della Z.A.F. è stato completamente ristrutturato, divenendo in pochissimo tempo uno dei nomi più affermati tra le agenzie di turismo zanzarifere sparse in tutta Italia. Entrare a far parte della Z.A.F. non è semplice, e richiede requisiti ben specifici: bisogna possedere dimensioni sopra la norma senza mai scendere sotto i dieci centimetri, svolazzare tra i tavoli dei ristoranti (è sufficiente saperlo fare all’aperto, ma se si è in grado di farlo al chiuso è anche meglio), nascondersi nelle camere d’albergo per uscire allo scoperto non appena arrivano i clienti, eludere le sorveglianze dei Raid e di altri strumenti che possano rendere innocua una zanzara. Insomma, far parte della Z.A.F. richiede impegno, costanza e sacrificio da parte delle zanzare che avessero voglia di farne parte ma, una volta passate le selezioni, il prestigio che conferirà questo importante apparato non ha eguali in tutto il mondo. Ed è proprio per questo motivo che le zanzare di Pisa costituiscono un patrimonio nazionale che ha suscitato gli interessi persino dell’Unicef e dell’Unesco e di cui, ve l’assicuriamo, sarà difficile privarcene.

lunedì 29 settembre 2008

Queen + PR - Roma, 26 settembre 2008 - io c'ero!!!


Tralasciamo il ritardo abominevole, tralasciamo la corsa per raggiungere il Palalottomatica, tralasciamo l’acustica che faceva veramente pena. Ebbene, IO SONO STATO AL CONCERTO DEI QUEEN!!!
E lo so che non c’è Freddie Mercury che scatenava le folle, lo so che se n’è andato anche John Deacon, ma basta con queste menate, non si può usare la macchina del tempo per andare a Wembley, i Queen sono questi, prendere o lasciare. C’è Brian May, uno dei migliori chitarristi in circolazione da trent’anni a questa parte che, ormai a 61 anni suonati, ha ancora la forza di suonare per due ore e mezza di fila con una potenza e una forza incredibile; c’è Roger Taylor, uno che considero un gran figo, e che quando canta “I’m in love with my car” mi fa gasare terribilmente; e c’è Paul Rodgers. Sì, quel Paul Rodgers maltrattato dalla maggior parte dei fan dei Queen e completamente ignorato dalla maggior parte del restante mondo musicale, quel Paul Rodgers che, con un’umiltà che pochi al posto suo avrebbero avuto, canta le canzoni dei Queen cercando di farlo a modo suo, non volendo sostituire nessuno e senza scimmiottare nessuno (non so se quel tamburello che aveva in mano aveva lo scopo di renderlo innocuo, ma ad un certo punto era così immobile che ho pensato: “Paul, ti prego, scimmiotta almeno un pochino! Così non ti si vede per niente!!!).
E poi ci sono le canzoni, che dal vivo sono qualcosa di incredibile (ok, tralasciamo il ritardo, vi prego...ci sto già troppo male di mio)...penso che non riuscirò mai a dimenticare l’emozione nel cantare Love of My Life insieme a Brian e a tutto il pubblico dello stadio (a proposito, il sold out mi fa pensare che il mito dei Queen non sia così finito come qualcuno mi vuole far credere), la gioia nel sentire dal vivo ’39, il delirio quando io e la mia ragazza abbiamo intuito che l’assolo stava introducendo “I’m in love with my car” (da quanto mi ha riferito dopo, la mia ragazza asserisce che in quel momento sembravo un bambino che scopre dell’esistenza di Babbo Natale), l’incredibile sensazione provata nel poter battere a tempo le mani sul ritornello di Radio Ga Ga (peccato per gli svarioni dei Nostri su questo pezzo, unico brano in scaletta “maltrattato” durante l’esibizione), la sorpresa avuta nel rivalutare C-lebrity dal vivo (ragazzi, spacca davvero!!) e nell’accorgermi, dalle poche canzoni estratte, che il nuovo cd dev’essere davvero bello.
Era da tanto che aspettavo questo momento, e sono stato ripagato. L’assolo di Brian è stato uno dei momenti più esaltanti del concerto, e, vi giuro, quando ho sentito le note di Bijoux mi è venuta la pelle d’oca. Un plauso all’inciccionito Brian (c’erano alcuni coatti dietro di noi che gli gridavano: “A’ Brian, hai messo a’ panza, eh??), grandissimo chitarrista, compositore e anche cantante (ho apprezzato molto la sua entrata durante Say It’s not true).
Roger Taylor è sempre un gran figo (ma questo l’ho già detto o sbaglio?? :-D ), e, nonostante all’inizio mi sia sembrato un po’ stralunato (per non dire altro), ha suonato davvero alla grande. Non so come giudicare quella specie di intermezzo comico con lui che suonava il basso a colpi di bacchette. Forse una genialata, o forse una gran boiata, non so. In ogni caso è stato incredibilmente emozionante ascoltare il suo assolo mentre i tecnici gli montavano la batteria davanti. Noi eravamo proprio vicini alla passerella, e da lì abbiamo potuto godere lo spettacolo a pieno.
Paul Rodgers sa il fatto suo, su questo non c’è dubbio. Le sue canzoni mi sono piaciute molto (ammetto la mia ignoranza, conoscevo solo All Right now), e, a parte alcuni pezzi in cui la sua voce non si sentiva per niente, ha fatto una bella figura anche su quelle dei Queen. Ripeto, siamo arrivati così in ritardo che abbiamo perso la parte iniziale, ma per quanto ho sentito io, ha fatto davvero una bella figura.
Insomma, un’emozione unica...un concerto davvero meraviglioso, che valeva davvero la pena di andare a vedere! Sono contento di essere stato ad una data del tour del 2008 e non del 2005, da quello che ho sentito in giro questo tour è decisamente migliore del precedente, e i tre musicisti sono riusciti ad amalgamarsi davvero alla grande!
Adesso, oltre alla voce di Roger Taylor, voglio anche la camicia di Brian May! (quella indossata durante show must go on, una boiata pazzesca!!!)