Visualizzazione post con etichetta dungeon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dungeon. Mostra tutti i post

mercoledì 21 dicembre 2011

Era uno squallido umano


(Il gruppo è ritornato quello ufficiale. I cinque dell’Ave Maria si sono ritrovati e non hanno avuto bisogno, per questa settimana, del lord tappabuchi detto anche “Superman salvaci tu”. Ovviamente il fatto che ci siano tutti e cinque non significhi che siano invincibili, anzi)

Riassunto puntata precedente: Il gruppetto va’ a parlare con Lord Pedring che, cincischiando, gli consegna loro una mappa indove trovare i coboldi che menano mazzate a destra e a manca. I cinque vogliono promesse di ricompense e notizie. Ottengono a malapena le prime. Comunque si parte, si sconfiggono due accampamenti di nemici(il primo con difficoltà, il secondo con fierezza e coraggio) e si rimane attorno ad un cerchio magico a battibeccare su chi terrà gli stivali magici trovati. Comunque stiamo parlando sempre di:

Ezuri: elfo con una spiccata dote di adirarsi e condurci alla morte.
Dailan: tiefling con una spiccata dote di salvare tutto il gruppo grazie al suo coraggio.
Grim: minotauro con una spiccata dote di amore per le proprie corna.
Tyrosh: squallido umano con una spiccata dote di immolarsi per la patria.
Gandolfo: eladrin con una spiccata dote di perdere i suoi superpoteri se interpretato dal personaggio base.

I cinque sono nel bosco, attorno a cerchio magico, intenti a capire chi dovrebbe avere quegli stivali che sembrano ispirare al combattimento chi li indossa. Tyrosh propone che siano perfetti su Grim, sia per la carica da guerriero che regala in combattimento, sia perché sembrano fashion associati alle lunghe corna del minotauro. Dailan si dimostra subito d’accordo. Ezuri fa un patto con il gruppo: chiunque trova qualcosa di utile per se stessi se la tiene, se serve agli altri la da senza problemi. Gli altri sono d’accordo e si può tornare a Winterhaven.
Per la strada, la truppa si accampa effettuando i soliti turni di riposo accanto a Gandolfo, che oramai è l’originale e ha perso quella connotazione da biondo tedescone che ha avuto per due appuntamenti. La mattina Ezuri, da bravo capo, caccia un cervo per la gioia dei suoi compari. Un arrosto di prima mattina porta il buon’umore nella vita di tutti i ragazzi che bivaccano entusiasti. Ezuri ottiene i complimenti da tutti e dopo cinque minuti di raccoglimento zaini, la compagnia è pronta per ri-iniziare il cammino.
“Non ci portiamo un po’ di carne di cervo nello zaino?” – chiede Gandolfo preoccupato di rimanere digiuno per i prossimi giorni.
“Te la puoi ficcare in un posto dove dico io, ‘sta carne!” – obbietta il capo, nessuno lo contraddice e il gruppo riparte sereno.

Alle prime luci del mattino Winterhaven si spalanca davanti a loro. Appena entrati nella cittadina, si fanno subito ricevere da Lord Pedring che si dimostra entusiasta di rivederli vivi e vegeti.
“Buongiorno”
“Buongiorno a lei, Lord” – afferma Tyrosh autonominatosi portavoce del gruppo – “La volevamo informare che i coboldi sono stati sconfitti.”
“Veramente? Ma è una notizia entusiasmante. Tra poco mando due uomini a controllare la situazione, se tutto mi verrà confermato stasera offrirò io alla locanda e parleremo dell’altra questione.”
“Non vediamo l’ora” – così dicendo il chierico, e l’allegra brigata, si volta e decide di perdere tempo nel paesello.

I ragazzi, entusiasti non poco di essere riusciti nel loro intento, si fermano sia dal nano per ritirare una balestra per Dailan, sia all’emporio dall’elfa per farsi valutare le due pozioni che avevano trovato. Qui, la procace signorina comunica ad Ezuri che ha in mano due belle pozioni guaritrici, l’elfo paga, sbircia, ringrazia, sbava ed esce felice. Dailan intanto cerca anche di battagliare col nano della forgia al fine di vendergli una spada corta ad un prezzo più accessibile.
“Posso darti 2 monete d’oro per quella ferraglia” – afferma il mezz’uomo.
“Perché non 7?”
“Guarda, perché parli il nanico aumento a 4”
“E guarda, proprio perché anche tu lo parli, che ne dici di 5? Vabbè, accetto 4.” – ribatte contento il tiefling che ha procurato sostentamento per la compagnia. Saluta il nano, esce dalla forgia e trova due guardie che lo stavano aspettando.
“Dobbiamo portarti da Lord Pedring. Ora” – affermano senza repliche. Dailan accetta lievemente preoccupato. Dentro la sala incontra i suoi quattro amici anche loro hanno subito la stessa sorte. Lord Pedring è infuriato.
“Ora mi dite cosa è accaduto veramente!” – urla.
“Abbiamo colpito gli avamposti dei coboldi, come le abbiamo riferito stamattina.” – afferma Ezuri.
“Ho appena inviato una mia squadra di ricerca per trovare le due persone che avevo mandato stamattina. Non hanno trovato alcun cadavere per la strada e solo i miei due uomini ammazzati. Cosa avete da dire a vostra discolpa?”
“Noi abbiamo sconfitto i branchi. Magari i cadaveri sono stati recuperati da qualche altro coboldo e seppelliti” – continua l’elfo.
“Mi siete costati due uomini. Una missione vi avevo ordinato. Non credo di potermi fidare ancora.”
“Allora torniamo indietro e li sconfiggeremo ancora.” – assicura Dailan.
“Mi avete rotto! Non mi piace il vostro comportamento” – sbraita Ezuri nei confronti del nobile – “Noi siamo andati nel luogo che ci avete detto e abbiamo bonificato la zona. Lei continua a non dirci niente di ciò che sa e ci manda allo sbaraglio contro i coboldi.”
“Non vi ho chiesto io di partecipare a questa missione, siete voi che vi siete proposti.” – cerca di giustificarsi.
“Noi siamo uomini valorosi!” – afferma Grim non considerando che lui non è effettivamente un uomo.
“Abbiamo trovato questa attorno ad uno sciamano che abbiamo ucciso” – dice Ezuri mostrandogli la collana fatta di ossa – “questa è una prova”.
Lord Pedring la osserva, si mette le mani sulla testa. E la ridà all’elfo.
“Se volete continuare questa missione prego, ma sappiate che mi siete già costati due uomini, e che la vostra ricompensa è alquanto diminuita”.
“Continua a non piacermi come si comporta. La saluto.” – Ezuri esce adirato sbattendo la porta. Gli altri rimangono interdetti.
“Ritorneremo alla chiusura della nostra missione. E’ una promessa” – afferma Tyrosh.
“Lo spero per voi.” – chiude il nobile prima di dedicarsi ad altri affari.

“Capo.” – saluta Dailan ritrovando l’elfo fuori dal castello.
“Voglio andare ora alla cascata!” – afferma ancora adirato.
“Non sarebbe meglio dormire?” – chiede Gandolfo, con infinita saggezza.
“Mi accodo alla proposta, ora sì che è ritornato il feeling!” – approva Tyrosh visibilmente soddisfatto.
“Ma la volete finire di fare le signorine sempre in locanda a dormire? Siamo avventurieri no? E avventuriamoci. Pure di notte. Io vado, se voi non volete venire è affar vostro.” – sbraita l’elfo continuando a camminare.
“Io lo seguo. Vo’ dove dice il capo, io.” – si accoda Dailan.
“Purtroppo dobbiamo andare con loro, rischierebbero di far la stessa fine delle due guardie.” – asserisce Gandolfo e il gruppo è pronto per il lungo cammino.

Durante la notte, i cinque non fanno alcuna sosta data la ritrosia di Ezuri, e intraprendono tutto il cammino senza incontrare nemici o pericoli di ogni sorta tranne per un enigmatico messaggio che sentono provenire dall’altro all’improvviso.
“Tyrosh, non fare tardi mi raccomando. Non è che poi torni all’una, le due, per favore” – dice una voce di donna che nutre interesse per la vita del prete. Un uomo senza Dio ma sicuramente dispone di una mamma. Lo squallido umano acconsente alle richieste materne e la voce scompare(ritornerà poi alle 2 n.d.r.).

Arrivati alla cascata Ezuri ha un lampo di genio, inizia a pensare ci sia un passaggio dietro l’acqua. Subito lo cerca mentre gli altri rimangono nella raduna, di fianco al ruscello. Qui Dailan scova, aldilà delle piante completamente attorno a loro, una quindicina di fiaccole che si avvicinano. Sono nemici, sono tanti, l’unica soluzione è cercare qualche rifugio. Ezuri intanto ci ha visto giusto, dietro la cascata c’è un passaggio e immantinente urla a grandissima voce.
“Per di qua” – così facendo porta alla morte il suo gruppo.
“Non possiamo rimanere fuori, dobbiamo entrare. Ce ne saranno sicuramente di meno dentro.” – afferma Dailan che si addentra nel passaggio segreto assieme al suo capo. Gli altri, titubanti, li seguono. Dentro sostano più di dieci nemici, tutti coboldi, accompagnati da un grosso goblin. Dailan dà uno scappellotto al suo capo per averli trascinati in quella situazione, l’unica soluzione ora è combattere. E sarà molto dura.

Cinque sono i buoni, quattordici sono i cattivi. Lo scontro è impari. Se aggiungiamo pure che i buoni sono anche degli idioti inesperti, il risultato è ovvio: il gruppo è spacciato. Tyrosh regala per tutto il tempo bonus ai suoi compari più una luce radiosa che combatte con loro, Dailan inizia ad eliminare quelli più piccoli, Ezuri, ancora frustrato e demoralizzato, non riesce a colpire manco se qualcuno gli si mette a cinque centimetri. La battaglia è lunga e perigliosa.
I momenti salienti sono molteplici: Ezuri prende un calcio volante in piena faccia da uno sciamano che non sa nemmeno come si attacca di corpo a corpo, Gandolfo per fare lo stesso cade a terra, Dailan sviene, Tyrosh lo fa rinvenire, Tyrosh sviene, Ezuri lo fa rinvenire, Ezuri sviene, Tyrosh lo fa rinvenire. Intanto i nemici iniziano a diminuire, il goblin è faccia a faccia con Dailan che sa di non poterlo mai sconfiggere(considerando che non riesce mai a fare un tiro decente per colpire n.d.r.) Tyrosh allora inizia ad insultarlo. Lui si dimentica del ladro e si lancia violentemente sul chierico, ma per ben due volte il saggio umano riesce a schivare i suoi attacchi. Intanto il ladro cerca di dare una mano colpendo e accecando gente, ci riesce e ottiene la gratitudine perpetua. Grim ammazza gente. Gandolfo lo aiuta, di tanto in tanto, Ezuri è sfiduciato. Tyrosh ad un certo punto si ferma.
“Se esco vivo da questa battaglia, prometto che divento credente!” – afferma venendo colpito, giusto in quell’istante, dal feroce goblin. Il chierico è svenuto. E dopo un po’ faranno la stessa fine Gandolfo, Ezuri e Grim. Quattro svenuti, solo Dailan è in piedi e ha ben due nemici da sconfiggere: un distrutto fromboliere goblin, visibilmente acciaccato, che inizia a tagliare le corna del minotauro svenuto, e un goblin ancora in forma che sta trascinando da qualche parte il corpo del chierico.
Dailan decide che è giunto il momento di salire in cattedra. Spreca l’ultimo suo potere decente rimastogli contro il fromboliere che subito crepa. Così, imprecando, si scaglia contro il goblin. La lotta è accesa, ci sono colpi da entrambe le parti. Ma la forza d’animo del ladro riesce a portare il nemico a terra. Nemmeno lui ci crede. Il goblin chiede la libertà per dei tesori, per delle notizie. Dailan è perplesso. D’altronde lui è una persona buona e non uccide mai senza un motivo.
“Hai delle pozioni?” – gli chiede.
“Certo, sono nella zona del tesoro, ma non mi uccidere.” – dice il goblin previdentemente legato dal ladro.
“Vado a controllare” – Dailan si ferma in una parte del dungeon dove trova due forzieri. Uno contiene 420 monete d’oro, l’altro ben tre pozioni. Immantinente le riporta ai suoi amici e accade la drammatica scoperta: Tyrosh è passato a miglior vita. Grim, Ezuri e Gandolfo piangono l’amico scomparso, Dailan ne approfitta per provare degli occhiali speciali che ha trovato accanto al forziere. Grazie a quelle speciali lenti ora riesce a capire dove sono gli oggetti magici e cosa effettivamente fanno. Durante tutto ciò il goblin prova a fuggire. Grim, disperato per la morte dell’amico, si lancia su di essi bloccandolo a terra, qui vede cadere una pergamena dalla sua tasca. Il goblin cerca di nasconderla, il minotauro adirato gli taglia un braccio lasciandolo svenuto. E meno male che è un bonaccione.

La pergamena è molto criptica e dice:
“La mia spia a WinterHaven suggerisce di tenere d’occhio eventuali visitatori in arrivo nell’aerea. Ma probabilmente non ha importanza. Nel giro di pochi giorni il varco si aprirà di nuovo. Allora Wintehaven servirà da preda per tutti coloro che Lord Orcus invierà al mio servizio.
Kalaral”.

Grim, pur non essendo uno scienziato, capisce che il messaggio è importante. Dailan cerca qualcosa nelle tasche del goblin, ormai morente, e trova una chiave d’argento. Ezuri, intanto, riesce a trovare un passaggio segreto che potrebbe permettere al gruppo di ritornare indietro senza essere visti da eventuali coboldi di passaggio. Grim si carica in spalla Tyrosh, c’è sempre la possibilità di poterlo ridestare. I cinque lasciano la tana dei nemici e si recano verso Winterhaven carichi di adrenalina e di tristezza per la morte del loro amico.

(Giusto! Dovevo scrivere tutti post natalizi codesta settimana, vabbè fate finta che ogni personaggio aveva un cappello da Babbo Natale e il gioco è fatto)

mercoledì 14 dicembre 2011

Il minotauro con gli stivali [D&D]


(Il mago è interpretato ancora dal tappabuchi che ha una visione ben diversa del dare mazzate rispetto al suo predecessore. E quindi, nel gioco, abbiamo un mago con disturbo bipolare. E’ una malattia, si dovrebbe curare, ma finchè ammazza nemici a raffica non mi sembra il caso.)


Riassunto puntata precedente: il gruppo ha camminato, sconfitto una banda di coboldi, visto una carovana distrutta e perso tempo a WinterHaven indove si sono appropinquati a riposarsi prima di intraprendere una conversazione con Lord Pedring il nobiluomo del luogo. Il gruppo rimane composto da:

Ezuri: elfo con una spiccata dote di sfondare bersagli quando adirato.
Dailan: tiefling con una spiccata dote di non capire come si usa un pugnale.
Grim: minotauro con una spiccata dote di amore per la compagnia.
Tyrosh: squallido umano con una spiccata dote di dare aiuti a tutti.
NewGandolfo: eladrin con una spiccata dote di superpoteri quasi a livello di Mr.Fantastic e compagni.

La mattina arriva presto e il gruppetto scende dalle proprie rispettive stanze della locanda per ritrovarsi dinanzi al salone. Qui vi trovano Salvana intenta a pulire, la maggior parte del gruppo decide di mangiucchiare le proprie razioni, Grim se ne fa fare una dalla procace locandiera con pane raffermo e topi morti(mi sono permesso di esagerare in questa descrizione n.d.r.). Sono le sei e mezza, l’appuntamento è tra tre ore con Lord Pedring, non si sa cosa fare. Indi Grim e Dailan perdono tempo giocando a dadi con Tyrosh spettatore che beve acquavite ogni tre per due. Quest’ultimo, però, approfitta anche del tempo libero per chiedere chiarimenti alla locandiera la quale lo avvisa di non accettare mai nessun incarico che riguardi la fortezza. Il prete fa tesoro di questo avvertimento e si siede al tavolo dando, di tanto in tanto, qualche occhiolino alla procace donna.
NewGandolfo e Ezuri, il potente capo, attendono l’apertura dell’emporio e della fucina e vi ci si recano felici. Dopo alcuni giri del paesello infruttuosi finalmente il sole è abbastanza alto e i due negozi stanno riaprendo. Nell’emporio trovano una graziosa elfa che gli spiega ciò che lei vende: pozioni, amuleti e anche qualche oggetto un po’ più sofisticato. Nella fucina, invece, si ritrovano a ciarlare con un nano lievemente adirato che, dopo contrattazione sul prezzo, gli rifila 15 monete d’oro per le armi dei coboldi che il gruppo aveva trovato dopo il combattimento.
I due salutano il simpatico lavorato e si recano, di nuovo, alla locanda per ricongiungersi con gli altri. Qui assistono all’entusiasmo di Dailan perché, in tre ore di partita, è riuscito a vincere al minotauro ben otto monete d’oro. Tyrosh, alla vista dell’ingresso dei suoi compari, si avvicina a NewGandolfo.
“Tu…io e te…avevamo un bel feeling” – gli ripete come nella volta scorsa.
“…” – il mago non risponde, lievemente preoccupato.
“Cosa hai fatto ieri sera?” – gli chiede come una moglie isterica.
“Siamo andati in giro io e Ezuri, abbiamo visto cose, cercato negozi, niente di che…” – prova a discolparsi il marito fedifrago.
“Ezuri eh? Noi avevamo feeling…” – continua a biasciare il chierico ormai intristitosi.
“Sì, ma è sempre un rapporto di amicizia, niente di più.” – mette le mani avanti NewGandolfo quando il capo della compagnia decide di interrompere questo orrendo dialogo e portare il gruppo nella residenza di Lord Pedring.

I cinque fanno una fugace apparizione dall’armaiolo per riparare la balestra del Dailan e per fare due chiacchiere. Il nano, appena sente Grim ciarlare, inizia a lavorare senza dargli conto. Poi tutti insieme si dirigono verso il palazzo del nobile. All’ingresso due guardie li fanno passare, e poco più avanti altre due controllano gli appuntamenti della giornata. Dopo aver verificato che la compagnia diceva il giusto, viene concesso loro di entrare ma del nobiluomo non c’è nessuna traccia. Sui tavoli mappe accatastate segnano i confini tra i possedimenti umani e le zone invase dai coboldi, prima che Tyrosh potesse iniziare a copiarla Lord Pedring fa il suo ingresso in sala.
“Buongiorno”
“Buongiorno a lei, risponde Tyrosh” – autoproclamandosi capo del gruppo.
“Ragazzi, vi ho chiamato per risolvere questo importante problema che purtroppo ci affligge. Se siete interessati ci saranno ricompense per voi e forse potrete aiutarmi con quell’altra difficoltà che ci preoccupa.”
“La fortezza?” – chiede Tyrosh con una musica di sottofondo di inchiesta. A solo sentir quel nome il nobile si porta le mani al volto. Un sommesso “sì”, conferma l’ipotesi del chierico.
“Non è più vostra?” – butta a indovinare Ezuri perché dopotutto è lui il capo.
“Giusto. E sto spendendo le mie forze, e le mie guardie, solo per questo scopo.” – afferma.
“Per riconquistarla?” – chiede il prete.
“Per distruggerla!” – urla il nobile con sguardo satanico.
“Ma possiamo sapere cosa dovremmo fare in futuro?” – prova a domandare Ezuri.
“Ne parleremo successivamente, ora debbo andare. Se avete bisogno di armi o razioni o qualsiasi altro per la vostra missione, passate dal capo delle guardie e vi sarà dato. Intanto vi prego di prendere questa mappa della zona dove ci sono segnati i vari accampamenti dei coboldi. Arrivederci.” – saluta dirigendosi nelle sue stanze.

Il gruppo, unitosi più che mai, passa dal capo delle guardie per risparmiare qualcosa di denaro e si mette in cammino per la loro seconda missione, senza dimenticare che debbono ancora cercare Dowen. Dailan decide di rimanere Turkodur nella stalla per non fargli correre rischi e tutti insieme si mettono in marcia con una lieve pioggia che li accompagna.

La marcia scorre lieta per le prime due ore quando un gruppo di famigerati coboldi non si manifesta a loro. Sette nemici, di diverse altezze e classi. Tyrosh prova a riconoscerli mettendoli a fuoco.
“Sono dei gatti” – urla impaurito. Il gruppo capisce che è il solito vaneggiamento da alcool e si prepara alla battaglia.
Uno degli avversari, più anziano e decisamente meglio vestito, sembra essere un mago o uno sciamano. Il gruppo, forte della loro meraviglia in combattimento, capisce che è d’uopo distruggerli in quattro e quattr’otto.
Grim si dimostra ancora essenziale nelle battaglie, rotea la sua ascia a destra e a manca e divide in due i piccoli nemici che affronta. NewGandolfo, nella sua nuova veste di uomo coraggioso e pregno di forza, non si fa mancare qualche sincera uccisione. Ezuri da il suo contributo lanciando frecce ogni due secondi, Tyrosh anch’esso dimostra di essere utile alla compagnia donando morale alla truppa e guarendo chi si trova in difficoltà e Dailan, in disparte, contro uno dei più infimi avversari dimostra di non saper combattere e non riuscire a colpire.
Dopo tre minuti di indecisioni, il ladro capisce finalmente come impugnare il pugnale ed uccide il suo unico avversario. Nel mentre i quattro cavalieri dell’apocalisse si avvicinano al mago coboldo che gli stava decisamente rompendo i cosiddetti. Tutti e quattro contro un unico nemico si dimostra essere un combattimento impari indi lo sciamano decide di tirare fuori il suo coniglio dal cilindro: un’onda di propagazione colpisce i quattro dell’Avemaria mandandone a tappeto tre, morenti. Solo Ezuri rimane in piedi, coadiuvato da Dailan che, in quell’istante, era dietro i boschi. Insieme, i due, e visibilmente adirati si scagliano contro mister sciamano e lo ammazzano in poco tempo. Nel frattempo i loro amici sono tra la vita e la morte.

Tyrosh e Grim, però, improvvisamente si alzano come Lazzari risorti e si ritrovano in forse. Solo NewGandolfo rimane a terra morente. Tyrosh, di par suo, capisce che sarebbe meglio guarirlo e dopo una ventina di secondi buoni si ricorda di essere un chierico e di poterlo fare senza alcun problema. Il mago ringrazia, e il gruppo, dopo aver trovato monete, armi e un talismano fatto di ossidiana, che Tyrosh afferma essere legato ai non-morti, fa un leggero riposo e ritorna in marcia.

(Successivamente Grim, o meglio il suo interprete, noterà che non era affatto morente. Infatti per un buon periodo invece di far conto dei suoi punti ferita aveva considerato le sue monete d’oro. Il suo commento è stato: “sono un cazzone”, il gruppo ha acconsentito n.d.r.)

Proprio mentre il sole sembra rifugiarsi dietro le montagne, i cinque arrivano alla cascata segnata dalla mappa come accampamento importante dei coboldi. Dailan prova a infilarsi tra gli alberi della foresta e controllare la situazione. Dopo qualche attimo ritorna dagli amici per confidargli di aver visto un buon insieme di nemici e qualche strano cerchio a terra, sicuramente opera degli sciamani. Prima ancora che potessero pensare di effettuare un attacco a sorpresa una sentinella li vede e chiama gli altri. Inutile dire che il suo gesto di coraggio verrà prontamente decorato con la morte.

La compagnia è di nuovo circondata dagli stessi nemici visti in precedenza più due frombolieri, ovvero i simpatici tiratori di pietre magiche visti il giorno prima. Grim, visibilmente infastidito dalla vista dello sciamano così simile al precedente, carica immantinente contro di lui buttandolo a terra in un istante. Dailan, che era sanguinante dopo manco cinque secondi, approfitta della situazione e decide di aiutare l’amico nello sconfiggere sicuramente il nemico più difficile del gruppo di avversari. Intanto NewGandolfo colpisce qualcuno rovinandogli decisamente la giornata: Grim. Un tiro sbagliato può sempre accadere se lavori con la magia.
Ezuri si dimostra ancora di più un’arma da guerra e distrugge nemici a raffica. Il mago lo aiuta facendosi largo tra i frombolieri a suon di dardi incantati e il prete, di par suo, da ai suoi compari ancora più morale e uccide piccoli omuncoli. Improvvisamente la compagnia si dimostra essere quasi degna. Il combattimento dura abbastanza poco e con nessun morente. Il gruppo esplode di gioia.

Passeggiando poi tra gli alberi arrivano al cerchio magico visto da Dailan poco prima, qui notato un paio di stivali che NewGandolfo prova prontamente. Improvvisamente sente in se una voglia atroce di combattere. E prima di iniziare a menarsi col suo compare Grim decide di toglierseli. Poi si accende una discussione pacifica che porta all’urlarsi a vicenda sul cosa farne. Il mago vuole venderli, assicurando il gran valore della merce, Grim vuole tenerseli diventando il primo Minotauro con gli stivali, Ezuri accoglie l’idea del mago, Tyrosh è dalla parte del guerriero e Dailan osserva tutto senza fiatare.

Stanno ancora lì ad urlarsi contro. E meno male che tre quinti sono buoni!

martedì 6 dicembre 2011

Essere sodio [D&D]


(Piccola precisazione: il personaggio del Mago Gandolfo per questa particolare puntata non sarà interpretato sempre dallo stesso omino che lo interpreta, ma da un sostituto. Per la particolare occasione il nome Gandolfo verrà tramutato in NewGandolfo. Questa situazione verrà attuata tutte le volte che un membro ufficiale non potrà esserci e verrà sostituito dal tappabuchi della compagnia. Per i resto gli idioti sono gli stessi.)

Riassunto puntata precedente: i cinque omini di cui abbiamo discusso nelle prime due riunioni ora si conoscono e sono diventati una compagnia, scadente, ma pur sempre una compagnia, ed ora sono in viaggio verso la loro prima missione. I tipi in questione sono:

Ezuri: elfo con una spiccata dote di autoproclamarsi capo del gruppo.
Dailan: tiefling con una spiccata dote di tirare un qualsiasi dado e far uscire sempre 1.
Grim: minotauro con una spiccata dote di pucciosità.
Tyrosh: squallido umano con una spiccata dote di rimbambimento e difficoltà nel ciarlare.
NewGandolfo: eladrin con una spiccata dote di superpoteri quasi al livello di Goku e compagni.

I cinque si sono ridestati dopo un sonno ristoratore e ora siedono ai bordi della strada, in mezzo ad una fitta boscaglia, si cibano con delle razioni da viaggio, Grim si rende conto che quando gli hanno fregato tutto gli hanno rubato anche il cibo. Ezuri, da gran capo pieno di charme, fa il generoso e non gli fa mancare un tozzo di pan secco e, dopo essersi rifocillati, i cinque ripartono per il loro viaggio decisamente lungo. Quando il vociare si fa un po’ più incessante e ognuno propone la sua su quando fermarsi successivamente, Ezuri fa la voce grossa per farsi rispettare.
“Basta, sono il capo io!”
“E cosa facciamo?” – chiede Dailan sempre all’erta.
“E che ne so!” – afferma andandosene di par suo, davanti al gruppetto. Intanto Tyrosh dimostra di non gradire il cambiamento di fattezze del NewGandolfo e non perde tempo a farglielo notare.
“Con lui c’era del feeling…” – afferma piangiucchiando in disparte. Pian piano iniziano a camminare.

Durante il viaggio accadono cose strane. Strane tracce si scorgono per tutto il cammino, il capitano Ezuri, autonominatosi la puntata prima, avverte il gruppo di tenersi all’erta perché eventuali nemici avrebbero potuto sbucare fuori all’improvviso. Grim, sconvolto dalla ferale notizia, decide quindi di osservare pietre sul selciato, NewGandolfo, di par suo, effettua un gioco di prestigio e fa diventare una pietra osservata di colore rosso. Grim non si scompone e continua a guardarle. Dopo aver discusso per venti minuti buoni sull’utilità di questo gesto, il gruppo riprende il cammino e, ad un tratto, vengono attaccati da un gruppo di coboldi.
Quattro piccoli esserini armati con lance mezze distrutte e armature scarse, seguiti da due mostri leggermente più alti e più corazzati, seguiti anch’essi da altri due coboldi, ma di altezza decisamente superiore e con armi ben più importanti, Dailan prende subito l’iniziativa e decide di distruggere il primo dei piccolini, carica il quadrello e la balestra gli si inceppa. Iniziamo bene.
I suoi compagni se la cavano meglio: Ezuri, Grim danno palate a destra e a manca mentre NewGandolfo inizia a far esplodere piccoli coboldi con estrema facilità. In quel frangente viene soprannominato “Superman” dal ladro sfigato.
La battaglia continua e i nostri se la vedono decisamente brutta. I coboldi decisamente più cresciuti si fanno avanti e lanciano pietre a più non posso. Dailan viene colpito e il suo mantello prende fuoco, ma non si cura dei danni derivanti da essi, essendo un mezzo demone. Prontamente se lo toglie e decide di ributtarsi in battaglia. Non combina niente di significativo mentre gli altri menano i piccoli esseri. Ad un tratto, Superman NewGandolfo, dopo aver eliminato ben tre nemici, uno per categoria, decide che è giunto il momento di prendersela comoda e accarezzare il mulo. Turkodur ringrazia con un piccolo verso di entusiasmo.
Ezuri, che colpiva tutti da tempo immemore, inizia a lamentarsi del fatto che lui li fa sanguinare e il mago bastardo gli da l’ultimo colpo. Una diatriba che costringe il gruppo a far sì che l’ultimo tizio ancora in vita fosse ucciso proprio dal simpatico ranger. Combattimento vinto, felicità per il gruppo alla sua prima battaglia insieme. Danni riportati: il ladro è sanguinante, quelli grandi volevano colpire solo lui, Grim è stato beccato anch’esso dal fuoco e sta bruciacchiando qua e là, tutti gli altri stanno benone. Tyrosh, di par suo, decide di fare ciò che più sa fare e regala un po’ di energia a Dailan che prontamente ringrazia.
“Allora non sai solo bere, giocare e andare a donnine” – gli dice, provocando in lui in moto di stizza.
Il gruppo, intanto, fa man bassa sui cadaveri e raccoglie ben quaranta monete d’oro che tutti dividono con entusiasmo da bravi bambini. Poi raccolgono sul carro due lance, due giavellotti e una fionda. L’altra che hanno trovato viene regalata a Dailan ormai sprovvisto di balestra. Alla fine viene stilata una classifica di nemici deceduti. NewGandolfo ne ha abbattuti tre, due per Grim e uno per i rimanenti. Tutti felici riprendono il cammino che li porta alla vista di una piccola carovana decisamente distrutta. Dentro non vi si trovano cadaveri e si vedono alcuni vestiti sbrindellati. Per non rischiare di fare la stessa medesima fine, il gruppo decide di riprendere la strada che conduce alla loro missione principale.

I cinque, dopo sei ore di viaggio, si ritrovano davanti alla cittadina di WinterHaven. Notano subito la natura prettamente paramilitare del complesso. Forti e possenti mura delimitano la cittadina e guardie la circondano in ogni dove. Il gruppo decide sia giunto il momento di fermarsi in città piuttosto che dormire, di nuovo, all’addiaccio e rischiare di essere attaccati nuovamente.
“Ho già giaciuto su giacigli una notte, preferisco un comodo letto” – afferma Tyrosh entusiasmando tutti gli altri.
Comunque il sole sta per scomparire, la giornata è stata leggermente faticosa, cosa c’è di meglio di una buona birra e un deciso riposo?
Inseguire persone, potrebbe rispondere il duo formato da NewGandolfo e Ezuri, infatti appena giunti in città i due si fanno un giro per ricercare il lord del luogo e per fargli qualche domanda sulla carovana distrutta trovata quasi fuori alle strade del borgo. Tyrosh, Grim e il sempreverde Dailan invece si recano in locanda per poter rifocillarsi e sbevazzare con tranquillità.
Qui i tre debosciati prendono una camera ciascuno per la notte e notano che il locale è decisamente vuoto, solo uno scienziato di nome Volthrun occupa uno dei tavoli con i suoi studi e i suoi calcoli, parla da solo e ogni tanto aumenta di intensità nelle sue affermazioni, poi ritorna al lavoro. Dopo qualche attimo, giusto mentre il gruppetto si siede al bancone, entra nel locale Lord Pedring, colui che loro stavano cercando. Immantinente chiede una birra alla locandiera. Grim si dimostra subito intraprendente e attacca bottone.
“Buonasera Lord Pedring” – dice, provocando uno sguardo stupito del nobile.
“Un minotauro? Cosa ci fa un minotauro da queste parti?” – chiede, bevendo di tanto in tanto.
“Sono un membro della Gilda dei Guerrieri di Velèn, sono giunto in questa città con l’aiuto dei miei compagni per effettuare una missione un poco distante da qui.”
“Bravi. Mi sorprende che siate ancora vivi, da queste parti, fuori da queste mura, i membri della Gilda non sono affatto visti di buon occhio dalle bande di coboldi che ci massacrano. Ogni mese, minimo tre volte, attaccano la città. E non riusciamo a fermarli, ho anche chiesto aiuto al duca di Velèn ma non mi ha mai risposto.”
“Infatti anche noi abbiamo visto una carovana distrutta da queste parti” – si intromette Grim.
“Saranno stati loro, ho chiesto guardie ma non sono mai arrivate. Forse hanno un accampamento nel bosco.”
“Le guardie?” – chiede Grim non capendo una mazza.
“I coboldi!” – afferma Lord Pedring dall’altro della sua gentilezza.
“Strano, io che sono il capo della Gilda dei Guerrieri non ho mai sentito niente su WinterHaven, evidentemente il Duca non ha voluto diramare la notizia.” – rivela quel gran bugiardone di Dailan.
“Tu sei il capo?” – chiede ancora il nobile.
“Certo. Sono in viaggio con i miei attendenti perché sono novizi e questa missione già ha decimato di molto i miei uomini, quindi li accompagno sulla strada.” – continua, cercando di dare una parvenza di verità alle sue parole.
“Giusto. Ben capisco. Comunque...

(Aspettiamo Tyrosh. Scomparso al telefono)

(Aspettiamo Tyrosh. Scomparso al telefono. Son passati dieci minuti)

(Aspettiamo Tyrosh. Scomparso al telefono. Son passati venti minuti, ritorna dopo essere stato chiamato due volte da Dailan e NewGandolfo)

“Beh, ragazzi, prima che una forza misteriosa bloccasse tutti noi in un limbo oscuro fatto di aspettativa, stavo per dire che non è l’unico problema che abbiamo in città, se potete notare la popolazione è alquanto diminuita. Ma non voglio dirlo ora per non provocare ulteriori problemi.”
“Mi dica pure, sono pure sempre il capo della Gilda” – prosegue nella sua menzogna, Dailan.
“Domani. Anzi, prima riuscirete a distruggere il covo dei coboldi che ci tartassano da mesi, e prima vi parlerò dell’altro problema. Ora vado, ci vediamo domani mattina, passate dalle mie guardie e dite che avete un appuntamento con me.
“Perfetto” – afferma Grim grattandosi la pancia e sbevazzando liquori con tutti gli altri. Un goccetto a testa non fa male a nessuno, ma ciò impensierisce di non poco Tyrosh.
“Accetto, ma mi serve essere sodio” – afferma divenendo ubriaco prima ancora di bere.

Improvvisamente, nel locale, entrano anche i due compari che non hanno trovato niente di importante in città tranne una sospetta persona con cappuccio nero che li ha fissati per tutto il tempo, in quel mentre Volthrun si alza e inizia ad urlare di felicità.
“Volerò, io volerò” – raccatta tutti i suoi fogli, esce dal locale e si dirige nella torre situata in città felice ed entusiasta. Ezuri lo segue per qualche istante, poi prova anche a bussare all’entrata della torre ma nessuno risponde. Intristito torna in locanda.
Qui i tre compari sono ormai saliti sopra a chiacchierare allegramente in stanza. NewGandolfo si è seduto al tavolo bevendo birra, poco distante della persona che prima li aveva osservati, che era entrata nel locale proprio mentre Ezuri era fuoriuscito da esso.
Dailan, dopo i complotti in camera con i suoi due amici, decide che è giunta l’ora di scendere in strada per ricercare un po’ di contante, incontra NewGandolfo che gli urla un “buona caccia” e si reca in paese. Serata infruttuosa in tutti i sensi. Solo guardie si incontrano e sinceramente, Dailan, non intende derubarle per non rischiare in altri guai futuri. Mentre passeggia nota una strana nuvola nera, che sembra artefatta, in lontananza poggiata su una collina. Immantinente chiede ad una delle guardie se sapesse qualcosa su quella sua visione. Il soldato fa finta di nulla e inventa bugie per giustificarsi, Dailan allora procede altrove e torna in stanza.
Nel frattempo NewGandolfo attende che la persona misteriosa esca dal locale per seguirla, ormai è molto sospettoso e non vuole lasciare nulla al caso. Se quella persona li fissava o ha paura di loro, o sa qualcosa che loro non sanno. Appena si alza ed esce dalla locanda, NewGandolfo si la lancia all’inseguimento. Arriva fin fuori dalle mura cittadine, nota che ha svoltato a destra e cerca di braccarla, ma stranamente non si riesce più a vedere, come se fosse svanita. Una rapida ricognizione conferma i sospetti: è scomparsa. Altro mistero sulla vicenda. Deluso torna in locanda e si reca anche lui in una delle stanze per riposare. Ezuri, di par suo, segue anch’esso i suoi colleghi e si butta tra le braccia di Morfeo che, per fare i puntigliosi, in questo mondo fantastico non esiste.

martedì 29 novembre 2011

Una persona disponibile [D&D]


(Errata corrige nella precedente puntata: Eladrin in realtà si chiama Ezuri, Eladrin è una razza non un nome che, guarda caso, è Gandolfo. Non ci avete capito niente? Ecco, siete già entrati nella parte. Seconda questione: Tyrosh si scrive con la “y” e non diversamente come avete visto nella precedente puntata. Terza questione: Ho cancellato metà racconto, o forse più, e poi ho riscritto il tutto maledicendo l’intero universo.)

Riassunto puntata precedente: i cinque omini di cui abbiamo discusso non si conoscono ma il futuro ha deciso che per loro è giunta l’ora di essere una compagnia. I tipi sono:

Ezuri: elfo con una spiccata dote di amore verso le bagascie.
Dailan: tiefling con una spiccata dote di amore verso le tasche e i borselli altrui.
Grim: minotauro con una spiccata dote di amore verso il prossimo.
Tyrosh: squallido umano con una spiccata dote di amore verso l’alcool e il gioco d’azzardo.
Gandolfo: eladrin con una spiccata dote di amore verso i guai.

I cinque tipi si conoscono molto poco e alcuni, tra di loro, nemmeno si conoscono. Abbiamo rimasto i primi due intenti a difendere fattorie dai lupi, il massiccio a lavorare da un fabbro nano con una paga da fame, il prete ubriacone stava leggendo in biblioteca, l’ultimo, invece, stava sperimentando cosa significa venir considerato un pezzente dalla medio-alta borghesia. Siamo a Vèlen. L’obbiettivo è iscriversi alla Gilda dei Guerrieri e poi partire alla ricerca di Dowen, un archeologo scomparso. Ma solo tre tizi su cinque si sono iscritti e per trovare soldi, gli altri due, dovranno faticare non poco.

Dailan e Ezuri passano la notte sconfiggendo lupi in ogni dove. La classifica finale vede il secondo vincere per 7 a 5. Monete d’oro a tutto spiano per i due che sono decisamente soddisfatti. Intanto, in biblioteca, il barcollante Tyrosh cerca un lavoro e dopo aver cianciato inutilmente con uno dei lavoranti si decide a parlare con il capo della baracca che lo riceve prontamente.
“Mi dica” – gli fa.
“Vorrei lavorare per voi, conosco il primordiale e potrei esservi utile nella traduzione di testi antichi”.
“Ma è una bella notizia, abbiamo appunto un bel completo di libri in primordiale, non sono molti in questo mondo che lo conoscono. Sarebbero sessanta monete d’oro a libro”.
“Non male” – risponde Tyrosh facendo un rapido calcolo: per ogni libro ci impiegherebbe in media venti giorni, lavorandoci dalla mattina al pomeriggio. Forse non è questa grande aspirazione di vita.
“Allora? Interessato?” – gli chiede il bibliotecario.
“Le farò sapere” – e così facendo se ne va’.

Per il paese Grim dava un’occhiata in giro deciso a scoprire i misteri di quell’assurda cittadina. Qui, all’esterno della locanda, incontra Gandolfo con cui inizia a spiccicare qualche parola. I due, dopo qualche attimo, vengono raggiunti da un Tyrosh non effettivamente entusiasta.
“Oh, Gandolfo, ti sei fatto un nuovo amico!”
“Certo, ti presento Grim, è un ragazzo a modo.” – gli fa l’amico.
“Sono una persona molto disponibile” – ammicca il minotauro.
“Ne convengo. Gandolfo, ci serve urgentemente un lavoro e ho il sospetto che potremmo trovarne uno al molo, che ne dici? E poi propongo di non alloggiare nella locanda.”
“Sono d’accordo con te” – afferma Gandolfo.
“Io della notte scorsa ricordo solo un vago tonfo di vomito”.
“Certo. Mi ricordo di te. Un gran amico dei nani!” – si entusiasma Grim.
“Non me li nominare, quelli. Fossi l’ultima cosa che faccio deruberò le offerte al tempo di Morodin. Comunque credo sia meglio andare.
“Ti seguo” – accetta il mago.
E così facendo i tre, con il mulo Tarallo a carico, si addentrano verso l’attracco delle navi scorgendo nientemeno che una imponente ciurma intenta a scaricare un vasto carico. In disparte si può notare il capitano, un individuo con un imponente barbone che contemporaneamente fissa i tre(più mulo) compagni in modo minaccioso. Poi ritorna alle sue mansioni. Tyrosh, affidando il mulo a Grim così da poterlo riportare nella stalla per la notte, decide di andargli a parlare.
“Sono una persona disponibile” – afferma il minotauro, andando via.

“Buonasera Capitano”.
“Buonasera” – risponde Barbanera, con uno sguardo ancora più minaccioso.
“Vorremmo poter lavorare per lei, le serve qualche lavorante per questa notte?” – chiede.
“Tu? Con quelle vesti di seta vorresti lavorare per me?”
“Certo. I vizi sono duri a morire e ho sempre bisogno di contante.”
“Si potrebbe fare, le merci sono però già scaricate…”
“Che tipo di merci?”
“Sono affar mio” – contesta Barbanera.
“Mi sembra giusto” – afferma il prete cambiando istantaneamente tono di voce.
“Comunque se volete potete lavare tutta la nave. In una notte. Domani mattina, se la vedrò pulita, vi darò ciò che vi meritate. Andate dal mio attendente, lui vi darà ciò di cui avrete bisogno.” – dice, indicando Jacks, un umano molto muscoloso. I due, visibilmente imbarazzati, sia avvicinano al ragazzo che gli consegna un secchio lercio e uno spazzolone ancora più orrendo. Lo schizzo d’acqua raggiunge le vesti del prete che inizia seriamente a pensare di sacramentare. I due si mettono, comunque, già all’opera spogliandosi delle loro vesti buone e iniziando a pulire dalla stiva.

Nel frattempo Grim è giunto alla locanda, ha pagato lo stalliere per tenere d’occhio Tarallo, e decide di acquistare una camera per la notte. Facendosi sera, il minotauro gentile, incontra il suo datore giornaliero di lavoro e il suo operaio e si siede al loro tavolo. Qui inizia a sbevazzare in compagnia dimenticandosi dell’intera esistenza e inizia anche a mangiare un enorme pollo-porco, che i due avevano ordinato. Dopo qualche attimo, però, decide che è giunta l’ora di andare a dormire con le galline e di ritirarsi nella sua camera.
Qui, scorrendo per il corridoio fino ad arrivare alla sua stanza, nota un fantasma che passa giusto in quel momento nella strada sottostante. Il suo primo pensiero, sbagliato, è buttarsi dalla finestra e decide di infrangere il vetro poi, notando l’eccessiva distanza dal terreno, opta decisamente per le scale interne. Scende più in fretta che può e impugna l’ascia bipenne lasciando tutto il resto in camera(ovviamente un’ascia contro un fantasma è una cosa utilissima n.d.r.). Qualche secondo dopo è in strada, occhiando, e rimane tutta la notte di pattuglia, quasi come se fosse una guardia cittadina. Non rivedrà mai più quel fantasma.

La notte è lunga e i due lavoranti, nella stiva di Barbanera, si guardano anche un po’ in giro durante la pulizia. Nel mare di melma che li assale, Tyrosh scopre un simbolo strano sotto il lerciume. Subito chiama Gandolfo e insieme, i due, decidono che è giunta l’ora di farsi gli affari propri. Avranno la medesima idea anche delle celle scorte nella stiva, e dei forzieri forse colmi, forse no, che si trovavano nelle stesse. La notte passa quindi veloce, lavorando le ore scorrono liete e il tempo aumenta velocità senza che ce se ne accorga.

Intanto, Dailan e Ezuri avevano fatto comunella. I due si erano conosciuti, avevano intrapreso una sorta di gara di ammazzamento lupi, e avevano notato una straordinaria somiglianza di Ezuri con Tronco Goffredi, un illustre amatore che staziona nella città di Baldur’s Gate, patria di Dailan. Dopo argute chiacchierate i due si dividono: l’elfo si rifugia all’Occhio dell’Ogre per riposare, il tiefling passa la mattinata ronfando nella casa del contadino. (Evidentemente i due si divertivano troppo ad osservare gli altri fare idiozie n.d.r.)

Dopo la notte di lavoro Barbanera arrivò di buon’ora al molo per portare buone novelle ai due. Subito decide di offrirgli una birra all’Occhio dell’Ogre, coadiuvato dal suo attendente Jacks. Qui, il gruppo, nota anche la presenza di un minotauro insonne nel locale, fermo al bancone. Il capitano si avvicina al mezzorco locandiere, gli dona una sacca piena di denaro, e poi si siede al tavolo più integno del locale. Barbanera, Tyrosh e Gandolfo si siedono. Jacks rimane in disparte come a voler difendere il suo capo.
“Ragazzi, mi complimento con voi per il vostro lavoro. Mi servivano proprio due uomini di fiducia.”
“La ringrazio” – afferma Tyrosh.
“Quindi vi chiedo di aggiungervi alla ciurma della mia nave. Si parte tra poco, destinazione ignota.”
“E’ un’ottima proposta, Capitano, ma desidereremmo pensarci un attimo, magari dopo una forte ronfata, prima di rispondere.” – si intromette Gandolfo.
“Non avete capito, ragazzi. Io non vi sto domandando se volete essere miei marinaio, io ve lo dicendo. Voi avete visto certe cose, lo so. Pensavate di essere da soli nella stiva? Di parlare da soli?” – si fa sempre più minaccioso il capitano.
“Lungi da me!” – dichiara il prete visibilmente spaventato.
“Quindi, ragazzi miei, voi sapete molte cose e dovete assolutamente venire con me.”
“Ma, sinceramente, non siamo tanto uomini di fiducia, ci guardi bene!” – aggiunge Tyrosh.
“Ancora peggio. Non posso fidarmi a lasciarvi liberi quindi si parte, tra poco, e voi verrete con me.” – e in quello stesso istante fanno il suo ingresso nel locale due guardie cittadine che iniziano a parlare amabilmente con il locandiere. In tutto ciò, Grim, notate le facce non tanto entusiaste dei due compagni, decide di tenere l’ascia a portata di mano per eventuali battaglie. La vista delle guardie gli dà qualche speranza che tutto vada per il meglio.
Dopo aver discusso con il mezzorco, le due guardie decidono che è giunta l’ora di andare altrove. Gandolfo, dall’alto della sua intelligenza, capisce che è giunta l’ora di fare qualcosa o si troveranno costretti a partire per luoghi lontani senza più fare ritorno in città. Istantaneamente sferra un manrovescio a Tyrosh, le guardie intervengono un attimo dopo.
“Cosa succede qui?” – urla uno dei due.
“Questi ragazzi mi hanno derubato” – fa Barbanera, con l’aria da verginella impaurita.
“Impossibile” – afferma Tyrosh – “può evidentemente controllare dalle nostre divise e stracci che non abbiamo niente di valore addosso. In realtà, confesso che io sono un ladro sì, ma ho derubato queste 44 monete d’oro che posseggo al mio amico Gandolfo e lui, per ciò, mi ha mollato il ceffone.”
“Basta. Ho capito: in centrale!” – afferma l’altra guardia ammanettando i due.
“Ah, e volevo aggiungere che ho derubato, in passato, anche quel povero minotauro che è una persona così tanto disponibile. E vorrei fare ammenda anche con lui.” – Grim si sente preso in causa.
“Arresta anche lui” – afferma il primo al suo compagno – “questi non me la contano giusta”. E si dirigono tutti in centrale.

Qui, dopo un’attenta analisi della questione e confessioni varie, il capo della milizia cittadina si dimostra molto comprensivo nei loro confronti.
“Voi siete dei bugiardi! – urla – “Mi date l’aria di un’associazione a delinquere e quindi vi ordino di scomparire dalla mia città! Tu, minotauro, trovati un lavoro per la gilda o parlerò con chi di dovere per farti cacciare in due secondi. E voi due, vi do un altro giorno di tempo, se vi vedo ancora da queste parti le celle sono tutte per voi. E ora fuori!” – sbraita, mentre i tre compari raggiungono l’uscita.
“Ma, signore, io non sto cercando bracconaggio” – afferma Grim prima di andare.
“Tu. Tu sei il peggiore dei tre. Voci mi dicono che ti hanno visto di notte pattugliare le strade brandendo un’ascia. E’ altamente illegale passare per un membro della milizia”.
“Io stavo effettuando un controllo diurno per capire il significato del coprifuoco. Aspetti ma “diurno” significa “notturno” no?”
“FUORI!” – urla il capo colpendo con forza il suo tavolo in noce. I tre capiscono che è giunta l’ora di andare.

“In strada, al freddo, al gelo e senza un posto dove andare. E per di più dobbiamo uscire da questa città prima che venga sera. Dove possiamo mai scappare?” – chiede Tyrosh al suo compare.
“Ragazzi, io avrei un’idea: potremmo andare dalla signora Dowen e chiederle le cento monete d’oro necessarie alla vostra assunzione nella milizia, d’altronde la missione sarebbe recuperare suo marito, ne gioverebbe non poco. E sicuramente non si farà un problema di danaro.” – propone Grim, con un’intelligenza troppo sviluppata.
“Ha ragione!” – conferma Gandolfo.

I tre, quindi, si recano dalla signora Dowen, abbrancano il compenso, passano alla gilda per registrarsi e decidono che è giunta l’ora di riposare fino all’appuntamento delle 17 con gli altri membri della compagnia che hanno inserito il loro nome per la missione. Un fugace passaggio all’Occhio dell’Ogre per Grim si dimostra orrendo: tutte le sue cose sono scomparse e pure Tarallo non è più nella stalla. Il locandiere e lo stalliere confermano che il minotauro abbia preso le sue cose e il mulo mezz’ora prima, Grim ci pensa e inizia a fare due più due: Barbanera. Delusi, i tre, stazionano per un dolce riposo alla locanda della Salamandra Dorata, sicuramente più costosa ma anche più comoda. Qui, Ezuri e Tyrosh provvedono anche a lavarsi con acqua calda. Grim si addormenta esausto sul letto saltandogli incontro e spaccandolo lievemente.

Nel frattempo Ezuri e Dailan si svegliano, entrambi nello stesso istante ma in due differenti abitazioni. Il primo, nella locanda, scende per pranzare quando si ritrova davanti un messaggero della gilda. Il ragazzo gli conferma che la compagnia è stata creata, solo un altro componente dovrà essere avvisato e poi, alle 17, è prevista la partenza. Ezuri ringrazia e decide che è giunto il momento di fare delle compere per prepararsi al viaggio. Dailan, di par suo, nota le monete d’oro nel suo borsello e capisce che è giunto il momento di farle aumentare. Ringrazia il contadino che gli ha concesso il suo alloggio, ritorna in città e fa un lieve passaggio fugace nella parte alta della suddetta. Qui vi incontra un signore grassoccio, in una via appartata riesce a sfilargli il borsello e ha guadagnare altre quaranta monete, fatto ciò decide di darsi alla pazza gioia acquistando una torca inestinguibile, dei quadrelli per la balestra e un carretto con un mulo. Il somaro, ribattezzato “Turkodur il Magnifico della Notte degli Immortali”, non sa di aver trovato un padrone decisamente molto strano. Infatti, da quel momento in poi, Dailan cammina per la città felice perché ha trovato un nuovo amico peloso e saltella allegramente.

Alle 17 quattro membri della compagnia si ritrovano alla gilda dei guerrieri. Grim conosce Ezuri.
“Ah, tu sei il tipo disponibile” – afferma l’elfo.
“E tu sei l’amante micidiale!” – risponde il minotauro.
“Non so cosa dirti, amico mio, la miglior soluzione è pagare. Così si risolve sempre tutto” – continua, senza falsa modestia, Ezuri che fa conoscenza anche con il prete e Gandolfo. Ma un componente manca ancora per poter iniziare questo viaggio.
“Chi è il quinto?” – chiede Gandolfo al membro della gilda responsabile della spedizione.
“Si chiama…vediamo…Dailan!”
“Ma io lo conosco!” - dichiara Ezuri.
“Anche io” – asserisce Grim.
“Dove si trova?” – chiede Tyrosh, visibilmente preoccupato dal ritardo.
“L’ultima volta che l’ho visto era fuori città, dormiva da un contadino, ma non credo se ne sia andato tanto lontano e…ma è quello!” – indica un tizio con un carretto che ciarla con il suo mulo.
“Non è Tarallo…povero amico mio…” – si intristisce il prete.

“Piacere” – saluta il tiefling facendo reciproca conoscenza con i due che non aveva mai incontrato.
“Ave a te” – ricambia il prete.
“Ciao” – gli fa eco Gandolfo.
“Hai una faccia stanca, di chi ha subìto molta paura.” – afferma Dailan indicando il mago.
“Non me ne parlare, da quando ho conosciuto quel tizio va’ ancora più a rotoli di prima, la mia esistenza.” – dice, indicando Tyrosh.
“Non conosco ma potrei comprendere” – sostiene il ladro senza scomporsi.
“Comunque a me, quei tre, mi puzzano.” – sospetta Ezuri avvicinandosi al suo compare cacciatore di lupi.
“Guarda, posso solo dirti che il minotauro è strano, sembra disponibile, e sicuramente non è cattivo” – gli risponde Dailan.
“Ma io sono buono” – ribatte Grim dopo aver origliato.
“E non credo nemmeno tanto sveglio” – aggiunge Dailan gettando nello sconforto il suo amico elfo.
Comunque, la compagnia è pronta a partire e grazie alle forti pressioni del duo Tyrosh-Gandolfo, si decide di andare anche se la notte sta ormai per calare. Prima di addentrarsi nel sentiero che porta al luogo in cui Dowen è scomparso, un membro della gilda dona un manoscritto con tutte le notizie del caso che devono seguire a Ezuri, autoproclamatosi capo della compagnia. I cinque studiano gli indizi, fanno le proprie elucubrazioni sulla vicenda e passeggiano per la città. Durante il tragitto Grim viene accidentalmente urtato da un ragazzo sconosciuto. Immantinente controlla le proprie tasche e vi ritrova una lettera con un oscuro messaggio: “Vi stiamo osservando. B.”
Gandolfo e il prete premono ancor di più per una veloce partenza. Il gruppo è formato, la strada è lunga e quindi Dailan, prima di iniziare la via che porta agli scavi di Dowen, passa per un attimo al circo che costeggia la città, purtroppo lo spettacolo è iniziato e ciò che voleva fare non è fattibile almeno per il momento. La compagnia inizia la sua marcia.

Prima che faccia mattino, verso le 4, il gruppo decide di riposare. Gandolfo, dichiarato trans dal minotauro, va’ in trance per tutto il tempo in cui gli altri dormono e rimane costantemente vigile sugli altri seppur sonnecchiando. I compagni, comunque, decidono di fare turni per fargli compagnia. Alle dieci del mattino il gruppo è ancora più unito di prima e pronto per menare, finalmente, palate!

(I corsivi sono idiozie dette o dal giocatore in questione o dal Master. Dalla prossima puntata meno interpretazione e più botte. Olè!)

martedì 22 novembre 2011

Ti serve una mano? [D&D]


La giusta compagnia è essenziale se il tuo vero scopo è errare per il mondo alla ricerca di te stesso, e questo Dailan lo sapeva bene, di sicuro non avrebbe mai considerato l'idea di vagabondare per i boschi da solo, con poco armamentario, e poca esperienza in fatto di battaglie. Da Baldur's Gate a Velen il viaggio non è stato sempre facile ma ha potuto contare sulla generosità di avventurieri a cavallo che l'hanno aiutato a raggiungere il ducato dove ora si trova. E' una bella città, Velen, e il miscuglio di razze presenti non dovrebbe creare problemi a Dailan, troppo abituato agli sguardi cattivi della gente che non sa che un tiefling non è altro che un semplice uomo, come tutti gli altri, solo con un paio di corna e una coda in più, ovviamente. E quale migliore idea si potrebbe affacciare nella testa del giovane ladro, appena giunto in città, se non rubare una bella borsa di un mercante intento a sbaraccare il suo gazebo? Dailan è un tipo strano: ladro anche se buono. E' una persona che non deruberebbe mai un povero in canna o un contadino, ma i mercanti sì, perchè sono sicuramente pieni di preziosi e oro che lui potrebbe redistribuire ai ceti poveri. E' provvisto di onore, Dailan, e forse è questo il suo peggior difetto.
La via nella quale il mercante sta chiudendo bottega è una traversa laterale di piazza mercato, Dailan si sistema il cappuccio, adocchia la borsa pur non sapendo cosa ci potrebbe mai trovare al suo interno e passeggiando con la dovuta calma la prende. Il lavoratore si accorge del furto solo un paio di minuti dopo, quando ormai il ladro è già bello che lontano. Alle sue grida un nugolo di guardie si apposta attorno al baracchino.
"Cosa è accaduto?" - chiede un soldato della gilda dei guerrieri, forza di controllo della città di Velen.
"La mia borsa. Le mie spade. Il mio oro. Me l'hanno rubato." - strepita il mercante attirando a se anche un gruppo di curiosi tra cui uno strano minotauro. Costui, infatti, si avvicina ad una delle guardie, lo guarda dall'alto in basso e chiede: "Vi serve una mano?".
Il soldato, sicuro di se, cerca di allungarsi a dismisura per non far pesare la forte differenza di altezza e gli risponde con un secco "No, sono affari della milizia". Il Minotauro, un po' deluso, decide di tornarsene a piazza mercato. Intanto, proprio in quell'istante, Dailan butta la borsa del mercante in un cespuglio dopo aver travasato il contenuto nel suo zaino. Il bottino non è male: due ascie, tre spade corte, una pozione di colore giallo, e quaranta monete d'oro. L'ideale per bere in serata alla taverna, e poter affittare una stanza per la notte. Di sicuro, constatando il sole che sta per scomparire il cielo, non sarebbe l'ideale mettersi in cammino nei boschi di notte fonda, non dopo aver camminato tanto per arrivare a Velen.

Intanto, dal porto, giunge in città un eladrin gracilino con un misero bagaglio in spalla. Subito si fionda della locanda denominata "Occhio dell'ogre" per farsi un goccio di birra, dopo un lungo viaggio in nave c'è bisogno di una bella bevuta. Dietro di lui, intanto, il minotauro di cui sopra cerca di scambiare qualche chiacchiera con un suo simile che sta sbaraccando il suo mercatino.
"Compare, ti posso dare una mano?" - chiede il Minotauro più gentile che esista in questo universo. La frase spiazza il vecchio mercante che gentilmente rifiuta.
"Sicuro? Sono forte, posso aiutarti." - insiste appoggiandogli una mano sulla spalla. Dopo quel gesto, il mercante inizia ad avere leggermente paura, raccoglie la sua roba e se ne va. Il Minotauro rimane deluso in piazza e prova a chiedere ad una delle guardie che staziona la Piazza Mercato, come mai ci fosse questa enorme celerità nel chiudere bottega, il sole stava sì scomparendo ma non sembrava così tardi.
"Lei è forestiero?" - chiede il soldato fissandolo negli occhi.
"Certo."
"Allora non posso parlarle. Si goda la città. E' stupenda ed adatta ad ogni tipo di turismo, se mi capisce cosa intendo." - il minotauro, non capendo assolutamente a cosa alludesse, si diresse verso la locanda dell'Occhio dell'Ogre, per scolarsi una decisa dose di alcool.

Dietro di lui stava facendo il suo ingresso in paese un ben vestito umano, dai modi simili a quelli di un prete. Una tunica lo ricopriva da testa ai piedi, un somaro era il suo mezzo di trasporto e suo migliore amico, un motivo importante l'aveva condotto in quella città: ma ancora non ci è dato saperlo. Tirosh, questo è il suo nome, conduce Tarallo, il suo animale, verso la stalla della locanda. Si ferma un attimo per parlare con lo stalliere, si accordano sul compenso e, dato che il sole era ormai quasi scomparso, è giunto un buon motivo per ubriacarsi come accade quasi ogni sera. Tirosh aveva un problema evidente con l'alcool, ma non pareva preoccuparsene, quindi decise di entrare per sciacquarsi la bocca, e nessuno gliel'avrebbe mai impedito.

A piazza Mercato, intanto, un elfo giunto a Velen anch'egli da poco, cercava un emporio per avere la mappa del paese, così da non rischiare di perdersi ogni cinque passi. Trova un vecchio mercante intento a chiudere porte e finestre della sua bottega e riesce, con tanta gentilezza, a farsi servire seppur in orario di chiusura. Senza aver poi nulla da fare decide subito di recarsi in quella strana locanda di cui gli hanno parlato tutti con entusiasmo, si avvicina all'entrata e nota uno spettacolo che non aveva mai visto in nessun posto in centoventi anni di vita(è un elfo d'altronde): le donne. Bianche, nere, poppute e disponibili. In cuor suo un pensiero si fa largo e gli urla "svieni", ma non è ancora giunta l'ora di perdere i sensi: tre gentili ragazze si affiancano a lui e gli chiedono se possono fargli compagnia, lui non riesce a rispondere verbalmente ma fa un cenno deciso con la testa. Non capisce più niente. Dopo una vita fatta di castità e solitudine, il mondo sta acquistando sempre più un senso, e la vita da oggi sarà sempre migliore. Da un'altro tavolo, Tirosh sembra aver fatto amicizia con l'eladrin gracilino giunto in città, i due osservano questo elfo e il suo sorriso perenne e un po' lo invidiano, ma continuano la loro conversazione.
"Come ti chiami?" - fa Tirosh al suo nuovo conoscente.
"Gandolfo, per servirti." - dice, osservando sempre più le poppe prorompenti delle cameriere.
"Cosa ci fai in questo paese? Cosa ti ha fatto giungere in questo luogo?"
"Sono un mercante, o perlomeno lo ero. Gli affari non sono andati bene e un posto vale l'altro per fuggire ai creditori."
"Ti capisco, amico mio, anche io sono un tipo che conosce i piaceri della vita e certe volte mi sono ritrovati nei tuoi stessi problemi. Succede sempre più frequentemente."
"Anche tu sei un mercante?"
"No. Io sono un chierico, ma la mia storia è tormentata, così tormentata che le tormente non sono niente al confronto della tormentitudine della mia tormentazione."
"Capisco" - mente Gandolfo osservando un episodio che si ripeteva frequentemente: ogni individuo sposato che entrasse nel locale, un secondo dopo non aveva più la fede a portata d'occhio, era preventivamente nascosta in tasca. Accadimento piuttosto normale considerata la qualità delle cameriere che non sembrano proprio adatte per il solo ruolo di servire ai tavoli. Facendo mente locale, ed accorgendosi di essersi un po' estraniato dalla conversazione, Gandolfo ritorna sulla terra notando il suo nuovo compare che ciarlava con una cameriera.
"Chi sei oh tu bellissima donzella?" - le fa.
"Briseide, per servirla".
"Oh, meravigliosa creatura, vorrei offrire una birra al mio nuovo amico, potresti portarcela?" - chiede.
"Prego di inserire il compenso qui" - e gli mostra il sempreverde davanzale. Tirosh si mostra un po' titubante, poi prende due monete d'oro e le colloca nell'incavo del petto della giovane cameriera. Ode un suono metallico e rimane interdetto.
"Non erano le prime" - fa al suo compare.
"Non saranno neanche le ultime" - dice Gandolfo osservando come la procace lavoratrice si dimenava raggiungendo un altro tavolo. Tirosh, però, notava l'estasi entusiasta di un tavolo di nani che si divertivano parecchio a giocare a dadi. Quell'enorme tavolata era ripiena di brocche e boccali vuoti, nascosti anche sotto la tavola. Il pensiero del gioco d'azzardo si stava facendo forte nella mente del giovane prete. Mise da parte per un attimo l'idea e decise di fare qualche altre domanda al suo commensale.
"Anche tu cerci alloggio in questa locanda, Gandolfo?"
"Certo. Stavo giusto pensando di andare a parlare con il mezzorco dietro al bancone, per avere un posto dove dormire."
"Che ne dici di prende una stanza assieme?"
"Guarda. Preferisco ancora le donne." - a questa risposta, il prete si rese conto di iniziare a straparlare per la voglia di giocare. Si alza dal tavolo, saluta Gandolfo, e si dirige dai nani. Sette per l'esattezza, e tutti visibilmente su di giri.
Nel tavolo affianco, intanto, l'elfo era nel paese della beatitudine e non capiva assolutamente niente di tutto ciò che stava accadendo.

Al porto, invece, Dailan cercava di capire cosa contenesse quella pozione di cui si era ingiustamente appropriato, avendo paura che potesse avere qualche potere corrosivo verso le sue armi. Decise quindi di ingannare due ragazzi visibilmente ubriachi convincendoli a provare la sua nuova, buonissima birra. Al solo sentire quel leggiadro termine, uno dei due scippa con forza l’ampolla al giovane ladro e beve tutto d’un sorso il liquido al suo interno. Improvvisamente scompare, un tonfo nell’acqua gelida si sente poco dopo, ma nessuno si vede. L’acqua si smuove incessantemente come se ci fosse qualcuno che cerca di rimanere a galla. Era una pozione dell’invisibilità. Dailan si pente del suo esperimento. Il compare, ubriaco più dell’altro, cerca di sferrargli un pugno, ovviamente non riesce nemmeno ad avvicinarlo, perde l’equilibrio e si ritrova in acqua con il compagno invisibile. Dailan, intristito e per scusarsi, lancia due monete d’oro sul terreno del molo come ricompensa ai due. Quindi si reca verso l’ Occhio dell’Ogre, deciso ad affittare una stanza dove passare la notte.

Entrando nota uno spettacolo piuttosto pittoresco: giovani ragazze entusiasmano avventurieri, si notava soprattutto un elfo con lo sguardo ebete salire verso le stanze circondato da tre divertite fanciulle. Nei tavoli in fondo erano in voga delicate partite a dadi, in altri angoli si potevano notare zuffe che, in quel luogo, erano sicuramente all’ordine del giorno. Dailan, per nulla preoccupato dal fragore e dal chiasso degli umani e non, decise di sedersi al bancone per bersi una buona birra. Qui nota un minotauro che cerca disperatamente di darsi da fare chiedendo un lavoro, o presunto tale, al mezzorco che lavora nella locanda. Il lavoratore, feroce nell’aspetto, indubbiamente pieno di muscoli, e con uno strano simbolo luccicante sulla spalla destra, si dimostra molto duro con il nuovo cliente, scatenandosi però in un divertente scherzo ai suoi danni. Il minotauro, ricevuto l’ennesimo rifiuto della giornata, decise che era giunto il momento di calmarsi e bersi una buona birra. Dopo averla provata non riesce a fare a meno di fare un'ultima domanda all'oste.
"La fate nel vostro appartamento?" - chiede, convinto di sè. Il mezzorco fa finta di non averlo sentito, Dailan, che ascolta tutta la conversazione, si volta verso la sala per non ridacchiare davanti al minotauro bonaccione.

Intanto il prete, Tirosh, si avvicina al tavolo dei nani e dimostra interesse nel giocare con loro.
“Scusate ragazzi, sempre ode a Morodin”
“Ode a Morodin” – dicono in coro i sette amici battendosi la mano sul cuore.
“Chi sei tu? Perché preghi il nostro Dio?” – chiede uno di loro.
“Sono un prete, e conosco i vari dei. Sono giunto a questo tavolo per giocare con voi. Piacere comunque, mi chiamo Tirosh”
Un attimo dopo, il nano più vicino al chierico chiede all’amico alla sua destra se poteva giocare questo straniero anche se di razza diversa, il nano vicino fece lo stesso con quello dopo, e quello dopo con quello dopo, fino a ritornare al nano iniziale che disse di sì.
“Quanto si punta a questo gioco?” – chiese Tirosh, prendendo le monete dal borsello.
“Dieci monete d’oro.” – risponde uno di loro.
“Ma voi ne mettete cinque, sto notando!”
“Ma quella è una regola che vale solo per i nani.” – e tutti risero quasi cadendo dalle sedie. Il prete acconsente al pagamento ma non sembra felice, quindi decide di farsi benvolere offrendo a tutti loro una birra(lui ne aveva già bevute due e non era tanto in forma). E si sente pronto per farsi valere al tavolo. Il gioco consisteva nel lanciare un semplice dado da 6. Tira: il risultato è 1. Tutti i nani esplodono in una sonora risata. Tirosh non è felice, ma si accoda al divertimento globale per non farsi deridere sempre più. Ma un istante dopo accade un lieve diverbio tra i due vincitori della partita. Dato che i soldi della vincita sono dispari, i due battibeccano per la moneta d’oro restante. Tirosh prende la palla al balzo.
“La legge di Morodin dice che quando è in atto una disputa bisogna avvalersi di un giudice imparziale. Quindi chiedo ai due vincitori di ritirare il dado per sapere chi debba avere quella moneta restante.”
“Il prete ha ragione!” – afferma uno dei due.
“Giusto. Ritiriamo.” – conferma l’altro.
“E per la mia idea mi accontento di venticinque monete d’oro.” – aggiunge Tirosh.
“Cosa?” – chiedono i nani, quasi all’unisono.
“Quindici monete d’oro?” – abbassa il prezzo.
“Te ne do quattro se te ne vai” – aggiunge uno di loro seduto al tavolo.
“Accetto!” – si entusiasma il prete prendendo il suo compenso che si dirige, di nuovo, al suo tavolo originario.

Gandolfo, nel frattempo, è al bancone per acquistare una camera per la notte, nota il prete prendere la via per il sonno dei giusti ubriachi e decide che è giunta l'ora di metterlo a letto, da brava mammina amorevole. Ovviamente essendo un essere gracile e magro non ha la forza sufficiente a smuoverlo dalla sua sedia. Il minotauro, finalmente, coglie l'occasione per rendersi utile.
"Posso darvi una mano?" - dice, quasi piangendo.
"Certo. Porti tu il pacco nella sua camera?" - chiede Gandolfo indicando il tizio semisvenuto.
"Ma certo" - e con grande senso del dovere se lo porta in spalla e lo mette a letto. Saluta i due avventurieri, che ringraziano, e si dirige nella sua stanza per dormire.
Tirosh, però, inizia a sentire un lieve problemino provenire dal suo pancino. Con maestosa forza e velocità corre verso un angolo della stanza per vomitare. Dopodichè ritorna sul letto e giace stremato. Gandolfo, sopraffatto dalla puzza e constatato che il prete è ancora vivo, decide di andare anch'esso a riposare.

La taverna è vicina all'orario di chiusura. A mezzanotte vige uno strano coprifuoco per il paese e normalmente non si vedono persone gironzolare per la città ad ora tarda. In un attimo tutto il locale si svuota e nel salone rimangono solo il mezzorco, la barista(una donna di eccessiva bellezza e meraviglia) e il padre di lei che conta l'incasso della serata. Al bancone è rimasto solo Dailan che, nel silenzio generale, inizia ad udire una strana voce provenire da fuori. Dopo aver chiesto se i membri presenti nel locale avessero sentito la stessa cosa, e avendo ricevuto risposte non eccessivamente gentili, decide di muoversi e andare a controllare.
La strada era buia. Non si vedeva assolutamente niente. Solo in lontananza si poteva notare una forte luce provenire da una casa. Dailan decide di seguire quella fonte luminosa: arriva ad una casa e bussa, nel cuore della notte, sperando in qualche soluzione. Ad aprirlo c'è un vecchietto che tra giri di parole, sembra credere alla storia fantasiosa che gli viene proposta. Poi d'improvviso cambia opinione e chiude la porta di scatto. Dailan interdetto decide di tornare in taverna, saluta l'oste, sale in camera e si lascia il mistero alle spalle: domani è un altro giorno, se lo diceva Rossella O'Hara, lo può dire anche lui.

La mattina inizia presto per il mago Gandolfo, intento a meditare fino a quando il sole è ben alto in cielo. Dailan e il minotauro, invece, scendono nello stesso istante in taverna. Dopo abbondanti giri di parole con il mezzorco, che porta a domandarsi quando vada realmente a riposare, il minotauro, che afferma di chiamarsi Grim, cerca qualche occupazione per la giornata. Dailan, anche lui entusiasta di aiutare il prossimo, si accomoda alla conversazione con felicità.
"Ci sono lavori da queste parti, qualche missione da condurre?" - chiede al mezzorco.
"Certo. Si dice in città che è scomparsa una persona. Un archeologo. Puoi passare da sua moglie per tentare di farti assegnare l'incarico, ma credo che tutto sia inutile: già ci lavora la gilda dei guerrieri."
"Posso aiutarti, oh amico pelosone?" - chiede Dailan accarezzando il pelo dell'enorme bestia.
"Certo. Mi piace avere qualche amico, ogni tanto. Sono sempre solo e triste, nessuno mi ama, nessuno mi vuole bene" - singhiozza il toro umano. Dailan si gira pensando di essere capitato in un guaio più grande di lui.
Essendo un abile affarista, Dailan riesce a vendere le due ascie al suo nuovo amico. Poi passano al mercato per rivendere anche le tre spade, qui Grim riesce a parlare con il vecchio minotauro della sera precedente, riuscendo a capire anche il motivo del coprifuoco. Infatti accade solitamente che strani avvenimenti magici si possono vedere o sentire la notte, ma di ciò è vietato per i cittadini parlarne con gli stranieri per non sfavorire il turismo.
I due, dopo una visita infruttuosa dalla signora Dowen, si recano alla gilda dei guerrieri per prendersi a cuore l'incarico. Lì trovano l'elfo Eladrin, il gozzovigliatore della sera precedente che li precede con un sorriso perenne sul volto. Insieme i tre si segnano per una futura spedizione alla ricerca dell'archeologo scomparso scoprendo però che devono entrare nella gilda per poter effettuare la missione. Dailan e Grim decidono di pagare le cinquanta monete d'oro, l'elfo rinvia al futuro questa dolorosa scelta di portafoglio, d'altronde aveva già pagato la stessa somma la sera prima per tre meravigliose donzelle. Quindi i tre si dividono per cercare qualcosa per cui occuparsi.
Grim va a lavorare nella bottega di un fabbro nano, fino alle cinque del pomeriggio, quando inizia a scemare la luminosità del sole.
Eladrin si cimenta nel salvare il greggie di un contadino dai lupi, all'esterno delle mura della città. E, per le sue decise qualità con l'arco, si posiziona sul tetto della casa per gestire la situazione.
Dailan, di par suo, constatando che non è ancora giunta l'ora di una bel furto, decide anch'essi di dare una mano ad un contadino per lo stesso motivo di cui sopra. Prima, però, rifiuta l'incarico di un gestore di un circo di passaggio. Il pesante figuro voleva rinchiuderlo in una gabbia per far notare al pubblico la vergognosa natura infida e cattiva dei tiefling. Dailan giura sul suo onore che non accetterà mai incarichi che possano screditare il suo popolo e inizia a pattugliare la casa del contadino salutando, con uno sguardo non propriamente felice, il gestore del circo.
Gandolfo trascorre la sua giornata effettuando giochetti di prestigio in una via laterale, essendo un mago conosce dei trucchetti che possono provocare stupore nei bambini e non. E dopo aver raggranellato una somma ragguardevole si proietta anch'esso alla gilda dei guerrieri per entrare nella lista per la spedizione futura. Il numero dei componenti dovrebbe essere pari a cinque, ma per adesso si cerca ancora l'ultimo da trovare.
Tirosh, dopo essersi svegliato con un mal di testa atroce, decide di passare tutta la sua giornata dentro alla biblioteca del paese. Evidentemente non ha nulla di meglio da fare.

(La prima uscita finisce qua. Si urge iniziare a combattere sennò rischiamo di arrivare a duecento pagine di word al decimo incontro.)

martedì 15 novembre 2011

Che la campagna abbia inizio


Noi gggiovani siamo sempre lì a cercare un motivo per divertirci da gggiovani. E considerato che il sottoscritto si avvicina al quarto di secolo, e non riesce a capire ancora il divertimento gggiovane di discoteche et similia, ha altri modi per divertirsi. Non quelli che state pensando voi, cioè ci sono ma qui si parla di sollazzo, non di ammore. Che certe volte coincidono, guarda caso.
Comunque voglio parlarvi di un gioco che era considerato ggggiovane qualche annetto fa e non so se ora, tra i ragazzuoli, vada ancora forte. Parlo come un settantenne, lo so. Il gioco in questione è D&D, e da lunedì prossimo noi si gioca tutti alla quarta edizione, ovvero quella che da più parti ho letto sia squilibratissima e sbagliata fino all'inverosimile. Ma noi, forti della convinzione del nostro Master, procederemo a provarla e a capire se siamo in grado di fare il cosiddetto mazzo a tarallo(*) a tutti i mostri o creature o cattivoni che s'incontrano.

 (*)mazzo a tarallo: deretano molto largo.

E quindi come potrei, io umile sgrittore, non scrivere i progressi che la mia compagnia farà durante il tragitto verso la beatificazione ad eroi leggendari o epici? E soprattutto come non potrei enunciare, di volta in volta, le mirabili stron...ehm...idiozie, che diremo, faremo e via dicendo. Quindi da oggi in poi, il martedì, o al massimo il mercoledì, diventerà il giorno del Dungeon e del riepilogo della nostra campagna. Se riusciamo a costringere un nostro amico disegnatore, potrò anche inserire un disegno del nostro gruppetto di bonaccioni in giro per il mondo. Un gruppo variegato che comprende.

Un tiefling ladro. Il sottoscritto. E' un mezzo demone ma dall'animo puro. Ruba perchè non gli fanno fare altro, poi leggerete più sotto.
Un minotauro guerriero. Un puccettone di due metri e venti, tanto coccolone, che prenderà solo mazzate.
Un elfo ranger. Di sicuro il più anziano del gruppo, e di sicuro colui che tirerà solo freccie a pala.
Un umano chierico. Un senzadio che ha scoperto il significato della vita dopo una notte con un botto di meretrici. Questo è per far capire con chi mi accompagno.
E dovrebbe esserci un mago, forse è un altro umano o forse no. Attenderemo che si faccia la scheda in settimana.

Ora vi lascio al mio background sul personaggio. Non fa ridere, ve lo dico a priori. Ho cercato di farlo serio, poi da settimana prossima vi prometto che ci saranno risate a profusione, d'altronde è una compagnia di brutti ceffi che si divertono a giocare immaginando di essere degli eroi, forse sarebbe meglio impasticcarsi in discoteca...

Le origini di un mezzo demone

Non è facile farsi volere bene quando hai un paio di corna vistose ed una coda di oltre un metro, neanche nella variegata città di Baldur’s Gate e Dailan Fog lo sapeva bene. Aveva sempre vissuto ai margini della società e difficilmente era riuscito a trovare amici, seppure lo desiderasse ardentemente. Era il tipo che si concedeva completamente pur di avere un rapporto di amicizia serio. E succedeva, quasi sempre, che incorreva in qualche grossa delusione, pur dotato di una forte intelligenza e scaltrezza. Ma si sa, in amore e in amicizia, il cervello certe volte è in vacanza e non permette di razionalizzare bene qualsivoglia richiesta ci viene fatta. E poteva accadere che un nano baffuto si facesse prestare qualche somma ingente di denaro senza mai restituirla, poteva succede che un hafling astuto riuscisse a farsi aiutare in qualche campagna ma senza dividere la ricompensa, e poteva capitare che Dailan, tutto preso dall’entusiasmo di aver trovato un nuovo amico o almeno qualcuno che gli desse confidenza, iniziasse a straparlare per troppa foga e felicità. Per questo e per altri motivi era sempre solo.

Avere un paio di corna, un aspetto demoniaco e un perenne ghigno quasi satanico sul proprio volto, non spinge il debole umano(e anche quasi tutte le altre razze) a fidarsi di un ragazzo che vuole solo fare del bene. E che non ci riesce quasi mai. Dailan ci provava, eccome se ci provava, era gentile e forte d’animo, cercava di combattere l’odio e i pregiudizi della gente e si adoperava per rendergli la vita migliore ma con scarsi risultati. Difficilmente lo stolto umano riusciva a capire la bontà d’animo di Dailan che con un sorriso più gentile possibile, prometteva di aiutare contadini, anziani e poveri a svoltare e a migliorare la propria condizione. E capì ben presto che non avrebbe mai trovato un lavoro normale e quindi fu costretto a seguire la sua vocazione: rubare.

Sia chiaro, Dailan è un ottimo ladro ma generoso. Non conserva quasi mai per sé tutto ciò che trova, ed è disposto a concedere i beni migliori ai suoi amici, se mai ne avesse. Inoltre qualche volta, in passato, è riuscito a farsi benvolere agli occhi di alcuni tristi umani. Infatti visse per un paio di mesi nel bosco di Cloak rapinando ricchi signori ed oscuri mercanti e devolvendo gran parte del maltolto ai contadini di quei boschi. Una di quelle contadine, Carmer, una dolce donzella, cercò anche di capire se sotto quella dura scorza da mezzo demone si nascondesse un animo nobile ma non riuscì a farlo. Infatti proprio la sera in cui i due si dovevano incontrare per un rendez-vous notturno, una banda di loschi figuri rapì Dailan e lo condusse in un luogo oscuro.

Un malvagio uomo, che lui non riuscì mai a vedere e conoscere, aveva dato ordini ai suoi uomini di rapirlo e addestrarlo per farne un meraviglioso ladro al suo servizio. Purtroppo per lui, Dailan non era il tipo da lotte all’ultimo sangue e uccisioni, anzi. E decise di sottostare alla mercé del suo aguzzino finchè non avesse imparato almeno i rudimenti del combattimento poi, una sera, fuggì. La notizia della sua fuga arrivò ben presto agli apparati auricolari del suo carceriere. Subito fece rapire la sua dolce Carmer e la rinchiuse in un luogo imprecisato. Da quel momento Dailan è in giro per Faerun in cerca di una squadra che possa aiutarlo nella sua missione personale. Intanto svuota tasche ai ricchi, regala ai poveri, si tiene qualcosa per se stesso e cerca anche un gruppo di amici su cui contare. La speranza è l’ultima a morire. Ci riuscirà o meno, questo ora non è dato saperlo.

FINE

Una sonora idiozia ve la voglio dire, và. Carlo(il chierico): "Io lo so l'inglese, ho dei parenti in Inglesia!" Con chi mi accompagno...