giovedì 3 febbraio 2011

Accettazione


Mi chiamo Tommaso Salvemini e tutto il giorno sono qui, in questo fast food, a servirvi patatine con hamburger con contorno di insalate così minime da essere considerate leggere solo perchè nel piatto scompaiono dietro a quel doppio cheeseburger che avete ordinato. E che poi mangerete e ingurgiterete e che poi, per mio sollazzo, evacuerete. Nel bagno di questo fast food ovviamente. E lo so, vi hanno insegnato da piccoli ad andare al bagno, a pulire tutto, ma proprio tutto, a sentirvi anche voi un po' più puliti, più lindi dopo quest'atto normale per il nostro organismo. Ma fuori casa lo dimenticate, soffrite di vuoti di memoria, non vi ricordate più a cosa serve la carta igienica, a cosa serve alzare la tavoletta per fare centro più facilmente, a cosa serve fare centro, soprattutto. E io pulisco, o meglio, pulivo. Ormai sono in questo posto da due anni, questi lavori non mi toccano più, è compito sempre dei nuovi la pulizia dei cessi e di tutto l'ambaradan. Io servo alla cassa, che potrebbe essere un impiego rispettabile, onesto, e non troppo degradante. Ce ne sarebbero migliaia di ragazzi che vorrebbero essere al mio posto, prendersi questi spicci che mi danno ogni mese e ritornare a casa felici, la sera, baciare la propria ragazza, o la propria moglie, e fare del normale sesso coniugale che non ti da più caldo ne freddo dopo dieci anni di convivenza. Io, invece, ho paura di tutto ciò. Ne ho una fottuta paura.

Mi spiego meglio: in realtà Tommaso Salvemini non è il mio nome. Eh no. E quello vero non posso dirvelo perchè riguarda la mia vecchia vita, e nessuno deve sapere chi ero e cosa facevo. Ma tanto ve lo dico, il mestiere ovviamente, non voglio aver segreti con voi, tranne il nome, quello me lo tengo stretto come una sorta di vanità personale. Chi ero devo saperlo solo io, cosa facevo potete saperlo anche voi. Io uccidevo la gente. E non ne vado così fiero. Ma era quello che mi avevano insegnato e che sapevo fare meglio.

Uccidevo la gente, sì, come nei film. Ma non ero un killer assoldato dal cattivo di turno per togliere di mezzo l'amata del belloccio palestrato. No, io sono, anzi ero uno che lavorava per una grande famiglia, fatta di gente che si vuole bene ma che al primo accenno di insoddisfazione ti picchiano o, alla meglio, ti eliminano e passi dalla parte della non-vita. Che in molti casi è meglio di pulire le cagate altrui dalle mattonelle o i casini di un figlio di boss con la puttana di turno. Io ero un ragazzo normale, che aveva vissuto un'adolescenza normale e che un certo punto aveva capito che il paese in cui vivevo, la città in cui vivevo, la nazione in cui vivevo erano troppo anormali per la mia normalità. Vivevo, come avrete capito, in Italia.

La terra di santi, poeti e navigatori. E mafiosi, aggiungerei. E politici corrotti, o puttanieri. Insomma un Paese che ha sempre vissuto nell'illegalità e che ci continuerà a vivere fino alla notte dei tempi. Fino a quando questo dannato surriscaldamento globale non deciderà di ucciderci tutti e far spazio alla prossima nostra evoluzione. Perchè sì, discendiamo dalle scimmie, ma un giorno un qualsivoglia altro essere discenderà da noi, e forse sarà molto meglio. Molto ma molto meglio. Ma non parliamo di queste sciocchezze.

Comunque ero una specie di  lavorante, un operaio chiamiamolo così. Un operaio che ammazzava la gente, picchiava i proprietari dei negozi, rapiva i bambini per ottenere cospicui riscatti. Non che ne fossi entusiasta ma è lavoro, erano ordini, che ci vuoi fare? Nessuno si preoccupa quando un carabiniere picchia gente in mezzo ad un corteo, d'altronde ha solo ricevuto degli ordini. I miei compìti erano quelli. Non ho mai ammazzato bambini, questo posso assicurarvelo, ne fatto loro del male. Li ho solo rapiti, poi li sfamavo, ci giocavo(a volto quasi completamente coperto), ad uno gli ho pure trovato la ragazza, e adesso so che si sono sposati. E' un aneddoto divertente: rapimmo prima lui, figlio di banchiere, dieci anni. E poi lei, figlia di notaio, di otto anni, a distanza di tre giorni. Li mettemmo entrambi nello stesso appartamento e iniziarono a farsi coraggio a vicenda. Rimasero trenta giorni con noi, e da lì nacque l'amore. Prima era solo amicizia, ovviamente erano bambini, poi gli psicologi gli dissero che dovevano frequentarsi per forza per migliorare la loro vita sociale dopo quell'esperienza e bum, dopo venti anni si sono sposati. Andai anche al loro matrimonio, devo essere onesto, sono un inguaribile romanticone. Non credo mi avrebbero mai riconosciuto, per questo ci andai. Fu una cerimonia molto modesta, le loro famiglie non ne uscirono bene da quella esperienza ma si ripresero. Ora hanno pure due bambini. Mi sento come una sorta di novello Cupido, alla fin fine.

E ora servo alla cassa in questo fast food. Mi piace servire alla cassa? No. Mi piace vivere questa vita normale fatta di hamburgher, patatine, maionese e kutchup? No, assolutamente no. Perchè ho paura. Una fottuta paura di quello che c'è in questa sorta di vita normale che vivete voi. E che a me, ormai, non piace più da quando diventai qualcun'altro e poi un altro ancora. Ma di cosa sto parlando lo leggerete un'altra volta. Ora mi chiamano al bancone. Un obeso orrendo richiede le sue ali di pollo. Ha fretta di andare al paradiso, immagino. Oggi ho scritto, comunque, il primo tassello che porterà alla mia rinascita. Altri undici passi e addio problemi. Vi spiegherò meglio nei giorni a venire. Vi chiedo umilmente scusa se i miei scritti potranno sembrarvi sconclusionati. Ma era molto molto tempo che non ritornavo a scrivere, e avrei voluto non ritornare a farlo neanche ora, ma forze più grandi di me me lo impongono. E io eseguo. Sempre questo ho fatto. Ho solo eseguito. E non c'è niente di male a eseguire ordini, no?

4 commenti:

Carmensì ha detto...

Wow*_* Bellissima idea di base bella anche la storia che si prospetta e il personaggio, mi piace tanto anche il modo di scrivere in prima persona.complimentoni.Aspetto il seguito*_*

Karma Police ha detto...

Bella storia!!! Anche io aspetto il seguito! :)

tiziana ha detto...

L'imposizione di alcuni condizionamenti è un argomento di difficile interpretazione, e decifrare, codificare la vita degli altri è assai, complicato. Tommaso, ha avuto, finora, due vite talmente diverse e allo stesso modo così uguali, che a parer mio riesce a malapena a distinguere oggettivamente la reale visione delle cose. Chissà poi se ognuno di noi ne ha la reale capacità.
Aspetto il prossimo pezzo. Ciao Tiziana

luttazzi4ever ha detto...

Grazie per le analisi e i complimenti. Qui si potrebbe iniziare a pensare che vi pago!

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