sabato 23 giugno 2012

La scelta


Ti svegli ogni giorno arrabbiato con il mondo se lavori in un call center, Rachele non era da meno. Forse il lungo tragitto che la costringeva a cambiare ben tre autobus per recarsi al suo cubicolo di lavoro, era la parte migliore di quell'impiego. Poi iniziava la tragedia.
Salutava gli altri ragazzi che condividevano con lei quelle ore pregne di nulla cosmico, accendeva il pc, avviava il programma e si inseriva le cuffie come se fossero un cappio attorno alla sua gola, ed attendeva il boia. Che rispondeva sottoforma di lunghi squilli, l'attesa era la cosa peggiore, poi arrivava una voce dall'altro capo del telefono e iniziava l'orrore.
"Pronto? Sono Rachele del servizio clienti Customers Service, da oggi siamo attivi anche nella vostra zona e possiamo dedicarle un'offerta speciale. Con i nostri servizi lei non pagherà più il canone telefonico, pronto?"
Erano i più gentili quelli che attaccavano subito. I più veri. Poi c'erano le altre categorie, tutte diverse ma tutte portavano allo stesso identico risultato: "No". Negazione. Senza possibilità di infrangere quel muro fatto di paura e di sospetto che si annidava nelle persone chiamate. Un po' avevano ragione.
Perchè l'offerta speciale del giorno, che poi era sempre la stessa da un paio d'anni ma si rinnovava con denominazioni diverse ciclicamente, è conveniente sì, ma per chi la propone. Un paio di mesi e l'offerta diventa una mazzata ai danni del consumatore. Che immediatamente voleva disdire il servizio ma si ritrovava abbonato, forzatamente, per un anno intero perchè durante la registrazione del contratto ha acconsentito in ogni sua parte.
Il contratto registrato, certo. Qualcosa che la legge in vigore non permetteva. Rachele, al corso preparatorio(perchè sì ha bisogno anche di un corso preparatorio), chiese semplicemente: "Ma se il contratto telefonico non è legale, perchè lo facciamo?"
"Perchè lo fanno tutti", gli rispose il manager del momento. Quell'essere che ha l'obbiettivo di essere sempre sorridente e felice per far capire, a chi lavora al telefono, che l'azienda è bella, è forte ed è il luogo perfetto in cui vivere.
Non fece più domande. Seguì il corso come un'automa e si ritrovò in quel cubicolo. In soli tre giorni.

"Pronto? Sono Rachele del servizio clienti Customers Service, da oggi siamo attivi anche nella vostra zona e possiamo dedicarle un'offerta speciale. Ha visto le nostre divertentissime pubblicità con la nuova stella della comicità italiana Arturo Lacchetti? Stiamo diventando un'azienda importante e vogliamo offrirle l'opportunità di risparmiare sul canone telefonico, c'è ancora?"
Dall'altro lato rispondeva un'anziato. Erano le galline dalle uova d'oro. Tutti bramavano gli anziani, li si può intortare facilmente e il contratto in cinque minuti è già registrato. Rachele non riusciva a fregarli, ci provò tre volte e chiuse lei anzitempo la chiamata scusandosi per averli disturbati. Il manager, sempre sorridendo, sentì per caso quella conversazione e le fece una piccola ramanzina.
"Ciao...Rachele, giusto?", chiese, facendo alzare il ragazzo seduto al cubicolo affianco e prelevandogli la sieda girevole. Poi si sedette e si avvicinò così tanto a Rachele che per un attimo ebbe il terrore che lui volesse baciarla.
"Ehm...certo".
"Senti, Rachele, hai appena rinunciato ad un bonus abbastanza considerevole. Ed ho sentito, da voci di corridoio, che normalmente non effettui contratti quando il cliente è un po' in là con l'età. Capisco che l'azienda, anche se non porti contratti, ti regala un considerevole fisso di ben duecento euro mensili, ma queste sono occasioni da prendere al volo, se vuoi avere un futuro in questa nostra azienda, che è un po' anche casa tua. E tutti noi dobbiamo portare acqua al nostro mulino, capisci?"
"C...certo."
"Sai, anche io ero come te. Avevo iniziato l'università convinto di poter cambiare il mondo. Ero un futuro veterinario. Poi alla centesima porta in faccia ho capito che i giovani non possono assolutamente modificare nulla che è già perfetto in se per se. Possono solo diventare parte di questo sistema. Io ora lo sono, tu lo sarai. Basta solo aspettare un po' e tutti quegli obblighi morali che hai scompariranno. Poi mi darai ragione", si alzò in un secondo, fece un occhiolino vistoso alla ragazza e si infilò in uno stanzino. Rachele rimase ferma per qualche secondo, chiuse gli occhi e li riaprì e ritornò al suo lavoro. Altre sei ore ancora, si ripeteva. Solo altre sei ore.

Dopo un mese aveva captato, dai colleghi più esperti, tutte le tecniche per convincere i clienti ad accettare le loro proposte vantaggiosissime. Alcuni le consigliavano di essere aggressiva, di far leva sull'incapacità di molti di loro di contrattaccare nelle discussioni. Altri usavano la tattica inversa: la riluttazza. Con le mezze parole il cliente, senza volerlo, si ritrovava costretto ad acquistare una promozione che non aveva assolutamente voluto acquistare, prima di quella telefonata. I colleghi, comunque, cercavano di aiutarla ma senza scoprirsi troppo, ce ne erano alcuni di loro che riuscivano a portare a casa anche mille e duecento euro mensili. Ma erano diventati intrattabili, modificati da quelle stanze tutte uguali, da quei colori grigi, da quella abitudine malsana di guadagnare, guadagnare e solo guadagnare. Rachele, con milleduecento euro mensili, avrebbe potuto pagarci l'affitto della nuova casa ed iniziare ad intravedere un futuro per la piccola vita che aveva in grembo. Un futuro che, difficilmente, ormai riusciva ad immaginare.

La sua prima busta paga bastava a malapena a pagare le spese necessarie al suo sostentamento, anche se si avvicinavano ad essere in due, non tre. Giacomo era andato. Scomparso. Svanito. Alcuni dissero che fosse scappato alla notizia della gravidanza, arrivatagli per voci secondarie. Altri opzionarono l'idea di un malore, qualcosa di molto grave che richiedesse l'intervento di medici importanti, all'estero. Rachele non sapeva assolutamente perchè l'amore della sua vita l'avesse lasciata, senza una parola, da un giorno all'altro. Se ci fosse stato lui ce l'avrebbero fatta sicuramente, si convinceva, anche con mille sacrifici l'amore avrebbe vinto su tutto. Anche sulla miseria. L'amore è sempre stata la risposta perfetta ad ogni domanda che le avessero fatto nelle sua vita. In quel momento l'amore era la risposta. Ma la domanda era quella sbagliata.

Il secondo mese andò lievemente meglio, riuscì anche a comprarsi un vestito nuovo, ed un paio di piccoli pigiamini per la sua creatura. Li stringeva in petto, la notte, quando piangeva nel suo letto e si chiedeva perchè proprio a lei, salvo poi ritrovarsi a pensare che non era l'unica, ce ne erano migliaia nel suo stato, nella sua condizione, nella sua stessa identica situazione. Quindi si riasciugava le lacrime, si autoconvinceva di potercela fare e si addormentava stringendo a sè il pigiama rosa, come se potesse proteggerla dagli incubi notturni.

Il terzo mese, invece, Rachele iniziò a crollare. Troppe bugie, troppo stress, e la gravidanza nel risentiva. Fu costretta a rimanere a casa qualche giorno provocando anche le ire dei manager dell'azienda. Uno di loro, sempre il solito, le fece visita direttamente a casa, quando lei non poteva alzarsi dal letto, per farle una delicata ramanzina.
"Rachele...rachele...non so a che gioco stai giocando ma ai capi questa cosa non piace affatto", le disse.
"Quale cosa? Non capisco. Sto male per la gravidanza".
"Ecco. Questa cosa", annunciò puntanto il dito sulla pancia di lei, "questa cosa non la permettiamo ai nostri lavoratori. Come puoi tu essere un bene per l'azienda se non puoi nemmeno venire a lavorare? E ora, che è ancora ai primi tempi, chiedi qualche giorno di festa, e tra un paio di mesi vorresti andare in maternità, immagino, non credi di pretendere un po' troppo? Non credi di essere un peso per la società che ti dovrà pur sostituire per due anni?"
"Sta dicendo che dovrò rassegnare le mie dimissioni?"
"E' la prima opzione. La seconda, forse, sarebbe più adatta considerando la situazione in oggetto."
"Quale sarebbe?"
"Vede...il direttore ha...come potremo definirlo...uno sfizio, da quando era ragazzo. Trova irresistibili le donne in dolce attesa."
"E...vorrebbe gli facessi da segretaria?"
"Potremmo anche definirlo in questo modo. Ma è un'altro tipo di mansioni da segretaria particolare che tu dovrai svolgere."
"Cosa? Lei mi sta proponendo di prostituirmi?", trasalì per un attimo, provocandosi dolore fisico alla pancia.
"Lungi da me aver detto una cosa del genere. Non sono il tipo e non lo sarò mai, sono solo un umile messaggero di una persona che potrebbe prometterti un assegno mensile da millecinquecento euro per i prossimi cinque mesi. E solo per essere la sua ombra, ovviamente non in famiglia, sia chiaro."
"Se ne vada. E mi consideri già dimessa", si alzò, brandendo il ventilatore poggiato sul comodino.
"Stai rinunciando all'occasione di migliorare la sua esistenza, considerando la catapecchia dove vivi."
"Se ne vada! O chiamo la polizia".
"Le frasi da film non ti aiuteranno. Ti do ventiquattr'ore di tempo per decidere. Farò finta di non aver sentito le tue ultime affermazioni. Ti richiamo domani, non preoccuparti di recarti a lavoro, in realtà ti abbiamo già sostituita, scegli se dare un futuro al suo piccolo o non darglielo affatto. Scegli con calma. E salutami tanto il tuo caro ragazzo...ops...", chiuse la porta un secondo prima che il ventilatore scagliato dalla ragazza lo potesse colpire. Cadde a terra in frantumi. Anche lei scivolò sul pavimento affranta. Pianse sconvolta per molte ore. Poi si addormentò esausta.

(1-Continua)


1 commento:

Carmensì ha detto...

Bellissima! E' da tanto che non leggevo una tua storia e mi ero scordata di quanto fossi bravo. Meglio di touch*_*

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