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martedì 20 ottobre 2009

I semi del male



Non lo nascondo, per me il momento è decisamente emozionante.
Sta per uscire "I semi del male", una storia di Nemrod che sarà possibile trovare in edicola tra circa un mesetto.
Dov'è la parte emozionante? Bè, gli sceneggiatori di questa storia sono un certo Francesco Savino e una certa Adriana Coppe. :D
E' la mia prima storia pubblicata e, come si dice in gergo, non sto più nella pelle!
Inutile starvi a raccontare del mix di emozione, paura, speranza e quant'altro che sto provando in questi giorni! Quello che importa, ora, è sapere se con la nostra storia siamo riusciti a trasmettere tutto quello che volevamo trasmettere al lettore.
A rassicurarci in quest'impresa, c'è il nome di colui che è riuscito a rendere in -splendide- immagini le nostre parole, Ivan Vitolo (a cui vanno tutti i miei complimenti e di cui linko il blog).
La parte tecnica, che rassicura non poco me ed Adriana, è affidata al bravissimo Ivan Vitolo, di cui rimando il link del blog per farvi avere un'idea di quanto è bravo sto ragazzo! ;-)
Per il resto, speriamo bene! E che i cacciatori della Bestia siano con noi!!! :-D

p.s. neanche a dirlo, l'immagine in alto è del bravissimo Ivan ed è tratta dalla storia! :)

martedì 18 gennaio 2011

Storia della rappresentanza


Nelle mia ricerca giornaliera di simpatici lavori da effettuare ce n'è uno che viene sempre continuamente offerto e dove, sinceramente, ti assumono nel 95% dei casi. Sapete bene di cosa sto parlando. Forse il mestiere più antico del mondo: il porta a porta.

La storia ci insegna che nell'età della pietra, giovani cavernicoli vagavano di casa in casa per cercare di barattare il loro set di spazzole per folte criniere(a quei tempi il parrucchiere non esisteva) con qualcosa di mangereccio. Poi, ovviamente, poteva accadere che il signor Cavernicolo non era in casa e le signore Cavernicole barattavano tutt'altro con passione, ma questa è un'altra storia.

Nei tempi successivi, in Mesopotamia, era solito aggirarsi il rappresentante della "Frutti del Nilo", che con un otre pieno d'acqua, ovviamente del Nilo, proponeva i meravigliosi effetti curativi di quella sostanza non solo per la terra in cui i semi di nuove piante crescevano rigogliosi, ma anche per l'umana stirpe e per i suoi acciacchi da costruttrice frustrata di piramidi. A quei tempi il pagamento era semplice: anni di schiavitù. Ovvero il rappresentante cedeva parte dei suoi anni al compratore in cambio della merce.

Successivamente, intorno al convenzionato anno zero, tre rappresentanti di oro, incenso e mirra, solevano passeggiare allegramente per il deserto quando una notte, chiamati da una telefonata improvvisa, deciso di mettersi in marcia verso una grotta dove si narrava ci fosse un re. Ora, la loro sorpresa nel vedere che in realtà era solo un bambino e pergiunta povero fece scattare in loro quel sentimento che un rappresentante non conosce tanto: la pietà. E decisedo di donare parte della loro mercanzia a questo timido esserino appena nato. Anche se, secondo me, donare una gomma resina aromatica che serve a imbalsamare gente ad un bambino è un po' da malati.

Nel Medioevo si inizia a vedere l'importanza del rappresentante porta a porta. Le spade, le armature, gli scudi hanno una domanda non poco importante e quindi i mastri ferrai spuntano come funghi. Ma come ci insegna la legge di mercato: se tutti offrono la stessa cosa, il compratore va' da chi gli fa più comodo(in senso di risparmio o di assenza di stanchezza, conosco gente che paga 3 volte in più una cosa per non farsi 500 metri a piedi). E alcuni si devono ingegnare con la rappresentanza. Indi, a quei tempi, si soleva costringere il garzone del ferraio a farsi un giro per il paese per dimostrare alla popolazione come erano ottime le proprie forgiature. Il caro ragazzo si svegliava ogni mattina verso le otto e si portava un peso non inferiore ai cento chili per tutta la città, d'altronde i cataloghi ancora non li avevano inventati, per far notare a tutti le meraviglie di un'ottima spada di difesa personale. Il giovani pulzelli utilizzati per queste mansioni venivano rimpiazzati ogni sei mesi non perchè ci fossero già i meravigliosi contratti a tempo indeterminato, ma perchè la gobba da sforzo impediva loro di muoversi dopo quel lasso di tempo a trainare pesi eccessivi.

Nel periodo garibaldino andavano molto di moda le camicie rosse. Dylan Dog lo sa, ed è per questo che ha uno spirito perennemente italiano. Comunque a quei tempi il caro Dylan non esisteva e come sponsor c'era solo Beppino bello che fu costretto a partecipare ad una campagna di promozione per svendere quella merce in eccesso che avevano in magazzino. Infatti la storia narra che Garibaldi era uno sarto che per un errore madornale del suo aiutante aveva cucito duemila camicie rosse invece di venti. E per ciò, il povero aiutante, fu costretto a vagare per anni presso le varie abitazioni per piazzare le restanti mille, dato che Giuseppino bello aveva ideato una cosuccia che gli permettesse di piazzarne almeno la metà. Il povero rappresentante si vede a Teano, sullo sfondo, mentre cerca di vendere la maglia al re Vittorio Emanuele II e viene malmenato pesantemente dalle guardie del re pensando che fosse un approfittatore che non avesse pagato il copyright delle camicie rosse.

Venendo al secolo vicino al nostro, il mestiere del rappresentante, ha avuto grande importanza. Infatti negli anni delle grandi guerre, il venditore soleva recarsi di casa in casa, questa volta con catalogo dato che finalmente li si iniziava a stampare, per mostrare la propria collezione di rifugi anti-atomici. Certo, sarebbe stato un enorme problema portarseli appresso, soprattutto parcheggiarlo non è cosa semplice, ma sarebbe stato un ottimo rifugio(lo dice stesso il suo nome) in caso di attacco improvviso durante il proprio giro di vendita. Ma pur con questa remota possibilità di decesso, il mestiere per il nostro amato rappresentante era più semplice, più veloce e più onesto, d'altronde tutti potevano aver bisogno realmente di un rifugio anti-atomico.

Negli anni passati, questi ultimi di un secolo che dovrebbe essere il ventunesimo, ha visto venditore di ogni sorta bussare alle porte delle innocue casalinghe. Abbiamo visto uomini vendere prodotto magici(leggasi Folletto), abbiamo visto donne vendere prodotti cosmetici, abbiamo visto uomini gentili chiedere sussidi per poveri orfanelli e scoprire poi che i poveri orfanelli avrebbero continuato ad esserlo per non turbare la loro vita da poveri orfanelli. Abbiamo visto venditori di case, che ancora ringraziano l'invenzione del catalogo. Abbiamo visto cercatori di bambini da inserire in cori(eh sì...). Abbiamo visto vendite di bigiotteria, gioielleria e pataccheria. Abbiamo visto tanto e vedremo ancora ma soprattutto abbiamo visto due tipi di omini(o donnine) che disturbano la nostra tranquillità.

L'omino della telefonia(altresì detto ultimamente omino del risparmio energetico): questo ragazzo, dai 20 a 30 anni, tutto vestito elegante come se lavorasse in banca, cerca di convincere il povero malcapitato che gli ha aperto la porta attratto dal vestito elegante. a cambiare gestore telefonico e/o energetico. Improvvisamente snocciola frasi imperative tipo "L'enel vi obbliga a cambiare gestore", "Mi faccia vedere le sue bollette", "Teledue è un'azienda Telecom" o altre eccessive minchiate che poi, dopo un vostro rifiuto cortese, portano a "Ma allora lei non vuole risparmiare?", "Vuol continuare a spendere per un canone inutile?", "Io le sto offrendo una possibilità, sta a lei coglierla". E dopo un'altra cortese negazione si arriva alla domanda fatidica: "C'è qualcuno che cerca lavoro?". E qui la mente umana elucubra ragionamenti constrastanti. Questi uomini sono, per conto loro, dei benefattori infatti danno risparmio e sicurezza e ottengono quasi esclusivamente cattiveria e insulti. Ovviamente vendendo contratti si guadagna, questo è sicuro, sarebbe sfruttamento se fosse il contrario. Ma perchè ricercano sempre nuovi "agenti"? Semplice: chi porta gente guadagna sulla gente che porta. E' un'usanza barbara e credo illegale in molti Paesi, compreso qui, ma ci si vive nell'illegalità, gente, cosa volete da me?
Piccola aggiunta: molte aziende di questo tipo cercano continuamente personale ma lo cercano in maniera subdola e orrenda: vi offrono altri posti di lavoro ma cercano solo ciò. Come ultimamente mi è capitato un'azienda casertana mi diceva che voleva capi-area o robe del genere e poi si è scoperto che era semplice porta a porta. Ma ovviamente avevano risposto "no" alla mia domanda se fosse effettivamente un lavoro di rappresentanza porta a porta, durante il colloquio. Non fatevi fregare. Se vi dicono che fanno contratti di natura aziendale e/o domiciliare, scappate se non ci tenete a fare questo mestiere.


L'omino del benessere. Il nostro secondo tipo di rappresentanza è una rappresentanza soft. Badate bene: queste persone non verranno a casa vostra se non le invitate o forse, molto probabilmente, inviteranno voi a casa loro. Sì, perchè inizieranno a chiamarvi dei vostri parenti o dei vostri amici e ci finirete dentro in men che non si dica. Di cosa stiamo parlando? Ma di un meraviglioso prodotto: l'Erbavita(non è questo il suo vero nome, ma ci potete arrivare). No, non è droga. La marijuana non c'entra. Qui si parla di un'azienda che ha un fatturato di 4.1 miliardi di dollari nel 2009. Mica pizza e fichi. 4.1 miliardi. E' il fatturato dello stalliere di Berlusconi, cribbio! Comunque qui, la storia, è semplice. Negli anni ottanta un tizio inventa roba per dimagrire, anzi no, roba per vivere meglio. Dagli anni 80, quando lui vendeva sta' roba in giro col camioncino, ad oggi ne passa di tempo. Infatti il camioncino non c'è più, ora ci sono i furgoni enormi. Non c'è più neanche il laboratorio nella cantina di casa, ora ci sono i laboratori grossi come grattacieli. Non c'è più neanche il venditore porta a porta, ora ci sono i distributori. Chi sono i distributori? Voi, amici miei. Sono i nuovi arrivati, quelli che devono acquistare prodotti e licenza e venderli al mondo intero. E per questo organizzare dimostrazioni nella propria dimora per cercare di guadagnarci qualcosa. Ma c'è un altro modo per guadagnare: portare altra gente, e sperare che questa gente ne porti altra ancora, così da passare al terzo, quarto livello il cui unico scopo non sarà più vendere il beverone o le pillole ma cercare "adepti" che vendano per te. E così via, fino ad avere un reddito annuale di centomila euro. E non sto scherzando. Ho assistito ad una presentazione e una delle signore presenti ha affermato ciò. Ora vorrei tanto sapere quanto ha dichiarato quest'anno allo Stato, così da comparare le due cose.
Ci sono varie idee su questa Erbavita, alcuni dicono che sia ottima, altri che sia un'associazione a delinquere legalizzata, altri che sia una specie di droga(alcuni componenti delle pillole danno assuefazione, e se si finisce di prenderle si inizia a stare male di brutto), altri ancora che è tutta roba naturale e che fa solo bene. E capi della polizia vendono Erbavita, e disoccupati vendono Erbavita, ed ex traduttori vendono Erbavita, tutti. Ma io no. Coadiuvato dalla mia impareggiabile futura biotecnologa sono scappato a gran velocità da quella presentazione che ha avuto l'unico risultato di rendere la mia squinzia ancora più certa della strada che si è scelta. Ha smontato una per una tutte le convinzioni mediche espresse durante la presentazione. Che donna.

Ps: Tutto ciò è un semplice post per un mestiere che viene richiesto sempre e comunque e che io, dato che non so mentire, non saprò mai fare. Chi riesce a farlo, mentendo o non mentendo, si merita tutti i miei complimenti. Tranne se è uno di quelli che si mette fuori dalle università a vendere roba a cinque euro per i bisognosi e poi se la mette in saccoccia quella banconota. Ah, e insulta chi non gli da i soldi, ovviamente.

Ps2: Il segreto di Pulcinella sull'Erbavita è che il creatore è morto a 44 anni dopo una quattro giorni di alcol e anti-depressivi. Olè! Che ottimo biglietto da visita.

Ps3: Spero vi sia piaciuta la parte di storia. Mi ci son messo d'impegno. Concedetemi almeno un "mi piace" per rendermi felice.

giovedì 15 ottobre 2009

La Carmenide - "Ehi Brò!" (Puntata Ventidue)



Mini-Prefazione(perché le lenzuola ancora non si sono asciugate): La visione di quest’opera vi porterà nei meandri del buio più oscuro e, per completare, nelle tenebre dell’oscurità più abbietta. E, per compensare, nella luce più splendente aggiunta ad un pizzico di luminosità rarefatta. Insomma: sta puntata non si deve vedere! E’ una metafora. O è troppo scuro o è troppo luminoso. Il caro Luttero ha capito che l’opera è inguardabile e corre ai ripari. Poi non dite che non vi vuole bene.

Motivi per vedere questa puntata: finalmente, dopo puntate e puntate, i due si baceranno!!! Si. Finalmente!! Era da tempo che volevo vedere baciare Dawson’s[1] e Pacey! Ah…ma non stiamo per vedere Dawson’s Creek? No? E che vediamo? La Carmenide???? Allora non c’è nessun motivo per vederla! Spegnete e vedetevi Dawson’s! Quello si che merita!
E non dimenticatevi Gossip Girl ed OC, mi raccomando!

La visione di questa puntata è di vitale importanza nell’economia domestica e generale. Infatti per tutti coloro che stanno leggendo ciò, in questo preciso istante, si sta per verificare una situazione patrimoniale ed esattoriale. Ebbene si. Ci siamo venduti. Attendete l’arrivo del funzionario pubblico che vi deprederà di tutti i vostri averi. Addio cari lettori. E’ stato bello conoscervi.

Personaggi e funzioni:

Mang’isse: destabilizzante datore di dinosauri dinoccolati e distrutti.
Master: La sua parte del “coraggioso” è ormai naufragata da una vista mostrifera. Ora è a terra che prega la sua maggiore divinità, gli Abba, di salvarlo da questa orrenda situazione.
Tommy Show: Essere poco incline alle perdite di tempo, ovviamente se non è lui che ne perde.
Turkodur: Personaggio di fantasia che, per piccino che lui sia, sembra quasi che sappia la via per la gloria. Anche se spera ancora che sia una femmina mit Zwei Melonen(ho usato il tedesco per non turbare le menti sensibili e Carlo).
RimPattule: C’è e non c’è. Diciamo che c’è. Ma non c’è. Indi ci potrebbe essere, ma non c’è. Quando ci sarà si vedrà!
Carmenide: L’unica che riesce a creare il teletrasporto ed ad usarlo per recuperarsi un vergognoso Dylan Fog. Santa subito!
MostrAmi: Essere mitologico gigante che comprende: due facce, quattro braccia, quattro gambe, e elementi distinti di un essere umano femminile e uno maschile solo che sono aggrovigliati tra loro. La loro arma segreta è l’eccesso abbondante di zucchero, che entra nelle orecchie dei poveri derelitti che li ascoltano e li trasforma in orsetti gommosi a forma di cuore[2].
Lucaborrasso: Conte dei Lukokò. Nobile più dei nobili stessi. Almeno lui sa che mangia schifezze e ne và pure fiero.
CoccoSiffredi: essere umano che aveva qualche importanza in passato e che poi è stato mangiato dal conte dei Lukokò. Dovrebbe esserne felice. Meglio un conte che un buzurro leghista.
Cimichele: Nemico principale dell’opera ma solo perché Bruno Vespa aveva un impegno.

Di fretta, sciolto cotidiane baci,
mentre il foco della passione ardèa, ci scòrse, e disse:
"Forestieri, chi siete? E da quai lidi
prendeste a frequentar l'umide strade?
Siete voi trafficanti? O errando andate,
come corsari che la vita in forse,
per danno altrui recar, metton su i flutti?"
Della voce al rimbombo, ed all'orrendo
aggrovigliamento del mostro,
ci s'infranse il core.

“Io dico che è osceno. Da che mi ricordo non si bacia così una donna!” – sentenziò il Master, chino a terra in modo da pararsi da un possibile attacco del mostro gigantesco.
“Può darsi anche che, a quei tempi, le donne ancora non c’erano, dato che si parla di eoni fa! O era il tardo paleolitico?” – si burlò di lui il sempre simpatico Turkodur mentre si copriva le orecchie per non ascoltare frasi melense.
“Tu ed io facciamo i conti dopo, povero mozzo da strapazzo. Mang’isse aiutaci!!! Tu sai come fermarli!” – disse Master osservando l’eroe come un cane che guarda un osso – “Sei tu l’eroe! Salvaci oh eccelso Mang’isse!!!”
“E vi salverò amici miei! Mi sono appena rammentato come eliminare questo essere demoniaco intriso di zucchero e cannella. Ho la soluzione e la recupererò dentro al bosco! Attendetemi un attimo! Bye bye!” – e si infilò nella foresta correndo tra i molteplici alberi che gli ostruivano il cammino.
“Ma dove và?? Ci sta abbandonando!!!” – urlò Master ormai distrutto – “No! Non può essere. Mang’isse è fuggito. E’ veramente un codardo disumano. Solo io posso salvare l’onore di questa compagnia. Solo io posso veramente fare qualcosa, non quel ridicolo semi-dio!” – si beò l’ex-scudiero.
“Cosa devi fare tu?? Piccolo esserino, vammi a prendere dei cioccolatini per la mia amorina che oggi festeggiamo il 395° giorno assieme e dobbiamo fare una grande festicciola! Solo io e lei abbracciati abbracciati!” – disse la voce maschile dell’enorme mostro.
“E che novità!” – rispose Turkodur.
“Hai qualcosa da dire, insulsa creatura? Tu, vammi a prendere un telefonino rosa con una borsa rosa e un vestito rosa! Corri!!!!” – urlò al Master la voce femminile in modo leggero, vellutato e molto preoccupante.
“Hai sentito la signora? Corri!!! Inutile essere!!!” – lo derise Turkodur!
“Mi piace “inutile essere”, bravo piccolo umano!” – lo ringraziò lei.
“Or vi mettete anche a far comunella! Ma giuro che io vi sconfiggerò!!!” – si esaltò, da solo come sempre, il Master.
“A chi sconfiggi tu?” – disse la voce maschile dell’essere avvicinandosi alla sua persona – “Corri a comprarmi dei cioccolatini per la mia piccola, sennò ne subirai le conseguenze: due ore e dico due a discutere di fantacalcio! Sicuro che vuoi sentirmi?” – lo minacciò.
“AAAAA! Manco morto! Corro, fuggo, scappo, mi volatilizzo!” – disse, tremante, l’uomo un tempo noto come “il coraggioso”.
“Tu non vai da nessuna parte!” – urlò una voce maschile conosciuta.
“Mang’isse!!!!” – sentenziò il Master con gli occhi sbrilluccicanti.
“Ebbene si! Sono qui per sconfiggervi, esseri demoniaci e con un po’ di caramello sulle gote! Ecco chi ho trovato nella foresta! Beccatevelo, tiè!” – e Mang’isse fece uscire, dagli alberi, un mostro più giovane, aveva una spiccata somiglianza con la parte maschile dell’enorme MostrAmi ovvero, alla fin fine, era un Nino D’angelo junior junior.[3]
“Ma…chi è quell’altro? Non ci bastavano sti due?” – criticò il sempre acceso Turkodur.
“Certo che no. Questo è il Mostracco[4]. Solo lui li riesce a staccare. Solo lui può sconfiggerli. Solo lui li renderà normali.” – spiegò l’eroe ritornato tale.
E improvvisamente tutto si risolse. I due amanti-mostri-nino d’angelo-e l’altra si divisero e si rimpicciolirono. Ripresero l’aspetto di due umani, la loro essenza demoniaca era svanita alla sola vista del Mostracco che, anch’esso, perse la sua notevole stazza e si tramutò in un ragazzo di dodici anni. I tre furono felicissimi di riabbracciarsi e ritornare normali. Almeno questo è ciò che dissero ma si notava che i due ex appartenenti al MostrAmi guardavano in malo modo Mang’isse che, tutto trafelato, capiva di aver interrotto un piccolo momento di solitudine che avevano i due dato che leggenda narra che tutta la giornata i due si dovevano sorbire il piccolo che, diciamo, rompeva gentilmente i cosidetti e non permetteva ne di abbracciarsi, ne di sbaciucchiarsi, ne di fornicare, ne di esprimere con voluttuosità sentimenti d’amore. I tre, quindi, lasciarono i nostri eroi a riprendersi e tornarono nella foresta.
“Ma…tu sapevi!!” – chiese Master all’eroe.
“Certo che sapevo. La mia nutrice mi ripeteva sempre che, ovunque c’era il MostrAmi doveva esserci nelle vicinanze anche il Mostracco che veniva, molte e molte volte, legato a qualche albero per concedere ai due un po’ di intimità.”
“Ma…allora…tu sei un vero eroe!” – convenne il Master ormai onnubilato dalla meravigliosità di Mang’isse che, tutto tronfio, si beava della sua intelligenza.
“Non ci posso credere. Hai fatto qualcosa di buono!” – si rivolse Turkodur al Master.
“Ehm, ci ha salvati lui!” – Master indicò Mang’isse.
“Ah! Mi scusi, signor eroe, sa, con le mani sulle orecchie non ho sentito tanto. In effetti mi sembrava strano che quello lì sapesse fare qualcosa! Lei si che si merita il titolo di eroe. Lei si che è un grande ed eccelso individuo, lei si che non è Master!” – lo festeggiò.
“Modestamente…”

I tre, più lucaborrasso, si rimisero in viaggio verso il loro unico obiettivo, che non vi stiamo qui a ricordare. Ma passiamo all’accesissima battaglia tra Tommy e Cimichele che, ormai, è vicina alla conclusione dopo puntate e puntate e piccoli battibecchi tra i due contendenti e l’illustrissimo autore.

“E’ giunta la tua ora, Tommy Show!”
“E’ giunta la tua fine, Cimichele!”
“Lancio la mia sfera Pocket!!!! Vai Pidgeiotto!”
“Eh? Ma non era una partita a pallone questa?”
“Giusto! Ma ora che ci penso io sono il cattivo di questa storia e devo far qualcosa di cattivo. Vai Pickachu, elettrizzali tutti!”
“Mi permetto di dire che questa è crudeltà verso gli animali, li si incita a combattere e li si chiude dentro una minuscola sfera. Vergogna!”
“Non mi interessa. Vincerò questo regno ad ogni modo, sconfiggerò te e chiunque si metterà dinanzi alla mia furia vendicatrice! E, soprattutto, a chi non accetterà il mio comando gli farò vedere tutte e dico tutte le puntate di Dawson’s Creek. Con l’audio originale!!!!”
“Tu si che sei cattivo, meriti che io ti sconfigga!”
“Ma cosa fate amici miei/non è questo il momento per litigare/io so che buono tu sei/ non fatevi del male.” – disse una voce straniera scandendo le parole.
“Ma chi è quest’altro?” – chiese Cimichele.
“E’ il RappAlessio, il mio cantante di corte. E’ bravo ma ogni tanto parte a molla ed è difficile fermarlo. Tu annuisci e va tutto bene.” – gli consigliò Tommy Shò.
“Sono il vostro cantante/sono qui festante/vi racconto la mia/ una tragedia infinita. Nacqui nella foresta/avevo sempre l’aria mesta/fui rapito da una lupa/era ordunque molto cupa. Ma dopo solo un mese/mi ritrovarono e alfin mi attese/la mia vita da errabondo/tra corti in giro per il mondo.”
“Come si spegne?” – richiese Cimichele.
“Eh, a saperlo!” – disse tristemente Tommy Show.
“Era meglio quando non c’erano le guest-star!”
“Vero. La prossima volta niente lamenti, mi raccomando.”
“Quel Luttero è più malefico di me, alcune volte, strana sorte! Oh mio Jufka, or anche io parlo in rima. Maldido RappAlessio.”
“E non è tutto, ti viene l’istinto di urlare “Ehi brò” ogni due secondi e di vedere video di donne di colore con fondoschiena enormi.”
“E’ vero. Ho bisogno di quei video! Vado a cercarli!” – disse il Cimichele che, non visto dal Tommy imbambolato dal cantante rappante, approfittò della distrazione generale per segnare i due gol che gli mancavano alla vittoria. Il cappellano reggente notò la cosa proprio mente il malvagio ex-re sistemò la seconda palla in rete. Ormai aveva perso il regno. E Cimichele era il campione.
“Nooooo. Sei un malvagio, crudele, ignobile, bruto imbroglione!!!” – urlò Tommy Show.
“Oh, mi lusinghi, ex-cappellano! Fuori dal mio regno. Ormai questa terra è mia!!!” – e rise, il nuovo re.
“Questa è tutta da vedere! Riuscirò ad avere la mia vendetta, becero individuo. Ci rivedremo in tempi brevi. Non è una minaccia, è una promessa.” – e uscì dalla città, triste e distrutto.
“E il Tommy se ne andato/il re è cambiato/ noi tutti siam sconvolti/ ma rimarremo forti/ sperando che Cimichele non ci faccia torti.”
“Ehi brò, certo che ve ne farò! Da oggi comincia un’era di terrore per SuperSantos!!!!”
“Palloni bucati???” – chiese Pippot dei Melacredo che passava di lì.
“No. Peggio.”
“Allora apposto così!”
“E tutti si sconvolsero disperati/al cappellano Tommy eran tutti grati/ ma un’era di sconvolgimenti era in atto/ e ve lo dico quasi come se fossi un mezzo matto/ non sarà un tempo di frizzi e lazzi/ da domani qui son c...ehm…tutti pazzi!

FINE VENTIDUESIMA PUNTATA

[1] La “s” del genitivo sassone ormai è diventata parte del suo nome.
[2] Ecco, la parte difficile è essere un orsetto ma a forma di cuore. Ci vuole molta arte e pazienza per diventarci.
[3] Doppio Junior dato che il primo Junior era la parte maschile del MostrAmi. Semplice no?
[4] Mostro-Macco. E per fortuna non è quello che fa di cognome Marfè!

La singolar tenzone è conclusa. Il tommy è fuori dalla città ma tre baldi avventurieri sono sul suo cammino e lo aiuteranno a riprendersi ciò che gli è dovuto.
Ma non li incontrerà indi si dovrà accontentare di Mang’isse, Master e Turkodur. Che sfigato.

Niente sondaggi per le ultime due puntate. Faccio tutto io perché sono cattivo.

Prossima puntata: Lunedì 19 Ottobre. Meno due alla conclusione. Il bene contro il male…chi vincerà? Si accettano scommesse. Ovviamente i soldi li mantengo io. Spesa minima: 50 euri. Mi servono capitali per Lucca, of course!

mercoledì 25 aprile 2012

I Vergognosi 7


Metto un attimo da parte le facezie celebrative delle ultime due puntate di Teatro e parlo di qualcosa di brutto, se non di triste, che è accaduto in questi giorni nel mio capoluogo di provincia.
Il comune di Caserta, cercando di rinnovare e dare una moto di entusiasmo alla popolazione ed una sferzata al turismo cittadino, imbastisce una manifestazione chiamata "I Magnifici 7". Una convention che si dipana dal 22 al 30 Aprile e prevede incontri, concerti, esibizioni. Tutto molto bello, diciamo.
I nomi chiamati ad esaltare queste splendide serate, diciamo i "main event" sono i seguenti:

22: Rocco Papaleo
23: Giobbe Covatta
24: Gianluca Grignani
26: Marlene Kuntz
28: Daniele Silvestri
29: Biagio Izzo
30: Marco Mengoni

Entusiasmo in ogni dove per questa splendida iniziativa. Frotte di fan mengoniane si accalcano sulle pagine ufficiali dell'evento negli spazi internettiani. Frotte di fan che domandano orario del concerto, posti indove soggiornare per più giorni, prezzo del biglietto. Ecco sì, il biglietto.
Sin dal principio l'idea era che il costo, per ogni singolo spettacolo, dovessere essere popolare. Molto contenuto. Si suppone dieci euri, massimo, ad evento. Poi credo avessero anche pensato ad un abbonamento, ma sarebbe difficile trovare chi ha interesse a tutti e sette le date. Personalmente ero entusiasta per il concerto di Daniele Silvestri dato che, sicuramente, a quello del cinque maggio non potevo esserci per lavoro. E poi vedere Covatta dal vivo non mi sarebbe proprio dispiaciuto.

Comunque si inizia a parlare di questa manifestazione, le voci girano, il sottoscritto esulta, qualche giorno dopo accade la prima simpatica novità: i concerti saranno gratis.
Yuppie! Gioia e gaudio! E' la cosa più bella mi sia capitata in provincia di Caserta dopo un altro concerto del Silvestri nella notte bianca di quattro anni fa. Ero giovane a quei tempi.
Felice e festante dono la buona novella a tutti gli interessati che iniziano a fare programmi per esserci. Perchè poi, il 28 Aprile, inizia anche il Comicon ed io, da bravo lavoratore indefesso, cerco di tenermi completamente libero per andare la mattina a Napoli ed essere a Caserta abbondantemente prima per accaparrarmi i posti migliori al concerto. Un vero concerto. Uno in piedi. Perchè così deve essere un concerto.

La manifestazione, comunque, non sembra essere stata presa con entusiasmo dal giornalismo internettiano casertano. Molti nutrono seri dubbi sull'effettivo inizio della kermesse ma saranno i soliti catastrofisti, mi dico.
Il 22 si inizia. Rocco Papaleo. La giornata è freddina, complice il semi-ritorno dell'autunno in tutta Italia, ogni tanto pioviggina: spettacolo annullato. Verrà recuperato poi. Vabbè, tanto lavoravo. Fa niente. Almeno per me.
Il 23, lunedì, c'è Giobbe Covatta. Ottimo. Giornata piovosa di mattina, pomeriggio esce il sole ma niente: spettacolo annullato. Sempre per maltempo. Verrà recuperato poi. Vabbè, fa niente, l'importante è che ci sia Daniele Silvestri. Ho fatto salti mortali per pianificare quella giornata.
Il 24, martedì, c'è Grignani. Mi sveglio e c'è il sole. Un sole forte e possente. Verso l'una si rannuvola, poi alle tre c'è un caldo piacevole. Ho anche la consueta partita di calcetto del mercoledì anticipata per il giorno di festa. Sono contento di giocare in una bella giornata. Ma il concerto non si fa, nemmeno quello di Grignani che non sarei mai andato a vedere. Perchè? Maltempo. Eh sì. Un sole che ti porta a 22-23 gradi nel mondo moderno casertano è considerato "maltempo". Ottimo. Mi dico. Ottimo. Tutto ciò mi porta a preoccuparmi che...

Ufficiale. Tutta la manifestazione è sospesa. Perchè? Perchè dato che i primi tre spettacoli sono saltati, non ha senso continuare e ora bisognerà constatare con la Regione Campania come investire il denaro che gli è stato concesso. 850mila euri. Mica cotica.
Parte l'assalto alle pagine ufficiali dell'evento. Un coro di "vergogna", "penosi" ed insulti vari colpisce gli organizzatori che non se ne fregheranno più di tanto. A loro non cambia niente. Assolutamente niente. Il sindaco di Caserta, da un anno sulla poltrona di una città in dissesto finanziario, prima si esalta per la meravigliosa idea che ha avuto, e poi chiude tutto. Rimanda a mai più. A tempi migliori.

Io, in questi giorni, mi sono soprattutto fatto una domanda importante:

"Ma era in programma questa manifestazione? O rientra nel sempre simpatico detto: l'importante è che se ne parli, nel bene o nel male?"

Perchè gli indizi che era tutto un colossale pesce d'aprile ci sono.

1) I giornali locali, già dal giorno prima dell'inizio della kermesse, annunciavano la cancellazione dell'intera manifestazione.
2) I quotidiani on line, già da due settimane prima, annunciavano dubbi sull'operato generale. E sul biglietto gratuito a pagamento.
3) La pubblicità era fiacca.
4) I social network non erano minimamente sfruttati. Due notizie al giorno, come se cercassero di fare meno clamore possibile.
5) La villetta Maria Carolina, sede dei concerti e spettacoli, già dichiarata inagibile in caso di pioggia. Perchè farli proprio lì constatando il periodo alquanto preoccupante dal punto di vista metereologico?

Ovviamente, in quest'era di condivisione globale, partono delle voci simpaticissime sui reali motivi per cui il festival non è minimamente iniziato. Almeno per quanto riguarda gli eventi più importanti.

-) Gli artisti volevano un botto di soldi.
-) I soldi non ci sono.
-) La Regione non paga.

Il discorso, dall'alba dei tempi, è sempre stato uno: il denaro. E quindi anche stavolta il motivo principale per cui tutto è stato eliminato sembrerebbe ricongiungersi a quello. Il denaro. Voci simpatiche dicono che hanno contattato prima gli ospiti e, solo ora, così per sfizio, gli hanno chiesto quanto intendevano avere come compenso per loro ed il loro staff. E' come se io andassi in un ristorante di lusso e alla seconda portata iniziassi a chiedere quanto cosa ogni singolo piatto. Una tremenda idiozia, spero. Lo spero proprio.

In tutto ciò, nell'incazzamento globale, non posso concedermi il lusso di vedere il Silvestri a Napoli, il giorno cinque Maggio per lavoro. E mi dispiace tanto. Perchè mi sono illuso che da queste parti in cui vivo qualcosa potesse cambiare. Almeno nella mentalità di alcune persone. Ma mi sbaglio. Qui non cambierà mai niente.

Arriverà un'altra festa della liberazione.

(E dopo un mese in cui dormo poco, sono constatemente impegnato e vivo discretamente "ancora mi racconto, che prima o poi riposerò)

Link utili per capire lo scempio del Comune Casertano:

Interno 18

I Magnifici 800mila

La "grande" campagna d'informazione

giovedì 19 novembre 2009

Cose da fare in questi giorni...



Siete stanchi, stressati, vorreste tanto rilassarvi e prendervi un pò di tempo per voi ma la tv vi annoia e il cinema costa troppo?
Bene, quello che dovete fare in questo caso è recarvi all'edicola più vicina, dare 2,70 euro all'edicolante e acquistare una copia del numero 24 di Nemrod.
Test clinici, infatti, hanno dimostrato che la lettura di questo albo gioverà benefici alla pressione sanguigna, all'apparato respiratorio e alla sudorazione della pelle. Grazie alla tensione emotiva dei testi di Adriana Coppe e Francesco Savino e alla forza visiva e narrativa dei disegni di Ivan Vitolo, infatti, "I semi del Male" (di cui vi avevo più seriamente parlato QUI) vi allontanerà quel tanto che basta dalla routine della vita quotidiana, producendo un effetto benefico su tutto il vostro organismo.
L'acquisto è caldamente consigliato!




p.s. E' un fumetto, leggere attentamente l'editoriale illustrativo. Non produce effetti collaterali, può essere somministrato in qualsiasi ora del giorno. La copertina (di Fabio Celoni) dà assuefazione, sbavarci su con moderazione. Per impressioni, considerazioni, pareri e opinioni, rivolgersi agli autori.

sabato 30 ottobre 2010

Chiara come l'acqua



L'uomo vuole solo divertirsi, mettetevelo bene in testa. Anche la donna, sia chiaro. E' tutto un modo, l'amore, per cercare sollazzo gratuito. Perchè in questa società merceologica in cui viviamo tutto ha un prezzo. Anche il sesso, ed è quello che ricerchiamo sempre, ma gratis. Le pubblicità di telefonini con discinte starlette televisive, i calendari, i varietà televisivi con giovani pulzelle che mostrano la merce, servono solo a questo: al sesso gratuito. Sono palliativi, per gli uomini e anche per le donne. Vedere per vendere. Vedere per comprare. Comprare per pensare di avere. Il sesso è l'unico pensiero costante del nostro corpo, e non solo maschile. Altro che l'amore. Non è che uno un mattino si sveglia e pensa: "Oggi troverò la donna della mia vita, ci piaceremo e tra un mesetto o due andremo a letto e faremo l'amore". No. La mattina si pensa: "Speriamo che oggi si tromba". Questo è il nostro mondo, questi sono i nostri desideri e per questo, amici miei, vi esorto a comprare il mio libro intitolato "Cosa vogliamo veramente". In copertina c'è la foto di Jessica Sartoretti, la più grande star vivente di questi ultimi tempi. Con alcune sue foto piccanti, anche durante il libro. Comprate e non ve ne pentir..."

Chiara spense la televisione domandandosi il perchè l'avesse accesa. Non c'è niente in quella scatola che le sia mai interessato veramente. Ne ora, ne in passato e forse neanche in futuro. Guardò la sveglia posta sul comodino. Segnava le 23 e 04, il pensiero volò a qualcosa che era meglio dimenticare. Chiuse gli occhi, forse per eliminare quel momento o riviverlo di nuovo. Quando era felice. Ogniqualvolta ripensava al suo volto lei sorrideva. Anche quando stava piangendo. C'era qualcosa in quel viso che la faceva sempre ridere. Uno sguardo, una smorfia strana, qualsiasi cosa. Riusciva a tirare fuori il meglio di lei in pochi attimi. E intanto non c'è, non c'è più quel tempo, non c'è più quel sentimento, non c'è più neanche la voglia di andare avanti. Si tuffò sul letto, a pancia in giù, le lacrime scendevano come piccoli ruscelli di montagna, si addormentò stremata.

(Due anni prima)

A molti la pioggia da fastidio, o perlomeno tristezza. Svegliarsi al mattino e vedere che il sole è da un'altra parte fa iniziare male la giornata. Per Chiara no. Chiara ama l'acqua che scende dal cielo. La adora. Tifa per le giornate piovose, esulta quando arriva l'inverno, piange a Giugno, aspetta l'autunno d'estate. E' strana, Chiara. Così le dicono tutti quelli che amano il sole e il caldo. Dicono che non sa divertirsi, perchè quando fuori piove si rimane in casa. Indi non ci si diverte. "Non capite", risponde sempre lei e se ne frega. Indi esce, pure sotto la pioggia, col suo ombrello azzurro, che ha da dieci anni, da quando era ancora ragazzina. Suo padre glielo donò prima di andarsene e lei ne fu entusiasta. Era un normale ombrello, sia chiaro, ma per lei rappresentava una parte immensa della sua eredità, ed era il suo più grande ricordo del papà. Ancora oggi si ricorda di quando, all'uscita da scuola, a nove anni, si ritrovò sotto la pioggia, da sola, tutta bagnata. Il padre arrivò con solo cinque minuti di ritardo, di corsa, dispiaciuto, lei non se ne curò perchè aveva iniziato a ballare. Sotto la pioggia. Abbandonando la cartella in un angolo, nel cortile davanti scuola. Il padre arrivò, la vide, e non potè fare a meno di rimandere bloccato, immobile, sorpreso nel guardarla. La sua grazia, la sua bellezza, erano qualcosa che andavano molto più in là del semplice orgoglio di padre. Era bravissima. Era meravigliosa. Era completamente spugna d'acqua. Ma sembrava non rendersene conto. Lei e la pioggia erano una sola cosa. Quando Chiara lo vide, iniziò a ridere di gusto. Vide quell'uomo enorme, così se lo ricordava, che piangeva con l'ombrello azzurro a ricoprirgli la pelata, e corse ad abbracciarlo. Quell'episodio ebbe molti strascichi: un corso di danza, terminato con la rottura dei legamenti un mese prima del debutto da professionista, un legame ancora più forte col suo genitore, e una febbre a 39 che l'accompagnò per una settimana.

Ancora oggi, Chiara, cammina sotto la pioggia senza ombrello, quando è lieve lieve. Ha imparato la lezione, ma adora sentirla su di se, in certi giorni. Oggi è uno di quelli. Da stamattina ha visto, sì e no, tre persone in mezzo alla strada camminare a piedi. Gli altri son tutti guidatori stanchi, dato che il traffico peggiora nei giorni di pioggia. Lei però adora camminare, non ha ancora preso la patente, pur essendo una venticinquenne, afferma che non guiderà mai, finchè esisteranno i mezzi pubblici e le sue gambe la manterranno. Oggi ha un colloquio. Il posto non è lontano, un quarto d'ora di evita-pozzanghere e il gioco è fatto. Arriva alla sede, con ottimo anticipo. Suona il citofono, la voce della segretaria è paziente e gentile. Sale i tre piani che la separano dall'ufficio piano piano, per non arrivare col respiro affannato. Bussa, ottiene risposta ed entra. Nell'anticamera c'è solo la scrivania della segretaria e qualche sedia vicino al muro.

"Buongiorno"
"Buongiorno a lei, è qui per il colloquio?"
"Sì, sono in ritardo?"
"Certo che no, anzi è stata la prima a presentarsi. Il cognome è?"
"Giacomelli. Giacomelli Chiara."
"Certo. Prego, entri. Il direttore la sta aspettando."

Apre la porta, osserva la stanza. C'è un po' troppo odore di chiuso per i suoi gusti, la parete è stata appena ritinteggiata e la puzza di vernice crea un miscuglio difficile da sopportare. Stringe i denti e va avanti, senza badarci troppo. Allunga la mano al direttore, uomo sulla quarantina, molto affascinante, sorriso intrigante, peccato che già occupato, una fede enorme spunta dalla sua mano destra. Rompe lui il ghiaccio.

"Buongiorno signorina Giacomelli. Si accomodi."
"Buongiorno a lei, mi ha riconosciuto dalla foto sul curriculum?"
"Una foto che non rappresenta perfettamente la grazia che emana, direi. Comunque sì." - Chiara arrossisce.
"La ringrazio."
"Non mi dica che si intimidisce per un complimento. Chissà quanti ne riceve al giorno!"
"Non così tanti come sembra, comunque tutto bene. Andiamo avanti." - Sorride.
"Allora, signorina, qui cerchiamo una ragazza spigliata, decisa, concreta e che sa cosa vuole. La nostra azienda, che come ha capito non opera in questo studio, ha bisogno di risorse umane ottime. E lei potrebbe far parte di questa grande famiglia. Dal suo curriculum noto che ha ottime credenziali. Le potrei chiedere del perchè ha abbandonato il suo precedente lavoro?"
"Sono motivi personali, mi dispiace". - si incupisce.
"Non intendevo farla intristire, la prego, mi perdoni."
"Perdonato, non si preoccupi" - sorride, di nuovo.
"Ora, lei è brava. Io ho un gruppo di ragazze valide dove devo scegliere chi mi affiancherà in questo lavoro, perchè lei sa che lavorerà a stretto contatto con il sottoscritto. Indi, signorina, lei deve capire che questo lavoro ha bisogno di unione, cooperazione e tanta affinità."
"Certo, è chiaro."
"Indi, le chiedo gentilmente, se può denudarsi e avere un rapporto con il sottoscritto. Ora. Su questo tavolo". - Chiara è sorpresa, sconvolta. Rimane a bocca aperta.
"Sta scherzando, giusto?" - chiede, spaventata.
"Certo che no. Le parlerò chiaro, signorina Giacomelli. Io devo scegliere tra dieci ragazze. Tutte abbastanza attraenti e con esperienze simili. Devo trovare chi sia in grado di darmi ciò che voglio. E se lei non rientra tra queste, è meglio che se ne vada." - Chiara, si alza, si inizia a sfilare il copriabito.
"Sapevo che ci saremmo messi d'accordo, e poi lei è la prima. Indi non avrò bisogno di altri colloqui." - si avvicina per baciarla. Ottiene uno schiaffo violento che lo fa cadere sulla scrivania. Senza scomporsi, rimette a posto tutti gli oggetti e si risiede sulla propria poltrona. Biascica un "le faremo sapere" e inizia a scrivere chissà cosa su un foglio di carta. Chiara esce sbattendo la porta. Non ricordandosi di prendere il suo amato ombrello, saluta la segretaria che la fa uno sguardo da "io so" e ritorna al computer. Chissà se anche lei pratica "cooperazione" col suo capo. Non vuole pensarci. Scende in strada, osserva l'inizio del diluvio e si danna per la perdita del suo ombrello. Non vuole ritornare sopra, indi prende un cartone abbandonato dall'edicola lì di fianco e si avvia verso casa. L'intensità della pioggia aumenta.

I tacchi son difficili da gestire quando l'asfalto è bagnato, ma Chiara è abituata. L'infortunio gli avrà compromesso l'attività artistica ma le sue gambe, e la sua tenacia, riescono a tenere in queste piccole cose. Gira in una viuzza semi abbandonata. Osserva un uomo reggersi a fatica, che sembra cadere a terra e poi inizia a trascinarsi con fatica. Lo vede sedersi sotto un portone, la pioggia sembra aumentare ancora di più, decide di fargli compagnia e vedere se ha bisogno di aiuto. Lo raggiunge, lo osserva e gli parla.

"Ed io che pensavo di essere l'unica sfigata oggi. Sarebbe così gentile da farmi compagnia finchè qualcuno, la sopra, non chiude il rubinetto?"

Lui non parla, smuove solo la testa. Chiara si siede, incrocia le gambe e inizia a parlare.

2 - Continua

lunedì 31 dicembre 2007

Propositi per l'anno nuovo

Ecco i miei semplici propositi per l'anno che verrà:

1: smetterla di pensare come un idiota
2: smettere di essere un idiota
3: troncare la mia relazione morbosa con cristina d'avena
4: evitare di ballare nudo ai funerali
5: soprattutto a quelli a cui non sarò invitato
6: finirla di scrivere stupide liste che non leggerà nessuno
8: ricordarmi di scrivere soprattutto il punto 7
8bis: trovare una ragazza che mi sopporti e che soprattutto mi porti
9: prendere quella maledetta macchina
10: trovare un qualsiasi mestiere che mi faccia fare soldini
11: scrivere qualcosa di serio e farmelo pubblicare
12: ovviamente non presentare nessuna opera dal titolo: "il signore dei padelli"
il 13: porta male o bene a seconda della longitudine dove vi troviate
14: un week-end di puro sesso con michelle hunziker
15: e anche la yespica se vuole
16: andare avanti sempre e comunque finchè credo in me
17: fermarsi dato che ho finito di credere in me 3 anni fa
18: diciotto diciotto diciotto diciotto
19: Dire a Luttazzi che lo amo dal grattacielo più alto di New York
20: Innamorarmi

20 propositi semi-seri per augurarvi buon anno, anzi...rompiamo le frasi fatte...vi auguro un "Pessimo anno"! Così andrà meglio per forza!
Auguroni anche da parte di quell'ominide del co-admin cioè Dj.
AUGURI