martedì 29 settembre 2009

La Carmenide - "O giungere o spezzare" (Puntata Diciannove)



Mini-prefazione(perché odio Cleopatra e gli egiziani che mi attaccano a Civilization 3): La visione di questa puntata vi porterà ad avere paura, nell’ordine, di: ragni, puzzole, cavalli, esercenti di diritto pubblico, Ciro Rigione, astute valchirie normanne, Gigione e suo figlio Donatello, articoli da regalo natalizi in vendita da Ottobre, Paris Hilton, giochi senza frontiere e, ultimo ma non ultimo, Marco Marfè.

Motivi per non leggere questa puntata: se siete arrivati a questo punto fermatevi. Lo faccio per voi. Dico veramente. Fermatevi. Si. Fatevi sto piacere. Però se superate il prossimo rigo siete fregati. Non scherzo. Sicuramente. Vabbè, l’avete scelto voi. Chiunque ha superato il rigo suddetto mi deve 100 euri per ogni puntata che ha letto fino a quella di oggi, come pagamento dei diritti d’autore. Così mi pago il Lucca Comics. Oppure, per gentilezza dato che non sono veniale, potete darmi solo 400 euri totali, mettetevi tutti insieme, fate una colletta, vendete un rene, che ne so, son problemi vostri. Io vi avevo avvertito di fermarvi.

La visione della suddetta puntata porta alla risposta di uno dei quesiti elementari più sconosciuti ai grandi e piccini: si, Minni, alla fin fine, è una pantegana. E mi sono trattenuto.

Personaggi e porzioni:
Mang’isse: Disperato, datato, dotato, ditato e dattilografato eroe.
Master: Individuo becero con capelli osceni e volontà sconosciute anche alla sua persona. Ora è in altri lidi intento a carpire i segreti di un motto che, al mio modesto avviso, può significare solo cose pervertite. Ps: per chi non lo sapesse il motto in questione è il titolo di questa puntata.
Carmenide: bel personaggio. Ed ho detto tutto.
RimPattule: L’unica persona al mondo che inizia un primo appuntamento rotolando dalle scale per ispirare subito tenerezza al suo amato. Non le tirate mai i capelli, neanche per sbaglio, rischierete la vita.
Cocco Siffredi: Persona troppo esuberante. Odiato a D&D, odiato nell’opera, ma sempre amato quando si effettua un “Dottor Why”. Il suo cervellone è una manna per il sottoscritto.
Onello: L’Otello con la enne.
Tommy Show: Cappellano molto amato per la sua capacità di palleggiare bambini. Diventerà uno sport mondiale in futuro, ne sono sicuro.
Cimichele: Ex-Re di “Ligabua” ora diventata “Croccantina Prima” e passata sotto le grinfie del gatto Figaro. Lui, quindi, decide di fare qualcosa di cattivo perché sennò non ha niente da fare.

“Troverai vivo(?) ne' suoi detti il Cocco,
o l'avrà poco dianzi il Master ucciso.
E tu al funèbre assisterai banchetto".
Rise, e di gioia un improvviso raggio
nel mio cor balenava. "Ho già la brace",
Risposi, "e con l’Onello assai compresi

che è quel terzo branzino che presi!”


“Stanotte in sogno questo mi hai detto!” – elaborò il Master.
“Impossibile!” – replicò Mang’isse!
“Dici che non mangeresti mai davanti al Cocco morente perché va contro il tuo onore?” – chiese la spalla ansiosa.
“No. Dico che non avrei mai scelto un branzino. Li avrei presi tutti e tre direttamente!” – spiegò l’eroe che, intanto, stava per iniziare a sbavare per il troppo pensiero dedito al cibo.
“Indi mi dici che non è un sogno premonitore? Cioè, io so di non apprezzare l’operato Cocchesco ma da qui ad arrivare ad ucciderlo, ce ne passa. Sicuro!” – disse Master mentre sudava copiosamente – “Non sono un assassino, sono un uomo buono!” – e, in quel preciso momento, si palesò ai loro occhi il Cocco in tutta la sua non-beltate.
“Oh Master, proprio te cercavo. Sai il tuo spazzolino da denti? Eh, beh, è caduto nel secchio degli escrementi. Ma non ti preoccupare. Adesso è al suo posto lindo e pulito. Infatti l’ho lavato con un’acqua limpidissima che ho trovato in una vasca poco distante”. – comunicò la nemesi del Master, dall’alto della sua dabbenaggine, ed uscì senza attendere risposta con un sorrisetto soddisfatto.
“Io lo ammazzo! Giuro che lo ammazzo! In quella vasca c’era l’acqua usata dal lucaborrasso per lavarsi. ” – gridò l’essere un tempo noto come il calmo e delicato scudiero di Mang’isse. – “Lo faccio a striscioline, a fettine, a boccocini, a dadini e lo do al mio borry[1]!!” – a quella frase, l’animale mitologico esultò saltando sulla tavola e leccando il suo padrone gonfio di entusiasmo. – “Bisogna ideare un piano però!” – ma non finì di pensare che un’emergenza era in atto nella nave.

Infatti dalla torre, un marinaio[2] urlò a squarciagola: “Nave in vista!!!! Nave pirata in vista!!!!”. Immediatamente Master e Mang’isse si recarono fuori dalla cabina. La vista era sconvolgente. Onello era uscito dal suo proverbiale mutismo e giocava con gli asciugamani arrotolati con gli altri componenti della nave. Tutti i marinai erano in mutande.

“E io che pensavo di essere sulla “Maitella Prima”, credo invece che mi trovo sulla “Village People”!” – asserì Mang’isse sconvolto e schifato da tanto lordume.
“Ragazzi rivestitevi! C’è una nave che sta per arrivare! Ci uccideranno tutti! Abbiamo bisogno della forza di ognuno di voi! Questa è una missione suicida! Chi è con me!!! Chi è CON ME????? – urlò entusiasta il Master felice dell’azione.
La risposta dell’equipaggio, però, fu unanime: “Il Cocco!”. Il malcapitato, in questione, chiamato all’ordine cercava di mascherare la fifa boia che gli percuoteva il corpo.
“Ebbene si! Sono un eroe io! Ho forza! Ho fascino! Ho paura…ehm….ho tanto coraggio! Sconfiggerò il malvagio pirata! Hai capito pirata???? Ti sconfiggerò!!!!” – detto ciò, tutti notarono che il malvagio pirata era già salito da tempo sulla loro nave e attendeva solo l’attimo giusto per palesarsi ai loro occhi. Difatti l’imbarcazione che i marinai avevano avvistato era solo uno specchietto per le allodole. Queste ultime si mostrarono molto contrariate per essere state offese in così becero modo e si lanciarono dal vascello in seduta stante. Il Cocco intanto si rese conto che il Pirata era dietro la sua persona.

“Oh Pirata, come è bello stamattina!” – cercò di salvarsi in calcio d’angolo.
“E tu invece fai schifo come sempre!” – ma fu rimessa dal fondo. Il pirata non era mica nato il giorno prima.
“Ehm…qual buon vento, signor cattivone?” – chiese Cocco, visibilmente ancor di più terrorizzato.
“Vento di rovina, mio caro. Il mio nome è Pepe Nero, il terrore dei sette ristoranti. Vengo qui con la mia aria da fighetto vissuto e cerco di derubarvi 3.90 euri per una margherita. Si! Sono ferocissimo!!! Chi accetta la mia proposta mi paghi e si prenda le pizze che già, nella mia persona gentile, ho cucinato per voi. Chi, invece, non è disposto a pagare, pagherà con la vita!!!”
“E’ crudele!” – affermò Mang’isse.
“E’ blasfemo!!! 3.90!!! Un ladro!!!” – confermò Master.
“Io non mi piego! Io non pago!!! Più di tre euro per una margherita è qualcosa di orrido. Preferisco morire più che pagare!” – rivelò il Cocco!
“E così sia!” – dopo queste parole, Pepe Nero, roteò la sua spada e colpì lo sconsiderato guerriero che, prima di giacere al suolo, pronunciò alcune fatidiche parole: “Ricordatemi come un ragazzo forte, coraggioso, villoso, puro, semplice, di animo genuino, costante, appagato, considerato, considerevole, casto, corposo, fruttato, mascherato e soprattutto un eroe pieno di virtù, una di quelle è sicuramente la furbizia, l’entusiasmo, la capacità di vincere ogni minimo duello e, in cuor mio, la soddisfazione di conoscere ogni minima bandiera del mondo civile. Questo è ciò che voi vi dovete ricordare!” – e giacque a terra esanime.
“Mi sono fermato a “villoso””. – rivelò loro Mang’isse con penna e block notes in mano.
“Ma…ancora non ho finito!” – continuò il Cocco rialzatosi – “Vi ringrazio amici miei, ma il mio tempo è ormai scaduto. Vi prego di rivelare al mio sempiterno amico Master che l’ho sempre stimato. Lui era veramente ciò che io ho sempre voluto diventare. Un guerriero forte, agile, scattante, sconvolgente e soprattutto capace di ogni minima impresa. Lui è un vero eroe. Io solo un ragazzo che cercava di assomigliargli sempre più. Io, caro amico, Master, ho conservato per te, in caso di mia prematura scomparsa, tutti i miei averi in una botola vicino casa mia. Trovarla è facile, basta solo…” – e ri-giacque a terra distrutto e morente.
“Nooooooo! Parla di minchiate per ore e quando dice cose decenti muore? Ma come si fa!!! Ma è una pippa anche da morto??? Insopportabile! Si! Lo odio. Lo odio. Lo odio!!!” – urlò, con tutta la sua furia, l’amico Master visibilmente (non) sconvolto dalla prematura dipartita di Cocco.
“No, amico mio, io ci sono ancora! E ti dirò ciò che vuoi sapere! Il tesoro è…” – e lì passò a miglior vita, grazie ad un particolare di piccolo dettaglio: Onello, Mang’isse, Turkodur e il lucaborrasso, insieme a Pepe Nero, disperati per la continua oscillazione tra vita e morte, gli saltarono addosso per porre fine alle sue sofferenze.
“Perché?? Perché l’avete fatto??? Era mio amico!!!” – domandò Master sconvolto.
“Eh, l’abbiamo fatto perché…aspetta…leggo sopra…si….”per porre fine alle sue sofferenze”, una scusa migliore non la si poteva trovare.” – spiegò Mang’isse ritornando a mangiare il suo branzino e una pizza margherita dal prezzo assurdo, per la sua dubbia qualità.
“Beh, miei derubati, noto che sono di troppo. Torno alle mie scorrerie. E’ stato bello conoscervi e derubarvi. Arrivederci!” – si congedò il pirata Pepe Nero.
“Scusa pirata. Dato che il mio assistito è deceduto, che ne dici se ti seguo nelle tue scorribande?” – chiese Onello festante.
“Ma certo che si. Un pizzaiolo nuovo non lo si nega mai! Prego amico, e a tutti voi altri, arrivederci! Toh, un lucaborrasso. L’ultimo che ho visto divenne condimento per la mia pizza mitologica[3]. E’ in vendita questo splendido(?) esemplare?” – interrogò il pirata.
“No, è parte di me!” – risposte Master ancora sconvolto.
“Ops, non pensavo foste così intimi. Vabbè, come non detto. Arrivederci gente.” – detto ciò, il pirata nel suo vascello saltò e verso nuove navi, urlando, si diresse.

La sera, i due eroi si ritrovarono a fissare il mare verso un punto lontano. Mang’isse si avvicinò al suo amico.
“Master, mangia un po’, non ti preoccupare per Cocco. E’ in un posto migliore!” – lo rincuorò.
“La ciotola del lucaborrasso per te è un posto migliore?
“Meglio della nostra mensa, sicuramente!”
“In effetti…”

FINE DICIANNOVESIMA PUNTATA

[1] Diminutivo del lucaborrasso. Non era difficile.
[2] Uno qualsiasi. Inventatevi voi il nome. Io avevo pensato all’ “orso mingione”. Che ve ne pare?
[3] Ingredienti: Tirannosaurus Rex, Zeus, Minotauro, pomodori, Hercules, Medusa, mozzarella, lucaborrasso e una spruzzatina di mammut tagliato fino.

Visto cosa succede se mi si toglie il Dottor Why? Siete avvisati. Subirete la collera del Luttero. Muhaahahahahahaha. E comunque il termosifone me lo sono scordato. Lo riprenderò alla prossima.

Prossima puntata: quando me ne tiene. Ma può darsi sia Giovedì 1 Ottobre. Ma contateci poco. Magari Venerdì, o Sabato, o Lunedì, o un qualsiasi altro giorno. Scegliete voi. Se poi mi inviate anche quel bonifico di cui parlavamo ad inizio puntata ve la scrivo anche tra cinque minuti. Son molto servizievole se pagato!

sabato 26 settembre 2009

Scrivere, scrivere, scrivere



E' un periodo stranulato. Non so neanche se si possa dire. Ma lo dico, tanto il lodo Alfano ancora non è iniziato. Mi immagino nel futuro che qualunque cosa dirò, anche una puntata della Carmenide, avrà bisogno della fondatezza dei fatti. Mi ritroverò un ufficiale di polizia che mi domanderà cose tipo: "Ma allora è vero che il Master ha preso tanti scuzzetti?" "Dov'è la foto che ne dimostra i fatti?" "Ma il regno di Cos è una democrazia o una dittatura?" "Ma se è la seconda dobbiamo andare ad esportare la democrazia quindi con i nostri soldati". Esportare la democrazia. Una delle cose più divertenti che esistano, se esportassero la nostra col nostro Primo Ministro.

Comunque è un periodo pregno. Di impegni, accadimenti vari e obiettivi. Attendo i risultati di un concorso a cui ho dato l'anima. E intanto ho ricevuto il diploma di partecipazione ad un altro a cui facevo ben poco affidamento sulla vittoria. O anche sulla pubblicazione. Brutte cose.

Intanto è un periodo intenso. Una settimana per inviare una poesia per un concorso decente e che si effettua nella mia provincia. Due mesi per qualcosa di grandioso, attendendo la dea delle idee che arrivi a casa mia e mi indichi la strada. In più pensare ad una strip per Glamazonia. E farla disegnare ad un mio amico mangofilo. Sperando non venga picchiato quando invierò i disegni.

Ed è un periodo calmo, però. Perchè gli obiettivi sono lontani. Ho tempo, stavolta, e non devo cercarlo. Devo solo mettermici d'impegno. Con un orecchio sempre teso allo scoprire se quel concorso è andato bene. Un risultato apprezzabile e Lucca Comics sarebbe mia sicuramente. Ma son sogni. Come quello di vincere al SuperEnalotto e comprarmi una fumetteria. Sono idee, sono desideri, sono niente se non li tocco con mano. Almeno per adesso.

Ed è un periodo altalenante. In tutto ciò ci sono gli articoli per Glama e anche per un nuovo Blog sul circuito Blogspot. Aula 365(link del blog)è un progetto che si prefigge di far imparare divertendo i bambini da casa. Dal Blog potrete andare al sito principale. Io sono un semplice redattore che ha iniziato un suo escursus logico sul fumetto. Senza wikipedia. Le cose che dico le so perchè, modestamente, sono cresciuto a pane e Topolino. Argomento su cui verterà la prossima "lezione". (Visitate anche il link del sito vero e proprio!)

Insomma, è un periodo. Bene o male che sia. Forza e coraggio e un po' di ottimismo e basteranno a far si che questo lasso di tempo sarà da ricordare. Sperando nel bene, ovviamente.

lunedì 21 settembre 2009

La Carmenide - Il dolore fortifica (Puntata Diciotto)



Mini-prefazione(perché così mi ha detto il mio cane): L’opera è in crisi d’ascolti indi c’è un solo modo per riportare gente alla lettura della suddetta. Infatti la foto che avete appena visto è sintomo di entusiasmo, fiducia, prospettive esaltanti per il futuro e tanto ma tanto sbavo per chiunque verrà su questo forum. E’ un trucchetto subdolo, diranno i malpensanti, e son sicuro che saranno tutte ragazze dato che gli squinzi, beati loro, staranno sbavando all’impazzata. E se magari vi chiedete: “Chi è che può cascare ad una cosa così becera?”, rendetevi conto che un certo individuo ci è diventato capo dello stato così.

Motivi per non leggere questa puntata: Oggi ho avvertito un dolore al gomito, guarda caso, che coincidenza, dopo che l’ho sbattuto violentemente contro un mobile. Indi il motivo serve per associarvi al mio dolore e piangere insieme. Altri motivi: in questi ultimi tempi porto sfiga. L’altro giorno ho attraversato la strada ad un gatto nero. E’ finito sotto ad una macchina. E, tempo fa, ho fatto il moonwalk gridando “allegria!!” e ballando soavemente. Non oso immaginare le conseguenze della mia azione.

La puntata di oggi risponderà ad un illuminante quesito. Si, mamma, ho chiuso la porta a chiave non ti preoccupare.(E poi ritorno a casa a controllare, quasi sempre!)

Personaggi ed emozioni:
Mang’isse: Difensore, donatore di gentilezza, diretto e anche dark. Chi l’ha visto ieri può essermi testimone.
Master: uomo inutile messo all’interno dell’opera solo per l’intento di fargli prendere tante botte. Diciamo che è un Ceccherini nei film di Pieraccioni. Ah, si è tagliato i capelli. Ovviamente è osceno.
Carmenide: personaggia fondamentale nella visione dell’intera opera. O scrivevo così o venivo picchiato.
RimPattule: signorina odiosa che ogni giorno cerca di aumentare l’odiosità del mondo nei suoi confronti. Però ride sempre. Ha una capacità di sopportazione vicina al meno infinito e se dà le sentenze non ci sono possibilità di recupero.
Cocco Siffredi: nemesi del Master. Autore di innumerevoli e inenarrabili imprese. Ecco, non ne parliamo che è meglio.
Onello: L’Otello con la enne.
Tommy Show: Cappellano reggente del regno di SuperSantos. Se gli togliete il cappello scompare. Se lo indossate voi tutto il mondo vedrà Tommy al vostro posto.
Cimichele: nemico di tutti e tutto. Ma non si sa il perché.

"Perché non dirgliel tu, cui a te noto è il cuoco?"
Rispose il ricco di fame Mang’isse.
"Forse perch'ei siam sull'infecondo mare
tormentati errando e intanto
le sue spezie a Cos son rimaste."
"Ciò m'affligge", ripigliò l’eroe
che triste con altrui il pranzo riprende.

“Ecco, ormai solo ingiustizie nei miei confronti!” – sospirò Mang’isse – “Tutti mi odiano, tutti mi trattano male!”
“Ma non è vero, oh eroe, io ti voglio bene!” – disse il Cocco malefico.
“Ecco! Ci mancava pure che l’unico che mi vuole bene è questo idiota!” – urlò adirandosi. Non avete, che ne so, una Irina della Intimissimi[1] che mi vuole bene? No? Sicuri? Una Belenna? Una Ferilla?
Qualsiasi cosa ma non Cocco! Che ci faccio con Cocco? Sembra il nome di un cane! Di un lucaborrasso! Sembra un modo per offendere qualcuno! Cocco qui! Cocco là! Cocco su! Cocco giù! Cocco Bello che poi questo bello sicuramente non è. E se dobbiamo dire la verità poi…” – continuò ma venne interrotto dal Master.
“Mang’isse, ecco il tuo maialino arrosto.” – e glielo porse con gentilezza. L’eroe incominciò a mangiare soddisfatto e felice. L’espressione accigliata e incattivita di colpo scomparve. Al suo posto ci fu uno sguardo assente fisso nel vuoto e mandibole che lavoravano piuttosto alacremente.
“Si è calmato!” – affermò il Cocco un po’ sconvolto.
“Diciamo che se non mangia ogni tre ore inizia a dare di matto. L’altro giorno ci dimenticammo e si era appena ingurgitato il fantasioso Mistery. Che brutta fine per una guest star.”
“Allora, amico, andiamo insieme a salvare il mondo eh? Userò il mio chakra[2] per combattere il nemico! I malvagi non vinceranno mai!” – si esaltò muovendosi come un damerino indemoniato.
“Amico a chi? Tu sei la mia rovina, la mia sventura. E se non fosse stato per la deliziosa signorina Carmenide tu non saresti qui con me! E poi a che serve quell’Onello? Non ha detto manco mezza parola da quando è su codesta nave!” – chiese il Master.
“Lui è la mia guardia del corpo. L’ho incontrato poco tempo fa. Ho salvato la sua famiglia dall’attacco di un demone maligno. Ma credo sia scappato via, forse sentiremo ancora parlare di lui.”
“Che creatura è?”
“E’ l’uomo-lucertola. Una bizzarra unione tra Nino D’Angelo e un rettile[3]. Impressionante. Ho sentito dire che in tempi futuri potrebbe trasformarsi ancora. E ciò non mi fa dormire sonni tranquilli. Comunque, da quel momento, l’Onello mi segue passo passo. Anche se mi riempie di cozzetti[4].”
“Uhm…sai che mi è diventato simpatico. Ehi Onello…vieni qui!” – disse il Master al gigante paffuto.
“…” – Onello eseguì l’ordine senza proferire verbo. Si avvicinò e attese altre istruzioni.
“Pronto per riempire di cozzetti il tuo padrone?” – chiese il Master. Cocco apprese la notizia non senza stupore.
“… Si può fare!” – rispose Onello.
“E’ la prima volta che lo sento parlare! E perché proprio contro di me?” – si chiese il Cocco che subì, per dieci minuti buoni, un’epidemia di cozzetti sia sulla schiocca pelata[5] che dietro al collo.

Ma lasciamo i nostri eroi al loro cammino nelle acque gelide dell’oceano e torniamo a Supersantos dove, intanto, si stava decidendo il destino del trono.

“Hai paura. Dì la verità!” – affermò Cimichele mentre osservava il re che aveva sfidato negli occhi. La tensione era alle stelle nella città reale. I sudditi guardavano i due emozionati. Non si vedeva una sfida così importante dai tempi dell’incontro tra Tommy Show e Pep Ditreviso. Che vide il primo vincitore dato che l’incontro fu fatto in estate e lo sfidante non aveva messo la crema solare sulla pelata. Risultato: abbandono per schiocca bollente e ustionata.
“Certo che no. Solo un mentecatto può pensare di sconfiggermi!” – dichiarò il Cappellano. Felice e sicuro di se, di quella sfida, ma, in cuor suo, sapeva che tutto ciò aveva qualcosa di strano. Mai un litigio tra i due regni, mai un battibecco. Perché ora tutto ciò?
“E io sarei un mentecatto eh? Eh? Aspè, controllo sul vocabolario!” – rispose il malvagio mentre, con i suoi due attendenti Stampella e Pollo[6], trovava il termine sull’enorme tomo. – “Ci sarai tu un . – ricusò Cimichele.
“Mi togli una curiosità prima di iniziare?” – domandò il reggente.
“Certo, qualunque cosa agli sconfitti.”
“Perché mi hai attaccato? Non abbiamo mai avuto nessun problema! Cos’è che ti spinge a combattere contro di me? Contro la mia gente?” – la risposta era inaspettata.
“Ho vari motivi. Primo: stavo senza fare niente. Un’era di immobilità stanca. Secondo: Se mancano massimo cinque puntate qualcosa da cattivo lo dovevo pur fare. Terzo: il mio regno l’ho perso. Il mio consigliere Figaro ha effettuato un colpo di stato nei miei confronti. Ora governa con la sua moglie/madre Clara. E ha rinominato la mia terra “Croccantina Prima”. Per questo ho bisogno di vincere oggi! E ora preparati alla sconfitta.” – urlò andando alla carica. Ma si fermò due secondi dopo perché bisognava ancora fare il lancio della monetina.
“Allora, se esce cappello batto io, se esce naso lungo batti tu.” – spiegò Tommy.
“Dimmi la verità. Le hai fatti coniare tu ste monete nevvero?” – suppose l’ex-re.
“Come hai fatto ad intuirlo? Comunque cappello. Batto io. Iniziamo.” - I due si posizionarono davanti alle loro porte. La sfida stava per iniziare. La battaglia consisteva in un uno contro uno. Chi arrivava per primo a tre gol aveva vinto. E poteva avere castello, regno, e anche cappelli omaggio. Ma normalmente ciò accadeva se vinceva il Cappellano. La sfida stava per iniziare. Già l’ho detto ma rende ancora di più l’idea. Il pubblico era col fiato sospeso. Bombole di ossigeno erano vendute tra gli spalti. Il proprio re si stava decidendo con una partita all’ultimo dribbling.

Intanto sulla Maitella Prima il Cocco si stava spalmando un unguento contro i dolori, sul collo. Il Master e Onello aveva iniziato a fare amicizia e discutevano di varie idiozie su un maghetto con i capelli alla chiavica e occhialini a fari di una 500. Mang’isse invece, concluso il proprio maialino e installato il timer per ricordarsi di mangiare fra tre ore[8], si era posizionato sulla poppa della nave e osservava il paesaggio. L’oceano era meraviglioso.

“Chissà se tornerò mai nella mia Stitica” – sospirava – “Mi manca tutto ciò che ho lasciato lì, in quel paese natio. I miei amici, i miei raccolti, i miei polli e i miei maiali, ma soprattutto la mia amata. Ciò che mi dà forza per finire codest’avventura iniziata senza un motivo e continuata senza altri motivi. Un giorno ritornerò a casa, piccola mia, e lì andrò alla ricerca della mia famiglia. Delle mie origini. Di tutto ciò che dovrò sapere sul mio passato, per costruire un futuro assieme. Solo io e te!”
“Certo, mio amore!”
Mang’isse si voltò e notò che il Master aveva udito tutto e aveva, soprattutto, risposto. Resistette alla voglia di colpirlo a roncolate. Ma dopo cinque minuti tutta la nave era lì a riempirlo di cozzetti. Capitanati da Onello, Mang’isse, Cocco e Turkodur, tutti i marinai si trovarono un meraviglioso attimo di relax.

Improvvisamente, mentre tutto l’equipaggio era impegnato nella maratona cozzettesca, un’incudine apparve dal nulla diretta proprio verso la testa del Master. Ma, incredibilmente, il lucaborrasso, che dormiva festante, si rese conto del pericolo e con un balzo ingurgitò il terribile pezzo di ferro. E di tutto ciò nessuno se ne accorse. L’animale, tronfio, decise di scrivere dieci pagine di idiozie ma poi, resosi conto che non sapeva scrivere, buttò tutto in mare e ritornò a ronfare.[9]

FINE DICIOTTESIMA PUNTATA

[1] E’ sua l’immagine sopra. Per tutte le squinzie: un giorno o l’altro metto una foto maschile. Per una determinata squinzia specifica: non mi picchiare ti prego!
[2] Non so manco se l’ho scritto bene. Ma per me è un’enorme idiozia lo stesso.
[3] E’ qualcosa di paurooooooso! Spero non lo incontriate mai.
[4] Schiaffi a dita unite che si danno, normalmente, sulla testa o nella parte esente di capelli dietro al collo.
[5] Cosiddetto “nido di rondini”.
[6] Il primo alto e magro, tendente al non-passaggio nelle partite. Il secondo basso e con gengive sanguinanti, tendente al perdere soldi a poker in dieci minuti.
[7] Vocabolario Zanichelli 1998.
[8] Il timer, dato che era un’epoca senza orologi, consiste in un marinaio che, come unico compito, ha quello di effettuare un conto alla rovescia mentale o parlato al Mang’isse.
[9] Pareggio nel sondaggio scorso indi nulla di fatto!

Alleluia alleluia. Puntata pregna e anche di prugna. Indi come direbbe Bombolo: “è na puntata da leggere ar cesso, tzè tzè tzè”. Ma lasciamo in pace i nostri filosofi scomparsi e pensiamo al gran finale. Sei puntate alla fine. Cosa accadrà? Chi morirà? Chi vincerà? Chi mi darà combinazione esatta del superenalotto prima che esca? Domande che, per molto ancora, non avranno risposta.

Sondaggio prossima puntata, sperando che superiamo i 4 votanti: Riccardo Scamarcio o un termosifone? Il secondo credo sia effettivamente migliore come attore!

Prossima puntata, se me ne tiene e se mi fate qualche regalo, Giovedì 24 Settembre. Sta panzana va avanti da Maggio e ancora non accenna a finire. Che mondo!

sabato 19 settembre 2009

Buona notte, mondo


Ci sono momenti in cui le immagini prendono il sopravvento, e resti immobile a guardarle mentre ti passano davanti, come treni che passano in una stazione abbandonata.
Ci sono momenti in cui i ricordi travolgono tutto come un’onda, e resti immobile ad affogare tra sassi sporgenti e isole su cui naufragare, mentre la corrente ti trascina alla deriva.
Ci sono momenti in cui le voci sono solo un’eco lontana, e resti fisso ad ascoltarle mentre nei deserti di silenzio della tua mente scende la notte, placida e stellata.
Ci sono momenti in cui la tua vita sembra solo e soltanto tua.
In cui chiudi gli occhi per un istante, dimenticando tutto il resto, mentre il resto ti passa accanto scivolando come una lama che non può ferirti.
Ci sono momenti in cui sei sogni e fantasia, polvere e cemento, pioggia e arcobaleno.
In cui osservi da lontano lo spettacolo del mondo come uno spettatore distratto, come una comparsa non inquadrata, come un comprimario di nessuna importanza.
In cui sei l’attore principale di un monologo scritto da te, lo sceneggiatore del tuo dialogo preferito, il regista di un film che hai sempre sognato girare.
Ci sono momenti in cui non esiste nient’altro.
Nessun giro di giostra, nessun rapporto da salvaguardare, nessun abito da scegliere, nessun silenzio da dover riempire, nessuna strategia da dover adottare.
Ci sei solo tu, con la tua essenza più profonda, con il vuoto che ti ricorda di essere vivo nonostante.
E c’è il mondo, che ti guarda con occhi severi e pieni di rimprovero, smanioso di raggiungerti e burlarsi di te, di travolgerti e cibarsi di te.
C'è il mondo, che ti aspetta e ti invidia, aspettando il momento in cui tornerai da lui.
E allora niente, devi solo fare in modo che quel momento arrivi il più tardi possibile.
E spegnere la luce. Buona notte, mondo.

giovedì 17 settembre 2009

Missione di Pace



Questo è un blog di aspiranti scrittori. Ma essere scrittori significa anche schierarsi per le proprie idee, sentirle vive ed esporle soprattutto. E se il mio pensiero è questo non ci posso fare niente. Chi non è d'accordo che lo dica. Non ho nulla di male contro chi non la pensa come il sottoscritto ma per me, secondo il mio modesto parere, questa non è una MISSIONE DI PACE.

Inserisco il testo di una canzone dei Negrita: "Il libro in una mano la bomba nell'altra". Leggete attentamente, molte cose scritte accadranno a breve. Ho evidenziato le parti che reputo le migliori.

La macchina che guidi
guarda bene non è tua,
la paghi tutti i giorni
al fabbricante di liquame
che va a cena con i santi
che t'infilano le bombe nelle tasche.

E fanno guerre
che bruciano ragazzi come te
che cadono col sogno di proteggere un sogno
e in chiesa la gente che piange
fa largo e si stringe,
nel posto in prima fila
c'è sempre un governante
che tratta col mercante
che cena con i santi
che tirano le bombe
e tirano le somme
e il ciclo non si rompe,
la guerra non è santa,
ma noi stiamo arrivando...


COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO...

Nel pane c'è il corpo,
nel vino c'è il sangue;
nell'oro il demonio,
nell'umiltà il santo...

Nel pane c'è il corpo,
nel vino c'è il sangue;
nell'oro il demonio,
nell'umiltà il santo...

Scintilla un anello
di giallo metallo,
la mano pietosa
saluta il Consiglio...
Al polso gemelli
di rosso rubino,
su un abito bianco
di seta e di lino...

La porpora è un manto
di gloria e di vanto,
sul petto una croce
con sopra il suo Santo...
"Non m'immortalate!"
diceva il suo canto,
"Non mi sbandierate!",
gridava il suo pianto.

Nel pane c'è il corpo,
nel vino c'è il sangue;
che Dio ci perdoni,
se stiamo pregando...

COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO...
IL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO...

Abbiamo il fuoco,
abbiamo ragione.
Saremo più grandi,
saremo più uniti,
saremo più forti
di chi ci ha colpiti...

COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO...
LA BOMBA NELL'ALTRA...
LA BOMBA NELL'ALTRA...

Il mio pensiero è per quei sei ragazzi che sono andati a Kabul per un ordine, non per salvaguardare la "pace" che non esiste. Non solo lì accadono le tragedie, però. Sono dappertutto e più vicino di quanto credete.

martedì 15 settembre 2009

La Carmenide - Ricordi del Passato (Puntata Diciassette)



Mini – prefazione(perché mi ero dimenticato delle parentesi e me ne ritiene di metterle!)(E dato che l’opera è mia ne metto quante ne voglio! Anche quindici!): L’opera che state per leggere è un’opera scritta. Dovrete immaginare voi i luoghi, i volti delle persone, il lucaborrasso(ah, no. Quello meglio di no.), le descrizioni, gli scenari, e anche i dialoghi alcune volte. Così magari ve la scrivete voi sta cosa se non vi piace. Cattivi. Ed io che faccio tutto questo per voi. Cattivi. Vi siete resi conto che alcune puntate le hanno scritte le quindici scimmie ammaestrate che ho in cantina? No eh? Forse perché quelle sono state le puntate migliori eh? Devo ricordarmi di dargli da mangiare ogni tanto. E soprattutto questa puntata è stata scritta dall’elefante ammaestrato che ho in giardino. Non vi dico come mi ha ridotto il portatile.

Motivi per leggere questa puntata: Ho un dolore alla schiena indi potete godere della mia sofferenza durante tutta la lettura. Il tempo cambia, l’estate sta finendo, una rotonda sul mare, luglio col bene che ti voglio, ambronzatissima – sotto i raggi del sole.
Altri motivi: Un recente studio ha notato che i maschi quando parlando con una bella ragazza non connettono più e le loro qualità intellettuali scendono. E stiamo parlando di ragazze vestite! Figuriamoci anche solo in bikini. Esseri sbavanti immobili. Questo siamo. E ce ne vantiamo.

La visione di questa effimera puntata avrà come risultato la risposta al quesito più ridondante del creato: si, succede a tutti di avere calzini spaiati nel cassetto della biancheria.

Personaggi e sensazioni:
“Mang’isse”: Uomo a tratti dandy, dotato, desiderato, desolato e anche destinato a fare grandi cose, tra cui, mangiare a sbafo per ore e ore in qualsiasi dimora lui soggiorni.
“Master”: Nome arcaico che significa “Quello che non si capisce il perché sia un personaggio principale se non sa fare una benemerita mazza”, ai posteri l’ardua sentenza.
“Carmenide”: Personaggio comparso sia per la trama sia perché sennò una ragazza mi avrebbe soffocato nel sonno.
“Tommy Show”: Cappellano reggente del regno di SuperSantos. Posto pieno di palloni, bambini che vengono usati come palloni, pane che viene usato come palloni e mongolfiere piene di persone che palleggiano.
“Cimichele”: Antagonista di codesta serie ma si è fatto vedere solo una mezza volta. Interrogato sul perché di questa situazione ha semplicemente risposto: “Non me ne teneva”.

"Mang’isse", ella disse, "e tu rimanti,
di carne e vino a riempirti il ventre,

Tanto la nave prima di doman non tornerà
e poi di necessitate, andrete".
Ciò detto, a tergo
l’eroe
si lanciò sul cibo fumante.


Il placido popolo di SuperSantos soleva festeggiare, ogni 15 Settembre, l’allontanamento del Re Baustelle da parte del Cappellano, quel Tommy Show così simile ad un tedescone che i tedesconi stessi si ritrovano, loro malgrado, costretti ad affermarlo. Considerando poi che il pancione da birra cresceva ogni dì la sua tedescosità si elevava a livelli mai esplorati. Comunque nel regno del pallone rosso, tutti erano felici. Anni e anni di triste dittatura del Baustelle erano stati eliminati da un abile stratagemma del Cappellano che più passava il tempo, più si compiaceva della sua furbizia e, leggermente, se la credeva sempre più.
I festeggiamenti erano rituali. Enorme torneo di Soccer, un gioco senza futuro che consiste nel formare due squadre e buttare un’unica palla di cuoio nella rete avversaria. Più altre duecento regole che, non si sa perché, la maggior parte delle donne non capisce. Le squadre erano composte da cinque persone. E chi fa più “gol” entro un certo lasso di tempo vince. Ovviamente il gioco è da considerarsi un’enorme baggianata. E chi afferma che sarà il più diffuso e praticato in futuro dice, ovviamente, idiozie. Chi mai si interesserebbe a vedere giovani maschi sudati che seguono un pallone? [1] Meglio la lotta nel fango femminile.[2] Quello si che è uno sport con i fiocchi.
Dopo il torneo ci sarebbe stato il grande pranzo del Re-reggente con i vincitori dove il sempre ruttante Tommy Show avrebbe raccontato, di nuovo, come aveva sconfitto il deprimente Baustelle.
E così fu. Davanti alla squadra vincitrice, ovviamente non si chiamava Jacal[3], il sommo Cappellano iniziò a parlare.
“Eh si, miei signori, io vi ho liberati e or voi accettate, con grazia e riconoscenza, il pranzo che i miei cuochi hanno preparato per voi. Io, nell’alto della mia magnificenza, siederò con voi. Parlerò con voi. Berrò, soprattutto, con voi. E poi palleggerò con i vostri figli. O meglio: palleggerò i vostri figli. Ma permettete che vi ricordi, ancora, come andarono i fatti. Per non dimenticarlo mai.”

La sconfitta di Baustelle
(raccontata dal Tommy stesso!)

Anni fa ero un giovane di bell’aspetto, belle speranze e grande naso. Avevo dalla mia parte una particolare capacità: quella di essere odioso. Soprattutto contro i Master quando gioco a D&D[4]. Si narra ancora che un anno studiai i tre maestosi libri con precisione e perfezione e, per quel motivo, a scuola non combinavo mai niente di niente. Indi decisi, di mio particolare avviso, di iniziare a mantenermi da me, lavorando come cameriere per mesi e mesi. Purtroppo, e dico purtroppo, le mie mani non erano abituate a mantenere oggetti che non fossero palloni di cuoio e, abitualmente, i poveri piatti facevano una brutta fine. Venni licenziato da ben 23 ristoranti diversi in 23 mesi. Un record che ancora nessuno è riuscito a superare. Modestamente qualunque cosa mi faccia essere il primo e il migliore, mi esalta non poco. Altro record ancora non infranto è quello dei 168 cappelli diversi che porto sempre con me ovunque vada.
Venni nell’enorme regno di SuperSantos, quindi, dopo aver fatto fallire il “Bricco di Cristallo” un locale dove tutto era di cristallo. Ricordo la mia prima giornata. Fu anche l’ultima. Caddi contro un mobile di cristallo e si effettuò un effetto domino che fece crollare su se stessa l’intera struttura. Ovviamente fuggii a gambe levate prima che il padrone del suddetto luogo di ristoro decidesse di farmi ingoiare ogni minimo pezzo che avevo distrutto. Comunque arrivai qui e notai la disperazione, l’angoscia, e la tristezza che era insita in ogni minimo essere vivente. Decisi che questo era il luogo perfetto per fermarsi soprattutto quando notai che, palleggiando un sottile pallone di cuoio, vidi gente sorridere, anche solo per pochi secondi.
Capii che la colpa di tutto ciò era del Re Baustelle, un individuo sempre triste che decise, dato che non riusciva a ridere, che tutti dovevano piangere per ore e ore al giorno. Nessuna risata, nessun sorriso. Solo deprimenti giornate passate a rimpiangere la felicità passata. Ma, dato che a quei tempi ero giovane e forte, decisi che era giunto il momento di fermare quest’onda di piagnucolamento.
Mi feci ricevere dal Re in persona. Lo vidi sul suo trono. Era apatico, assonnato, assente.
“Chi sei tu per richiedere la mia presenza?” – mi chiese, desolato.
“Sono Tommy Show, vengo da lontano.” – affermò il mio naso.[5]
“E cosa vuoi dalla mia persona?” – disse, piangendo sconfortato.
“Che te ne vada da questa città, da questo regno, da queste terre. Io, Tommy, ti ordino di andartene via.” – Pensavo di averlo distrutto mentalmente. Ma non potevo pensare che avesse un’arma segreta: gli abitanti di SuperSantos le chiamavano “Tristazioni”, le cosidette citazioni-tristi. Una di quelle e ti sentivi distrutto, pronto a suicidarti un attimo dopo averle udite.
“L’unica cosa che ho, è lo squallore del mondo!” – enunciò, con una punta di malessere.
“La sola cosa che so è che vorrei conservarlo!” – risposi. Sicuro di me. Non si aspettava affatto che riuscissi a risponderlo. Rincarò la dose, subito dopo.
“Piangi Roma, muori Amore.” – urlò, con rabbia mista a disperazione.
“I barboni mi guardano, mentre mastico, la lucertola.” – e un colpo al cuore fu, quasi, per lui. Lo vidi a terra, fiero della sua distruzione, forse. Ma continuò a parlare.
“Vorrei morire a questa età. Vorrei star fermo mentre il mondo và. Ho quindi anni!” – pianse, mentre lo diceva, sapeva di essere verso la sconfitta.
“Due cartoline. “Condoglianze, Hello bastardo ci vediamo!” – E fu il colpo finale. Lui cadde al suolo, stremato, distrutto e alla fin fine capii che fu felice di soffrire. Vidi un sorriso sul suo volto e poi niente più. Svanì e da quel giorno si vide, per il castello, un corvo che afferma di chiamarsi Joe. Questa è la storia. Da quel giorno accolsi la felicità nel regno che non è mio. E che ho messo in palio ogni qualvolta lo si voglia. Basta solo riuscire a battermi in un 1 contro 1. Ma finora, nessuno ci è mai veramente riuscito.

“Ecco, questa era tutta la storia. Ora potete mangiare! Buon appetito!” – affermò il tronfio cappellano!
“Mal’appetito!” – corresse il corvo Joe che andò a posizionarsi sulla sua spalla.
“E’ giunta l’ora della sfida, lord da quattro soldi?” – urlò una persona dal fondo della sala.
“Il malvagio Cimichele!” – disse una ragazza svenendo!
“Il feroce Cimichele!” – aggiunse un’altra svanendo!
“Il rude Cimichele!” – concluse una terza ragazza piangendo per la paura.
“Papà!” – urlò il corvo Joe.[6]
“Vattene via, corvaccio! Chi ti conosce! Ti sfido a duello, Tommy Show. E bada di non imbrogliare stavolta.” – sbottò, sbottonandosi un bottone. E si diresse verso la piazza.

Intanto da tutt’altra parte:
“Dovete andare nei monti Cappelliani. Sento che sta per accadere qualcosa di tremendo.” – annunciò loro la sempre affabile signorina Carmenide.
“Ma non ho finito di mangiare!” – contestò Mang’isse intendo a divorare un’ala di pterodattilo.
“E poi, mia signora, cosa potremmo fare noi due, anzi tre và, contro il feroce Cimichele?” – chiese Master che finalmente si rendeva conto dei suoi limiti.
“Non sarete soli. Vi accompagneranno i miei due campioni.” – due figure entrarono nel salone.
“No, ditemi che non è vero!” – imprecò il Master – “Il Cocco nooooooo!”
“Cocco si, e ci sarà anche Onello[7] con voi. Andate e tornate vincitori!” – disse, senza ammettere repliche e si alzò diretta alle sue stanze. Nel salone rimase la fragranza del suo profumo, un Mang’isse sempre più incline a divorare qualunque cosa stesse sul banchetto, e il Master che piangeva per l’arrivo del Cocco.

FINE DICIASSETTESIMA PUNTATA

[1] Soprattutto se poi sti giocatori hanno una maglia a strisce bianconere e si chiamano Marchisio. Chi mai li guarderebbe?
[2] Giusto! E’ cosa buona e giusta!
[3] Stendiamo un velo pietoso su codesta squadra.
[4] Gioco da Nerd, per Nerd che vogliono essere Nerd. E si vantano pure di esserlo.
[5]E’ così grande che parla da sé ogni tanto.
[6]Il corvo, notando lo spavento che il suddetto Cimichele provocava, ha pensato che fosse un suo parente. Diciamo che sono affini.
[7]Onello ovvero l’Otello con la enne!

Puntata finita. E che faticata. Tra trame, flashback e loschi intrighi direi che siamo al livello di Beautiful. Nella prossima puntata: Master scoprirà finalmente di chi è il figlio che porta in grembo.

Sondaggio prossima puntata: un’incudine in testa al Master o dieci pagine di racconto su come il Lucaborrasso riesca a pulirsi da solo il naso, senza mani?

Prossima puntata: Giovedì 17 Settembre. Così magari la finiamo sta baggianata. Ehm…volevo dire meravigliosa opera!

giovedì 10 settembre 2009

E' pur sempre un inizio!



E' incredibile come una giornata che inizia male, continua male e navighi nel malessere si concluda in un modo, direi, inaspettato, strano, e và a finire che mi ritrovo, non senza sorpresa, a essere felice. Con tutti i problemucci, idioti, che mi ero fatto.

Comunque passando ai fatti, vi spiego brevemente le continue vicissitudini. Stamattina mio fratello prima di andare a lavoro decide che è giunto il momento di buttare le chiavi nella toppa dell'ascensore(dilettante! Io due mesi fa le ho perse in mezzo alla folla!), indi la mattinata già programmata a casa di un mio amico salta perchè qualcuno deve rimanere a casa per attendere il tecnico per il recupero chiavi. Ok. Passiamo avanti.
Da quattro giorni il pc non mi vuole bene. Capisco che c'è qualcosa che non và perchè ogniqualvolta cancello qualcosa dal cestino questo qualcosa non viene cancellato realmente, ovvero lo spazio dell'hard disk non aumenta. Ma se riavvio il problema si risolve. Ma oggi ho deciso che dovevo risolvere il problema una volta per tutte. Senza risultato, of course. La lotta impari tra l'uomo e la macchina vedeva quest'ultima non semplicemente vincitrice ma trionfante per K.O., non c'è stato verso di aggiustare quel problema. Su millemila consigli sul dorato mondo internettesco neanche uno che abbia funzionato decentemente. E alle diciotto, dopo ore e ore di eterna rabbia contro bill gates, steve jobs e tutti quei nerdoni smanettoni, decido di uscire, comprarmi qualche fumetto appena uscito e andare dalla mia amata.

Ebbene, l'edicola mi aspetta trionfante. Jan Dix 9 e Ratman 74 per il sottoscritto. A casa della mia amata mi riprendo, mi rilasso e mi leggo anche il Ratman sconvolgendomi e ridendo a crepapelle per le idiozie dell'Ortolani, quell'uomo è un mito. E dopo due ore mi volgo ad andare verso la mia dimora. Prima però voglio leggermi la prefazione del Jan Dix. Le due pagine scritte dall'Ambrosini come anticipo all'albo e chi ci trovo? Il mio nome. Vedo scritto quel "Davide Paolino" che son sicuro essere io perchè successivamente c'è una lettera che inviai a Maggio dopo la lettura del numero 7 "La Guerra". Beh, leggersi è stata una bella emozione. Così bella che mi ha fatto esaltare e concludere la serata al meglio. Ho scoperto tardi una delle meravigliose creature di Ambrosini ovvero "Napoleone"(che, finalmente, sto per concludere ritrovando gli albi mancanti) e ho amato fin dal primo istante Jan Dix notando che migliora di albo in albo. E nel numero 9, quello in uscita dalla giornata di ieri ci sono io. Nella prefazione si. In una lettera per'altro un po' tagliuzzata(scrivo tanto) ma mi ha dato stimoli, gioia e anche un pizzico di autostima in più. Cosa non fa una pubblicazione!

Vi copio-incollo la mia lettera. Le parti in grassetto sono quelle che sono state effettivamente pubblicate.

Caro Carlo, Apprezzo ciò che scrivi, sinceramente, non è un'opera di lecchinaggio estremo(quello lasciamolo ai vari Bruni Vespa di questo Paese) e ti volevo mandare, per una volta, una missiva. Lo so. Non è la tanto amata posta cartacea. In quest'epoca dello scambio immediato è difficile trovare persone disposte ad attendere per ricevere una risposta. Ma non nego che, un giorno o l'altro,te ne scriverò qualcuna. Lo feci già tempo fa per Dylan, e ho ancora la risposta di Marcheselli conservata, ed è molto probabile che lo faccia anche per te che, alla fin fine, sei uno dei miei autori preferiti. Oltre che disegnatori. Ho letto "La Guerra" e mi son ritrovato a pensare, ovviamente come spesso succede nei tuoi lavori. Ho notato come Jan sia volubile. Sia più umano degli altri eroi Bonelliani e non. Di come con Vivi ragioni col "secondo cervello". Non ho mai trovato una frase così vera: "Facciamo all'amore, magari può servire", genio puro. Verità pura. Altro punto importante è stata la frase "Cedere all'amore significa vivere in un costante stato di bisogno dell'altro...l'amore rende prigionieri". Niente di più vero. Passiamo tempo, tanto tempo, a ricercare quella persona, che poi altri non è che uno sconosciuto, e portarla nella nostra vita. Nel nostro mondo personale. E poi renderci conto che non possiamo più farne a meno. E tormentarci se non ci vuole, e ringraziare il cielo se siamo riamati, e sopportare tensioni, litigi, tradimenti, per poter arrivare all'amore più sentito. Quello che resisterà a tutto perchè senza di lui, senza di lei, non possiamo vivere se non annullando noi stessi. Grazie di donarci un pò di filosofia e sogno e soprattutto arte. La parte finale de "La guerra" con Picasso e Rousseau è qualcosa che difficilmente avrei trovato da qualche altra parte. Che sia la moderna televisione o anche internet che, alla fin fine, è un insieme di parole che, molte volte, non porta a niente. E appunto perchè penso tutto ciò ti linko (termine ormai entrato nel vocabolario italiano credo) l'indirizzo web del mio bloggo che ho in co-abitazione con un mio amico. Entrambi speriamo di arrivare in alto. E se non succederà significa che scriveremo per noi stessi. Per trovarci un angolo di vita in questo mondo. L'indirizzo è www.ilbloggodeglisgrittori.blogspot.com L'errore "sgrittori" è voluto. E' un modo per farlo rimanere impresso nella mente. Ultimamente è aggiornato abbastanza spesso. Sotto il video degli Artisti Uniti per l'Abruzzo c'è un mio viaggio mentale "Inchiostro", niente di serio, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi, se ne hai il tempo. Onoratissimo sarei. La faccina di Luttazzi indica i miei post, quella dI "Nite Owl" i post del mio amico Francesco. Ti lascio con un ringraziamento, perchè ti sopporterai tutta sta lettera e soprattutto per tutto quello che mi dai, ad ogni lettura. Grazie, Cordialmente Davide Paolino Ps: Viva Napoleone, sempre. Ps2: Ogni tanto Jan Dix assomiglia molto a Francesco Salvi, l'ho notata solo io sta cosa? Ps3: Onorato di esserti "amico" su Facebook. Al prossimo numero. Alla prossima mail, o lettera.

La parte di Bruno Vespa è stata modificata in "adulatori professionali". Lui si che trova le parole. Insomma. Ho mandato una lettera ad un uomo che stimo. Ho fatto anche pubblicità al blog presso la sua persona. Non fa niente per la pubblicazione del link, è stato bello quello che ho potuto avere anche senza la ciliegina sulla torta. E' la mia prima pubblicazione su un fumetto. E' a tiratura nazionale. Un po' di gente, per una volta, leggerà il mio nome e qualcosa che ho scritto. E' pur un inizio!

Ps: La lotta col computer è finita in un pareggio. Stasera ho notato che il problema del cestino si attua solo con i file video. Indi modifico i video in file Rar, elimino e nessun problema. Ovvero un piccolo problemuccio ci sarebbe, alla fin fine, ma ci passo sopra. E' bello che se arriva una buona notizia sembra tutto poi andare bene.

Ps2: Domani mi attenderà una partita a calcetto contro una banda di 15enni scalmanati. Ho paura che le mie cavigliette verranno colpite dalle loro gambuccie cattive. Ma mi trascinerò anche i loro ossicini all'inferno con me, se proprio mi devo far male.

Ps3: La Carmenide salta a Lunedì14 Settembre dato che, in questi giorni, dovrei scrivere un raccontino per un concorso.Indi prima il dovere e poi il piacere.

Cosa mi aspetto dal domani...



Mi piace pensare al futuro. D'altronde è sempre verso di lui che noi ci incamminiamo. Ogni giorno ci ritroviamo, che lo vogliamo o meno, a creare tassello per tassello ciò che noi vorremmo fare tra cinque, dieci, venti o quarant'anni. Che sia lavorare per la pensione, oppure studiare per lavorare, o magari cercare di crearsi il proprio destino. Ogni singolo giorno. Anche quello che sembra il più inutile, ma nessun giorno è sprecato se lo si vive attimo per attimo.

Che il sottoscritto abbiamo un suo progettino a lungo termine è noto. Adoro mettere su carta tutto ciò che mi passa per la testa. Che siano poesie, battute, citazioni, frasi romantiche, opere epiche di basso conto e sufficiente ilarità, soap opera, racconti, raccontini, libri(eh! ho tutta la vita per scriverne uno, ma dovrei darmi da fare!) e chi più ne ha più ne metta. Adoro l'attimo che passa dal momento in cui penso una determinata situazione o un dialogo al momento in cui l'inchiostro scorre nella penna e si ferma sulla carta. E lì mi sento realizzato. E non solo io. Anche Diggi che pensa che codesto sia un altro post dove affermo che voglio fare lo scrittore. Beh, un po' si è sbagliato.

Sono un uomo. E come tale ho sogni, ambizioni, paure, problemi, passioni e limiti. E quello di voler scrivere non è il solo desiderio per il mio futuro. Cioè so che la mia strada è in salita, peraltro ripida, tipo almeno quanto il Monte Bianco. Ma sarei ben felice di fermarmi nelle aree di sosta di quella maestosa scalata. E ce ne sono.
Fin da piccolo ho amato i fumetti. Colpa di mio padre. E gliene sarò sempre grato. Un giorno di qualche mese fa, il mio primo fratello maggiore mi chiese quando avrei buttato tutte le mie collezioni. Beh, la risposta "mai" non funzionò con lui. Mi spiegò che avevo ventidue anni, un modo per farmi capire che ormai ero cresciuto, dovevo regalare tutto ad un piccolo bambino e lasciare che si godesse lui quel mondo dei sogni. Ebbene no. Continuo a comprare, leggere, spulciare, recensire pure e amare il mondo fatato delle nuvole parlanti. Di eroi solitari, di antieroi, di catastrofi, di supereroi perchè, diciamola tutta, sono un nerd pazzesco. E mi piace esserlo.
Comunque il mio amore per la nona arte non significa che cerco di farne parte. O meglio. Uno dei miei sogni non è quello di diventare sceneggiatore di fumetti ma piuttosto venditore. Semplice venditore. Da una vita intera sogno di diventare edicolante. E' un mestiere come un altro. Grandi levatacce, tutta la giornata al lavoro ma calmo, pacato, rilassato e stupendo per chi, come me, legge e adora farlo. Avere un'edicola è un piccolo passo verso la felicità terrena, per la mia persona. Un giorno forse ce la farò.

Il secondo desiderio, sembra di parlare col genio della lampada, è assai vicino al primo che ho già narrato: avere una libreria o almeno lavorarci. Vivere un'intera giornata tra i libri è un'emozione unica per il sottoscritto. E sarebbe bello che riuscissi a farlo diventare il mio lavoro. Ovviamente l'opzione fumetteria è ancora più entusiasmante ma la mia vera ambizione è, in futuro, di riuscire a possedere cotanta meraviglia: libreria più fumetteria unite, insieme, per un luogo capace di donare fantasia senza pretendere nulla in cambio. Ah si, qualcosa si. Il prezzo di ciò che comprate. Mi sembra giusto.
E in quel posto magnifico invitare autori per parlare con i lettori. Ma non solo per i libri, anche i fumettari vorranno la propria parte. Adoranti ragazzini brufolosi(questa è la concezione globale del mondo italico sul fumettaro tipico, ma in Italia ovviamente siamo arretrati. Qui in tempi di crisi la prima cosa che si elimina sono i "vizi", e i fumetti vengono quasi sempre sacrificati. In America in quegli stessi periodi i comics vendono molto di più. La gente rinuncia al cinema piuttosto.) che potrano venerare autori considerati irraggiungibili e magari stringergli la mano(un Tiziano Sclavi nel mio negozio e il sottoscritto sverrebbe per l'emozione). E' un piccolo sogno. Più che altro ad occhi aperti. Questo vedo nel mio futuro. Ovviamente sarà dura riuscire in ciò che mi sono prefissato ma ci credo. Sempre meno purtroppo ma ci devo credere. E quando la mia autostima starà per crollare verso lo zero assoluto non dovrò far altro che guardare la mia ragazza, pronta a sostenermi ovunque vada, qualunque cosa faccia, basta che mi faccia felice.

Ps: C'è fuori classifica anche sceneggiatore di telefilm o di sit com ma è un mestiere che in Italia è molto sottovalutato. In America gli sceneggiatori bloccano produzioni per otto mesi per una clausola in un contratto. Qui in Italia vengono sottopagati e sono precari. Ah, la voglia di partire verso quel mondo extraconsumistico si fa sempre più grande.

martedì 8 settembre 2009

La mia destinazione



Scrivo ben sapendo che niente e nessuno potrà battere il post triste e un po' di "addio alla giovinezza" di Diggi. Scrivo ben sapendo che non siamo in competizione e che ogni post serve alla buona riuscita di questo angolo di web che abbiamo in co-abitazione. Scrivo perchè proprio in questi tempi scrivere mi serve.

Ho passato un periodo piuttosto lungo, un mese più o meno, senza affacciarmi con la penna sul foglio. Senza soffermarmi a elaborare pensieri a raffica, senza parlare con me stesso, come ho sempre fatto. Le cosidette "paturnie luttesche" erano terminate, svanite, messe da parte. Io che nei periodi di blocco riuscivo, più che nei periodi normali, ad elaborare centinaia e centinaia di parole consecutive, un po' depressive ma tant'è che mi aiutavano a capire, a capirmi. Perchè ho bisogno, ogni tanto di confrontarmi con me stesso. L'ho sempre detto. Di leggere ciò che ho dentro per capire finalmente come fare a vincere le proverbiali paure che, di tanto in tanto, si fanno sentire. Perchè ne son pieno e forse ne ho un paio che sono solo mie. Ovviamente sono un egocentrico forte.

Rifletto su questo periodo che io, personalmente, adoro. Il freddo sta per arrivare. Ora inizieranno a diminuire le giornate e il vento e l'oscurità la faranno da padrone. Adoro questo tempo dell'anno perchè è quello più lontano alla prossima estate, mi fa sentire al sicuro, felice, consapevole che la stagione sudorifera che odio è lontana 9 mesi. E son felice. Anche se in qualche modo la mia tristezza interiore deve uscire fuori e sa come fare. Attraverso i dubbi, le paure, le incertezze. Insomma attraverso ciò che è la mia vita. Un viaggio, a differenza di quello del Diggi, verso non so dove, verso non so cosa, con alcune persone al mio fianco che mi osservano felici.
I miei amici, ovvio, sento che senza di loro io non sarei mai stato ciò che sono. E non sarei mai così entusiasta ogni qualvolta li vedo e usciamo insieme. Nei periodi positivi e nei negativi. Anche se, negli ultimi, tendo sempre a far credere a me stesso che sono l'unico che sta male. Ovviamente mi sbaglio, ovviamente lo so e ne sono conscìo. E' qualcosa che ho insito in me e pian piano dovrei riuscire, con un po' di aiuto, a eliminare. Comunque, dicevo, grazie a loro riesco a elaborare dei piani, dei stratagemmi per dare un piccolo senso alla mia vita. Niente di che. Solo la volontà di stare insieme per avere lo scopo finale di stare insieme. Quello che di meglio c'è al mondo è il contatto con la gente. Stare chiusi nel proprio io non aiuta nessuno, tantomeno se stessi.

In questo viaggio, poi, se così vogliamo chiamarlo c'è Carmen. Gioia e bellezza di una vita destinata all'amore. Cosa che ho sempre cercato e non ho mai afferrato in modo così delicato, puro, semplice e allo stesso tempo raffinato, sconvolgente, unico. Lei è ciò che ho sempre desiderato in una donna. Ciò che ho sempre, segretamente, sperato che comparisse un giorno davanti alla mia persona. Ed è successo. Un anno e due mesi fa, quasi. E in questo Settembre ormai votato al freschetto io e lei festeggiamo otto mesi di fidanzamento. Senza anelli ma con tanto amore. Di strada da fare ce n'è tanta. Tantissima. Inoltre devo smetterla, quando non so a cosa pensare di rovinarmi le giornate.
E' successo. Non pensavo accadesse ma doveva succedere. Inspiegabilmente un giorno mi è capitato di iniziare a pormi dei quesiti, tutti su un unico argomento: Lei. Il mio modesto cervello cercava di farmi mettere in discussione ciò che io provavo per la suddetta ragazza. Ovviamente ci ho pensato su. Ci ho corso su. Al mio ritorno da lei l'ho guardata, lei mi ha sorriso e io, come al solito, mi sono sciolto nel suo amore. E sembrerebbe finita lì. No, purtroppo.
Due giorni dopo, di nuovo di sera, mi riviene l'atroce dilemma. Per fortuna bastano il suo amore, una panchina che per noi, ormai, significa tutto a farmi ritornare in me. E mi son svegliato felice, sicuro di ciò che faccio. Perchè so che io, purtroppo, non so godermi i momenti positivi. Cerco sempre l'ago nel pagliaio, cerco di trovare ciò che va male per tuffarmi a capofitto poi sui beni dell'amore. Insomma, in conclusione, mi aggrappo all'amore, con tutto me stesso, quando sto male e questo periodo di amore intenso senza patemi mi è risultato così strano che ho iniziato a sclerare. Allarme rientrato. Lei è ciò che ho sempre voluto e ogni tanto se il cervello proverà a farmi cambiare idea ci penserà il cuore, come ieri sera, a rispondere a tono. E lei lo sa bene.

L'amore è strano. E' sempre stato così. Vogliamo tutti vivere e ricercare quel sentimento contrastato, da film, burrascoso, da soap opera, sincero ma stagionale, da telefilm. E ci dimentichiamo di quanto è meraviglioso essere in pace con chi ami. Essere lì, guardarla ridere mentre tu ridi. Guardarla piangere mentre tu piangi. Guardarla esprimere il suo amore e sperare che continui a farlo per tutta una vita. L'amore non è roba da film. Questa è la vita vera. Qui le persone si odiano per il solo gusto di farlo, ma si devono amare perchè lo vogliono. Devono combattere per ciò che amano, desiderare ardentemente una persona è già il primo passo ma ci vogliono i fatti. Urlatele il vostro amore. Fatele capire che solo voi riuscirete a renderle felici. Modificate alcuni aspetti della vostra vita sulla sua persona. Oggi la signorina Carmen mi ha suggerito di legarci insieme dato che a breve inizierà l'università e quest'estate di spensieratezza rimarrà un ricordo, e ci vedremo per poco o niente. E' una proposta folle. Ma fa capire quanto ella mi ami. Quanto desideri vedermi più di quanto non faccia già. E' più di un anello questa frase. E' più di un giuramento. E' la celebrazione dell'amore. Anche se è una mezza battuta. Ciò che lei vuole è vedermi sempre. Ciò che io voglio è vederla più tempo possibile e soprattutto renderla felice più di me stesso.

Avevo bisogno di alcune chiacchiere in libertà. Le desideravo da un po' e mi riprometto di tornare ad usare i miei amati block-notes con regolarità. Insomma tuttò ciò che avete letto, è quello che avevo dentro. Tutto ciò per arrivare alla più nota delle conclusioni ma è un finale che a me non fa mai male. Ti amo, piccola mia. Ciò che sono è ciò che ti donerò. Avrò cura di te come tu hai cura di me. Sei unica. Viva. Speciale. E quegli occhietti tristi che mi hanno fatto perdere la testa giuro di non dimenticarmeli mai. Sei l'amore della mia vita. Ne sono sicuro. Finchè il mio cuore tremerà alla tua visione. Finchè un sorriso spunterà sul mio viso dopo una tua risata. Finchè avrò voglia di stare per minuti interi ad abbracciarti per sentirci una sola cosa. Finchè vivrò, tu ed io.

Lo sapevo che finiva così. Parto da una cosa e finisco sempre a Lei. Sei tu il mio viaggio, piccola.

lunedì 7 settembre 2009

Viaggi e miraggi...




E così, andrò a Milano.
Partirò i primi di ottobre, carico di aspettative e di speranze, di sogni e di progetti per il futuro. Partirò lasciandomi alle spalle l'aria di Chieti, quell'aria con cui ho convissuto per 23 anni e da cui desideravo sempre andare via.
Andrò via col treno, perchè è col treno che ho sempre immaginato le partenze importanti, quelle che significano davvero qualcosa. Avrò due o tre borsoni con me, carichi di vestiti per l'inverno e di provviste di coraggio, e mi guarderò all'indietro mentre salgo sulla mia carrozza.
Guarderò indietro, verso tutto quello che mi sto lasciando alle spalle. E allora forse realizzerò quanto mi mancherà tutto quello che ho qui e che non sono mai riuscito ad apprezzare. Quanto mi mancheranno le piccole cose, i piccoli gesti, le azioni quotidiane che compio senza neanche rendermene conto. Quanto mi mancherà la colazione la domenica mattina con Alessio e quanto mi mancherà il cd del mese; quanto mi mancherà il mio palazzo con tutti i condomini, quanto mi mancherà il tremendo cigolio della porta di casa mia, quanto mi mancheranno le suonate con mio fratello e i pomeriggi passati ad aspettare che uscissero i miei per potermi guardare un film degli anni '30 senza che nessuno mi potesse dare fastidio. Mi mancherà l'edicola alla stazione, la colonnetta, viale benedetto croce e la strada della zona industriale che facevo per andare a casa di Paola, cantando a squarciagola senza paura di essere visto. E quanto mi mancherà il palazzo di Paola, con tutto quello che ha significato e significa ancora per me. Mi mancherà il padrone di casa, mi mancheranno le scale fatte a due a due, mi mancherà l'ascensore rumoroso, il parcheggio di culo, le partite a scacchi con Nino, le serate passate a cercare di guardare un film con il lettore divx che non funzionava, i piatti lavati dopo pranzo, le puntate di Beautiful e di Cento Vetrine insieme a Marialisa, il computer scassato di Miriam e tutti i vari "stronza" che le dicevo, il giochino in cui cercavo di infilare la pallina nel canestro, le partite a Cluedo tutti insieme ("tu mi vuoi fottere!"), le serate passate a guardare X-Factor, mi mancherà Another One Bites the dust suonata da Nino, il ventilatore malefico che mi seguiva ovunque andassi, tutti i vari fumetti che portavo in quella casa cercando di farli leggere a Paola e a Miriam, tutte le discussioni con Nino sui fumetti, tutte le foto sull'armadio di Paola, la camera di Paola.
E Paola. Lei mi mancherà più di qualunque altra cosa.
Mi mancherà la piccola quotidianità che ho vissuto con lei per tutto quest'anno, mi mancheranno i momenti belli passati con lei (tantissimi) e anche quelli brutti (pochi, per fortuna). Mi mancherà il suo sorriso, il suo sguardo, le sue parole quando stavo giù, mi mancherà quella sensazione che mi prende ogni volta che entro a casa sua, quando lei è nella stanza ad aspettarmi e a me sembra di essere tornato nella mia vera casa. Mi mancheranno le sue risate ogni volta che facevo una battuta troppo idiota perchè gli altri la capissero, mi mancheranno le sere passate a guardare Friends in inglese, a mangiare taralli e friselle pugliesi e a buttarci su quel divano tanto scomodo da farci venire il mal di schiena. Mi mancheranno le uscite per andare alla Conad, quelle per andare all'Acqua e Sapone e quelle per venire a casa mia. Mi mancherà lei, tutto quello che faccio di solito con lei, tutto quello che significa per me averla affianco e poterle tenere le mani quando tutto sembra andare per il verso sbagliato.
Mi mancherà tutto questo, e anche di più. Mi mancherà anche la mia famiglia, in fin dei conti. E' dura ammetterlo, ma mi mancherà anche questa città, con la sua apatia e la sua tranquillità.
E' strano rendersi conto di tutto questo solo ora che ho deciso e ho trovato la forza di andare via. Come se ora fossi riuscito a dare un senso a tutte quelle azioni che primo compievo abitutalmente senza dare loro nessun significato. Come se non riuscissi a capire quanto fossero parte della mia vita. Come se non riuscissi a capire che, in fondo, andavano a costituire la mia vita.
E ora, di colpo, mi chiedo quanto di quello che ho fatto finora riuscirò a portare a Milano, quanto riuscirò a ricreare quella piccola quotidianità che qui quasi mi pesava. Mi chiedo se farò le stesse cose, e se riuscirò a sentirmi ancora me stesso nonostante sia sempre io.
E poi capisco, tutto ad un tratto, che tutto quello che sto lasciando non è perso, anche se forse non si potrà creare mai più. Capisco quanto tutte le azioni che formavano il mio vivere quotidiano, rimarranno per sempre con me, insieme a tutti quei volti e quelle persone che riempivano la mia vita.
E quando sarò lì, a Milano, steso sul letto della mia stanza avvolto da una coperta di malinconia, ripenserò a tutte le persone splendide che ho lasciato qui e a tutto quello che sono riusciti a darmi, a tutte le piccole cose che mi aspettano quando tornerò a casa, a tutto l'amore che provo per Paola e che me la farà sentire vicina sempre, anche a più di cinquecento chilometri di distanza. Ripenserò a tutto questo, e sentirò un'incredibile forza che mi permetterà di andare avanti, ringraziando qualcuno lassù per avermi dato la fortuna di essere circondato da persone migliori di me.


p.s. prima che Luttazzi possa rompere i cosiddetti in quanto il suo nome manca nella lista, lo informo da subito che lui non mi mancherà affatto, visto che avrò con me il computer portatile e ci potremo sentire ogni volta che ci pare! (cioè mai! :P )

La Carmenide - Tempo di guerra (Puntata Sedici)



Mini-prefazione: La visione di questa puntata è vietata a chiunque ha un cuore, un cervello, un briciolo di onore e tanta ma tanta onestà. Indi lei, signor Berlusconi, può leggerla senza problemi. E non si dimentichi di cliccare sui suoi attendenti per cambiare pagina(Questa sarà difficile da capire per chi non bazzica di attualità). Ricordatevi che chi legge abitualmente ogni dì diventerà sicuramente più acculturato, ovviamente tutto ciò non vale per la Carmenide. Leggerla ogni dì porterà alla deficienza senile venti anni prima del normale sviluppo della malattia. Indi facendo un esempio: se hai 20 anni tra altri 30, se ne hai trenta tra altri venti, se ne hai settanta è stato bello conoscerti. Ah, piccola precisazione: se la leggi ogni giorno vuol dire che rileggi le puntate vecchie. Indi non sei solo verso la demenza senile ma anche un po’ masochista. Un po’ molto masochista.

Motivi per leggere codesta puntata: Luttero è impazzito e intende parlare per tutto l’evolversi della suddetta in maniera aulica e antica. Si, non sta bene. Se anche voi siete d’accordo premete il tasto 5 del vostro telefonino. Ora, se invece volete ricordare a vostra madre di non urlare quando ha voglia di urlare premete il tasto 1 sul telefonino, badate bene, del vicino alla vostra destra. Invece se volete finirla di leggere ste prefazioni basta che andate un po’ più giù. Ma se premete 262 sul telefonino del vostro maestro delle elementari fate prima.

La visione di questa puntata risponderà ad una delle più esistenziali domande sull’evolversi della vita terrena: si, quando ti prude l’alluce del piede è veramente un tormento.

Riassunto puntate precedenti: Leggetevi il vecchio riassunto e siete al 99 per cento della trama. In più è successo che il Master si è lavato, indi è un evento.

Personaggi vari, e descrizioni:
Mang’isse: Delicato, dolce, diverso, dotato e anche dimenticato, certe volte. Il vero eroe. Lui si che sa come tagliare un quarto di bue: in quattro parti.
Master: Colui che perde contro i bambini giocando a calcetto. Che umiliazione.
Lucabborrasso: Inizia come animale improvvisato, continua a rita-gliarsi spazio. Diventerà il vero fulcro della scena dalla puntata trenta. Peccato che la serie finirà alla 24.
Carmenide: la serie sembrerebbe dedicata a lei. Ma potrebbe essere un trucco. Staremo a vedere.
Cimichele: Il malvagio antagonista che, finora, di cattivo non ha fatto una benemerita cippa.
Conan O’ Superdetective: Il padre-padrone di Cos. E’ stato eletto capo dagli abitanti dell’isolotto per farlo stare il più possibile distante da loro. La sua proverbiale sfiga assassina è risaputa e sempre pericolosa. Ha segregato i due segreti eroi nelle segrete. Il motivo? E’ un segreto.

Nella sala grande vi splendea foco,
e la fragranza
del cedro ardente e dell'ardente tio
per tutta si spargea le terre intorno.

Ella, la saggia, cantando con leggiadra voce,

fra i tesi fili dell'ordìta tela
soleva svelar gli oscuri inganni.

“Le prefazioni aumentano sempre di più, noto. Chissà il real motivo qual è!” – Si domandò l’insospettito Master.
“Ordunque io sospetto, nella mia persona, che il noto scrittore sia conscio di non aver più fantasia e si sia deciso di tirarla per le lunghe per scrivere poco o niente della puntata.” – azzardò il deciso eroe.
“Non vi permetto di condannare il mio amato con codeste insolenze, a meno che non desideriate pagarne il desìo con la mia persona.” – lì avvertì, con fermezza, la delicata Carmenide.
“No. Lungi da me dal pensar siffatta cosa. Ci tengo alla mia virilità!” – affermò lo scudiero sconfitto dai bambini.[1]
“Che poi, noi tutti, ci domandiamo a cosa serva in realtà se non la si usa affatto.” – lo riprese Mang’isse sogghignando soddisfatto.
“Ah, Mang’isse, tu ti burli della mia beltate, ma vedrai che Bocciofila sarà mia un giorno. Anche se io punto a ben altro. Oh, mia cara Emma, dove sei?” – urlò alla Luna.ù
“Luna, vieni qua, non ti far urlare addosso da codest’uomo insolente.” – favellò la dolce ragazza chiamando a se la propria gatta nera, che osservava, ferma e immobile, la delicata essenza orrorifica[2] del Master.
“No, mia salvatrice, non mi sento di esser insolente anche se, dalla bassezza del mio grado, vi chiedo umilmente il perché voi portate una benda disumana al piede destro.” – e si inchinò maestoso.
“Ah, Master, hai l’occhio di lince. Ebbene è tutto ciò avvenuto durante l’evolversi di una serata di svago. Son solita abbandonarmi ai piaceri di giochi pericolosi.” – rivelò loro la Saggia.
“Quali giochi?” – chiese l’eroe ormai messo un po’ da parte – “Bungee-jamping?”
“No, siete fuori strada oh Mang’isse!”
“Hockey su ghiaccio?”
“Nisba!”
“Pallavolo?”
“Niet”
“Tiro al piattello?”
“Nada!”
“Salto con l’asta?”
“Nein”
“Football americano, sebbene non sia stata ancora scoperta l’America che, ovviamente, scoprirò prima io e chiamerò la Mangissiana.”
“Ehm, neanche quello.”
“E di quale assurdo pericolo stiamo favellando, mia cara?” – chiese ancora una volta il Mang’isse che ormai rodeva dentro dalla curiosità ma soprattutto dalla fame.
“Minigolf.[3]” – ammise, con sincero e assoluto imbarazzo.
Una risata fulminea e altisonante si udì per il castello. Era il malvagio re di Cos che si era così presentato agli occhi della Saggia e dei suoi due ospiti. Ma non aveva fatto i conti con il lucaborrasso, che dormicchiava rannicchiato in mezzo alla sala. Il cucciolo di nonsocosa non venne notato da Conan che lo scambiò per un tappetino inciampandoci sopra. La caduta emise uno squassante rimbombo che, oltre a rompere i vetri visivi del governatore, venne udito anche negli inferi dove i piccoli Carforini venivano forgiati per sconfiggere il Master in altre millemila partite a calcetto.[4]
“Maledetto!!” – urlò quest’ultimo prendendosela con l’autore – “E’ stata una partita strana, stavo male, l’indice Nikkei era calato ed io ero triste, la congiunzione astrale di quel giorno mi proibiva di scartare chicchessia, il pallone in quel giorno, per fatal destino, era il mio peggior nemico, avevo promesso al Presidente della Repubblica di partecipare alla sua cena e non potevo arrivarci stanco. In realtà li ho fatti vincere.”[5]
“Finiscila di inventare scuse e assumiti le tue responsabilità. E ora, per tornare ad una trama normale e senza sbocchi sulla vita vissuta, io vi dichiaro guerra, oh Saggia.” – dichiarò Conan ripresosi dopo il ruzzolone.
“Guerra eh? E come? E in qual luogo? E in quante armate siete?” – domandò la Saggia, senza far trapelare alcuna emozione.
“Alla Kamchatka. Con quattro carri armati.” – rivelò loro.
“Bene, difendo con tre. Può anche tirare i dadi per il suo destino, oh malvagio governatore.” – E così facendo Conan tirò i suoi quattro dadini da passeggio, il risultato fu aberrante. Tutti numeri al di sotto del quattro che fecero esaltare di gioia la Saggia che con un unico tiro dimostro di essere ampiamente al di sopra delle armate avversarie. Ritirò altre due volte e sconfisse il nemico – “Non puoi competere con me. Ricordatelo!” – si esaltò la signorina.
“Un giorno ti batterò. Ne sono sicuro.” – E se ne andò. Prima però decise di voler dare un calcio disumano alla testa del povero lucaborrasso che dormiva beatamente a terra. Peccato per lui, però, che questa volta, causa la sua momentanea cecità, non vide esattamente ciò che voleva colpire e infranse in maniera sconsiderata il suo piede contro una enorme sfera di ferro che, chissà perché e chissà percome, giaceva lì in mezzo al salone. Il malvagio governante se ne andò in barella.
“Perché girate con palle di ferro in mezzo al salone?” – domandò Mang’isse che, in astinenza da cibo, iniziava ad assaggiare pian piano il Master.
“Per eventuali gag, non ci facciamo mancare niente. D’altronde son pur sempre la donna dell’eccelso scrittore.[6]” – affermò con un bel popò di entusiasmo.
“Ma perché ci ha imprigionati? Perché se ne è andato? E perché giocavate a Risiko? E perché siamo in questo posto. Ah no, l’ultima la dovrei sapere. Ma mi farebbe bene una ricapitolazione.” – si adirò Master ormai allo stremo delle forze.
“Vi ha imprigionati perché conosceva la grandezza del Mang’isse nel giocare a Risiko. Aveva bisogno del campione. Tu sei stato chiuso con lui solo per essere il suo pasto casomai avesse fame, cosa che sta avvenendo proprio in codesto regal istante. Poi, si è congedato perché io ho appoggiato la vostra liberazione portandovi nel mio castello che non rientra nei suoi possedimenti e nella sua giurisdizione, infatti non può nulla contro di me. E siete in questo posto perché solo io posso aiutarvi per sconfiggere il malvagio Cimichele!” – svelò la signorina sempre più affascinante.
“Ma non ha fatto ancora nulla di male.” – considerò Mang’isse addentando la mano del Master che, urlante si diresse verso la più vicina cucina per portargli qualcosa da mangiare.
“Questo è ciò che pensi tu, oh eroe dei miei stivali che non indosso, la verità è ben altra.”
“E posso finalmente essere partecipe di ciò che dovrò fare?” – chiese senza preoccuparsi del cibo portatogli dal Master. “Voglio conoscere i mio destino!” – urlò quasi convinto di ciò che disse.
“E così sia…Mang’isse ti rivelerò un segreto: Il nostro enorme Dio Sabbino è tuo padre…[7]”
“Un po’ l’avevo sempre pensato dalla fame.” – rivelò l’eroe nostrano prima di giacer svenuto.

FINE SEDICESIMA PUNTATA

[1] Mai perdere contro dei pulzelli a calcetto. Ma soprattutto mai vantarsi della sicura vittoria prima della singolar tenzone, si finirebbe, come succede, ad essere deriso anche in puntate di un’opera epica. Vero signor Master?
[2] Il mio caro Word mi segna come errore codesta parola suggerendomi di modificarla in “orrori fica”. Che programma zozzone.
[3] I pericoli si nascondono anche dietro a cose all’apparenza normali.
[4] I bambini giocatori di calcetto sono esseri demoniaci.
[5] Testimoni affermano che le scuse dette dal Master superano, fino ad ora, la ragguardevole cifra di 150.
[6] Santa donna!
[7] E un colpo di scena alla Beautiful non fa mai male per terminare la puntata!

E qui il pubblico si potrebbe anche chiedere: “Ma dove vuole andare a parare questo sconsiderato scrittore dei nostri stivali?”, e la risposta sarà uno squassante e forte “boh!”. Che lenza che sono.

Sondaggio prossima puntata: l’incontro con la compagnia dell’Anello o lo scontro con Cocco Siffedi e il suo nuovo amico Nello? Ai posteri l’ardua sentenza.

Prossima puntata: Giovedì 11 Settembre. Per ricordare un fatto brutto mettendo sul blog un altro fatto brutto ovvero la prossima puntata. Per non dimenticare che al peggio non c’è mai fine. (Ps: anche se per il sottoscritto l’11 settembre è da festeggiare! E un giorno vi dirò anche il perché!)

sabato 5 settembre 2009

Lunga vita a John Doe!

Questo è un bel modo per protestare contro i poteri forti. E Caravan, per inciso, piace anche a me!

giovedì 3 settembre 2009

La Carmenide - Do you remember? (Puntata Quindici)



Attenzione: la scrittura di questa puntata è stata effettuata dopo ben un mese di inattività. In questo frangente sono successe così tante cose che neanche me le ricordo. Una sicuramente. Berlusconi ha detto di essere Superman. Come vorrei vederlo spiccare il volo e ritornare al suo pianeta d’origine. Ah, i sogni son desideri. Comunque questa puntata è un ritorno alla scrittura di quest’opera epica senza capo ne coda ma con un Lucaborrasso che ha sia la testa che la coda, indi è un’opera completa. Vi autorizzo a mangiare pop corn durante la lettura ma se trovo chi è che attacca le gomme sotto le poltroncine giuro che un giorno o l’altro gliele faccio mangiare.

Motivi per leggere questa puntata: E’ il grande ritorno, e fatemi sto piacere dai. E daaaaaai. E daaaai daaaaaaaai daaaaaaai daaaaaai. Ci aggiungo anche le figurine di Totti e un Favalli del 95. Ci state? No? Che persone cattive. Non meritereste neanche di leggerla, ma sono magnanimo. Altri motivi: leggere fa figo, almeno così dicono sul sito di “Nerd Power”.

Questo particolare episodio risponde ad una domanda essenziale per il superamento dell’età adulta: si, Belen è veramente na gran topa. Con tutto il rispetto per le altre ratte.

Riassunto puntate precedenti: In realtà è successo poco o niente. Mang’isse è stato reclutato dal Master, figura ambigua di quest’opera, che, per un qualsivoglia motivo, spinge il giovane eroe con lui tra varie cittadine per recuperare qualcosa che l’autore ancora non ha pensato. Ovviamente il Mang’isse ha trovato nemici sulla sua strada, che ha miracolosamente sconfitto. Tranne il Cocco, nemesi del Master che dimostra sempre di essere una spanna sopra al suddetto attendente. I due protagonisti principali adesso si trovano in una cella dell’isola di Cos, dove il malvagio superdetective con gli occhiali che da la caccia ai criminali li ha rinchiusi per un motivo a noi oscuro(chissà quando l’autore ci penserà!). Ma grazie all’aiuto minimo del Sabbino(che si era impossessato dell’animaletto misterioso del Master ovvero il lucaborrasso) e di una persona misteriosa i due sono usciti. E ora ricominciamo proprio da quel punto.

Piccola spiegazione di alcuni personaggi, così non dite che mi scordo le cose.
Mang’isse: eroe della nostra opera. Duro, durevole, deciso, deficiente, domatore, dannato, determinato a mangiarsi tutto e tutti.
Master: spalla che ogni tanto esce fuori dal seminato. Sembra apprezzare le bellezze del mondo, anche maschili. La sua ambiguità suggerisce milioni di battute.
Sabbino: Deo del vino, del casino e delle belle squinzie.
Cocco Siffredi: nemesi del Master. Lo batte ovviamente in ogni minima tenzone. Sarebbe una così brava persona, ma ha i suoi punti oscuri. E li scopriremo.
Lucaborrasso: Animale metà boh e metà mah. Vive per quieto vivere, parla solo se viene posseduto, ha molteplici abilità ma non se ne riesce a trovare una.
Il fantasioso Mistery: personaggio vivente e deceduto di due puntate. Prigioniero nella stessa cella dei due protagonisti. Cerca di aiutarli ma viene messo in un angolo. Lo ritrovano deceduto con cinque assi nella tasca poco dopo.
Cimichele: dovrebbe essere l’antagonista ma, finora, si è visto poco e niente!

La Saggia intanto dentro le fredde celle comparve all’istante, e alla sopita immagine del bel eroe il lume perse. La giovinetta sgomenta si ritrovò con strani personaggi, decisa ormai a salvarli.

“Ma…siamo in onda!” – Festeggiò il Master redivivo.
“Sembrerebbe anche a me.” – annuì l’eroe.
“Certo che ne è passato di tempo eh?” – Chiese il Master.
“Eh si. Un mese è un mese. Chissà quante cose sono successe nella vita reale quando qui non è passato un solo secondo. Ah, la bellezza del cinema, le oscure vicissitudini delle fiction, le trame ben rispettate dei libri, la tristezza di non voler scrivere perché fa troppo caldo del Luttero…[1]” – sentenziò Mang’isse dando un’occhiata in alto.
“Miei cavalieri, se avete finito di sparare idiozie noi dovremmo andare, le guardie saranno qui tra poco.” – disse La Saggia.
“Ma non è vero, ho visto che andavano a farsi uno spumantino.” – precisò il deviante eroe.
“Idiota! Era per aumentare la suspance, lo fanno tutti.” – rispose la nobile ragazza mollando un ceffone al Mang’isse – “ E ora marsch, tutti di corsa!” – E la seguirono senza fiatare.

Camminarono nelle segrete per un lungo tratto. Scesero nelle fogne, mandarono avanti il lucaborrasso per avvertirli in caso di pericolo, ma stranamente, non ce ne furono. La ragazza ne era fortemente stupita.
“Ma… tutto ciò è strano. Mi ricordo che queste fogne erano completamente infestate dai topi.” – al termine della frase lo strano animale ruttò e fu tutto molto chiaro – “Dovreste usarlo per disinfestare solai e cantine, diventereste ricchi.”
“Tutto ciò che vuole lei, mia signora!” – si inchinò nella melma Mang’isse.
“Cosa fai oh eroe mezzo decaduto?” – gli chiese il sempiterno amico Master.
“Qualunque cosa dica c’ha ragione, quella mena di brutto. C’ho paura io.” – rivelò il Mang’isse – “E poi mi ha detto che se faccio il bravo c’è un altro pollo pronto per me!” – e rise completamente soddisfatto.
“Oh Saggia, dimmi dove stiamo andando. Dimmi il perché siamo stati rinchiusi nelle segrete, dimmi anche la combinazione esatta del SuperEnalotto, e magari dimmela prima che estraggano i numeri.” – chiese, tutt’insieme, il Master.
“Una domanda per volta oh gringo vergognoso. Qui siamo nei miei possedimenti, cioè sopra non qui qui, cioè non dico che le fogne sono mie, non potrei vantarmene così tanto, diciamo che dovremmo salire per quella scala e saremmo nei miei possedimenti e lì potremmo parlare calmi e senza paura di attacchi dal re di Cos.” – replicò l’oscura pulzella. – “Manca poco poi, mica possiamo perdere mezza puntata nelle fogne[2].”
“Giusto!” – approvò il dimenticato eroe, ormai nelle mani della ragazza.
“Burp” – acconsentì il lucaborrasso stanco di mangiare topi.
“Prima le signore.” – disse Master facendo salire la signorina dalla scala ricavandone un calcio nelle gengive dalla leggiadra ragazza. – “Cosa ho detto di male?”
“Signorina, prego!” – precisò salendo man mano.

Uscirono dal liquame senza problemi. Erano abbastanza lontani dalle segrete, d’altronde avevano camminato per una buona decina di minuti, minuto più minuto meno. Il porto a cui erano attraccati si scorgeva in lontananza. Master aveva paura di pensare che il suo equipaggio fosse scappato senza tentare di salvarli, Mang’isse aveva paura di immaginare che in quel momento stessero mangiando cinghiale senza di lui, il lucaborrasso aveva paura di non trovare più topi nella stiva.[3]
“Lì, quella è casa mia. Venite, vi laverete e potremmo finalmente parlare, senza pericolo.” – indicò una modesta depandancè di 400 metri quadrati con salone accessoriato e 3 camere, doppi servizi, doppio ingresso molto luminoso e recinto acquatico infestata da alligatori con sette armigeri pronti a scatenare l’inferno[4]. Abbassarono il ponte levatoio e la combriccola entrò.
I due eroi si lavarono. Era da tempo che non godevano della vista di una tinozza e di acqua calda. Ovviamente erano in stanze differenti. Mang’isse iniziava a pensare a cosa stesse succedendo nella sua bellissima Stitica mentre si divertiva, al caldo, durante il bagno. Il Master continuava a domandarsi il perché quella donna per loro era così importante, e soprattutto perché il suo amico ne aveva così paura. Il lucaborrasso osservò il proprio padrone mentre si deliziava nella vasca di legno circolare senza fiatare. Master si domandò il perché lo fissasse così e, inoltre, si domandò il perché in questi tempi si domandava troppe cose.
Il bagno finì. Erano pronti per loro dei vestiti nuovi, puliti. Mang’isse si vesti in fretta e giunse nella sala grande dove ad attenderli c’era la ragazza che li ha salvati. Il Master uscì dalla propria stanza, mentre il lucaborrasso, appena la porta si chiuse, si diresse verso la tinozza e ne ingurgitò completamente il contenuto.
Notò tutte le armature disposte per il modesto castello, i simboli, le effigi, gli armigeri muscolosi, notò tutto tranne l’ultimo scalino mentre scendeva le scale. E ruzzolò nell’entusiasmo generale.
“Eccoti, hai vinto 20 scudi. Come facevi a sapere che sarebbe caduto?” – domandò la donna a Mang’isse.
“Conosco bene i miei polli. A proposito…quando si mangia?” – chiese dopo aver messo da parte il maltolto.
“Ehm…mi scusi signorina. Ero emozionato dalla sua visione.” – si giustificò il Master ancora inebetito dalla caduta. Il ginocchio gli doleva ma voleva far notare la sua tempra d’acciaio. La ragazza gli diede un ceffone quando lui si avvicinò. – “Ma perché? Cosa ho fatto di male?”
“In stanza ti domandavi mentalmente perché io ero così importante!” – rivelò la squinzia più impettita che mai.
“Ma come fa a saperlo? E’ per caso una maga?”
“No, sono la ragazza dell’autore dell’opera[5]. E io meno forte. Indi stai attento.” – confessò la siffatta pulzella. – “E ora che non puzzate più di fogna, uova marce, mascara, ricchi premi e cotillons, è giunto il momento di rivelarvi il perché voi siete stati tenuti prigionieri e anche il perché sono un personaggio modestamente troppo importante.”
“Non mi dica che è nella prossima puntata!” – chiese il Master distrutto.
“Ebbene si.” – annuì la Saggia.
“Uff, hai vinto 20 scudi, Mang’isse del cavolo!” – e diede il denaro al suo compagno[6] – “almeno però dimmi come ti chiami.”
“Io? Io sono Carmenide!”

Zazan zatazannnnnnnnn![7]

“Mi sembra di averlo già sentito da qualche parte, sto nome.”

FINE QUINDICESIMA PUNTATA

[1] Queste sono menzogne belle e buone.
[2] Lei si che conosce i tempi giusti!
[3] Con quelli grossi, ovviamente morti, che non mangia li usa tipo costruzioni. La Torre Eiffel Topesca è meravigliosa.
[4] Per contatti, se volete acquistarla, rivolgetevi al sommo Luttero.
[5] Non è nell’opera perché se la fa con lo scrittore. Nono. Ci sarebbe stata lo stesso. Ma dato che se la fa con lo scrittore a lo scrittore piace questo elemento.
[6] Compagno d’avventura! Precisiamo.
[7] Soliti archi di sottofondo! Provocano enorme suspance. Giusto? Se dite no mando la signorina Carmenide a picchiarvi!

Finalmente uno sbocco nella trama. Dopo quindici puntate c’è una personcina importante nell’opera e se dico che non lo è credo che vengo picchiato per tutte le puntate a venire. Indi tutti a scrivere che questa puntata è un capolavoro. Sennò attenti alle vostre gengive, io non vi assicuro niente.

Niente sondaggio. Non me ne tiene. Ho cose più importanti da fare. Tipo creare la Kryptonite per uccidere SuperSilvio.

Prossima puntata Lunedì 7 Settembre. Settesettembre. Bellissimo. Settesettembre. Lo direi per ore!