venerdì 6 agosto 2010

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La giornata inizia sempre in maniera diversa: che ogni mattina la strada urla il suo dolore e la sua rabbia in maniera diversa, e non si sa mai quale insulto si può ricevere da dietro il primo finestrino della giornata. Perchè il primo finestrino non si scorda mai, e questo Fulgenzio lo sa bene. Colleziona paziente le offese degli automobilisti a cui chiede ogni giorno qualche euro per vivere, perchè esercitare la memoria è sempre un buon passatempo da coltivare all'ombra dei semafori. E perchè, a farci caso, il repertorio di insulti e improperi poteva essere considerato un indice attendibile di campionamento del genere umano. Sempre le stesse parolacce, sempre gli stessi insulti, sempre le stesse offese. Mai nulla di davvero originale. Il concetto di umanità ridotta a un branco di pecore tanto inneggiato tra i suoi amici barboni si manifestava in tutta la sua magnificenza proprio davanti a un cerchio rosso sospeso a mezz'aria.
Fulgenzio non riusciva a capire, lui che dalla vita non aveva mai avuto niente sperava che chi avesse qualcosa potesse trovare un altro tipo di approccio verso il resto dell'umanità. Ma a quanto pare non era così, e l'unica idea davvero valida tra tutte quelle che gli stavano lambiccando il cervello mentre chiedeva qualche spicciolo a un automobilista in giacca e cravatta dentro una Yaris blu era che lui della vita non avesse capito un cazzo.
Non era tanto per la sua vita da clochard ai margini della città, o per il suo lavoro al semaforo davanti al supermercato, o per gli insulti che puntualmente riceveva. Tutto questo non gli pesava, a volte lo faceva sentire quasi bene. Ma era più per una sorta di inadeguatezza davanti a un mondo che non riusciva proprio ad accettarlo. Perchè c'era gente che della vita aveva capito tutto, e dal mondo aveva ottenuto molto. E c'era gente che della vita non aveva capito un cazzo come lui, ma che dal mondo aveva comunque ricevuto qualcosa.
Fulgenzio non capiva come collocarsi in quella curva gaussiana in cui non riusciva a trovare posto nemmeno ai due estremi. Per lui, ex statistico e matematico, era importante catalogare ogni cosa all'interno di una qualche statistica che desse un senso di appartenenza al mondo. Gli bastava guardare un attimo le persone, che subito era riuscito a inserirle in qualche casella di una tabella a doppia entrata.
Dalla sua postazione, Fulgenzio poteva esercitarsi in questo suo passatempo senza nessun problema, contando su un ampio campione della popolazione. Oltre tutti gli automobilisti, c'erano gli abitanti del palazzo posto al lato del semaforo. C'era la madre di famiglia destinata a sfamare suo marito e i suoi cinque promettenti teppisti di strada, situata in una piccola cella in basso a sinistra della tabella. C'era la ragazza tutte curve, quella che Fulgenzio aveva più volte rivisto nelle sue fantasie a luci rosse, collocate in una cella a due piazze con un letto matrimoniale solo per loro. C'era la signora che aveva perso il marito e che si vedeva di nascosto con un uono che tutte le sere, quando si faceva buio, la passava a prendere senza farsi vedere. Per lei una cella oscurata, di quelle che nascondono segreti inconfessabili. C'era l'amministratore del palazzo, un uomo che, nonostante le apparenze, quando ripassava con la macchina gli dava sempre un euro per tirare avanti la giornata. Per lui cella laterale della tabella, perchè pulirsi la coscienza dando un euro all'accattone del semaforo e prepararsi una via di fuga se la vita dovesse mettersi male sono uno una conseguenza dell'altro.
E poi c'era il ragazzo che usciva tutte le mattine per andare a lavoro. Tipo tranquillo, impossibile da catalogare. Un pò come lui, pensava a volte Fulgenzio. Solo che, non si sapeva bene per quale motivo, non riusciva a provare simpatia o interesse verso il ragazzo. In verità non sapeva dire bene perchè, era più una sensazione che colpiva il suo istinto e lo portava a escludere quell'uomo dal giro delle persone che avrebbe voluto conoscere.
Ma quella mattina destino e istinto avevano deciso di seguire due percorsi totalmente differenti, e far incontrare due esistenze che in un giorno qualunque si sarebbero ignorate senza pensarci due volte.

8 commenti:

Il rospo dalla bocca larga ha detto...

Se proprio farò un figlio, lo chiamerò Fulgenzio! :D

Debora ha detto...

Già finito??
E il seguito a quando??
Promette bene..
A presto!!

luttazzi4ever ha detto...

Il seguito a domani, continuo io. Come questo è il primo "capitolo" che segue il mio incipit. Buona lettura.

DjJurgen ha detto...

@Rospo: bel nome, vero??? :D

@Debora: anche se in maniera un pò telegrafica, ha risposto Lutty per me! :D
Io e il mio co-admin speriamo di riuscire a mantenere le promesse! :D
Grazie, in ogni caso! :)

@Lutty: è finito il comunicato stampa? :P

Fulgenzia ha detto...

Premesso che fulgenzio è un nome tutt'altro che da poveraccio, e non solo perchè è il mio,ma perchè deriva dal latino fulgor,ma mi chiedo...come mai non vai in pò al mare invece di scrivere boiate?Sono scelte,si,ma tu hai scelto proprio di annoiassi così? Vabè...

Miriam ha detto...

Francy!!!ti è piaciuto lo scherzetto??:D così impari a dire che vuoi venire al mare e poi non vieni!by fulgenzia :D era ora che finisse la pacchia e ti rimettessi a scrivere...

luttazzi4ever ha detto...

"Rimettessi a scrivere"? E' una speranza molto vana con quel mentecatto!

Alice ha detto...

azzz che giornata

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