mercoledì 24 agosto 2011

(11)


Daniel lo svitato fece conoscenza col duro asfalto gelante di un autunno freddo. Non ne fu felice. Appena cozzò il posteriore emise un sentito gemito di dolore, e poi imprecò qualcosa su degli austro-ungarici e sulle discendenze di quel pezzo di strada. Non era finita. Un attimo dopo il suo amico, Walter il genio, atterrò su di esso a forte velocità provocando in lui forte amarezza, e immenso dolore. Imprecò ancora, Daniel, qualcosa su dei nani di dubbia sessualità del nord Carolina, poi ebbe pesanti affermazioni da fare sulla dolce madre del suo amico. Che non rispose alle offese ma si scusò con garbo. Daniel era tutt’altro che pronto a perdonarlo.
“La prossima volta potevi atterrare in maniera più gentile, educata e soprattutto non sulla mia persona?” - urlò.
“Mi fa piacere che sei molto felice per il mio ritorno. Così tanto che credo tu stia quasi piangendo, noto”
“Piango, sì, ma dal dolore. Comunque, bentornato, benvenuto, mi devi uno sterno nuovo, ti debbo picchiare assolutamente per il Barolo del genere precedente e dove siamo?”
“A prima vista direi…un poliziesco!”
“Da quali elementi a tua disposizione affermi ciò? Sei diventato un detective appena arrivato qui?”
“Vediamo…è notte, si gela e l’atmosfera è molto dark.”
“Ah, giusto. Infatti nelle sit-com o nei telefilm romantici non esiste l’inverno!” - lo derise.
“E poi hai un cadavere a ore 12!” - Daniel si girò. Un urlo da soprano fuoriuscì dalla sua gola. Walter ridacchiava soddisfatto.
“Ridi tu, ridi. Intanto a me fai prendere gli infarti, ma non senti anche tu una sirena tipo…polizia?”
“Dici che se ci trovano sulla scena di un delitto sono capaci di arrestarci, che ne dici di scappare?” - chiese Walter un po’ preoccupato.
“Tu vedi troppi telefilm, te l’ho detto. Siamo solo due tizi che passavano qui per caso, non faranno caso a noi” - appena terminò la frase, tre volanti si disposero a cerchio attorno ai due. Dalle macchine uscirono ben sette uomini. Sei di essi estrassero le armi e li tennero sotto tiro. Il settimo, vestito elegante, raccolse un megafono dalla vettura e parlò.
“Mani in alto. Tutto quello che direte potrà essere usato contro di voi in tribunale anche se credo, in tutta sincerità, non credo potreste evitarvi la galera per i prossimi trent’anni, quindi dite ciò che volete. Non vi cambierà assolutamente niente!”
“Io ti ammazzo!” - urlò Walter prendendo per la gola il suo amico. Venne fermato da due agenti con molta difficoltà.

“Allora…abbiamo un omicidio, due tizi che “guardacaso” passano da quelle parti proprio un istante dopo che la nostra povera vittima decede. Un istante dopo, non prima, giusto?” - chiede l’uomo elegante, infilandosi i suo occhiali neri.
(Sottofondo: Who are you?/who who who who?/ who are you? Who who who who)

“Sono certo di averla vista altrove, sergente!” - disse Daniel, con sguardo incuriosito.
“Non credo, e non sono sergente.” - rispose, con uno sguardo enigmatico, dati gli occhiali scuri.
“Quello che il mio amico gentile vuole dire è che lei ha una faccia conosciuta forse perché rappresenta la sicurezza che, in questo mondo, è una cosa che abbiamo sempre bisogno!” - aggiunse Walter provocando l’esatto contrario di ciò che voleva.
“Basta raccontare balle. Chi siete? Perché avete ammazzato quel tizio? E come mai i vostri dati non esistono? Da dove venite? Non avete l’aria di messicani…”
“Se dico “Cuba” ci credete?” - disse Daniel, cercando di essere spiritoso. Ci guadagnò solo un’occhiataccia da parte del poliziotto. Abbassò la testa un istante dopo.
“Allora…ricominciamo: voi arrivate qui da un luogo “lontano”, così avete detto. Ci dovete rimanere per massimo mezz’ora no?”
“Gius…” - provò a rispondere Walter.
“Non interrompetemi! Stavo dicendo: massimo mezz’ora, e poi dovete di nuovo andare via. Ora…questo posto da dove venite è molto lontano? E perché venire qui solo per trenta minuti? La mia idea è che voi siete venuti qui, per così poco tempo, solo per uccidere quell’uomo e poi scappare via ovunque voi veniate. Che sia Messico, Cuba o Spagna, voi siete venuti solo per commettere l’omicidio e poi scappare via. Confessate!”
“No, siamo bravi ragazzi. Non ho mai ucciso neanche una mosca. Neanche il mio capo. Neanche Gennaro Ordine della quinta d quando mi gettava con la testa nel water. Io sono una brava persona, solo così bravo che quando la gente vuole sputare a terra io mi faccio sputare in faccia per non sporcare il pavimento. La prego, capitano, ci lasci andare.” - il poliziotto sembrò cedere per un attimo. Un suo collega, di impari grado, arrivò per segnalare qualcosa.
“Capitano…la vittima si chiama Gennaro Ordine. Ha trentun anni ed è di questo quartiere.”
“Dicevamo?” - disse il capitano osservando Daniel.
“Perché non ti stai mai zitto, dico io! Perché?”
“Per guadagnare tempo, idiota. Premi! E’ passata la mezz’ora.” - Walter se n’era completamente dimenticato. Cercò il telecomando, pur ammanettato, nelle tasche posteriori. Non lo trovò.
“Cercate questo?” - gli chiese il Capitano, rinforcandosi gli occhiali.

(Who are you? Who who who who)

Il capitano aveva nella sua mano il commando del portale senza immaginare che fosse così importante. I due lo guardavano come ipnotizzati. Lui osservava la loro reazione visibilmente soddisfatto.
“Allora è per questo che avete commesso l’omicidio. Un vergognoso telecomando di Hello Kitty. Ma non vi vergognate?”
“Capitano, quell’oggetto è molto importante per noi!” - rivelò Walter – “E’ il nostro modo per tornare a casa. Ci stia a sentire. Clicchi il bottone dell’accensione e le prometto che noi confesseremo.”
“Ah, belli miei. Mi credete così idiota? Che ne so che questo coso non sia collegato a qualche bomba? Siete sempre più infidi, noto” - disse.
“Daniel, ora!” - Walter si lanciò contro il sedile anteriore, dove era situato il capitano in bilico. Il telecomando cadde dalla sua mano. Daniel se lo trovò proprio addosso. Cercò in tutti i modi di premere il pulsante d’accensione. Il capitano, intanto, si era ripreso. Un attimo prima che potesse sfoderare l’arma Daniel riuscì a farlo funzionare. Il portale si aprì nella sua direzione e lo risucchiò istantaneamente. Walter, ancora intontito per la testata, si lanciò anch’esso ancora ammanettato. Il portale aumentò d’intensità, raggiungendo anche il Capitano che fu risucchiato anch’esso.
Dall’esterno si notò solo una forte luce azzurra e la scomparsa di tutti gli occupanti della vettura.
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