giovedì 4 agosto 2011

(2)


Walter mi precedeva mentre scendevamo le tipiche scale di una cantina americana. Si era fatto costruire la villetta tipica delle sit com degli anni ottanta, tipo quello dove Steve Urkel rompeva le scatole ai suoi vicini, o, per fare un altro esempio, quello dove c’era quel ragazzo che se la credeva troppo con giubbotto di pelle e ciuffo impomatato che combinava guai a non finire. L’aveva sempre desiderata e c’era riuscito ad averla, per restare sempre in tema di sogni, lui almeno uno è riuscito a realizzarlo. Anche se avere una donna come Rita a fianco credo sia il miglior desiderio che uno possa coronare. E Walter credo ringrazi il cielo ogni giorno di più per questo regalo. Scesi l’ultimo gradino e davanti a me si parò una specie di laboratorio da scienziato pazzo. Molto appariscente, decisamente inquietante.
“Ed è qui che sezioni i cadaveri no?” – chiesi scherzando.
“No, quello lo faccio in solaio, qui li riattacco sperando di riuscire a creare un nuovo mostro di Walterstein” – rispose senza scomporsi.
“Nuovo?”
“Sì, il primo non è andato bene. E’ uscito simpatico, dotto ed efficiente. Io lo voglio rozzo, burbero e idiota, che distrugge le persone ovunque vada!”
“Vuoi un politico allora?”
“Una specie, ma con più umanità”
“Allora la strada è ancora lunga, amico mio.” – risi, ma solo per un attimo, per stemperare quella tensione che sentivo addosso e che mi provocava, non so perché, paura.
“Vieni Daniel. E’ giunto il momento. Sono passati dieci anni dalla fine della laurea, siamo diventati più grandi, più responsabili, abbiamo costruito qualcosa per il nostro futuro. Io mi sono fatto una famiglia, tu credo stia pensando di fartela no?”
Annui senza proferire verbo. Non volevo deluderlo. Il mio rapporto con Marzia era da considerarsi l’inizio di una famiglia? Non lo credevo proprio.
“Ora però torniamo indietro, a quando eravamo ancora giovani, a quando passavamo le notti a pensare a come fare per cambiare questo mondo e ad intristirci perché nulla era possibile per salvare questa Terra su cui viviamo. E lì capimmo che l’unica vera soluzione, per il nostro malcontento, era sempre la stessa…”

“Gli universi paralleli” – dissi io, dieci anni prima, alla festa di laurea di Walter. Due giorni dopo ci sarebbe stata la mia. Sarebbero stati dei giorni di colossali sbronze e di disastrosi risvegli.
“Sì. Sempre gli universi paralleli. Da che mondo è mondo, anzi, da quando esiste la tv l’unico modo per cambiare, ad ogni puntata, la fisionomia della serie è quello di far viaggiare tra e dimensioni i protagonisti, giusto?”
“Certo” – convenni – “così il pubblico non si annoia mai e puoi esplorare tutti i generi letterali senza preoccuparti di bazzecole come la scienza reale o, in molti casi, la continuity. Scrivere una serie che parla di dimensioni parallele è il sogno di ogni sceneggiatore. Forse un giorno sarà anche il mio.” – dissi, speranzoso. Non potevo mai sbagliarmi più di tanto.
“Ovvio che sì, amico mio, tu sarai il nuovo re di Hollywood, sarai lo scrittore più pagato del mondo, ogni tuo nuovo parto sarà considerato l’opera più venduta sul globo terracqueo. Stephen King ti chiederà consigli, Umberto Eco ti scriverà le prefazioni.”
“E Agatha christie si risveglierà dalla morte e mi darà il premio Nobel per la letteratura.” – conclusi.
“Giusto. Non ci avevo pensato. Di sicuro tra dieci-venti anni avranno trovato un modo per resuscitare i morti. Almeno quelli simpatici.”
“Dici che Mussolini e Hitler non debbano essere resuscitati?” – chiesi.
“Certo che no”.
“Sei un razzista”.
“Ah. Io?
“Ovvio. Ora uno non può organizzare olocausti che subito viene discriminato, chi sei tu per decidere chi risorge e chi no?”
“Ho origini ebree.” – disse con tono serioso.
“Io sono pastafariano, ma non lo vado a dire in giro”. – risposi allo stesso modo. Dopo tre secondi iniziamo a ridere di gusto. Continuammo a bere fino a sbronzarci e a dimenticarci quasi tutto di quella serata. Tranne questo discorso e le ripetute avances che Walter ricevette prima da Eddy, mio fratello, e poi da Rita, sua attuale moglie. Di sicuro le seconde gli piacquero di più. Considerando che il giorno successivo li svegliai io mentre ronfavano, di gusto e decisamente ignudi, nel letto dei miei.

“Universi paralleli” – disse mentre mi riportò mentalmente nella sua cantina facendomi uscire dalla bolla dei ricordi.
“Hai inventato una macchina per andare negli universi paralleli? Sei diventato il Prof.Arturo di “Sliders”?”
“Mi deludi caro mio, mica potrei riciclare un’idea così stra-usata miliardi di volte. Secondo me ormai nessuno usa più l’idea delle dimensioni alternative, sono passate di moda. Io punto a ben altro.”
“Bello, se sono tornati di moda i vampiri, tutto ora può essere riproposto. Anche Gianni e Pinotto.” – aggiunsi con una sottile nota di ironia.
“Che non smettono mai di farci divertire, direi. Comunque io qui parlo di futuro, parlo di passato, parlo di tristezza, parlo di risate, parlo di avventura, parlo di fantascienza, parlo di storie senza fine né coerenza, parlo di canzoni inventate al momento, parlo di rapine concluse a stento. Parlo di tutto e parlo ormai anche in rima, se mi fermi avrai la mia stima.” – favellò con un grosso sorriso stampato in volto.
“Walter, sinceramente, cosa ti sei fumato?” – quando ci vuole ci vuole.
“Panini, direbbe qualcuno di mia conoscenza, ma nulla ti rispondo io. Daniel. Vieni qui, te lo dico in un orecchio.” – si avvicinò. – “Ti ricordi la tua voglia di esplorare ogni campo della scrittura? Te la ricordi la tua voglia di essere parte di ogni stile narrativo? Ora si può fare. Daniel, tra poco partiamo, finalmente.”
“Sì, ma hai rotto con sto “partiamo”. Dove si và? In che luogo? In che spazio? Debbo portare il telepass?” – mi inalberai leggermente.
“Niente di niente, solo il ricambio se vuoi. Da oggi andiamo in viaggio con la “Macchina del Genere”.
“Posso dire che un nome peggiore di questo non potevi inventarlo?” – urlai.
“Lo so. Non sono mai stato bravo con i titoli” – concluse rabbuiandosi.

1 commento:

{L. ha detto...

“Walter, sinceramente, cosa ti sei fumato?” – quando ci vuole ci vuole.
“Panini, direbbe qualcuno di mia conoscenza [...]"

Ho pensato alla scena di Marshall al college con quei mega "panini" xD

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