lunedì 31 ottobre 2011

Il vero terrore






Considerato che ho un sonno disumano dormendo, a malapena e male, quattordici ore in due giorni(se non sapete fare i conti ve li semplifico: la media fa sette ore a notte), che ho mangiato riempendomi come un'otre per il consueto aperitivo del mesiversario, che è stato anticipato di un giorno, e per codesto motivo ora mi sento in colpa e vorrei andare a correre.

Considerato che fare attività fisica è una gran bella cosa ma con il sonno che ora mi sta colpendo non credo riuscirei a fare un buon tempo.
Considerando che, massimo massimo, per le 16-16 e 30 dovrei andare perchè sennò non faccio in tempo a prepararmi per lavoro e rischio di non vedere la mia amata prima.
Considerato che, quindi, c'ho massimo una mezz'oretta per scribacchiare qualcosa.
Considerato che devo poi decidermi a cambiarmi e mettermi in tenuta da corsa per poter poi fare jogging(che brutta parola!).
Considerato che, appena ho pensato di afare attività fisica, il mio piede destro ha iniziato a farmi male in maniera inaudita. Caviglia compresa.
Considerato che, avendo un 49 e mezzo di base, il mio pollice(comprensivo di unghia) può essere classificato come televisore a schermo piatto full HD.
Considerato che quello stesso pollice da venerdì, giorno in cui ho giocato la mia ultima partita in ordine cronologico di calcetto, mi fa male.
Considerato che, in fondo in fondo, mercoledì scorso ho giocato sotto la pioggia battente(e non bandiera liberiana).
Considerato che oggi fa un caldo disumano, almeno dalle mie parti e secondo le mie sensazioni.
Considerato che seppure dopo un po', se sento dolore, potrei sempre ritornare a casa.
Considerato che tanto lo so che non farò mai e continuerei pure sacramentando ad ogni passo.
Considerato che non c'è niente di meglio di una sana sfogata fisica, e non quello che pensate voi. Anzi, quello è il top, ma la corsa non fa mai male. A meno che non siete un novantenne cardiopatico.
Considerato che abitualmente corro in condizioni anche peggiori.
Considerato tutto ciò, e alla luce dei fattori ambientali, casuali e di cambiamenti repentini d'opinioni.

Il sottoscritto, luttazzi4ever, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali(e su ciò ho sentito un fottìo di risate laggiù in fondo) decide di scrivervi un racconto dell'orrore in fretta e furia, visto che siamo in tema con la giornata odierna di ViggiliaOggnissanti(fà più effetto in inglese, chissà perchè),  e poi distruggersi andando a correre. Ma orrore puro, mi raccomando di non leggere se avete tanta ma tanta paura dell'ignoto. Mi raccomando. Che poi lo so che mandate le lettere di protesta al sottoscritto. E non mi piace leggere tutti quegli insulti. E poi è inutile che dice che vi educhiamo male i bambini, se quegli insulti li avete scritti voi significa che le parolacce non gliele ho insegnate io. Intesi?

Meglio essere sicuri. Il Moige ancora non sa della nostra esistenza. Purtroppo. Mi piacerebbe tantissimo insultarli con fervore!

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Il perchè fosse successo tutto così in fretta, Furio, non riuscì a spiegarselo. La sua patria era stata distrutta, mano mano, senza che lui se ne rendesse conto. Aveva avvertito dei timidi segnali di pericolo quando, accendendo il televisore, aveva notato uno strano uomo osannare un ancor più strano personaggio. Ma aveva lasciato stare, finendo ben presto di porsi domande importanti che sicuramente non sarebbero interessate a nessuno dei suoi conoscenti. Poi, qualche anno dopo, iniziò lentamente a cambiare opinione su quel tipo. Aveva acquistato potere non si sa come, non si sa perchè. Aveva idee sballate, parlava di "libertà", "sacrificio", "comunisti", credendoci veramente in quello che diceva. E questo faceva ancora più impaurire Furio. Lui ci credeva. Non recitava un copione, ci credeva veramente. "Non è possibile", diceva Furio ai suoi amici quando si riunivano, "è un imprenditore che non c'entra niente con il nostro Paese. E' solo uno che ha ammonticchiato un botto di soldi e ora ne vuole ancora di più". Ma gli altri non lo capivano, gli altri erano già stati assoggettati al volere di quell'uomo.
E Furio rimase solo. I suoi amici lo bollarono come "rosso sovversivo", iniziarono a comprare i libri di Bruno Vespa, a discutere degli approfondimenti di Emilio Fede, a trovarsi preparati nel dialogare sui nuovi interessanti servizi giornalistici di Lucignolo. Furio era preoccupato. Tanto. E non sapeva come fermare quell'ondata di idiozia dilagante che stava distruggendo il suo Paese. Aveva escogitato manifestazioni, raccolte firme, petizioni, e anche comizi per cercare di distruggere colui che stava ammazzando la sua Patria.. Ma non ci riusciva. La gente non capiva.

Un giorno, mentre era ancora davanti a quella maledetta scatola, vide il volto del suo nemico ricoperto di sangue. Per un attimo esultò, felice, qualcuno aveva capito, pensò. Ma niente. Un secondo dopo capii che tutto quello che era accaduto lo riportava ancora in una condizione naturale di vantaggio. Perchè "l'amore vince su tutto", disse. "Perchè tanto odio?", si chiese. "Avrei potuto morire", rincarò la dose. E la gente, ancora una volta, lo amò sempre di più. Quel sentimento cristiano della compassione, nei suoi confronti, si trasformò nella seconda venuta del Cristo sulla nostra Terra. Il povero martoriato Cristo. Come il primo fu messo in croce, il secondo fu colpito da una statua del simbolo più importante di Milano: il duomo. Che è a tutti gli effetti una chiesa. E il cerchio si chiude. Picchiare un sant'uomo con un simbolo religioso è il più brutto dei delitti, seppur quello non sia stato un delitto, pensò Furio, mentre un poco, sotto sotto, ci stava ancora sperando.

E la sua battaglia, invece di scemare, continuò contro quell'approfittatore. Furio era al limite, possibile che il suo popolo, i suoi concittadini, i suoi compaesani, gli altri italiani, erano così ciechi? Mentre il suo oppositore si divertiva nella propria dimora con starlette, politicanti e minorenni, Furio era nella sua casa a pensare a come arrivare alla fine del mese per non perdere l'appartamento che tanto aveva penato per comprare. Mentre il suo oppositore baciava le mani dei dittatori, Furio lavorava dodici ore al giorno, in due diversi luoghi mentre malediva di non possedere il dono dell'ubiquità, per potersi sdoppiare e guadagnare il doppio. Mentre il suo aguzzino promuoveva incompetenti a Ministro, Furio spargeva sul mare le ceneri del suo povero padre appena deceduto, un uomo che aveva lavorato dalla tenera età di quindici anni fino ai settanta per vedersi poi corrisposta una pensione misera, infima, quasi inutile. Mentre il più potente uomo italiano si divertiva a scegliere le sue collaboratrici in base a pratiche poco ortodosse, Furio smadonnava e si sbracciava in mezzo ad un corteo, esortando i suoi amici, dei nuovi amici, alla non violenza ma a distruggere il proprio nemico solo con l'intelligenza.

Furio ora ha trentaquattro anni. E' ancora giovane, gli dicono. Ha un lavoro ma non ha il posto fisso che cerca disperatamente. Non ha una laurea perchè ha dovuto lavorare fin da quando ha finito il liceo. Ma questo non l'ha mai intristito più di tanto, ne conosce tanti di amici laureati e disoccupati. Ha conosciuto Lisa, fa la bassista in un gruppo rock, un'altra sognatrice. Si sono fidanzati ufficialmente dopo cinque anni insieme. Hanno vissuto le stesse battaglie. E continuano a combattere. Ora, Lisa, è incinta. Furio è contento e terrorizzato. Perchè il suo bambino, o la sua bambina, nascerà in questo mondo malsano, ma soprattutto in questa Italia che non ha fiducia in lui. E se ci pensa, forse, riuscirà anche a trovare delle ragioni per cui vivere o almeno essere felice. E tra queste ci sarà l'amore dei suoi genitori che, seppur in difficoltà, hanno saputo unirsi per combattere un mostro troppo difficile da abbattere. E forse un giorno ci riusciranno, loro combatteranno sempre più per far sì che il loro bambino non veda cosa che un bambino è meglio non conosca.

I servizi taroccati di Minzolini.
Le ragazze discinte a trecento euro a rapporto orale, che ora siedono per un incarico pubblico pagato dalle nostre tasse. Le stesse ragazze, ora, dovrebbero decisamente sollazzare gratis ogni italiano onesto. Per pareggiare i conti.
Le urla di Ferrara e i suoi ragionamenti bislacchi.
Bossi.
Sandro Bondi e l'impossibilità di capire il perchè sia stipendiato dallo Stato.
L'ignoranza della Gelmini.
Scilipoti.
La rabbia di La Russa verso qualsiasi forma vivente.
L'omofobia dilagante.
L'ape regina.
Le starlette in Parlamento(e poi ci si lamentava di Cicciolina)
Gli editoriali di Feltri.
La Santanchè. Se esiste qualche entità superiore, l'avrebbe già fulminata.
Le figure di sterco a livello internazionale.
Un ministro degli Esteri che non conosce l'inglese.
Il ponte sullo stretto. Che è veramente meraviglioso, bisogna dirlo.
Gli insulti agli avversari. Chiunque essi siano.
La macchina del fango.
Leggi ad personam.
La consapevolezza di poter fare tutto ciò che si vuole, perchè il popolo è ignorante.
I libri di Bruno Vespa. E le sue trasmissioni.
Lele Mora.
E tanto tanto altro ancora.

Furio ancora chiede: "ma non vi fà orrore tutto ciò?" ai suoi ex amici, quelli che lo avevano abbandonato anni fa. Loro abbassano il capo e cercano scuse. Niente è per sempre. Neanche lui.
Ma non si può puntare sulla natura per chiudere le cose. Bisogna reagire.

E combatte. Ancora. Un giorno vincerà. Lo farà per lui, per Lisa. Per Dylan o per Cristina. Lo farà per suo padre. Per il suo insegnante di diritto delle superiori. Lo farà per Ettore, il suo primo capo, colui che fu costretto a chiudere per uno Stato assente. Lo farà per se stesso. Lo farà per il suo Paese.

domenica 30 ottobre 2011

Claudio & Mirko


Certe volte le parole non servono. Certe volte contano solo i fatti e i volti. Grazie ragazzi. Grazie Claudio.




Mi fa piacere vedere esultare anche chi gioca poco o niente. Mi fa tanto piacere.

Un giocatore che è stato buttato via dal suo ex club come se fosse ormai bollito. Ad avercene di bolliti così!

Da Lecce alla Juve. Quanto ho penato per averti!


Regalo di Halloween di Juventus.com. E' segno che l'entusiasmo è bello grande.

Un allenatore che, sinceramente, non mi esaltava più di tanto. Poi ho capito che è più di un allenatore, è un tifoso. Ed è ben diverso.

Il passato e il futuro assieme. Forza così, ragazzi. Avanti così!


Perdonatemi se festeggio. Ma questo inizio campionato mi piace non poco.

sabato 29 ottobre 2011

Inimitabile bellezza


Mi dispiace. Sinceramente mi dispiace di essere un po' nervoso in questi tempi. Son sempre teso e pronto a scattare per ogni minima cosa che succede. E mi dispiace. Sicuramente coloro col quale ho sbagliato non leggeranno mai questo spazio, perchè non si interessano a ciò che scrivo o faccio, etc. etc. Son cose che accadono, passano perchè la vita è un bene troppo prezioso per perdere tempo dietro queste idiozie. E perchè, appunto, è breve. Brevissima. E bisogna pensare, sempre, a cosa ci può far stare bene, non male. Oggi ho chiuso una cosa che mi divertiva ma che, ultimamente, era inutile e piena di conflitti. E mi son sentito un po' meglio. Poi ho sbagliato, nel pomeriggio, e mi son fatto prendere dai nervi. Succede. E me ne dolgo. Io, che normalmente incasso incasso e incasso senza smuovermi, ho avuto come un ribollir nello stomaco che mi ha fatto agire. E ho sbagliato. Accade. Purtroppo.

E quindi stasera, che dovevo sbollire un po' sta rabbia in eccesso, forse ne ho accumulato un altro etto perchè ho fatto qualcosa che non volevo fare invece di stare con colei che, questo sentimento, non me lo fa mai sentire. Ed a lei, come non accadeva da un po', dedico una poesiola veloce veloce. Che non fa mai male, almeno a me, almeno a lei.


Anelli di nuvola
si intrecciano tra i tuoi capelli.
Forte e veloce li sleghi,
danza armoniosa,
reciti in un secondo infinito.


Unico al mondo,
l'istante in cui appari.
Felice e profondo
l'entusiasmo che emani.


Applausi d'ossigeno
i tuoi sorrisi decisi.
Coltri d'amore
i tuoi abbracci felici.


Pianto notturno,
il mio, solitario,
al pensiero nascosto
del suo cuore lontano.


Vittoria terrena
è la donna adorata.


Rara creatura
è la mia amata.

giovedì 27 ottobre 2011

Il finale


(D e il nuovo F guardano con paura l'arrivo di un ennesimo personaggio in questa storia che è già durata fin troppo. D sembra notare in lui qualcosa di conosciuto, F è semplicemente spaventato. Il tizio, tale Frank Savinsky è sicuro di sè)

D: Tu hai detto che sei...
FS: Frank Savinsky, noto autore ammericano.
F: Ma il tuo cognome è dell'est.
FS: Non sono mai stato molto ferrato in geografia.
D: Mi ricordi un tizio osceno che ho conosciuto un passato, ma non so chi.
FS: Sarà di sicuro un bel ragazzo, direi.
D: Non esattamente.
Fs: Allora un mostro di intelligenza.
D: Non esattamente.
FS: Allora un tizio che ha, di sicuro, una meravigliosa presenza scenica.
D: Se parliamo di assenza scenica, ci azzecchi di sicuro.
FS: Allora parliamo di un idiota!
D: Tu sì che hai capito perfettamente!
F: Capo, riprediamo coi nostri discorsi?
FS: Che discorsi?
D: Io e il mio collega stiamo per proporre una sit com (barra) racconto (barra) saga epica (barra) telefilm (barra) saga cinematografica al mondo intero.
FS: E la trama sarebbe?
D: Lap-dancer lesbica che capisce che solo col corpo può fare strada in questo mondo malato. Scene di poppe, sesso e baci tra donne a tutto spiano!
FS(applaude): Ma è una meravigliosa idea!
D: Lo ben so, le mie idee son sempre le migliori.
F: Ma capo...
D: Zitto tu. E scrivi, subalterno.
FS: Tutto ciò mi ricorda un certo apparato auricolare gigante...non mi sovviene il termine.
D: Recchioni?
Fs: Esatto! Ma non so perchè. Raffronti di una mia vita passata, saranno.
D: Allora, caro Frank, come mai da queste parti?
Fs: Voglio prendere il posto lasciato vuoto dal tuo ex collega su questo spazio virtuale.
D: Eh eh eh. Arrivi in ritardo caro mio, il nostro amico F capellone ha già rimpiazzato il vecchio F stempiato vicino alla decedazione.
F: Non credo che "decedazione" esista capo, ma per lei posso inserirlo nel vocabolario a penna.
D: Che bravo ragazzo. Sì, puoi farlo, ma non mi adulare. Non lo merito. Ma se lo fai fallo delicatamente che lo accetto.
FS: Io voglio diventare tuo collega. Son disposto a sfidare il signor F. Per quel posto che tanto ambisco!
D: Oooooooh, una sfida per me! Mi sento una principessa medievale!
F: Accetto!
D: Oooooo, svengo. Non mi sentivo così importante da quando mi portarono a casa un vestito da sposa iper-costoso per uno sbaglio del corriere espresso.
F: Capo, vincerò per lei!
FS: La vedremo.

(In scena compaiono una poltrona per D e due sgabelli decisamemente scomodi per i due contendenti. Più due pulsantiere ultimo modello.)

D: Allora, amici, benvenuti alla prima edizione del meraviglioso concorso dal titolo "Vinci la possibilità di far adirare il signor D prendendo il posto come collega del suo Blog", altresì detto come "Non hai niente da fare? Scrivi sul Bloggo degli Sgrittori". Concorrenti siete pronti?
F: Prontissimo, capo.
FS: Entusiasta di partecipare e sicuro di me.
D: Allora via alla prima domanda: "che giorno è stato lanciato il blog?"
F: 23 Novembre 2007!
D: Esatto!
FS: Non è vero. Non è possibile che ci sia questo blog da quasi 4 anni e F ha scritto a malapena 155 post. Sono, in media, un post ogni nove giorni e mezzo!
D: Ottimo calcolo, pessimo compare. Seconda domanda: "In che giorno, il qui presente D, capii di aver fatto una emerita idiozia?"
FS: Il 24 Novembre 2007!
D: Esatto!
F: Ma non si può. Questo sa tutto, manco il tempo di pensarle le cose.
D: Terza domanda: "Chi, e dico chi, ebbe l'idea di intitolare con questa denominazione questo spazio virtuale?"
F: Il precedente F. Quello pelato, quasi.
FS: Ma questo offende però, e non mi sembra giusto nei confronti di un tizio che non è presente.
D: Può offendere, è scritto nel regolamento. 3 a 0, comunque. Appena si arriva a cinque ha vinto. Quarta domanda: "Chi, e dico chi, fu il primo personaggio famoso ad entrare sul Bloggo e ha fare complimenti al nostro lavoro?"
F: Nessuno!
D: Esatto! Sei una vera enciclopedia vivente, caro F. 4 a 0, e forse ultima domanda da fare.
FS: La vedremo...
D: "Di quale attrice, o soubrette, o cantante, il caro D è innamorato?"
FS: Caspita, questa è difficile!
F: Di qualunque donna vivente abbia un bel paio di poppe e sia carina. Oltre che di qualsiasi donna baci un'altra donna!
D: Giustissimo! Indi il vincitore, per un 5 a 0 schiacciante è...Frank Savinsky!
FS: Eh?
F: Eh?
D: Esatto. Il caro Savinsky vince perchè, il mio collega, deve essere un completo idiota così io posso elevarmi ad un livello superiore nei suoi confronti.
F: Ma non è giusto!
D: Ecco, altro punto a tuo sfavore, riconosci che ciò non è una cosa giusta! Indi sei un potenziale nemico nella mia monopolizzazione del blog. Invece, avendo il caro Frank Savinky, riuscirò nei miei intenti e avrò un idiota da insultare quante volte voglio.
FS: Giusto!
D: E ora, inguaribile stronzone, togliti quella maschera e fai vedere al mondo chi sei realmente. Ti ho riconosciuto appena entrato.
FS(sorpreso): Eh sì, io sono F! L'unico vero effe, non la copia capellona che vedete qui, lord signori. Sono io il migliore!
FC(F-copia. O F-capellone, che dir si voglia): F! Quello vero! Ho uno scaffale della mia libreria con tutti i tuoi fumetti!
F(Original): Ma io uno ne ho scritto!
FC: Appunto!
F: Io ti ammazzo!
D: Caro F, ritrovato amico, non uccidere il nuovo arrivato. Sii felice perchè io e te, ora, staremo di nuovo insieme.
F: E prometto di fare un post ogni 5 giorni minimo.
D: Perchè dici promesse che non puoi mantenere?
F: Ogni mese minimo?
D: Perchè dici balle?
F: Ogni anno minimo?
D: Ora sì che ci siamo. E tu, caro FC, ora vai per la tua strada, e ricorda tutto ciò che io ti ho insegnato. E se, per caso, proverai a depositare la tua idea della sit com della popputa da qualche parte, non lo fare, perchè la troverai già registrata a mio nome! Vai, e impara subito una cosa: i Maestri ti fregano sempre.
FC: Argh, ti sconfiggerò D. Ti sconfiggerò! Diventerò io un Maestro e ti farò vedere cosa significa metterti contro di me.(Esce di scena sacramentando)

D: Allora, amico, sei tornato?
F: Sì! E in pianta stabile!
D: La vuoi finire di raccontare balle?
F: Non ci riesco, è più forte di me. In giro vado dicendo che lavoro per la Bao Publishing!
D: Ahahahaha. E magari la gente ci crede.
F: Sì.
D: Ahahahahah. Che beoti.
F: E non ti dico quanta gente pensa che io sia uno scrittore affermato.
D: No ti prego, non me lo dire che potrei morire di risate.
F: Mi sei mancato.
D: Anche tu. Ma lo sai cosa voleva farmi fare quello? Lavorare!!! Voleva farmi lavorare.
F: Che persona ignobile.
D: Eh...vaglielo a spiegare.
F: E' inutile, con certa gente ci perdi tempo e fatica.
D: Per fortuna posso contare su di te, un perfetto idiota.
F: Eh?
D: Ma in senso buono.
F: Ah! Senti, me la fai un'altra volta l'imitazione di Recchioni...e dai!
D: Naaa
F: Eddai...
D: E va bene! (inizia a parlare in romanesco, si allontanano piano piano) Pronto? Ah, è n'intervista per quacche gionnale de costume? No, io scrivo fumetti mica faccio la robba per il mare! Ah, è n'intervista per John Doe? Allora, mo' ve chiamo a Lorè e ve dice tutto lui. Io non scrivo, no, io metto a' firma. Aò, a' so fare bene a firma!
F: Ahahahah, che sagomaccia.

(I due si allontanano ridendo. L'armonia regna sovrana)

FINE

mercoledì 26 ottobre 2011

Il progetto


(Riassunto puntate precedenti: dopo l'abbandono di F, il caro D è rimasto solo e disperato. Ad aiutarlo è arrivato un altro F che ha, per differenziarlo dal primo, più capelli. Il nuovo F è molto entusiasta di lavorare con D e gli ha raccontato e spiegato un botto di progetti. D è visibilmente spaventato.)

(D è solo in scena, attende il ritorno del suo nuovo compare e, nel frattempo, cerca di dissimulare la paura parlando d'altro)

D: Eh...che poi è sempre così no? Usciamo per andare al lavoro è c'è il traffico, e quando si velocizza un po' la nostra fila chi ci abbiamo davanti? Il tizio che passeggia a nave da crociera! Ma dico: se  non hai niente da fare perchè cavolo giri in mezzo alla strada e fai fare tardi a me? Non ti piaceva stare a casa sul letto a fissare il muro? Era finito il programma della De Filippi? Che poi mica è solo il traffico il problema che ci affligge di più nel mondo occidentale. No. E' un'altra cosa, di sicuro e so che voi sapete ciò di cui io so che sto parlando. Lo so, lo so. Il letto. Il nostro problema maggiore è il letto. La domanda che ci facciamo tutti, da piccoli è sempre la stessa: "perchè devo rifarmi il letto se stanotte mi ci devo riaddormentare dentro"? E nostra madre che ci risponde: "Allora manco l'aspirapolvere si deve passare, tanto la polvere ritorna!" e noi che facevamo due più due e rispondevamo "Esatto" prendendoci poi sonore scudisciate col battipanni. Il letto. Perchè rifarlo? Che poi sta cosa ce la portiamo davanti, alla fin fine. Andiamo a vivere da soli e non lo rifacciamo, perchè sinceramente non ce ne tiene, ma poi, nel futuro, quando avremo dei piccoli cosi che cammineranno per casa, vorremmo sempre avere il letto fatto, perfetto, come se nessuno ci avesse mai dormito dentro. E poi ci domandiamo se con l'età ci rimbambiamo sempre più. Che poi non è solo questo che mi fa pensare ma...

(Ritorna F con un block notes, D si interrompe)

F: Amico!
D: Fratello!
F: Collega!
D: Consociato!
F: Compagno!
D: Alleato!
F: Socio!
D: Cofirmatario!
F: Partner!
D: Eh? Non passiamo già a quei livelli, prima ci dobbiamo conoscere. E che diamine! (Arrossisce)
F: Ma intendevo "partner" nel senso di socio nel lavoro. Mica altro.
D: Ah, sì...giusto...avevo considerato l'ipotesi. Ottimo, mica altro no? (Si intristisce)
F: Allora? Pensato alle mie proposte? Iniziamo a collaborare su qualche nuovo progetto?
D: Guarda, potrei dirti di sì ed essere bugiardo e dirti di no ed essere cattivo. Preferisco risponderti "forse".
F: Ma come mai? Cos'è che non ti è piaciuto? Vuoi lasciarmi? Non dire che pensi ancora a lui!
D: Noooo, come potrei! E' solo un essere abbietto, cattivo, insulso, ignobile, orrendo, e menefreghista...(e poi continuando a bassa voce)...ma mi aveva colpito al cuore...
F: Cosa hai detto?
D: Che mi ha spezzato il cuore! E merita di essere picchiato da Mike Tyson, anzi no, merita di essere schiacciato da Giuliano Ferrara. Anzi no, merita di vedersi tutto il Tg4 con Emilio Fede!
F: Argh, come sei crudele! Allora ti ha fatto proprio male male male!
D: Sì, ha fatto finta di volermi bene per poi scapparsene altrove. Lì, al nord, ha conosciuto nuovi volti, nuovi amici, nuovi modi per allontanarsi. Me lo ricorderò...
F: Maledetto!
D: Ma non devo stare male, da oggi ci sei tu! Che sei MOLTO MEGLIO!
F: Se lo dici tu ci credo. Devo giustappunto dirti un altro paio di progetti.
D: No. Cioè sì. Ma debbo andare in religioso silenzio emotivo prima di poterli sentire. Facciamo così: io vado un attimo a meditare, ci rincontriamo qui tra due ore e me li farai sentire. Io sto lì, su quel meditatoio laggiù, vedi?
F: A me sembra un divano.
D: Perchè tu credi che sia un divano dato che non sei uno scrittore affermato! Ah, amico mio, quanta strada dovrai fare...
F: E tu mi insegnerai la via.
D: Ecco, proprio di "via" stiamo parlando. Ora "via!" che io debbo meditare. Ma "via!" in amicizia, sia chiaro,
F: Ma certo che sì, oh mio favosolo indicatore della strada da seguire.
D: Io ora vado a meditare eh, ci sentiamo tra due ore. Non mi svegl...non mi interrompere per nessun motivo! Nemmeno se arrivano gli alieni.
F: Cosa faccio se arrivano, capo?
D: Uhm..."capo" mi piace una cifra. Allora, dì solo che sono impegnato e che aspettino un paio d'ore per la conquista del mondo, tanto ormai sono qui e se ci mettono un po' di più non è che ci perdono tanto. Mica scappa 'sto pianeta.
F: Come è brillante, lei, capo!
D: Ah, mi parli anche con il "lei" ora. Ottimo, ti ho proprio istruito bene. Io vado eh, ci vediamo tra poco.

(D si va' a sdraiare sul divano, dopo cinque minuti è già bello che addormentato. F si siede su una seggiola di legno e scrive sul suo block notes. Dopo due ore e mezza decide di svegliare il suo maestro)

D: Chi? Cosa? Quando? (salta dal divano impaurito)
F: Capo, son passate le due ore. E, se mi permette, le ho concesso anche una mezz'ora in più.
D: Ah, bravo ragazzo mio ma vedi, avevo raggiunto un ottimo livello di meditazione, così ottimo che ero lì che meditavo, nella mia mente, con due gemelle.
F: Non dica queste cose che la sua signora poi si offende.
D: Ah, no. Erano due sue gemelle! Indi non è tradimento, è amore! Amore superbo.
F: Non avevo considerato questa ipotesi.
D: Ovvio, perchè non sei ancora un Maestro.
F: Cosa posso fare per esserlo, oh capo supremo?
D: Devi passare attraverso vari stadi e oscuri livelli. Ma ora concentriamoci su ciò che hai elaborato. Dimmi, orsù(che fa tanto aulico), cosa hai partorito in questo periodo che io ho dedicato alla meditazione.
F: Allora, la prima storia riguarda una misterioso agente segreto che non lavora, in realtà, per nessun Paese del mondo ma per gli alieni. Lui è qui sulla Terra perchè loro sanno che il nostro pianeta scoppierà ma vogliono constatare se siamo degni di essere salvati e trasferiti nel loro mondo. E' una storia triste ma anche di amore, di speranza e di rettitudine.
D: Uhm...mi sa di già visto. Dimmi la seconda.
F: La seconda storia parla della monnezza. Ci sono un gruppo di ragazzi che vogliono scoprire dove viene buttata e poi riciclata la monezza di Napoli e Campania indi una notte decidono di rimanere in strada ad aspettare che arrivino gli addetti per il trasporto e poi inseguirli. Attendono dieci giorni e dopodichè capiscono che è meglio giocare con le figurine. Storia intimista, a tratti poetica, ma di gran respiro civile.
D: Niente male. Vai con la terza, ma che sia forte. Non ne voglio sentire altre.
F: Allora. E' una tizia, di massimo venti-ventidue anni, con un bel davanzale e molto carina che sfrutta il suo corpo per guadagnare quanto basta a pagarsi l'università. E' giovane e quindi impara, molto presto, che nel mondo d'oggi se sei bella vai avanti se sei brutta rimani a casa a studiare. Lei inizia facendo la lap-dancer e poi continua iniziando a fare l'escort. Tutta la storia non serve a niente se non a far vedere le poppe sue e delle sue compagne di lavoro, oltre che scene di zozzerie.
D: Mi sembra manchi qualcosa...
F: Ah sì, fa sesso con maschi ma in realtà è lesbica!
D: GENIO!! GENIO!!! Tu sì che mi dai soddisfazioni. Ho già pronta una serie di centododici episodi da far divenire realtà...ehm...da scrivere su codesto incipit! GENIO!

(Improvvisamente l'entusiasmo viene interrotto da un losco figuro entrato in scena)

F: C'è un losco figuro.
D: Me ne ero accorto!
LF(sta per Losco Figuro): Buenos Dias, my name is Frank Savinsky!
D: Chi sarà mai??

Continua...

(Non perdetevi, domani, l'ultima strabiliante puntata di tutta questa storia senza capo ne coda. E invitate tutti i vostri amici, parenti e familiari. Sì, quelli che vi stanno più antipatici, così finalmente vi vendicherete per il regalo della palla di neve con il duomo di Cassanuboli dentro che manco funziona!)

lunedì 24 ottobre 2011

Il novizio



(Riassunto puntate precedenti: D e F sono andati ad un importante appuntamento, hanno affrontato un difficile enigma, D ha vissuto la solitudine dell'addio, e ha notato, incredibilmente, la sua assenza. Poi ha inventato, mentre dormiva, un mondo fantastico dove ha conosciuto lo stupore, una particolare posa, una gentile sposa, e una procace musa. Ora si è ridestato e ha qualcuno accanto a sè. Non sarà mica...)

D: Ma tu...tu sei...un tizio che non conosco assolutamente! Ma hai dei tratti somatici che mi ricordano un punto della mia esistenza che non tornerà più...come ti chiami?
F: Io sono F.
D: E sei alto, e sei magro e c'hai pure la faccia da scemo. Mi ricordi un tizio che conoscevo. Come mai sei da queste parti?
F: Stavo andando a scattare qualche foto in giro e ti ho notato che dormivi sul muretto, pensavo avessi bisogno di aiuto!
D: Quanto tempo è passato?
F: Due settimane della prima puntata! E in cinque giorni non hai scritto una cippa!
D: Eh, dormivo! Mica posso fare sempre tutto io. Devo poter contare su qualcuno ogni tanto.
F: Ci sono io, se vuoi.
D: Davvero? Ma non ti conosco, io non so chi sei, ma forse darai un senso, a tutti i sogni miei. Mi vorresti dire che sei anche tu un artista. O ti autodefinisci tale?
F: Certo!
D: E che sai fare?
F: Faccio foto. Elaboro progetti. Non faccio fotomontaggi, sia chiaro: li odio!
D: Allora hai qualche punto di contrasto con il mio ex-collega! Sei assunto.
F: Evvai!
D: Aspetta. Prima devo chiedere consiglio a degli esperti. Un attimo...

(Si materializzano in scena Mara Maionchi, Simona Ventura, Elio, Morgan, Enrico Ruggeri e Rudy Zerbi)

D: Il candidato faccia un passo avanti.
F: Avanti dove!
D: Decida lei, già iniziamo male!

(F si muove verso i sette, è un po' spaventato)

D: La parola ai miei colleghi.
MM: Io penso, guarda, che sto tipo può andare bene. Mi fa sangue, è grosso ma secco e quindi può reggere per ore ore e ore.
D: Cosa?
MM: Il suo lavoro. Quello sto intendendo no? Comunque per me è Sì!
D: Vai Elio.
E: Non mi ispira. Si vede subito che quel che fa non lo soddisfa, nel rock e in tutti gli ambiti abbiamo bisogno di gente che ci crede. Per me è no.
D: 1 a 1. Vai Morgan.
M: E' strano. E a me piacciono i tipi strani. I capelli, quei lunghi capelli ondulati e ricci, sono da ritrarre in un quadro di Van Gogh con dei riflessi di Rembrant. Sì, è adatto per questo ruolo. E' adattissimo. Complimenti, ragazzo. Se passi possiamo andare a festeggiare fumando in camerino!
D: 2 a 1, tocca a Rudy.
RZ: Guarda, io non so cosa c'entro in questo posto ma penso che tu non hai, quel nonsochè, che ti rende talentuoso. Sei bloccato, fermo su te stesso, sei lì giusto per starci. Condivido ciò che dice Elio: è no.
D: 2 a 2. Simona?
SV: Alloooooooooooooora. Iooooooooooooo pensoooooooooooooo cheeeeeeeeeeeeeeee daaaaaaaaaaaato che trooooooooooovo taaaaaaaaaaaaaaanti taleeeeeeeeeeenti cooooooooooooome il Faaaaaaaaaaaaacchinetti che mi adooooooooooooora. Iooooooooooooo diiiiiiiiiiiico che tuuuuuuuuuuu sei uuuuuuuuuuuun sì! Haaaaaaaaaaaai la faaaaaaaaaccia da sì!
D: Grazie per averci stordito. 3 a 2. Tocca a Enrico.
ER: Beh, ragazzo, se ti dicessi di "sì" sarebbe un bel Mistero. E inizierei a raccontare, al nostro pubblico, come cambia la vita con un "sì" al posto di un "no". Ma farei lo stesso se ci fosse il "no" al posto del "sì". Sono un tipo che parla poco, come potete notare, e penso che tutto ciò che tu puoi emanare in questo blog lo possa fare senza rovinare, che tanto è impossibile scendere più al di sotto di così, il luogo in cui andrai a collaborare. E quindi, dopo attente analisi che nella mia mente sto elucubrando, ti posso solo dire che riconosco la tua forza emotiva e spirituale e riconosco anche la tua consapevolezza di essere forte. E quindi ti dico, premettendo che...
D: Enrì, e dai!
ER: La mia risposta è sì!
D: Abbiamo un nuovo collega qui, allora! F, sei a casa adesso. Abbraccia a papà tuo! (e allarga le braccia per attenderlo, F, un po' impaurito, risponde al saluto.)

(I sei giudici scompaiono così come sono entrati, D e F si staccano e iniziano a conversare)

F: Allora ora sono dei vostri?
D: Quali "vostri"? Tu sei dei "miei". Anzi no, suona ambiguo. Tu sei "mio". Anzi no, suona orrendamente più ambiguo. Anzi no, tu sei "nostro". Anzi no, suona da coppia di fatto. Tu sei. Punto.
F: E quali sono i miei compiti?
D: Non so, portarmi un caffè ogni tanto, adularmi, chiamarmi quando mi sento solo, fare le nottate al mio fianco quando ho la febbre e prepararmi il brodino caldo, comprarmi i cornetti la mattina. Cose del genere.
F: E scrivere qualcosa ogni tanto?
D: Ma certo. Quando te ne tiene, senza fretta, sia chiaro.
F: Allora senti questa: facciamo un insieme di foto sugli stati umani. Ovvero la felicità, la tristezza, la gioia, la paura e così via. E poi sotto ognuna di esse ci mettiamo una frase inventata al momento, o una massima, che può portare la gente a ragionarci sopra no?
D: Eh?
F: Poi...senti quest'altra: facciamo una specie di opera teatrale, o un corto, su un gruppo di bambini zombie che nessuno sa che sono zombie. Questi bambini hanno il compito non di ammazzare gli umani ma di assoggettarli a loro. Perchè, cosa sconvolgente, gli zombie sono solo una razza aliena! E cercano manodopera per il loro paese natìo.
D: Scusa?
F: Senti quest'altra ancora: c'è una signora che guarda tutti dal proprio palazzo no, una signora come se ne vedono tante in giro. Questa sa tutto di tutti e ogni sera, scrive tutto ciò che nota e di cui viene a sapere, sul suo taccuino. Un giorno però, la povera signora, viene ritrovata uccisa in casa e il taccuino sparisce. Tutti sapevano della sua specie di diario perchè la vedevano sempre scrivere dal balcone. Comunque la polizia inizia ad indagare e scopre che sì, la signora scriveva tanto e di tutti. Ma scriveva proprio di TUTTI! Ovvero anche persone che non aveva mai incontrato e che vivevano dall'altra parte del globo. E, cosa più sconvolgente, la signora non risulta in nessun registro. Il detective incaricato dell'indagine è un giovane disulluso dalla vita che non ha mai scoperto la gioia di una risata, perchè da che si ricorda, non ha mai avuto occasione di ridere o non ha mai trovato niente per cui ridere, dato che la vita è brutta e lui l'ha capito da piccolo, a soli quattro anni. E comunque dopo tante peripezie si scoprirà che la donna non era altro che...
D: No no. Non mi dire niente. Voglio scoprirlo leggendolo! Comunque bravo...son tutte idee ottime. Cosa farei senza di te. Quello lì, come si chiamava...
F: F?
D: Sì. F. Che nome idiota.
F: ...
D: Senza offesa eh! Che nome idiota, per lui. Questo volevo dire. A te invece sta d'incanto. Comunque vorrei chiederti...mi andresti a prendere un caffettino che ho appena mangiato e mi servirebbe una bella chiusura pasto?
F: Ma certo. Poi continuiamo no?
D: Ma ovvio! Non mi permetterai mai di finirla. Io ti aspetto eh!
F: A tra poco.

(Il nuovo F esce di scena. D è sconvolto, si mette le mani alla testa, guarda verso il pubblico. E' terrorizzato.)

D: Questo mi vuol far lavorare!! Mi vuol far lavorare!
Continua...

domenica 23 ottobre 2011

Sono le Brendon meno un quarto.


Mettiamo un po' da parte la saga, chiamiamola così va', che sto scribacchiando da due settimane e che al mio meraviglioso pubblico composto da due personcine(e su ciò ci devo ritornare, un giorno) sicuramente dispiacerà non poco. Il tutto per rendere pubblico un mio concetto che finalmente ho constatato dopo millenni.

I fumetti (e le serie tv) decidono la mia vita e mi rendono partecipi dello scorrere inesorabile del tempo.

Ora. Chi è dell'86, come me, sa che il signor Dylan Dog è uscito, appunto, per la prima volta nel Settembre 1986. Lui ha venticinque anni di attività, io ne ho di vita(quasi). Quando lui arriverà ai cinquanta anni, io arriverò ai miei cinquanta anni. E' meraviglioso! Per questo spero non lo chiudano mai, andrebbe a finire che poi chiuderei anche io la mia attività chiamata esistenza e non sarebbe bello.

Che poi c'ho sempre pensato, pure, sul fatto che anche la mia vita potrebbe essere scritta e disegnata da autori differenti. Ovviamente c'è una linea guida che da coesione al testo ma alcuni eventi tragici o meravigliosi magari sono dipesi dalle idee dei miei autori. Che ce ne fosse uno che avesse la brillante idea di farmi vincere alla lotteria no? Nessuno proprio? Sicuri? Come siete cattivi.

E ieri, tenendo tra le mani il numero 4 di Dr.Morgue(grande serie, compratela!), mi son reso conto che tra quattro mesi, ovvero altri due numeri, finirà. Ho fatto i conti e significa Marzo. Un mese prima del Comicon quando era iniziato. Ed ho constata che con sei numeri di un fumetto bimestrale è passato un anno nella vita normale. E a me non sembra vero! E da lì ho visto che i mesi che passano sono solo un'agenda mentale che passa nel mio cervello. E che recitava così in codest'anno.

Gennaio:Cassidy, RatMan, John Doe, Dylan Dog.
Febbraio: Cassidy, Brendon, John Doe,Maxi Dylan Dog, Dylan Dog.
Marzo: Cassidy, Ratman, John Doe, Almanacco Dylan, Dylan Dog.
Aprile: Cassidy, Brendon, Dr. Morgue, John Doe, Color Fest Dylan Dog, Dylan Dog.
Maggio: Cassidy, Speciale Demian, Ratman, John Doe, Dylan Dog.
Giugno: Cassidy, Brendon Dr. Morgue, John Doe, Maxi Dylan Dog, Dylan Dog.
Luglio: Cassidy, Ratman, Speciale Brendon, John Doe, Dylan Dog.
Agosto: Cassidy, Brendon, Dr.Morgue, John Doe, Color Fest Dylan Dog, Dylan Dog.
Settembre: Cassidy, Ratman, John Doe, Speciale Dylan Dog, Dylan Dog.
Ottobre: Cassidy, Brendon, Dr.Morgue, John Doe, Dylan Dog.
Novembre: Albo gigante Dylan Dog, Ratman, John Doe, Dylan Dog, Speciale Brad Barron.
Dicembre: Brendon, Dr. morgue, John Doe, Dylan Dog.

E in tutta questa lista ho omesso la botta mensile di fumetti Marvel che corrisponde a due Spiderman, un Devil&Hulk(comprato fino al mese scorso), Deadpool, i vari cross-over che durano cinque-sei mesi, Cap. America e gli abi, che non si sa quando escono, di Punisher e Thunderbolts.

Da cosa di evince guardando tutta questa lista? A ben dieci cose.
1) Compro un botto di fumetti, ma sono sempre un novizio. C'è gente che compra molto più di me.
2) Di Dylan Dog escono un mucchio di cose, e non sono un tipo che si lamenta, anzi.
3) Ci dovrebbe essere anche "Julia" lì in mezzo, ma la compra la mia amata.
4) Mi piacciono i fumetti italiani.
5) Odio la Dc, senza un reale motivo.
6) Comprerei il triplo se avessi la possibilità.
7) Se compro due Brendon significa che sono passati quattro mesi!
8) Il tempo passa ma non me ne rendo conto.
9) Ormai conto il tempo con i fumetti! Tra poco uscirò alle ore "Jan Dix" e tornerò a casa alle "Peter Parker".
10) In tutto ciò non ho inserito gli acquisti one-shot che faccio alle fiere. Per fortuna.

E quindi, miei cari telespettatori, tutto ciò serve solo a ricordarMI che il tempo passa. E che se ieri, n'altro po', era Gennaio e navigavo in cattive acque, ora è Ottobre e continuo a navigarci ma vedo un po', e dico un po', un minimo direi, di sole all'orizzonte. Sperando di non affogare a breve, di nuovo. E pensate che da gennaio a ottobre son passati dieci mesi!

Son sedici Dylan Dog! Cribbio! Come passa il tempo.

Ps: Ho messo la copertina del nuovo Gigante di Dylan perchè contiene forse l'ultima storia di Ambrosini col personaggio, e a me fa un male atroce 'sta cosa.

giovedì 20 ottobre 2011

La musa


(Riassunto puntate precedenti: Davidù è un sogno di D, che è un bel po' di tempo che sonnicchia felice. Il caro D è stato abbandonato da F e ora si sente solo. Riposando ha creato un personaggio fittizio che vive in un mondo fittizio pieno di gnocche di spettacolo o di politica che per denaro cercano di vendersi. Che roba fittizia!)

IL MERAVIGLIOSO MONDO DI DAVIDU'
Quarta e ultima parte

Davidù soleva saltellare felice quando era, appunto, felice. In questo caso lo era ancora di più perchè notò che questa era l'ultima parte della sua storia e finalmente avrebbe potuto tornare a casa e fare l'attività che ama di più al mondo: ronfare. E saltellando saltellando arrivò presso la dimora dell'ultima fata, la più importante, la più sconvolgente, da ciò che si diceva in giro. La fata, mezza desnuda, era a farsi ritrarre in giardino con la bocca a cuoricino mentre un suo adepto, di sicura forza e nerboruto, le sventolava un enorme vengaglio di piume d'oca. Davidù la fissò per un quarto d'ora buono ponendosi oscure domande("le guardo le poppe o il deretano?") ma poi acquisì coraggio e si presentò.
"Lei è fata Ruby, se non erro?" - chiese.
"Sì" - rispose lei sistemandosi il corpetto - "ma puoi chiamarmi come vuoi. Roba, Ruba, Tuba, Bona, Muta(questo è il nome che più apprezza Lui), Sputa, Tuta, Fata, e Tro..."
"No. Non si butti così giù!" - urlò interrompendola.
"Eh, lo so, ma ad alcuni va' di chiamarmi Trota, e non ho mai capito perchè. Comunque io lascio fare, basta che paghino il dazio che mi compete e il mio nome è un suggerimento non un'imposizione."
"Fata Ruby, ma lei che magie fà, se posso chiederle?"
"Lievitamento, esaltamento, parlamento. Ma sulla terza è più brava la Minetta, lei è così chic nel suo ambito."
"Ho conosciuto e constatato. Ma potrebbe aiutarmi senza pagamento?" - chiese un po' intimorito.
"Oggi sono buona e potrei quasi, ma devi promettermi una cosa, piccolo ometto." - disse rotando il polpastrello.
"Tutto ciò che lei mi chiede oh oscura Fata dalle ghiandole fuoriuscenti perfettamente circolari!"
"Non dovrai dire mai a Lui che son stata così gentile, Lui deve sempre pensare che io sia a pagamento sennò Lui inizierebbe ad adirarsi e a chiedere giovamento senza nulla in cambio." - disse in gran segreto.
"Non mi permetterei mai di rovinare il nostro rapporto spifferando la sua generosità" - alzò le mani Davidù - "dopottuto non ho mai conosciuto il Lui di cui parlate tanto. Ah ah ah, Lui-Cui. Che calambour!" - rise. Da solo.
"Non ridere, stolto! Lui ci può sentire se parli di Lui e non devi farlo più di un minuto. Lui ha delle buone orrecchie, peccato che il resto sia così flaccido. Oh, cosa ho detto. Dannata Minetta!" - si colpì in fronte con una mano.
"Quella Fata Minetta è molto cattiva, noto, e vorrei precisare che lei è dolce e delicata non di poco. Mi sembra molto più giovane delle altre Fatine,sbaglio?"
"No. Non erra, oh giovine avventuriero. Anzi, lei c'ha preso bene, ma quando ho conosciuto Lui ero già nel
giusto. Ripeto: ero già nel giusto. Così mi ha detto di riferire se, per caso, passare travestita la Buoncostume."
"Ha qualche problema con la legge, il signor Lui?" - chiese.
"E' un problema un maremoto?" - rispose.
"Credo di sì, allora. Comunque fatina, se può essere così gentile, potrebbe donarmi ciò per cui io sono giunto in codesto luogo?" - si inginocchiò.
"Ma sì, oggi sono in vena di giovinotti, però devi dividerti con il mio ventagliatore, sia chiaro." - disse richiamando il suo schiavetto.
"No, signorina, le sono ben lieto ma non intendo ciò. Io da lei vorrei un miracolo, non so se mi capisce, io avevo un compagno ma l'ho perso."
"Ah, sei dell'altra parte allora. Indi vuoi soltanto il mio ventagliatore, immagino. Abdul, c'è del lavoro extra per te!" - lo richiamò ancora. La sua faccia esprimeva terrore.
"Mi permetto ancora di contraddirla, fata Ruby, io volevo dire che avevo un amico che condivideva un progetto con me ma è andato via. Vorrei ritrovarlo ma non so come fare, se lei ha potere potrebbe farlo al posto mio, chiedevo."
"Ah. Indi niente..." - si incupì.
"Niente!"
"Ma proprio niente..."
"Niente, direi."
"Ma neanche un paio di ritratti zozzi in costume da bagno con solo il pezzo di sotto?" - continuò.
"No, assolutamente no."
"Ok, avventuriero. Mi hai convinto. Effettuerò un'indagine accurata che mi porterà a capire come trovare il tuo amico. Tu aspetta qui, Abdul, il lavoro è quello solito ma con più impegno stavolta, devo arrivare a livelli più forti della comprensione stessa terrena." - Abdul la prese in braccio senza accusare fatica, i due si rinchiusero in una stanza che, stranamente, dopo un attimo iniziò ad emettere un rumore continuo, intervallato da urla strane.

Davidù, intanto, mentre attendeva, iniziò ha pensare ai misteri della vita. Dopo due minuti si addormentò sul selciato. Un'ora dopo Fata Ruby ritornò con buone notizie.

"Fata! Ha esplorato gli altri mondi?" - chiese eccitato l'avventuriero.
"Certo. Cinque volte." - festeggiò la Fata dando un "cinque" di entusiasmo ad Abdul che appariva smagrito e distrutto.
"Ebbene?"
"Allora, caro mio. Il tuo amico è andato, fuggito. Ora però c'è una bella notizia per te: ne sta arrivando un altro. Non ti accorgerai nemmeno della differenza."
"In che senso?"
"Non posso rivelarti cosa accadrà ma sarai felice, te lo giuro!" - disse lei scomparendo man mano.
"Perchè si sta dissolvendo, Fata Ruby?" - chiese impaurito.
"Non sono io che sto andando via, sei tu, Davidù. Quando torni dall'altra parte salutami Lui, non si fa vedere da un po' da noi e ci stiamo preoccupando!"
"Ma come? Quale parte? Lui è da me?" - domandò spaventato.
"Certo, non te ne sei mai accorto. Lui è dappertutto, e non se ne andrà mai." - disse, provocando una sonora toccata di ferro sia a Davidù che ad Abdul.
"Fata Ruby, ho paura!"
"Ne avevo anche io. Poi passa, non ti preoccupare. Passa tutto se vuoi campare." - e così facendo si dissolse.

FINE

(D si sveglia di soprassalto. Ha in mente ancora le parole del suo sogno, dell'ultima fata. Impaurito cerca qualcosa da mettersi addosso, è visibilmente infreddolito. Ad un tratto un ragazzo gli porge un cappotto. Lui lo guarda sorpreso)

D: Ma tu...tu sei...

mercoledì 19 ottobre 2011

La sposa


(Riassunto delle puntate precedenti: Davidù è un sogno di D che sicuramente prima di dormire s'era mangiato molti peperoni. Davidù vive nell'immaginario mondo di Italandia dove le fate si strusciano con le persone comuni anche se tu non hai miliardi o favori da farle. Davidù, però, che è un idiota bello e buono, non accetta le provocazioni. E poi si chiede perchè gli altri del paese lo insultano)


IL MERAVIGLIOSO MONDO DI DAVIDU'
Terza Parte

Davidù camminò e camminò e alfin entrò in una selva oscura. Constatò che c'era una porta sul suo cammino, premette il pulsantino che fuoriusciva dalla suddetta e sentì come un rumore di campanelli. Gli aprì la porta Vespolo, il nono nano, quello butterato e ricoperto di orrendi nei. Il quale lo salutò, strigendogli la mano, e lo invitò a sedersi.
"Primo ospite della puntata odierna di "Selva a Selva": Davidù! Cosa ti ha spinto in questi luoghi?" - chiese rigirandosi un grosso neo sulla fronte.
"La prego la smetta" - cercò di non guardare - "comunque ero lì che seguivo la retta via, che le indicazioni mi assicuravano fosse dritta. Poi la strada al centro si è interrotta e si poteva seguire solo le due vie laterali, e tra destra e sinistra ho scelto destra" - affermò l'avventuriero - "visto che ci sono: chi c'era a sinistra?" - chiese.
"God Lerna!"
"Ero tra due elefanti, come si suol dire, ed io ero la sottiletta. Vabbè, comunque ci tengo a precisare" - inizio a toccarsi parti delicate - "che non sono nel mezzo del cammin della mia vita. Non ci tengo." - mise le mani avanti. In senso figurato.
"Ed ha fatto bene!" - sorrise Vespolo.
"Argh, lei sorridendo è ancora più orrendo, senza offesa eh!" - disse Davidù.
"Ma le pare!" - ri-sorrise Vespolo.
"Che poi ho notato che si può dire tutto a tutti se ci inserisci "senza offesa" o qualche emoticon!" - rivelò.
"E' una bella ipotesi." - convenne.
"Per esempio: sa che unendo i suoi nei potrebbero uscire opere d'arte? :D" - disse, non so come, facendo la faccina.
"Ah ah ah, è vero. In realtà è un nobile stratagemma perchè collegando i vari nei esce il volto del prossimo ospite." - gli disse, sconvolgendolo.
"Posso?" - chiese, brandendo una matita.
"Prego!" - rispose, sorridendo.
"Però non sorrida, la scongiuro. E' già difficile così!" - si armò di pazienza e dopo qualche minuto fuoriuscì l'immagine di una donna.
"Ma...è..." - si blocco Davidù.
"Fata Carfà!" - e suonò il campanello, Vespolo si mosse subito per aprirlo.
"Buonasera Fata Carfà!" - dichiarò - a "Selva a Selva" la fata che tutti vorrebbero. Anzi, che quasi tutti vorrebbero. Diciamo che se esistesse, almeno mezza Roma la desidererebbe."
"Non faccia troppo il galante mio caro." - disse lei, un po' imbarazzata.
"Fara Carfà, ma da queste parte i vostri genitori, intendo di tutto il cucuzzaro presente in codesto bosco, si conoscevano? Erano tutti fan del club dell'accento?" - chiese divertito.
"Quello che VOI fate a NOI non interessa. Gli Italandi hanno eletto NOI per portarli in un'era di benessere e gioia che VOI non avreste mai potuto dargli e promettergli. Quindi NOI siamo i migliori e NOI staremmo sempre meglio e di sicuro anche LORO." - disse calcando molto sulle "o" e rispondendo ad una domanda che nessuno gli aveva fatto.
Davidù fissò Vespolo che lo rifissò, quindi distolse lo sguardo come accecato dalla profondità dei nei che, in quel frangente, parevano discutere tra di loro. Lo sguardo del conduttore si fese entusiasta quando ri-suonò il campanello.
"A "Selva a Selva" c'è il Professor Crèpes!" - annunciò, contento.
"Io preferirei il dottor Pancake" - disse Davidù provocando una grassa risata. La sua.
"Questo divertimento decisamente fuori luogo ci fa capire che lei è una persona ottimista, ma in realtà pessimista. Gioiosa ma in realtà depressa, e pronta al dialogo ma in realtà egocentrica ed arrivista. Lei è del Pd, ovviamente da ciò che posso notare." - riferì il professore aggiustandosi gli occhiali e scambiando sguardi infuocati con la fata.
"Non so cosa sia sto Pd!" - affermò Davidù. E non è il solo al pensarlo.
"Leggenda narra..." - lo interruppe Vespolo - "che esista un manipolo di persone di un'altra fazione rispetto a quella di Lui che non apprezza quello che Lui fa. Pd significa Perenni Dormiglioni, perchè si fanno sentire sì, ma una volta ogni millennio."
"E io che pensavo parlassimo di Porcospini Dorati" - si intristì Davidù.
"O di Panda Disperati" - annuì la Fata scavallandosi.
"Io avrei detto fossero Poveri Derelitti" - disse un tizio passato lì per caso e dall'aspetto umile e smagrito. Credo si facessere chiamare Frassino, ma potrei anche sbagliarmi.
"Comunque no, non faccio parte di 'sta cosa e sarei venuto qui non per farmi analizzare 'da 'sto tizio che continua a guardare le coscie della fata." - affermò Davidù.
"Io..." - lo interruppe la Fata sentendosi chiamata in causa - "non ho MAI, e dico MAI, intrapreso nessuna relazione intima con l'onorato Italandio Boccò."
"N'altro accentato" - si esaltò l'avventuriero.
"E, SE MI FA PARLARE, potrei dire anche che io sono sempre stata fedele al mio promesso sposo, che al momento non mi ricordo chi sia,  e non ho mai, e dico mai, rovinato la mia ammirazione per Lui con qualcun'altro anche contrario allo schieramento di Lui e al Lui pensiero." - affermò indispettita scavallandosi di nuovo. Crepès iniziò a sudare freddo.
"Ma sto Lui c'ha un botto di squinzie. E' diventato come quelli di Avatar a forza di strane complesse di color cielo?" - chiese Davidù, ridendo.
"Non sia mai, Lui è tutto naturale. E la forza di concupire otto donne su undici senza colpo ferire." - affermò Vespolo perdendo nei, a causa del dolore eccessivo, e riattaccandosi immantinente.
"Comunque ho capito, manco qui troverò ciò che mi serve. Spero che l'ultima fata riesca ad aiutarmi. Io vado, lord signori, buon continuo di serata."
"Non se ne scappi, signor Davidù" - disse Vespolo prendendolo per il braccio - "tra poco arrivano Boldo e Salvo col nuovo spettacolo di Natale!"
"Ecco un altro motivo in più per fuggire. La saluto signor Vespolo, si tenga a bada quei due che stanno passando alle vie di fatto." - indicò la fata che stava indicando la dritta via a Crèpes in un angolo dello studio. Il professore non era alquanto dispiaciuto.
"Fata Carfà! Di nuovo!" - urlò Vespolo.
"Bravo, la sgridi!" - incitò Davidù.
"Le ho sempre detto che deve aspettarmi, che modi sono questi?" - riprese il conduttore.
"Oh Buddha. Questo posto mi sembra sempre più una specie di casa chiusa, anzi, di casa aperta, apertissima a chiunque voglia entrare." - disse, non ricevendo risposta e si incamminò lungo la strada maestra.

Davidù aprì la porta del retro e vide, dinanzì a se, una reggia mastodontica ad enorme distanza. Decise di iniziare il cammino, di sicuro lì avrebbe trovato l'ultima fata, avrebbe risolto il suo problema e finalmente, avrebbe capito chi sarebbe questo Lui di cui tanto parlano. A meno che non sia un'invenzione della mente degli uomini come le divinità varie. E tra un pensiero sull'immaginazione umana, tra un'altro sulla caducità della vita terrena, uno sulle poppe della Lodovini e uno sul Fantacalcio, Davidù si incamminò per la sua ultima tappa.

martedì 18 ottobre 2011

La posa


(Riassunto della puntata precedente: Davidù è un sogno, di D, che sta su un muretto al freddo e al gelo abbandonato da F. Davidù vive nell'imaginario borgo di Italandia e sta cercando di crearsi un futuro trovando aiuto nelle fate della foresta giusto fuori il proprio borgo. Ha incontrato fata Minetta che non gli è stata di grande aiuto: voleva solo denudarsi e concedersi a lui e si sa che Davidù non è così veloce di comprendonio da capire certe cose. Ha deciso di continuare il suo cammino con tanta gioia nel cuore.)

IL MERAVIGLIOSO MONDO DI DAVIDU'
Seconda Parte
Davidù passeggiava felice e saltellante per il bosco. Non sapeva perchè saltellava ma gli avevano riferito che in ogni favola o racconto fantasy che si rispetti, il protagonista adora saltellare e lui lo faceva perchè in un certo qualche modo era un fan dei clichè. Comunque saltellava e saltellava così tanto che ogni cinque minuti era costretto a riposarsi e a fare un po' di stretching per non rovinarsi le gambe, già duramente provate dalla sua attività preferita: il dolce far niente.
Camminando camminando e saltellando saltellando arrivò davanti ad uno strano antro con un tizio di capelli sprovvisto, che lo guardava con fare minaccioso.
"Chi sei tu?" - gli chiese senza perdere un solo secondo.
"Sei un nemico" - si rispose, da solo, senza dargli opportunità di farlo.
"E se sei un nemico sei un Rosso, ne son sicuro. Un Rosso malefico" - aggiunse al suo sproloquio solitario.
"Sei venuto qui solo per screditarlo, e per rovinare la nostra opera di rinnovamento. Sei un volgare accusatore. Che ti interessa dei suoi intrallazzi? L'importante è che il Paese sia meraviglioso e che io possa spendere con le carte di credito della mia azienda!" - continuò mentre Davidù lo fissava come si fà con i pazzi.

Dopo ventotto minuti di parlantina solitaria, lo smilzo pelato, si acquietò. Davidù gli andò vicino, visibilmente stordito dalla quantità di nozioni inutili che aveva immagazzinato e gli chiese, semplicemente, come si chiamasse.
"Come ti chiami?" - vi avevo già anticipato che sarebbe successo.
"Minzolò, un umile servo sono". - rispose lui, stavolta in modo calmo.
"Servo di tutti quelli che vengono al tuo antro?"
"No. Solo di uno, e di conseguenza di coloro che lui reputa amici. Io sono fedele, non come quelle fate che si porta dietro!" - rivelò, con un po' di malignità ma poi ritrattò - "Dimentica tutto, sono sante donne!"
"Quindi le fate sono alle dipendenze di qualcuno?" - Chiese Davidù facendo, per una santissima volta, due più due. E avendo un risultato consono all'operazione.
"E certo. Mica vanno in giro a denudarsi con chiunque. Oh, cosa mi fai dire." - si mise una mano sulla bocca.
"Quindi tu mi dici che le fate sono allegre perchè qualcuno gli dice di esserlo, è una ragionamento che potrebbe filare. Ma chi ci guadagna in tutto ciò? Chi è il loro capo?"
"Un uomo tutto d'un pezzo che si è fatto da solo. Un uomo meraviglioso che ha dalla sua la bellezza, la modestia, l'onestà, la rettitudine, l'intelligenza, la caparbia e anche una forte dose di simpatia."
"Perchè sembra che reciti a memoria?" - gli chiese, un po' sospettoso.
"Questo è ciò che pensi tu, maniaco Rosso che spera in un ritorno del precedente Rettore. Il vostro tempo è passato, tienitelo bene in mente. Ora c'è Lui e nessuno lo toglierà mai dalla sua poltrona, neanche i suoi ex-amici ci riescono. L'unico modo per farlo scendere è fargli vedere delle fate che limonano tra loro...no! Che ho detto! Non conta niente ciò che uno fa a casa propria, è privacy, a noi non interessa. I veri problemi dell'Italiandia sono altri: gli omicidi. Parliamo degli omici. Zio Marchele, Pallonisi, Manda, ho degli scoop interessantissimi. Non cambiare canale ti prego!" - e si lanciò ai piedi di Davidù che, un po' impaurito, riprese il cammino con un'espressione che fece capire che non ci aveva capito poi molto.

Lasciato Minzolò e i suoi sprolocqui in disparte, il caro Davidù raggiunse con celerità la modesta dimora di Tommasa, una fatina che se ci rimani a contatto più di un giorno inizi a pensare che le donne belle abbiamo di sicuro qualche problema importante. La Tommasa era intenta a mettersi in posa per un eventuale ipotetico scultore o pittore, in ogni modo possibile. Prima si denudava gran parte e si posizionava, a mò di mimo, di fronte al muro, lasciando intravedere tutto il lato B. Poi si attaccava ad una ringhiera che, con un mirabile gioco di luci ed ombre, riusciva a espandersi per tutta la superficie delle ghiandole mammarie, poi si inginocchiava a mò di preghiera, trattenendosi sempre i pesi di cui sopra. E poi, quando aveva esaurito le idee, decideva di sdraiarsi a terra, cospargendosi di piume d'oca e petali di rose, e muovendo il ditino nei confronti di un Davidù che, in quel frangente, riuscì ad elaborare il più intelligente pensiero della sua vita.

"Ma 'ste fate so' tutte porche!" - rivelò.
"Ciao, avventuriero. Alcune voci mi aveva riferito del tuo arrivo" - disse lei, languida.
"I folletti? Le altre fate?" - chiese Davidù fissandole solo il davanzale scoperto.
"No. Gli alieni. Sai, sono tra noi. E ci vogliono bene."
"Inizio a pensare che questo sia un covo di matti, ma la legge Basaglia qui non è passata?" - chiese sorprendosi di cosa avesse detto.
"Dici cose che io non comprendo, eppur ho studiato molto in passato. Mi son fatta, se puoi notare, un fondoschiena così per laurearmi!" - e gli mostra il lato B, ovviamente scoperto.
"Allora rimanere così tanto sui libri fa bene! Oh Buddha, non ci avevo mai pensato!" - esclamò Davidù visibilmente ingrifato.
"Senti, avventuriero, cosa stai cercando in questo luogo?" - chiese lei, provocante.
"Il futuro" - rispose lui, guardando al cielo.
"Dove sta?" - chiese lei alzando anch'essa il mento nella della direzione.
"Cosa?"
"Il futuro che tu cerchi, è qualcosa molto lontano? Come gli alieni?"
"No. Cioè sì. E' lontano ma non in senso letterale." - disse lui.
"Non capisco." - rivelò lei.
"Lo sospettavo." - assicurò lui.
"Vuoi vedermi le tette?" - disse lei, camuffando la richiesta in un modo così perfetto che non vi sto qui a dire.
"Già fatt...ehm...volevo dire: ti ringrazio per la proposta ma devo andare. Probabilmente non è qui ciò che cerco."
"Ah, mi abbandoni eh? Guarda che io conosco gente che può farti male. Io conosco Omaba, io conosco tutti quelli che abitano nel tuo condominio." - si adirò.
"Ne convengo, ora debbo proprio scappare!" - cercò di prendere il largò ma lei, togliendosi ogni capo da dosso, lo bloccò al muro.
"Guarda che io ti rovino, ti distruggo. Io ti faccio a fettine, io ti macello, io ho poteri che tu non puoi mai immaginare, decerebrato essere cuneiforme!" - continuò. Ma, ad un tratto, Minzolò le portò una bevanda energetica che le cambiò lievemente l'umore. Davidù rimane a guardare quella trasformazione quasi rapito dalla forza sconvolgente di quell'intruglio, o forse continuava a fissarle le poppe senza interessarsi del resto.
"Avventuriero, tu vuoi amarmi, lo so. Vieni qui, dammi amore, io ti dirò tutti i segreti del mondo occidentale, orientale e anche di Omaba. E' mio amico, intimo. Ha tante cose belle, quell'uomo lì, e se devo fare un appunto: le leggende sugli omini colorati son tutte vere!"
"La ringrazio, per l'aiuto e per le notizie, ma vado. Ho la pasta sul fuoco, ho un bisogno urgente, debbo trovare il sacro Graal, la ringrazio di tutto ma la saluto. Ci vediamo a ritorno, mi resti sempre così in forma."
Minzolò la trattenne per tutto il tempo in cui Davidù era ancora ben visibile, poi si lavò le mani visibilmente schifato. Fata Tommasa gli si lanciava addosso ma senza risultato, Minzolò le rivelò che il suo cuore era già di un altro. Di Lui. Tommasa rimane sconvolta e si ritirò verso la sua dimora.

Davidù intanto proseguiva il suo percorso e si ritrovò in una selva oscura...

Continua...

lunedì 17 ottobre 2011

Lo stupore



 PROLOGO

Previously on "Teatro"(da leggersi "tiatro")

D(faccia spaventata guardando verso il pubblico): C'è una bomba su New York!
F(pieno di sè): Dannati terroristi!

Stacco. Sala con enormi computer. I due seduti davanti ad uno schermo.

F: Eppure ci deve essere qualcosa da fare!
D: Dannati terroristi!

Stacco. F e D sono con uno strano ometto verde e le orecchie lunghe. Ha una spada in mano, alquanto colorata.

O(sta per ometto): La forza con te sia!
D: Li sconfiggerò, maestro!
F: Dannati terroristi!

Stacco. D e F fanno foto ricordo davanti alla bomba con alcuni turisti giapponesi!

T(sta per turisti, non posso mica dirvi tutto io!): 私は写真を撮ることができますか?
D: Ma certo, fratello mandorlato!
F: La facciamo schiena contro schiena alla telefilm americani anni 80?
D: Meraviglioso! Tanto so' giapponesi, là arrivano tardi le cose nostre.
F: Ma può darsi che ci arrivi prima "cosa nostra"! Ahahahah!
D: Sei squallido!
T: のろわれたテロリスト!

Stacco. D e F sono in aereoporto, ognuno con il proprio bagaglio a terra, si stringono la mano e si abbracciano.
D: Mi stai abbracciando in pubblico, ti rendi conto?
F: E' qualcosa di brutto!
D: Certo! Le mie fan penserebbero che sono un tenerone! Non lo debbono pensare!
F: Ma tu sei un tenerone!
D: Sì, ma loro lo devono scoprire man mano.

(Dopo poco, un rumore assordante fa vibrare tutta la sala d'aspetto. I due guardano fuori: un mostro gigantesco, di nove piani senz'ascensore, sta distruggendo la città!)

D: Te l'ho detto di non insultare i giapponesi! So' vendicativi. E prima ci bombardano con godzilla, poi con i kamikaze e poi, udite udite, con Naruto!
F: Sono cattivissimi!
D: E non ti ho parlato dell'arma più potente di tutte: ci spengono le Playstation!
F: Dannati giapponesi!

Non perderti la prossima puntata di Teatro(da leggersi, come già sapete, "tiatro") solo qui on "The blog-go of the writters"!


FINE PROLOGO

(Stacco. Si ritorna con D sdraiato sul muretto. Si gratta la testa, si alza, è visibilmente spaesato)

D: Che sogno strano. Io e F eravamo ancora insieme e salvavamo il mondo...Normalmente l'abbiamo sempre cercato di distruggere, però...ormai...son tempi andati. Fammi dormire un altro po', và!

(Ritorna a nanna e sogna, sogna tantissimo)



IL MERAVIGLIOSO MONDO DI DAVIDU'

Era un giorno di pioggia a Italandia, e il parroco del paese stava suonando le campane a festa. Gli abitanti erano entusiasti dell'inizio di giornata, finalmente l'estate era stata messa da parte e si poteva iniziare ad arrostire caldarroste, giocare attorno ad una tavola con la stufetta accesa e uscire di notte tutti gnudi per prendersi un febbrone assurdo se il giorno dopo si aveva un'interrogazione importante. Il paese gioiva, in queste giornate, perchè concidevano con la settimana delle fate. Leggenda narra che nei boschi attorno a Luttandia vivessero delle fate che si facevano vedere solo ad individui facoltosi e disposti a pagare per i loro servigi. Le fate, dai nomi arcaici e misteriosi di Ruby, Minetta, Carfa e Tommasa, si distinguono tutte per le loro eccezionali qualità. Ruby è la più piccola anche se dimostra almeno una trentina d'anni, come dicono le carte, e sa fare cose che le altre non posso più fare. Minetta è molto brava con la mente ma nel senso che mente sempre. Fa aprire la bocca a tutti, con tanta facilità, che molti riescono a fare lo stesso con lei in un secondo. Carfa è una dolce ragazza con forti principi morali, ma, purtroppo, si sa che le dolci ragazze subiscono sempre l'invidia delle invidiose indi viene etichettata come un'arrivista che è disposta a concupire tizi occhialuti dai cognomi divertenti, solo per arrivare al suo scopo. Tommasa, invece, è lievemente pazza. Di sicuro è una bella fatina ma, per andare sul sicuro, quando inizia a parlare bisognerebbe disconnettere il cervello, che tanto, di sicuro, non è quello che la colpisce in un uomo.
Le fate, quel giorno, ebbero la visita improvvisata di Davidù, un piccolo ragazzo di due metri del borgo di Italandia che, proprio per puro caso, decise di andare per funghi nel bosco attorno al proprio paese, giusto in quella giornata. Che poi i funghi manco gli piacciono. Che caso!

Davidù era un ragazzo abbastanza credulone. Credeva nell'amore vero, nel raggiungimento dei risultati in rapporto ai propri sforzi e, pensate un po', anche nel futuro. Che inguaribile burlone! Nel futuro! Ahahaha...ehm...scusate.
Davidù, dicevamo, era un ragazzo molto simpatico, nella sua semplicità. Riusciva a fare battute del tipo "quando i miei sforzi verranno premiati", "quando riuscirò ad emergere", "io ho un sogno e lo realizzerò", "non conta essere ricchi ma ricchi di spirito" ed altre, se mi passate il termine, minchiate del genere. Davidù allora, stanco di essere deriso dai suoi amici con tanta grana a disposizione, e non parliamo del formaggio, si recò nel bosco sperando di essere aiutato dalle quattro fatine. Avvistato il primo albero, scorse un cartello minaccioso che recitava così:

"Se entri in codesto luogo te ne pentirai. Perchè i fatti così come li vedrai, verranno cambiati immantinente da un uomo che di dignità ha niente"

Un po' impaurito ma ancora più convinto di sè, decise di sfidare anche gli avvertimenti più bislacchi che si trovò lungo la strada. Infatti notò come, all'avvicinarsi del cuore del boschetto, aumentassero i cartelli posti da chissàchì lungo il percorso. 

"Scappa dal processo, cambia sede adesso"

"Non tornare in questo luogo, rimani lì ancora un poco"

"Le acque si calmeranno, basta solo cancellare il danno"

"Cambia le leggi a piacimento, porta le proposte in parlamento"

"Ho bisogno di una donna!" "Ti vanno bene in minigonna?

"Se ti hanno intercettato dì che era un imitatore affermato"

Davidù non ci capiva poi molto e quindi decise di andare avanti per la sua strada quando vide la prima fata. Era Minetta in tutto il suo splendore, si provava un tanga davanti allo specchio magico, che sbavava dichiarando soddisfatto che Biancaneve gli faceva un baffo. 
"Chi sei tu, un cliente?" - chiese lei intransigente.
"No, sono un ragazzo che cerca un aiuto" - disse lui quasi muto.
"Oh, un'anima pià, che triste! Vuoi che mi tolga qualche veste?"
"No, non sono quel tipo d'uomo, penserei più ad un dono!"
"Posso togliermi il due pezzi, non ti faccio alti prezzi!"
"Lei è molto decisa, sarà il fascino nella divisa!"
"Diciamo che mi alletta, vestirmi da scolaretta."
"Comunque non ho nemmeno da offrirle un centesimo per avere un semplice incantesimo"
"Potremmo iniziare ad accordarci, senza soldo cui passarci!"
"La sua proposta è forte e chiara, ma non posso, mia cara."
"La tua forza è come un forte onda, mica sei dell'altra sponda?"
"No, ma ho da farle una proposta, se mi darà veloce risposta."
"Dimmi pure senza indugio, e poi facciamo qualche inciucio."
"E se finiamo di parlare in rima, così facciamo prima?"
"Ma certo Davidù, dimmi cosa vuoi tu."

Lo specchio, intanto, assisteva allo scambio di battute rimanendo con gli occhi incollati sul didietro della Minetta, niente lo avrebbe smosso dal suo lento osservare a meno che...

"Ora mi rivesto, però, non voglio prendere freddo." - e lo specchio si intristì - "dimmi cosa ti porta in questo luogo.
"Cerco una soluzione al mio problema." - disse in modo risoluto.
"Quale?" - chiese lei aprendo la bocca in una enorme "O" di stupore.
"Cerco il futuro!"
"E lo vuoi trovare qui?"
"Certo! So che voi ci siete riuscite, come avete fatto?"
"C'è voluta grande forza d'animo, oh giovane avventuriero, e una forte dose di fortuna". - ancora stupore.
"Dimmi tu, come posso fare! Ho speranze?"
"Beh, guardandoti, direi di no. Ti mancano dei particolari, poi però suicidarti e sperare di rinascere fata come me. Sai cos'ero io prima che mi uscissero le ali? Una lavorante."
"Oh! Sacrilegio!"
"Eh sì, andavo ogni mattina ad aprir bottega, se così si può dire. Poi ho capito che farsela aprire è un miglioramento niente male."
"Ma non posso riuscire, indove voi avete già raccolto. Sarebbe difficile costatando che non ho le vostre indubbie qualità."
"Lo so, povero pulzello, ma ti consiglio di continuare, di consigli utili ne puoi sempre trovare. Pensa che non è solo nostra la forza del potere, ci sono fior fior di tizi maschi da cui puoi andare."
"Vedrò, intanto continuò il giro. Ti ringrazio fata Minetta e, se posso permettermi, secondo me senza t-shirt è ancora meglio."
"Ma ti ringrazio, amico caro, me lo appunterò su qualcosa per ricordarlo." - e con enorme stupore, la "O" aveva raggiunto vette inimmaginabili per essere umano, la Minetta si denudò. Lo specchio, sconvolto, andrò in frantumi, Davidù corse verso altri lumi.

Continua...

giovedì 13 ottobre 2011

L'assenza



(D è solitario in scena, cammina davanti e dietro senza trovare pace. Alla fin fine si siede su un muretto)

D: Ma sì....ma chi ha bisogno di quello lì. Non ne ho mai avuto bisogno figuriamoci ora, un tizio che non riesce a mantenere tre promesse tre in quattro anni...chi ne ha bisogno? Io no di certo..

(Si porta le mani agli occhi, abbassa la testa, poi la rialza tutto d'un tratto)

D: Ora ho il controllo assoluto, cribbio. Ora posso fare quel che più mi aggrada senza che lui mi rompa parti delicate del mio corpo in senso metaforico. La vita è meravigliosa. Prepariamoci ora al

ONE MAN SHOW DI D.
Tutto ciò che avresti voluto leggere ma per colpa di F non ho mai potuto fare


D: Poesie!

Giurami che non mi abbandonerai
io per te vivrò
in un'estasi di amore
solo te conoscerò.


Con gentilezza ti amerò
senza fartelo pesare.
Dei regali ti darò
selezionandoli con passione.


Perchè solo te io vorrò
vita natural durante
o perlomeno per qualche anno,
sì sono sincero,
fino alla prossima espansione
cara amata x-box.

E se la ps3 scende di prezzo
ti rottamo in un attimo
piccola mia.

D: Filosofia di vita.


Il tempo che passiamo su questa terra è veloce, quasi come un battito di ciglia di una farfalla, se avesse le ciglia. Siamo qui, e domani non ci saremo più e che ricordo avranno di noi i nostri discendenti. Pensate ai vostri bis-nonni o anche solo agli zii dei vostri genitori. Ve li ricordate, avete di loro dei bei ricordi di bei avvenimenti della vostra infanzia. Sono pochi o perdipiù sfocati? E' normale. Ben pochi di noi su questa Terra potranno vantarsi di aver cambiato la Storia, quella con la S maiuscola. Se stiamo qui ancora a parlare di Plauto, di Nerone, di Annibale, di Napoleone o di Colombo un motivo ci sarà. Non sono solo nomi scritti su un libro di testo delle medie, sono persone. Persone che hanno dato modo agli altri di essere ricordati. E noi? Che modo avremo? Come faremo a far capire agli umani del futuro, o a chi verrà al posto loro, di aver vissuto su questa Terra prima di loro? Chi sopravvive alla propria morte? I politici? Alcuni, quelli veramente bravi o quelli pessimi. Gli inventori? Certo, perchè le loro idee verranno portate avanti per millenni, se non si riescono a migliorare. Gli artisti? Ovvio. Senza di loro non avremmo niente. Non avremmo nè musica, nè cinema, nè teatro, ne l'amore. Però è brutto pensare che un futuro, un Massimo Boldi, sarà più ricordato di una Margherita Hack, ma la televisione è solo una moda momentanea, un giorno sparirà senza rimpianti. E i medici? Verranno ricordati? Quelli che magari fanno solo il loro lavoro: quello di salvare vite. Non quelli che hanno tre studi, dodici case e due barche. Quelli che hanno fatto questo mestiere per il nobile intento di essere utili agli altri. Sì, quei medici che vanno, magari, nelle zone più buie di questo mondo, che si possono trovare in Africa, in Afghanistan o addirittura dietro casa tua, in quell'ospedale senza fondi, che il medico deve portarseli da casa gli strumenti giusti. Loro verranno ricordati? Sì, ma solo nella mente e nel cuore di coloro che hanno salvato o almeno hanno provato a salvare. E in tutto ciò, gli innamorati, dove stanno? Quando entrambi vanno via il loro ricordo in chi rimane? Nei figli, se ne hanno avuti, negli amici, se li hanno voluti. E se non hanno mai avuto nessuno che si ricordasse di loro? Dove va' a finire quel sentimento che li ha uniti per così tanto tempo. Perchè seppur son stati insieme un mese, un anno o un giorno, quell'amore era così smisurato da aver rallentato il tempo attorno a loro. E con loro rimane, quell'amore, e da loro riparte e si ode nel luogo in cui sono vissuti, in cui hanno capito che da soli non ce l'avrebbero mai fatta e che in due, contro il mondo, si può vincere. Anzi, si deve vincere. O si può anche lasciarlo scorrere senza curarsene. Che vada avanti da solo.

D: Racconti sconclusionati.

Carlo aveva poche passioni nella vita. Una di queste era collezionare cicche di sigarette altrui. Era una cosa che lo mandava in solluchero come poche altre. Stazionava abitualmente fuori bar, stazioni, aereoporti, cinema e ogni qualsiasi luogo di aggregazione. Odiava i concerti, lì buttavano le cicche nelle bottiglie di birra ed ormai erano bagnate ed inservibili. Carlo viaggiava molto. Aveva un armadio, a casa, pieno di buste di plastica con dentro le cicche di ogni paese o nazione che aveva visitato. C'era quella sigaretta lunga di Madrid, il sigaro di Francoforte, la canna di Amsterdam, il tabacco arrotolato manualmente di Roma. Perchè tutti erano bravi a collezionare bustine di zucchero, francobolli, fumetti o cartoline. La cosa difficile, in quella ricerca continua e costante, era che lui era l'unico a farlo al mondo. E non poteva scambiare niente con nessuno, doveva andare avanti da solo, per la sua strada. Un giorno conobbe una donna che aveva un hobby, quasi simile al suo: collezionava bicchieri di plastica usati da altre persone, non da lei, ci teneva a questa cosa.  L'amore trionfò perchè poterono parlare l'un l'altro della propria passione e da quel giorno le cicche di Carlo trovarono una nuova casa nei bicchieri di lei. Carlo e Lela da lì in poi, iniziarono a visitare ogni Paese sulla Terra per completare la loro collezione per nazionalità. Con un impegno non da poco: trovare il Sacro Graal di plastica e una cicca in Groenlandia, sotto la neve perenne.

D: Domande insulse verso un fantomatico co-admin di un Blog:

41) Ma è vero che sa comporre i tasti del telefono o è una leggenda metropolitana, signor Savino?
42) Anche lei ha proposto un nuovo nome per il Pdl? E la scelta è tra "Forza Bloggo" o "Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile", giusto?
43) Ma è una coincidenza che lei dice di apprezzare Obama ed ora il Presidente è ai minimi storici?
44) E perchè non dice di apprezzare Berlusconi?
45) Dica la verità, non scrive sul blog perchè sta scrivendo un romanzo, giusto?
46) Perchè se non è un romanza ma è un porno, le suggerisco di usare il copia-incolla per parte dei dialoghi. Conosce il Copia-incolla?
47) Ritornando a noi, come vive il fatto di farsi odiare sistematicamente dal suo co-admin?
48) Ha in programma di regalargli un weekend per due persone a Lucca ai primi di Novembre per farsi perdonare?
49) Se così fosse, sa che sarebbe tanto amato dal suo co-admin?
50) Se così fosse, sa che il tizio in questione smetterebbe con queste domande inutili?

(D declamò tutto con entusiasmo e poi si sdraiò sul muretto, stanco. F era lontano chissà dove e lui, pur avendo un blog tutto a sua disposizione, non riusciva a gioirne fino in fondo. E con una piccola lacrima si addormentò.)


FINE QUARTA PARTE

mercoledì 12 ottobre 2011

L'addio



(D e F sono davanti al Maggiordomo dinanzi alla residenza dove si tiene un'importante serata a cui loro debbono sicuramente partecipare. Il fedele servitore, per farli entrare, gli ha proposto tre enigmi. I primi due sono andati, ora manca il terzo.)


M: Allora, vi ripeto la domanda: "E' un oggetto osannato, ancor più se slacciato, ma in questo caso è pura follia, pensar di portartelo via, perchè poi dovrai guardare, uno spettacolo che nessun può mai immaginare."
F: Io lo so cos'è.
D: E sentiamo, quale sarebbe la tua idea, le anticipo subito, caro M, che non è quella definitiva.
F: Se te lo dico poi sai cos'è, e mi copi.
D: Ma io ho già una mia risposta.
F: E chi me lo dice che non la copi dopo averla sentita dal sottoscritto?
D: Ho tanta voglia di copiarti un pugno sul tuo naso, preparo lo stampino?
F: Il reggiseno!
D: Come ti è venuto in mente?
F: La detto una nei commenti. Il nostro pubblico.
D: Quella che non è obbligata a leggere perchè fidanzata con uno dei due?
F: Sì.
D: Ci ha quasi indovinato!
F: Quasi? Eppure mi ci ero messo d'impegno. Ero andato su internet, avevo cliccato su "commenti", avevo letto. Tutta fatica sprecata...
D: Comunque, signor Giordomo, la risposta è "Il reggiseno della Santanchè".
F: Oddio!
M: Ha indovinato, mister D. Come ha fatto?
F: Già, come hai fatto?
D: Ho intuito che c'era un trabocchetto. Infatti lo "spettacolo che nessun può mai immaginare" poteva essere visto come qualcosa di enormemente meraviglioso ma che in realtà, se visto in abbinamento con "follia", era tutt'altro. Indi ho pensato a chi potrebbe essere orrendo vedere in intimo. Figuriamoci senza intimo.
F: Eh, ma sai, potrebbe sempre avere il fascino delle Milf...
(M e D guardano F con sgomento)
F: ...se avesse delle poppe enormi, una ristrutturazione generale e almeno una vaga somiglianza con la Pamelona.
D: Ah, per un attimo ho pensato ti stessi perdendo!
M: Se volete seguirmi lord signori...
(M li precede e gli indica la via, i due gli vanno ordinatamente dietro ipotizzando un trenino)

(Due ore dopo)

(D cammina dieci metri davanti di fretta, F cerca di raggiungere il suo passo. Non ci riesce e sbuffa)

F: Eddai, non puoi fare sempre così. Nelle coppie si litiga, ma poi si parla, ci si confronta, ci si butta un paio di piatti appresso e si fa pace.
D: Nelle chè? (si gira con lo sguardo infuriato)
F: Niente, scherzavo. Vuoi che mi prenda a schiaffi da solo? Lo faccio! (Si da uno schiaffo). Ahi, mi sono preso di controtempo!
D: Non è possibile che io ti porto ad una serata importante, perchè io ti ci ho portato. E tu, omino osceno, mi metti in imbarazzo davanti a tutti.
F: Io, sempre io. La colpa qui in mezzo è sempre stata mia. Io non scrivo sul blog, io non leggo i tuoi post, io non vivo più a chieti ma ormai son milanes, io ti facevo camminare per Lucca parlando da solo, io ti rubavo le coperte, io ho fatto incazzare il tizio che ti ospitava l'ultima volta, io ho messo le armi di distruzione di massa in Iraq, io ho finanziato Al Qaida, io ho finanziato l'Arena di Giletti. Vero? Sempre io. Tutto io. Tu non fai mai niente di male. Sei un angioletto. Se lo Scamarcio dei poveri. Bello, tenebroso e sempre nel giusto.
D: Semmai lo Scamarcio bello.
F: Giusto, infatti hai una fila di squinzie proprio sotto casa.
D: Potrebbe pure essere.
F: Che ti chiedono indicazioni per la casa di quello vero.
D: Potrebbe pure essere, ma non mi vanto in giro, io.
F: Ma cos'è che ho fatto di male. Dimmelo.
D: Te le elenco? Son almeno dieci cose.
F: Ah, sempre il solito esagerato.
D: Vediamo: hai parlato col commendatore chiedendo dove fosse la sua signora, che l'ha lasciato per un cubano ventenne la scorsa settimana.
F: Non ero aggiornato col gossip.
D: Hai preso il microfono e cantato l'inno nazionale U.S.A. provocando le ire dell'Ambasciatore americano per offese alla patria per stonature e testo.
F: E' lui che non è americano purosangue, ho vinto dodici care di karaoke a casa mia. Contro il pesce rosse e il ficus.
D: Hai invitato a ballare la figlia del colonnello, non rendendoti conto che aveva entrambe le gambe ingessate!
F: Chi viene ad un ballo con le gambe ingessate? E' una cosa abominevole!
D: Hai perso l'orologio nel ponch e l'hai recuperato con una canna da pesca improvvisata usando una corda di violino come lenza, e la bacchetta come canna.
F: Me l'ha insegnato Mucciaccia su Art Attack.
F: Hai chieso al generale ottantenne se avesse combattuto nella prima o nella seconda guerra d'indipendenza americana.
F: Era un modo per onorare i loro caduti.
D: Hai mangiato un contenitore pieno di tartine al caviale.
F: Sinceramente non l'avevo mai assaggiato, non era niente di che, ma quando mai mi ricapita l'occasione di rimangiarle? Con quello che costa!
D: Hai chiesto al maggiordomo dove si nascondesse Batman, e chi era degli invitati.
F: C'ho pensato dopo che non poteva, ovviamente, dirmelo. Però volevo vedere dove si girava con lo sguardo, verso chi.
D: Ti sei addormentato giocando a scacchi con il premio Pulitzer 2011.
F: Oh, era troppo lento. Di solito le mie partite finiscono in cinque minuti. Perdo in un attimo.
D: Hai salutato centododici volte tua madre davanti alle telecamere di sicurezza, tanto che il servizio d'ordine ti ha chiesto espressamente di non farlo più.
F: Non ci posso fare niente, ogni volta che vedo che mi inquadrano saluto mammina.
D: Hai, palpato la premier tedesca in bagno venendo buttato a terra dai suoi bodyguard!
F: Mi fa sangue!
D: E inoltre hai effettuato un discorso magnifico, dal palco, prima del brindisi finale.
F: Ora arriva la stangata.
D: E dopo hai pensato bene di festeggiare i lunghi applausi che avevi ricevuto, saltando sul pubblico tipo rock star ad un concerto e hai colpito, con tanta gioia, il generale ottantenne, l'unico che non è riuscito a scansarsi, che, per colpa tua, per la prima volta in vita sua ha avuto bisogno di un'ingessatura. Completa!
F: Sto generale è stato troppo tempo bene ed in salute, un po' mi puzza sta cosa. Secondo me mentre gli altri combattevano lui cincischiava sdraiato al sole. E comunque sono undici le cose, visto che non erano dieci?
D: Grrrrr.
F: Come sei permaloso. Ma sai che ti dico? M'hai stufato. Io cerco di darti un po' di sale in più in questa via piatta e tu come mi ripaghi? Sempre urla, sempre insulti, sempre idiozie. Guarda che io son stufo eh!
D: Eh?
F: Che noio che barbo che barbo che noio! Io me ne vado. Veditela tu con 'ste feste, 'sti vecchi in uniforme, 'ste Merkel ingrifose, io me ne vado. Di sicuro non troverai mai una spalla migliore di me. E' finita. Fatti il tuo blogghino dove posti solo tu.
D: Esiste già, allora.
F: Oh, le frecciatine di luttazzi4ever. Che meravigliose che sono. Non fai ridere nessuno.
D: Ma come? Senti questa:
F: Ma non hai parlato.
D: Ho detto la frase più intelligente di Brunetta negli ultimi dieci anni.
F: Ahahahah. Che sagomaccia. Ehm...io me ne vado.
D: No, dai, non ti insulto più. Dalle 15 alle 18. Di venerdì notte. Non andare, senza di te sono perso. Dai...non andare...non andare!

(F scompare di scena. D è rattristato e si ferma sotto un lampione, è quello di poco prima. Da lontano vede una figura avvicinarsi, è una donna di una certa età, si avvicina con gentilezza)

M: Guten Abend, können Sie mir sagen, wo finde ich das sehr macho Italienisch? Der Mann mit dem Spitzbart. Und mit diesen starken Schultern und die Stimme der Nachtigall? Ich verliebte mich in.
D: Ehm...Guten Abend, nein danke, Kuckucksuhr in Raum-Zeit-Wirbel. Berühren Sie mein Vater!
M: Scheiße! (e se ne va')
D: Ich spreche die läuft holographische Schweine! Gute Nacht! (saluta)

(D si appoggia di nuovo al palo, è un po' triste e un po' raggiante)

D: Oh, e pensare che in cinque anni di tedesco ero convinto di non sapere una mazza. E invece...so proprio forte! Mi sorprendo di me stesso.

(Si incammina verso il buio)

FINE TERZA PARTE

 (Se non avete voglia di tradurre ve lo traduco io il dialogo in esperanto avanzato)

(M: Buonasera, mi potrebbe dire dove posso trovare quel macho italiano? L'uomo con il pizzetto. E quelle spalle forti e la voce da usignolo? Mi sono innamorata.
D: Ehm...buonasera, no grazie, orologi a cucù in vortici spazio temporali. Non tocchi mio padre.
M: Cacca! (Ho usato un eufemismo)
D: Sto parlando dei maiali in esecuzione olografica! Buonanotte!)